Comunicato stampa dei legali No Muos

Con la sentenza n. 461 del 2015 il TAR di Palermo ha accolto i ricorsi proposti contro l’installazione del MUOS a Niscemi. Il Tribunale Amministrativo ha, infatti, ha dichiarato che le “revoche” delle autorizzazioni operate dalla Regione Siciliana nel marzo 2013, erano da qualificare come annullamenti in autotutela con effetto definitivo. Inefficace, quindi, la successiva revoca delle revoche del 24 luglio. Il TAR, ha poi rigettato i ricorsi proposti dal Ministero della Difesa contro i suddetti annullamenti, ritenendo che la regione avesse ben operato nell’annullare le autorizzazioni stante che tutte le perizie esperite in corso di causa dimostrano come l’impianto sia rischioso per la salute e per il traffico aereo degli aeroporti di Comiso, Sigonella e Catania. Poiché l’annullamento opera con effetto “ex tunc” come se le autorizzazioni non siano mai venute in essere, i lavori compiuti dalla Marina Statunitense sono da considerare integralmente abusivi in quanto iniziati e proseguiti in assenza di autorizzazioni. Anche l’ultrattività delle autorizzazioni paesaggistiche prevista dal “Decreto del Fare” non ha efficacia nel caso in questione posto che i lavori erano stati interrotti prima dell’entrata in vigore della norma e, comunque, erano privi di valida autorizzazione. Ora le amministrazioni coinvolte dovranno dare esecuzione alla sentenza del TAR e i Comitati NO MUOS sono pronti a diffidare tutti gli Enti interessati affinché non vi siano defezioni. Grande soddisfazione esprime il Coordinamento Regionale dei Comitati No MUOS che ha creduto sin dal primo momento in questa battaglia e che evidenzia come questa sentenza dia ragione a tutti quegli attivisti che in questi anni si sono battuti per evitare che i lavori abusivi andassero avanti. Gli attivisti e i comitati, pagando il prezzo di denunce e sanzioni, hanno tenacemente portato avanti una lotta dal basso per difendere il territorio e la salute della popolazione messi in pericolo da un impianto di guerra, del quale è stata più volte denunciata anche l’incostituzionalità. La sentenza di oggi riaccende le speranze di tutti coloro che credono nella Sicilia come ponte di pace e non come avamposto di guerra.

Immobili e milioni, lo scandalo Spi nella denuncia in procura di Crocetta da: l’ora quotidiano

“Saranno in molti a ballare la samba” ha detto il Governatore dopo aver incontrato ieri il capo dei pm di Palermo, Lo Voi. Al centro del suo esposto ci sarebbe un dossier su “Sicilia Patrimonio Immobiliare”, società creata da Cuffaro nel 2005, in contenzioso col socio privato Bigotti, il quale dopo aver incassato 80 milioni di euro ne rivendica ora altri 60

di Giuseppe Pipitone

10 gennaio 2015

Doveva essere la soluzione che avrebbe permesso alla Regione di mettere ordine tra le proprietà immobiliari. Oggi invece sarebbe al centro del dossier presentato dal governatore Rosario Crocetta al procuratore capo Francesco Lo Voi e all’aggiunto Leonardo Agueci. “Uno scandalo da milioni di euro: non posso dire nulla ma a breve saranno in molti a ballare la samba”, ha detto il presidente. Un riferimento diretto alla Spi, acronimo di  Sicilia Patrimonio Immobiliare. Nel 2005 l’ex governatore Salvatore Cuffaro, oggi detenuto nel carcere di Rebibbia, si era accorto che censire gli immobili nelle disponibilità della Regione siciliana era un’impresa disperata: troppi i palazzi di proprietà, ancora di più quelli in affitto e nessuna strategia unitaria d’amministrazione. Tra l’altro, dato che gli immobili erano dislocati tra i vari dipartimenti, capitava spesso che mentre un assessorato aveva locali non utilizzati, un altro dipartimento doveva ricorrere invece all’affitto di nuovi spazi.

Ecco, quindi, che si era deciso di mettere ordine tra i palazzi di famiglia. E gli emissari di Cuffaro erano arrivati fino a Pinerolo per stringere un accordo con l’immobiliarista Ezio Bigotti, diventato socio della Regione dopo aver acquisito il 25% della Spi, creata appositamente per mettere ordine tra i palazzi isolani. Un vero affare per la Regione, che con le varie proposte di sviluppo, cessione e acquisizione di stabili che arrivavano dalla Spi, era riuscita chiudere i bilanci con ricche cifre alla voce entrate, tutte previsioni legate alla valorizzazione del suo patrimonio immobiliare. Solo che a quelle previsioni non è mai corrisposto alcun fatto concreto.  In più oggi la Regione è in contenzioso con il socio privato  Bigotti, che ha infatti chiesto alla Regione la liquidazione di 60 milioni di euro. Dopo avere già ottenuto 80 milioni, per il censimento degli immobili che doveva costare solo 13 milioni di euro, l’imprenditore piemontese continua quindi a battere cassa alla Regione rivendicando il resto di un compenso lievitato all’inverosimile rispetto alle previsioni.

La Sicilia quindi dovrebbe sborsare ben 140 milioni per il censimento dei propri immobili. Per risolvere la questione l’allora assessore al Bilancio Gaetano Armao ha proposto un arbitrato: segno che il contratto firmato da Bigotti era ”blindato”. E Armao lo sa bene, dato che all’epoca era stato proprio lui il consulente di Bigotti, per quel contratto milionario. Nel frattempo, l’unico Fondo Immobiliare creato dalla Spi in cinque anni si è incredibilmente aggiudicato un premio da parte del Ipd (Investment Property Databank), società indipendente di analisi e misurazione delle performance nel settore terziario.

Un riconoscimento inspiegabile, dato che l’operazione più importante portata avanti dalla Spi è finita sotto la lente d’ingrandimento della Corte dei Conti. Si tratta della cessione nel 2007 di un pacchetto di 33 immobili ad un fondo guidato da Pirelli Re di Marco Tronchetti Provera al prezzo di 263 milioni. Alla Regione sono arrivati fino ad oggi 179 milioni. Un prezzo che comunque i magistrati contabili considerano fuori mercato. In più, molti degli immobili venduti  sono poi stati affittati nuovamente alla Regione siciliana a canoni esorbitanti: circa l’8% del prezzo di vendita. Nel frattempo il fondo aveva ceduto il pacchetto di 33 stabili “scippato” alla Regione alla Global Opportunities: un gioco di scatole cinesi con possibili elusioni fiscali. Dopo la sua elezione, Crocetta ha piazzato al vertice della Spi, ancora in contenzioso con il socio privato Bigotti, un suo fedelissimo: l’avvocato Antonio Fiumefreddo, assessore per poche ore lo scorso anno. Ed è dai cassetti dello Spi che sarebbero arrivati al governatore documenti scottanti, ieri depositati sui tavoli della procura.

“Escluso perché faccio paura” da: lasiciliaweb

Ingroia da possibile assessore del Crocetta bis ad amministratore unico di Sicilia e-Servizi: “Evidentemente spaventa la mia storia di magistrato che non guarda in faccia nessuno. Presto scoperchierò varie anomalie”

PALERMO – Appena nominato, amministratore unico di Sicilia e-Servizi, la società per l’informatizzazione controllata dalla Regione siciliana, Antonio Ingroia si è tolto qualche sasso. C’era anche lui tra i candidati alla poltrona di assessore nella nuova giunta del governatore Rosario Crocetta. “Se si fosse concretizzata avrei preso in considerazione la proposta, sebbene con un ruolo di assessore tecnico istituzionale perché l’attuale maggioranza è un po’ lontana dal mio movimento. Ma evidentemente fa paura la mia storia di magistrato che non guarda in faccia nessuno, compresi i potenti. Perché dove metto piede volente o nolente la magistratura fa indagini. E’ accaduto in Sicilia e-Servizi e presto succederà a Trapani dove sono commissario della Provincia e ho scoperto alcune anomalie”.

Ingroia è stato nominato amministratore unico dall’assemblea dei soci riunita questo pomeriggio, che ha approvato la proposta di chiusura della procedura di liquidazione avanzata proprio da Ingroia nel ruolo di commissario. “Sulla base del capitolato d’appalto firmato con Sicilia e-Servizi quando il capitale era pubblico-privato – ha spiegato -, la Regione pagava dai 25 ai 50 milioni di euro per i beni e i servizi informatici forniti dalla società, mentre in base a uno studio appena effettuato d’ora in avanti la Regione avrà una spesa di 12 milioni di euro all’anno. Nulla di illegale. Certo, quel capitolato era stato scritto per fare arricchire i privati”.

L’ex pm ha un mandato di tre anni. In conferenza stampa nella sede della società ha anche reso noto l’esposto che ha presentato alla Procura di Palermo e alla Procura della Corte conti indagando, in qualità di ex commissario liquidatore, sulle spese della società di informatizzazione in passato a gestione pubblica e privata (mentre solo da qualche giorno il capitale sociale è interamente detenuto dalla Regione siciliana). Nell’esposto una consulenza legale con una richiesta di 3,5 milioni di euro da parte di un avvocato, che non sarebbe supportata da alcun contratto o incarico scritto, e altre prebende per un ulteriore milione di euro

Micron, proclamate 16 ore di sciopero Fonte: rassegna

 

“La Regione siciliana si faccia parte attiva per fare rientrare i propositi di licenziamento della Micron: è inaccettabile che continui la latitanza delle istituzioni regionali mentre si prospetta un’altre emorragia occupazionale in un settore peraltro non in crisi”. Lo dice Ferruccio Donato, responsabile per l’industria nella segreteria della Cgil Sicilia, criticando il governo siciliano che, “nonostante le raccomandazioni della commissione Attività produttive dell’Ars è stato l’unico grande assente al tavolo in cui la Micron ha annunciato 500 licenziamenti in Italia, 128 dei quali nel sito catanese. Oltre ai sindacati – riferisce Donato – c’erano l’amministrazione di Catania, i sindaci della Brianza, i funzionari del ministero e il rappresentante della regione Lombardia. Dov’era invece la nostra Regione? Intende replicare il 28 gennaio?”.

Il 28 è infatti convocato un altro incontro a Roma presso il ministero dello Sviluppo economico per l’avvio della mobilità. “La sede dell’incontro – rileva Donato – ci fa però pensare che il governo italiano intenda parlare ancora di sviluppo, visto che il luogo naturale per discutere di mobilità sarebbe il ministero del lavoro, in un settore per il quale l’Ue ha previsto ingenti finanziamenti. Parliamo peraltro di un’impresa – sottolinea l’esponente della Cgil – in attivo che ha quadruplicato il valore patrimoniale dopo l’acquisizione da St del ramo memorie e che, cosa assurda e inaccettabile, annuncia licenziamenti in Italia mentre procede all’acquisizione dell’Elpida, azienda in bancarotta”. Contro i tagli, giudicati inaccettabili, Fim, Fiom e Uilm nazionali hanno proclamato 16 ore di sciopero chiedendo il blocco della procedura di licenziamento e annunciando iniziative di mobilitazione in tutta Italia per convincere l’azienda a modificare il piano.

Basta con le prese in giro: il Muos non si deve costruire e le antenne NRTF si devono smantellare Smilitarizziamo la riserva Sughereta (SIC) di Niscemi

Basta con le prese in giro: il Muos non si deve costruire e le antenne NRTF si devono smantellare
Smilitarizziamo la riserva Sughereta (SIC) di Niscemi
Le recenti dichiarazioni concernenti l’incontro dell’11 marzo fra Governo e Regione siciliana sono alquanto inquietanti:

1) La base di Niscemi è Usa e non NATO. Per 22 anni, secondo il principio di extraterritorialità, i militari Usa hanno devastato impunemente la Sughereta, approfittando della latitanza/collusione di chi ci ha governato a livello locale, regionale e nazionale (particolari responsabilità hanno i due politici siciliani Ignazio La Russa e Raffaele Lombardo)

2) La salute dei cittadini di Niscemi e dei paesi limitrofi, già colpita dal polo chimico di Gela, è stata violata dalle 46 antenne NRTF, in barba al “principio di precauzione” garantito da norme nazionali e internazionali

3) I rilievi dell’ARPA Sicilia in questi anni sono stati boicottati dai militari Usa e ciò nonostante, grazie alle note fornite da qualificati scienziati del Politecnico di Torino sono emerse costanti violazioni dei limiti di legge

4) Non ci fidiamo assolutamente dell’obiettività di autorità scientifiche “indipendenti”, spesso sensibili alle pressioni del complesso militare industriale, delle transnazionali della telefonia e dei poteri forti. Addirittura nella base Usa di Niscemi lavorano ditte sprovviste della certificazione antimafia, mentre si nega l’accesso alla stessa Arpa e ai rappresentanti istituzionali.

La fase di verifica sulla pericolosità del MUOS è superata dalle lotte di questi mesi, mentre da decenni è più che verificato che le 46 antenne abbiano gravemente danneggiato la salute dei niscemesi.

Il coordinamento regionale dei comitati No MUOS, dopo l’incoraggiante riuscita della manifestazione del 6 ottobre scorso e alla luce della crescente partecipazione popolare al presidio permanente in contrada Ulmo e ai blocchi dei lavori nella base della morte, fa appello alla vigilanza per evitare che i media diffondano notizie tranquillizzanti, quando invece ci si prepara a una svolta repressiva dei blocchi per arrivare alla fine alla revoca della revoca (per la precisione è ancora in corso l’avvio del procedimento di revoca).

Finché i mezzi della Comina saranno all’interno della base, gli operai continueranno ad essere fermati fuori dai cancelli e invitati a tornare indietro. E così sarà anche per quegli operai che i militari americani “veri” tentano di mascherare da marines, di fatto venendo meno agli impegni assunti con le autorità italiane, arrivando persino a beffare pure la polizia italiana, come il questore ha dichiarato nel corso di un incontro l’8 marzo scorso.

L’opposizione delle popolazioni siciliane al MUOS e alle 46 antenne della base NRTF non può essere elusa, né delusa: oltre ai danni ad ambiente e salute, già ampiamente documentati, per i quali non occorrono ulteriori verifiche, proprio come ha deliberato l’ARS, vi sono mille altri motivi per avviare lo smantellamento del sito. Ne accenneremo solo tre:

c’è una questione di sovranità territoriale: anche se si dimostrasse, per assurdo, che l’impianto fa bene alla flora e alla fauna e pure alla salute dei cittadini irradiati, la popolazione non lo vuole.

vi è pure una questione che riguarda davvero la sicurezza nazionale: non lo vogliamo perché è un’arma potentissima perennemente puntata contro il nostro stesso territorio e la popolazione. Territorio e popolazione doppiamente a rischio: perché esposti alle micidiali emissioni e perché bersaglio di azioni belliche ostili e, soprattutto, perché l’Italia ripudia la guerra e il MUOS serve soltanto alla guerra

non ultima vi è la questione ambientale. Non è legittimo abbattere decine di ettari di bosco della riserva Sughereta per far posto a 46 antenne e tre parabole da guerra inquinanti.

Siamo inoltre perfettamente consapevoli che è impossibile un controllo effettivo delle emissioni attualmente esistenti o una stima di quelle del MUOS senza la disponibilità di dati certi e pubblici di prima mano cui gli USA hanno impedito sinora l’accesso persino all’ARPA Sicilia. Perciò ci lascia profondamente perplessi il dietrofront del presidente Crocetta che assoggetta una decisione assunta nei modi di legge e con le prerogative dell’autonomia siciliana ai tentennamenti del governo nazionale, interessato, prima di lasciare il campo a un altro esecutivo, solo a compiacere il complesso politico-militare-affaristico internazionale e non certo a favore degli interessi dei siciliani.

A trent’anni dalle grandi manifestazioni popolari contro gli euromissili a Comiso dobbiamo impedire che la Sicilia diventi sempre più una portaerei Usa per guerre neocoloniali.

I presidi e i blocchi dei lavori continuano, tutti/e a Niscemi il 30 marzo

No al MUOS Ora e Sempre

Comunicato stampa del 12 marzo 2013

Coordinamento regionale dei comitati NoMUOS