Mafiacapitale e Cara di Mineo: a quando dignità e giustizia per i richiedenti asilo? da: rete antirazzista catanese

Da giorni le indagini su mafiacapitale stanno lambendo il Cara di Mineo e la disastrosa (per i migranti) gestione d’ingentissime risorse pubbliche per il mega-business della pseudo-accoglienza (come dal marzo 2011 abbiamo definito questo vergognoso laboratorio di nuove politiche segregazioniste per I richiedenti asilo). Da allora la situazione si è incancrenita: dall’inizio del 2013 le presenze nel mega-Cara della vergogna sono più che raddoppiate (da 1800/2000 alle attuali 4500), mentre le commissioni per l’esame delle richieste d’asilo hanno dimezzato le audizioni. Nei primi anni furono numerose le proteste dei migranti e purtroppo anche I tentativi di suicidio. Dalla fine dell’anno scorso i gestori del Cara, grazie a solide conoscenze nelle istituzioni locali e nei governi di larghe intese, hanno tentato di riverniciare la loro “missione umanitaria”. Non è bastata la vergogna della cooperativa Sisifo a Lampedusa che, dopo la strage del 3 ottobre, accoglieva i migranti nel CPSA con metodi degni dei nazisti.

Proprio nel dicembre scorso il sindaco Bianco presentava a Montecitorio il film “Io sono io e tu sei tu”, demagogico espediente per dipingere il Cara di Mineo come il paradiso terrestre dell’accoglienza; peccato che subito dopo, il 14 dicembre, il ventunenne eritreo MULUE GHIRMAY s’impiccava dentro il Cara ed il 19/12, in migliaia, i richiedenti asilo manifestavano lungo la statale Catania e Gela e subivano all’ingresso di Palagonia violente cariche poliziesche, quando volevano solo rendere pubbliche le ragioni della loro protesta.

Il sistema Odevaine proprio nel Cara di Mineo ha espresso la sua capacità di fare coincidere i controllati con i controllori, si è consolidato un sistema clientelare che accontenta tutti, dalle istituzioni ai media, dai sindacati all’associazionismo; peccato che le condizioni di vivibilità per la stragrande maggioranza dei richiedenti asilo siano progressivamente peggiorate: la media di abitanti nelle case è di oltre 20 persone (quando vi alloggiavano I militari statunitensi di Sigonella vi abitava un solo nucleo familiare) e le condizioni d’indigenza (si continua a versare il pocket money quotidiano di euro 2,50 in sigarette) costringe molti migranti a lavorare in nero per 10/15 euro al giorno nelle campagne; stanno dilagando anche la prostituzione e lo spaccio di droga.

Perché i media si sono finora bevute le tranquillizzanti versioni dei candidi gestori?

Nel primo anniversario del suicidio di Mulue Ghirmay facciamo appello a riprendere la mobilitazione affinché il Cara di Mineo venga chiuso, moltiplicando in alternativa gli SPRAR in piccoli e medi centri, per favorire così un reale inserimento sociale, seguendo l’esempio di comuni come Riace nella Locride, a costi molto inferiori ed a condizioni più umane. Riteniamo fondamentale l’immediato superamento a Mineo del “sistema” C.A.R.A., con il suo svuotamento, nel rispetto dei tempi previsti dalle normative per la permanenza (35 giorni), con la conseguente moltiplicazione delle apposite Commissioni. Questo mega-CARA, unico in tutta Europa, è un esperimento fallito di contenimento forzato dei migranti, che vengono parcheggiati a tempo indeterminato (in media 18 mesi) e che sta costruendo un conflitto razziale tra autoctoni e migranti: da una parte i richiedenti asilo vengono supersfruttati dai caporali nelle campagne, dall’altro la destra xenofoba alimenta nel calatino la “guerra fra poveri”, mentre con MafiaCapitale i fascio-mafiosi si sono arricchiti sulle nostre spalle e dalle nostre tasche.

Ct 10/12 Rete Antirazzista Catanese

Diritto d’asilo. Le porposte dell’ASGI Scritto da DirittiDistorti

Diritto d’asilo. Le porposte dell’ASGI PDF Stampa E-mail
Scritto da DirittiDistorti
Martedì 22 Aprile 2014 06:49
Le persone in fuga da gravi situazioni che minacciano i loro diritti fondamentali sono in aumento. La conferma viene dai numeri sempre crescenti delle domande di asilo accolte anche in Italia, presentate da quanti fuggono dai gravissimi conflitti interni in corso nei loro Paesi.

Lo documenta l’ASGI in un documento pubblicato il 14 aprile 2014 in cui invia al Governo e al Parlamento, oltre che all’Unione europea, le proprie proposte e raccomandazioni.

I dati forniti da Eurostat sulle richieste di asilo presentate in Europa e in Italia nel 2013 e il numero – aggiornato a settembre 2013 da Frontex – degli arrivi via mare confermano la complessità dello scenario che deve essere considerato un tema di competenza non di un solo Stato, ma va affrontato con un intervento complessivo da parte dell’Unione Europea. In primo luogo vanno salvaguardati i diritti fondamentali delle persone, tenendo presente che, come confermano i dati citati dal Ministro Alfano il 15 aprile 2014 al Comitato parlamentare di controllo sull’attuazione dell’accordo di Schengen: la bassa percentuale di dinieghi alle richieste di protezione presentate conferma che non si tratta, per la maggior parte, di arrivi di migranti economici. Il ministro ribadisce che l’obiettivo è, percio’, rendere piu’ efficiente ed elastico il sistema, prevedendo tempi rapidi nella definizione domande di asilo e aumentando le commissioni territoriali che le possano esaminare. Si tratta di proposte contenute nel documento dell’ASGI che, pero’, ricorda, ad oggi, non hanno trovato nè nel Governo né nel Parlamento la volontà politica per permettere di far fronte alle gravi e persistenti le carenze del sistema di accoglienza dei richiedenti asilo e delle misure di supporto all’integrazione sociale dei titolari di protezione internazionale.

La mancata programmazione del’accoglienza, ulteriormente aggravata dall’esiguo numero di Commissioni territoriali per l’esame delle domande di protezione internazionale, costringe ogni anno migliaia di richiedenti asilo a sopravvivere in condizioni di indigenza in ripari di fortuna e si è manifestata in tutta evidenza già nel 2011 con la cd Emergenza Nord Africa, che non sembra non aver insegnato nulla. In questo a farne le spese sono spesso soggetti vulnerabili come i minori stranieri non accompagnati che, pur essendo fuggiti dai loro paesi di origine per ragioni riconducibili alla protezione internazionale, rimangono invisibili per tutto il periodo della loro minore età non accedendo alla procedura di riconoscimento di detta protezione per mancanza di informazioni e adeguati supporti, spesso abbandonando le strutture di accoglienza per recarsi in altri paesi. In merito all’operazione MareNostrum, permangono forti perplessità sugli obiettivi , sul rispetto dei diritti fondamentali dei migranti soccorsi e sulle regole d’ingaggio da parte del personale coinvolto in queste operazioni.

ASGI ricorda che le operazioni di soccorso in mare svolte delle autorità italiane sono da considerarsi obblighi al quale lo Stato è vincolato in adempimento delle norme del diritto internazionale del mare che impongono di soccorrere le vite umane in difficoltà nel mare. In passato la Corte europea dei diritti dell’uomo aveva condannato l’Italia per aver effettuato respingimenti in mare effettuati in violazione della Convenzione europea dei diritti dell’uomo. A tal fine nel documento l’ASGI ricorda che l’identificazione dei migranti soccorsi in mare deve avvenire in maniera approfondita dopo lo sbarco e che, in caso di minori stranieri non accompagnati, la minore età deve essere sempre presunta nelle more della determinazione dell’età e dell’identificazione, al fine dell’accesso immediato all’assistenza, al sostegno e alla protezione .Ogni valutazione sommaria e presuntiva o “di gruppo” circa la provenienza o la condizione giuridica del migrante deve essere sempre evitata e nei confronti degli stranieri soccorsi in mare e sbarcati dalle navi della Marina militare i provvedimenti di respingimento sono illegittimi. Vanno, infine chiarite senza indugio le regole di ingaggio delle unità partecipanti all’operazione Mare Nostrum, nonché il contenuto delle direttive impartite in concreto circa l’uso della forza.

ASGI, anche in relazione alle recenti dichiarazioni politiche del Ministro Alfano ritiene che vada evitata l’adozione di misure normative ad hoc (es: sotto forma di decreti legge) che ben lungi dal porre rimedio a problemi complessi, aumenterebbero la disfunzionalità del sistema asilo e ritiene invece che sia quanto mai inderogabile ed urgente procedere ad una riforma legislativa del Sistema nazionale per il diritto di asilo in Italia- conclude l’ASGI – La riforma deve riguardare sia per ciò che attiene gli organi e le procedure di esame delle domande di asilo (riformando e rendendo più indipendente, preparata ed efficiente la composizione delle Commissioni e ampliandone il loro numero anche per velocizzare le procedure), sia per ciò che attiene il sistema di accoglienza con la progressiva chiusura dei CARA e l’ampliamento ed il consolidamento di un unico sistema di accoglienza che valorizzi i numerosi aspetti positivi dell’attuale sistema SPRAR, superandone, però, gli intrinseci limiti strutturali (in primis la disomogeneità dei programmi di accoglienza basati su una mera adesione volontaria degli enti locali) e con una realistica programmazione generale pluriennale tra Stato-regioni ed enti locali.

All’Unione europea, infine, l’ASGI chiede che venga attuato un piano sull’Italia, ai sensi dell’art. 33 del Regolamento UE Dublino III, che prevede la predisposizione di un piano d’azione per la gestione della crisi nel rispetto dei diritti fondamentali dei richiedenti protezione internazionale . A livello europeo l’ASGI chiede la definizione di un piano europeo di reinsediamento di rifugiati che si trovano in paesi terzi dell’area del Mediterraneo dove non possono godere di adeguate forme di protezione e per i quali non sussiste alcuna ragionevole prospettiva di rientro e l’ applicazione estensiva del Regolamento Dublino III che favorisce il ricongiungimento dei migranti con altri parenti presenti in altri Stati Ue per ragioni umanitarie fondate in particolare su motivi familiari o culturali.

 

A.S.G.I. – Associazione per gli studi giuridici sull’immigrazione

Sabato 18 gennaio alle ore 15 presidio interetnico di fronte al Cara di Mineo

Per un 2014 di lotta al razzismo , alle guerre ed alle loro basi

Per la chiusura delle galere etniche e del Cara di Mineo

Per la smilitarizzazione della Sicilia e del Mediterraneo

Alla luce del pessimo bilancio della riunione del consiglio comunale di Mineo, tenutasi il 2/1 in paese con l’esclusione proprio dei richiedenti asilo, è più che mai urgente dare visibilità alle richieste espresse dai migranti il 19/12 a Palagonia e prevenire che siano i carcerieri ad appropriarsi dei primi risultati delle mobilitazioni dei richiedenti asilo. Se aumentano le commissioni per l’esame delle richieste d’asilo non è certo frutto di concessioni governative, sempre più intenzionate ad affrontare la questione immigrazione come un problema di ordine pubblico, ma delle lotte e del tragico suicidio del giovane eritreo Mulue Ghirmay il 14/12 scorso.

E’ una vergogna che, dopo la strage di 368 migranti il 3 ottobre a Lampedusa e le crescenti proteste contro le galere etniche, chi ci governa di fronte al dimezzamendo settimanale di esami delle richieste d’asilo irresponsabilmente raddoppia le presenze nel mega-Cara di Mineo, incurante della crescente invivibilità; le legittime proteste sono causate dal non riconoscimento della soggettività migrante, affrontata finora solo con le minacce e la repressione poliziesca., mentre ci si potrebbe confrontare con le loro richieste

E’ una vergogna che chi gestisce il Cara continui impunemente a costringere all’indigenza migliaia di richiedenti asilo pagando il pocket money (diaria di euro 2,50) in sigarette (anche per i bambini), i migranti sono considerati oggetti da parcheggiare a tempo indeterminato per il loro megabusiness; chi gestisce il Cara pensa più ad ipocrite operazioni di facciata (la squadra di calcio, il nuovo film sulla “grande integrazione” dei migranti), anziché a provvedere a garantire corsi d’italiano, vestiti invernali, cibo decente, assistenza sanitaria adeguata ed a impedire che si ripetano casi di sfruttamento sessuale di donne migranti richiedenti asilo, che aggravano di molto la loro angosciante e disagiata permanenza.

Facciamo appello ai media ad accendere i riflettori su ciò che avviene dentro il Cara, dando voce a chi finora non ne ha avuto, cioè ai richiedenti asilo, già vittime delle peggiori ingiustizie planetarie e dei sempre più frequenti naufragi ; da parte nostra facciamo appello alle associazioni solidali del calatino, siciliane e nazionali affinché il Cara della vergogna venga chiuso al più presto, moltiplicando in alternativa gli SPRAR in piccoli e medi centri, per favorire così un reale inserimento sociale, seguendo l’esempio di comuni come Riace nella Locride, a costi molto inferiori ed a condizioni più umane, evitando inoltre la crescente militarizzazione della Sicilia, già avamposto di criminali ed anticostituzionali basi di guerra Usa e NATO (Sigonella, Niscemi…).

In vista della costruzione euromediterranea della Carta di Lampedusa a fine gennaioed a sostegno delle rivendicazioni dei richiedenti asilo del Cara di Mineo , facciamo appello all’associazionismo migrante ed antirazzista a costruire una grande manifestazione regionale all’inizio di febbraio di fronte al Cara di Mineo per la sua chiusura.

http://www.meltingpot.org/La-Carta-di-Lampedusa-Dal-31-gennaio-al-2-febbraio2014.html#.Us5xOdLuIro

Sabato 18 gennaio alle ore 15 presidio interetnico di fronte al Cara di Mineo