In ventimila a Gela per dire no alla dismissione dell’Eni. Appello al Governo da parte dei sindacati | Autore: fabio sebastiani da: controlacrisi.org

Un lungo serpentone di ventimila tra lavoratori e cittadini ha attraversato in corteo Gela a difesa della raffineria dell’Eni. Hanno sfilato per dire no ai progetti di dismissione della multinazionale petrolifera i sindaci del comprensorio. Quello di Gela, Angelo Fasulo, il vicesindaco di Caltanissetta, i primi cittadini di Riesi, Sommatino, Niscemi. Inoltre, i vertici territoriali di Cgil Cisl Uil, con a fianco la leader della Cgil Susanna Camusso. Tra gli altri, anche il presidente della Regione, Rosario Crocetta, il vescovo di piazza Armerina monsignor Rosario Gisana, che nei giorni scorsi aveva inviato una lettera aperta alla diocesi chiedendo per Gela “non tagli ma investimenti”. A lavoratori e sindacati è anche arrivato un messaggio dell’arcivescovo di Monreale, monsignor Michele Pennisi, che recita: “Sono vicino con la preghiera alle preoccupazioni dei lavoratori e delle loro famiglie per la paventata chiusura della raffineria dell’Eni di Gela e auspico la positiva soluzione del grave problema”. Lungo tutto il percorso manifesti che ricordano come “Il lavoro è l’unica forma di libertà dell’uomo”. A chiudere il corteo i Tir del settore agroalimentare.

In piazza Umberto, i comizi di chiusura in cui è stato ripetuto un appello all’Eni a tornare sui suoi passi: un messaggio al governo Renzi, azionista di maggioranza; e la proposta al governo regionale di utilizzare le royalties petrolifere incassate, per lo sviluppo delle aree interessate. “L’Eni – ha detto Crocetta, che è stato fatto oggetto di numerosi fischi e contestazioni – deve fare i conti con questa resistenza, che non sara’ breve ma di lunga durata, perche’ non possiamo permettere l’abbandono di una citta’ che viene spremuta come un limone e poi gettata via”.Maurizio Bernava, segretario della Cisl Sicilia, dal palco ha lanciato precisi segnali all’Eni, al governo nazionale e a quello regionale. “Qui in piazza – ha detto durante il comizio – non c’è semplicemente il sindacato ma con il sindacato, un movimento di popolo”. “È la comunità intera del territorio che lotta con dignità insieme a quella siciliana, per difendere il lavoro in un’economia vera fatta di investimenti strategici, in un’economia reale e produttiva fatta di grandi gruppi industriali affidabili”.Susanna Camusso, concludendo il suo intervento a Gela, si e’ rivolta direttamente al presidente del consiglio dei ministri, Matteo Renzi, “per l’attenzione che lui ha verso il Paese, verso questa piazza e verso i lavoratori della raffineria” che ha promesso di venire a trovare. “Vogliamo sapere se quello che deve fare nei prossimi giorni, come annunciato, e’ una visita per solidarieta’ – ha detto la leader della Cgil – o e’ invece un venire qua esercitando la sua funzione di azionista dell’Eni. Il secondo ruolo e’ quello che preferiamo. Se ci dira’ che ha detto all’Eni che e’ disposto a rinunciare ai suoi dividendi e di reinvestirli, che il petrolio estratto deve essere raffinato qui, che a fianco della raffineria ci devono essere nuovi investimenti e che l’impegno che il governo prende e’ quello della garanzia occupazionale per tutti i lavoratori, ci sara’ la giusta accoglienza e il plauso di tutti, ma se viene a dire che il piano delle aziende va bene (come ha dichiarato qualche suo ministro) allora farebbe bene a non presentarsi a Gela”.
Domani, martedi’ 29 luglio, intanto, è in programma lo sciopero generale dei lavoratori di tutte le aziende del Gruppo Eni (impianti di raffinazione, produzione e perforazione, impianti chimici e petrolchimici, sedi direzionali, depositi, uffici commerciali e amministrativi, aziende territoriali), oltre allo sciopero di due ore di tutti gli impianti di raffinazione presenti sul territorio nazionale. Sempre domani, nella stessa
giornata dello sciopero, si tiene una manifestazione/presidio a Roma, alle 15, davanti Montecitorio. Previsti nella tarda mattinata una serie di incontri con i gruppi parlamentari del Partito Democratico, Sel, Lega Nord.
Al centro dell’iniziativa c’è la profonda crisi in atto nel sistema della raffinazione italiana, culminata con la chiusura di tre raffinerie, oltre alla drammatica situazione di Gela.