La festa della Liberazione a Catania di Patrizia Maltese

E’ stata una settimana intensa a Catania quella coincisa con l’anniversario della Liberazione dal nazifascismo. Tre gli appuntamenti più importanti: fra il primo – “Mappe di Resistenza femminile”, per ricordare e valorizzare il ruolo delle donne nella guerra partigiana, organizzato dall’Anpi insieme all’Associazione Città felice – e l’ultimo, la manifestazione unitaria del 25 Aprile, una vera festa bella e partecipata, forse il momento più intenso è stato quella della sera del 24: “Ponti di memoria antifascista, i giovani incontrano la Resistenza”, una sorta di consegna ideale del testimone alle generazioni future da parte di Nicolò Di Salvo, Antonino Mangano e Salvatore Militti, i soli tre partigiani rimasti in provincia di Catania.
A uno dei tre di tanto in tanto mancavano le parole, ma tutti e tre – nomi di battaglia Corsaro, Mitraglia e Smit – per tutta la sera, come un pentagramma su cui scrivere incessantemente la musica della Liberazione, hanno ripetuto quelle cinque parole: Costituzione, lavoro, scuola pubblica, sanità, democrazia. I loro regali a figli e nipoti ideali: il patrimonio frutto della Resistenza al nazifascismo.
E’ stata una serata speciale quella nel Palazzo della Cultura di Catania, promossa dall’Associazione Nazionale Partigiani D’Italia e patrocinata dal Comune, fortemente voluta con la passione di sempre dalla presidente dell’Anpi, Santina Sconza.
Serata di grande emozione, in cui i ricordi e i racconti dei tre partigiani si alternavano ai brani eseguiti dagli allievi del Liceo musicale Vincenzo Bellini e conclusa con la consegna ai tre padri della democrazia degli elefantini d’argento, massimo riconoscimento della città di Catania, da parte dell’assessore alla Cultura Orazio Licandro in rappresentanza dell’amministrazione comunale. Anche questo un momento particolare per Catania, che si risveglia da una lunga fase di vergogna dopo quasi un quindicennio di comunicazione impossibile con amministrazioni eredi di quel fascismo che aveva tolto la libertà e la pace all’Italia. A premiare i partigiani infatti è stato un assessore comunista. E lui stesso lo ha fatto notare: “Se appena un paio d’anni fa mi avessero detto che oggi sarei stato qui a conferire questo riconoscimento, non ci avrei creduto”.
Un assessore commosso, egli stesso da sempre tesserato dell’Anpi, come commossi erano tutti i presenti, nella sala piena, ad ascoltare Corsaro, Mitraglia e Smit e i loro ricordi, spesso “soltanto” dettagli che però hanno dato la misura esatta della tragedia di un regime che considerava i cittadini come sudditi da vessare e di cui condizionare persino le scelte personali, come fossero proprietà privata del fascismo. Dettaglio inedito, fra gli altri, quello della tassa sul celibato imposta agli uomini superati i 25 anni. E poi i racconti dalle montagne, le strategie belliche delle brigate partigiane e ancora quelle raccomandazioni: non lasciare che si stravolga la Costituzione, difendere i diritti sanciti dalla Carta fondamentale, primi fra tutti il lavoro e l’istruzione che – unici – danno dignità e libertà.
Parole risuonate anche l’indomani, al corteo con partiti, associazioni e sindacati del centrosinistra e, per la prima volta dopo tanto tempo, l’amministrazione comunale, rappresentata da Orazio Licandro in fascia tricolore e Rosario D’Agata soltanto con un ruolo diverso, quello di assessori appunto, rispetto a un appuntamento che li vede presenti ogni anno.