La lettera agli iscritti della Camusso è un imbroglio! | Autore: Gianni Rinaldini da: controlacrisi.org

 

Commento di Rinaldini a lettera Camusso agli iscritti su TURappresentanza 2 Febbraio 2014

Non è mai successo nella storia della CGIL che mentre sono in corso le Assemblee Congressuali, la segretaria generale invii una lettera a tutti gli iscritti, utilizzando gli strumenti dell’organizzazione per sostenere le sue posizioni “invitando” a votare l’Ordine del Giorno approvato a maggioranza dal Comitato Direttivo Nazionale CGIL, dimissionario, sul “Testo Unico sulla Rappresentanza”.
Non esiste un diritto di proprietà da parte della segretaria generale.
Per questo mi chiedo se questa stessa possibilità viene offerta a coloro che nel Direttivo Nazionale si sono pronunciarti contro l’Ordine del Giorno e hanno proposto la consultazione degli iscritti interessati.
C’è un limite a tutto, non si può presentare come una procedura democratica il fatto che in una assemblea congressuale di 1 ora, dove si devono illustrare 2 documenti alternativi, 11 emendamenti nazionali, oltre quelli eventualmente proposti dai lavoratori e/o lavoratrici, con relative votazioni e, alla fine del tempo massimo di 3 minuti, si dovrebbe illustrare e votare l’Ordine del Giorno del Comitato Direttivo CGIL approvato a maggioranza, sul “Testo Unico sulla Rappresentanza”, di cui gran parte degli iscritti non ne sanno nulla.
Un vero e proprio imbroglio!
Continuo a non capire per quale ragione non sia stato possibile sospendere il Congresso e svolgere la consultazione degli iscritti interessati dall’accordo Confindustria – Cgil – Cisl – Uil.
Un problema organizzativo? Allora si poteva decidere di sospendere la firma e svolgere la consultazione dopo il Congresso, indire il Referendum, preceduto da assemblee dove le lavoratrici e i lavoratori avessero la possibilità di conoscere le diverse posizioni e, decidere.
Certo sussiste un piccolo problema: la democrazia non garantisce l’esito finale del voto e quindi richiede una predisposizione al rischio che dovrebbe essere proprio di ogni dirigente, o viceversa l’alternativa è la degenerazione, la perdita di credibilità, il precipitare della crisi della CGIL.
Su questo è necessario essere chiari e netti, perchè ormai siamo al punto limite del nostro futuro e può succedere di tutto, compreso la tentazione di qualcuna/o di chiedere aiuto a CISL e UIL per inventarsi a cose fatte, una consultazione degli iscritti, di tutti i lavoratori e dei pensionati, con la metodologia delle consultazioni confederali che non hanno nulla di democratico.
Ovviamente un Accordo Confindustria CGIL – CISL – UIL dovrebbe riguardare le lavoratrici e i lavoratori interessati, perchè è cosa diversa da un Accordo sul Welfare.
Sarebbe una buffonata coinvolgere una platea diversa e non interessata a quell’accordo, perchè con questa logica si potrebbe arrivare ai Contratti Nazionali di categoria approvati dall’insieme delle lavoratrici dei lavoratori e delle pensionate e pensionati.
Nel merito della lettera inviata agli iscritti, la Camusso, illustra la sua interpretazione dell’accordo, affermando peraltro cose non vere e sottacendo i vincoli per accedere ai tavoli negoziali, sottacendo il sistema sanzionatorio ed il significato dell’arbitraggio confederale obbligatorio per le categorie.
Ma ciò che trovo davvero disdicevole e in mala fede è il richiamo alla Premessa del Documento Congressuale di maggioranza.
Sono stato parte di quel gruppo ristretto eletto dal Comitato Direttivo che ha elaborato la stesura di quella premessa.
Quando, nella lettera della segretaria generale si richiama una parte della premessa per giustificare le sanzioni, si dice una vera e propria bugia.
La segretaria generale sa bene che la dove si afferma, in riferimento all’accordo del 28 giugno 2011 e all’accordo del 31 maggio 2013 che “…… su cui tutta l’Organizzazione è impegnata a garantirne l’esigibilità. L’applicazione di questi accordi interconfederali e la sua estensione a tutte le controparti”, aveva un riferimento preciso: FIM e UILM avevano espresso contrarietà all’accordo del 31 maggio 2013 e per ben 8 mesi si sono rifiutati di applicarlo, in quanto non compatibile con il loro comportamento e gli accordi sottoscritti con Federmeccanica e Fiat.
Le condizioni poste da FIM e UILM – fatte proprie da CISL e UIL – sono state accolte con il sistema sanzionatorio, e i vincoli per partecipare ai tavoli negoziali.
Per questo sono stati talmente entusiasti da diffondere, il giorno dopo la firma del Testo Unico sulla Rappresentanza, volantini negli stabilimenti FIAT, per dire che ora la FIOM-CGIL, deve accettare quello che aveva rifiutato nel passato.
Le modifiche di quel testo le hanno scritte Federmeccanica, CISL e UIL.
Questa è la pura e semplice verità!
Una viltà nei confronti di quelle lavoratrici e di quei lavoratori che hanno pagato sulla propria pelle l’affermazione della dignità per se, per gli altri e per la stessa CGIL!
E’ possibile firmare un accordo senza mandato?
Nella mia esperienza sindacale ricordo Bruno Trentin che nel 1992, firmo senza mandato e diede contemporaneamente le dimissioni, per permettere all’Organizzazione, al gruppo dirigente di discutere liberamente sul perchè fossimo arrivati ad una situazione che lo aveva portato a firmare un accordo che considerava pessimo .
Cosa deve succedere ancora, quando una segretaria generale dopo avere firmato, senza mandato, sostiene che trattasi di un regolamento attuativo, mentre non solo il “Testo Unico sulla Rappresentanza” parla apertamente e ripetutamente di Accordo, lo stesso Ordine del Giorno del Consiglio Generale della CISL del 15 gennaio 2014, afferma, “…… valuta l’Accordo Interconfederale tra CGIL – CISL – UIL e Confindustria relativo al Testo Unico sulla Rappresentanza…..”.
C’è soltanto Susanna Camusso che lo considera un regolamento attuativo, forse era disattenta.
Il Comitato Direttivo Nazionale della CGIL, ha fatto finta di crederle proprio come quando il Parlamento, votò che Ruby era la nipote di Mubarak!!

Gianni Rinaldini Componente il Comitato Direttivo Nazionale CGIL

Rappresentanza, gli autoconvocati sabato a Bologna contro l’accordo firmato da Camusso Autore: fabio sebastiani da: controlacrisi.org

Una assemblea nazionale degli autoconvocati per opporsi alla linea adottata dalla Cgil sulla Rappresentanza. L’incontro si svolgerà a Bologna sabato prossimo. Ed ha tutta l’aria di impensierire non poco Susanna Camusso, che ha deciso di usare le maniere forti. Quindi, a questo punto, sono ben due le iniziative spontanee che stanno nascendo nei territori per rispondere al deferimento di Maurizio Landini al collegio statutario della Cgil perché nel corso del suo intervento al Comitato direttivo del sindacato ha dichiarato l’indisponibilità ad osservare le indicazioni dell’accordo sulla Rappresentanza, firmato il 10 gennaio da Cgil, Cisl e Uil.
Sabato scorso si è svolto un incontro della Fiom con diversi giuslavoristi del mondo Cgil. Da tutti la critica all’accordo è stata piuttosto netta, soprattutto per quanto riguarda gli elementi di democrazia sindacale, diritto di sciopero e valori interni della Cgil.
Sul piano dei rapporti tra Fiom e Cgil va registrata una timidissima apertura di Camusso che dalle colonne di Repubblica (sabato scorso) si è detta disponibile a prendere in considerazione una consultazione tra i lavoratori. La proposta, però deve essere ancora articolata e resa ufficiale. Poi potrebbe accadere che la leader della Cgil partecipi ad un Comitato centrale della Fiom nei prossimi giorni. Su questo punto il confronto è più avanzato.

Rappresentanza, il Forum diritti/lavoro convoca una assemblea a Roma per boicottare l’accordo Autore: fabrizio salvatori da: controlacrisi.org

 

Un’assemblea nazionale per opporsi al Testo unico sulla Rappresentanza. L’ha organizzata il Forum diritti/lavoro per il 5 febbraio (Roma, 15.30 Centro Congressi Cavour, in via Cavour 50) invitando “tutti i lavoratori, le forze politiche e sociali, i giuristi e costituzionalisti, con cui lanciare su tutto il territorio il massimo numero di “azioni di contrasto”.
Un aperto boicottaggio che ha già allo studio anche due iniziative parallele di contrasto giudiziario dell’accordo sia da parte del sindacalismo conflittuale ancora rimasto in Cgil, e che si riconosce nella mozione congressuale “Il sindacato è un’altra cosa”, sia dall’USB.Forum diritti/lavoro ritiene che il Testo unico sulla rappresentanza conferma tutto il peggio degli accordi interconfederali del 28 giugno 2011 e del 31 maggio 2013: la possibilità per gli accordi aziendali di derogare i minimi previsti dal contratto nazionale e di introdurre sanzioni contro chi vuole scioperare, oltre alla rinuncia alla generalizzazione delle elezioni sui posti di lavoro per la nomina degli Rsu; l’ estensione della possibilità di introdurre norme di divieto a “iniziative di contrasto” sindacali anche nei contratti nazionali”. “Ma ciò che è ancora peggio – prosegue – è che l’accordo del 10 gennaio impone ad ogni organizzazione che voglia avere la benché minima possibilità di fare sindacato sui posti di lavoro (concorrere alle elezioni delle Rsu ed avere le trattenute sindacali dei lavoratori), di accettare le medesime regole e sottomettersi alle stesse sanzioni, che per di più manomettono esplicitamente la recente sentenza della Corte Costituzionale, reintroducendo il necessario requisito della firma del contratto per accedere ai diritti previsti dall’art. 19 dello statuto, dichiarato anticostituzionale dalla Corte solo sei mesi fa”.
“Confindustria e Cgil – conclude la nota del Forum – fanno così partire – scommettendo sulla complicità di Inps e Cnel – il grande cantiere della definitiva normalizzazione sociale: dentro il sindacato diviene definitivamente uno strumento tra i tanti con cui trasmettere il comando di impresa per i sempre meno lavoratori che un regolare posto di lavoro ancora lo hanno; fuori la disperazione sociale viene rimessa, se va bene, agli enti caritatevoli e se va male alle forze di pubblica sicurezza”.