L’Istat sbugiarda ancora Renzi. La disoccupazione in Italia aumenta mentre in Europa è stabile Autore: fabio sebastiani da: controlacrisi.org

Mentre in Europa la disoccupazione resta stabile in Italia aumenta. L’Italia vede un rialzo, dal 12,7% di febbraio al 13% di marzo. Una perdita di più di cinquantamila posti di lavoro, un’altra tessera che si aggiunge al puzzle del disastro. A poco serve quel lievissimo incremento dei contratti a tempo indeterminato, tanto sbandierata dal ministro Poletti, effetto sicuro del Jobs act che in realtà sta trasformando le varie tipologie di precariato in una occupazione “instabile della durata di tre anni”. Insomma, Renzi ne esce con le ossa rotte. E proprio nel momento di maggiore esposizione mediatica tra Expo e Italicum. Tutte le fandonie sulla ripresa del lavoro vengono allo scoperto. “In realtà non c’è nessuna notizia – taglia corto l’economista Roberto Romano — Che la situazione reale del paese fosse questa lo sapevavamo. Anzi, è pure peggio perché se si va a dare una occhiata ai numeri si scopre che nell’incremento di Pil previsto dal Governo (0,7%) lo 0,5 è in relazione al QE, come sottolinea Bankitalia. E quindi ci si chiede dove è l’effetto positivo indotto dai provvedimenti del Governo tra Jobs act e “80 euro”. E stiamo parlando del 2015″.

Ma il “bollettino di guerra” ci riserva anche un’altra chicca: l’inflazione ha ripreso a salire, anche se di poco. Buona notizia? Nemmeno per sogno perché il mix di disoccupazione, e quindi di taglio del reddito da lavoro, e di prezzi verso l’alto porta dritto dritto al peggioramento delle condizioni di vita anche di chi un lavoro ce l’ha. Niente che possa spaventare nell’immediato, anche perché, come fa notare Romano, il mercato dei beni è fermo, ma se i prezzi continuano a salire e i redditi da lavoro a scendere per effetto dei ribassi nel mercato del lavoro, sono dolori. Insomma, tra tutte le soluzioni possibile che potevano uscire dal “cappello” di Renzi è venuta fuori la peggiore. Per quanto riguarda la disoccupazione tra i giovani, poi, si registra l’ennesimo aumento a quota 43,1%. C’è da aggiungere che il dato non registra, secondo quanto sottolinea l’Istat quelli inattivi, che sono il 75% della categoria. Se si considerassero questi, infatti, la percentuale di coloro che non hanno un lavoro sarebbe molto più drammatico. Solo in Grecia (50,1% a gennaio 2015), Spagna (50,1%) e Croazia (45,5% nel primo trimestre 2015) è più alta. La media dell’Eurozona resta stabile a 22,7% (un anno prima era a 24,2%). Anche nella Ue-28 resta invariata rispetto al mese precedente a 20,9% (nel marzo 2014 era a 22,8%).
“I numeri della disoccupazione dicono esattamente cosa è l’emergenza nel Paese. Il tema del lavoro dovrebbe essere l’ossessione quotidiana di chi ci governa ma non mi pare sia cosi'”, commenta il segretario generale della Cgil, Susanna Camusso, a margine della cerimonia di commemorazione di Pio La Torre e Rosario Di Salvo, a Palermo.
E Serena Sorrentino, che in segreteria della Cgil si occupa di mercato del lavoro, commenta: “I dati dell’Istat sulla disoccupazione confermano ancora una volta che cancellare i diritti non crea lavoro”. “Il jobs act – aggiunge la dirigente sindacale – ha un effetto ‘spostamento’ tra tipologie contrattuali, ma aumentare la ricattabilità dei lavoratori e la precarietà non fanno crescere l’occupazione”. Per Sorrentino “Ci vuole un piano straordinario del lavoro e un nuovo statuto dei diritti per le lavoratrici e lavoratori”.”Con una disoccupazione a questi livelli, chi ha parlato di Italia uscita dalla recessione ha commesso un clamoroso errore – spiega il presidente del Codacons Carlo Rienzi -. Non vediamo come un tasso a questi livelli possa far sperare in una ripartenza del paese nel corso del nuovo anno”.
La crescita del numero di disoccupati dal periodo pre-crisi ad oggi è allarmante”, denuncia il Codacons, evidenziando che il tasso di disoccupazione è passato dal 6,1% del 2007 al 13% di marzo 2015, “ciò significa che il numero di cittadini senza occupazione è più che raddoppiato nell’arco di pochi anni, passando da 1.506.000 disoccupati del 2007 ai 3.302.000 di marzo, ossia 1.796.000 disoccupati in più”.
Come spiega Openpolis, la disoccupazione in Italia è aumentata del 108,2% negli otto anni che vanno dal 2007 al 2014: più del doppio rispetto alla media Ue. La Germania, al contrario, negli stessi anni ha visto addirittura calare la disoccupazione, di ben il 41,18%. E ancora: in Italia i lavoratori precari sono aumentati del 3%, mentre in Germania il numero è calato di oltre 10 punti percentuali.

Per il segretario del Prc Paolo Ferrero, “il motivo per cui l’economia italiana cresce meno della media europea e la disoccupazione è altissima non è la crisi ma va cercato proprio nelle politiche di rigore e austerità che dicono di voler risolvere la crisi. La causa principale della disoccupazione è data dall’enorme avanzo primario di bilancio che sottrae ogni anno decine di miliardi all’economia italiana e per questa via deprime la domanda interna, il cui calo è all’origine della disoccupazione. Gli italiani non lo sanno – e chi lo dice è censurato – ma lo Stato italiano fin dal 1992 è in avanzo primario e in questi anni sono oltre 600 i miliardi che in questo modo sono stati sottratti all’economia proprio a causa delle politiche di austerità. Quella che Renzi e i suoi presentano come la cura è in realtà la malattia: per battere la disoccupazione lo stato deve spendere, non risparmiare!”

Il Governo, infine, respinge le critiche e parla d’altro. L’Italia “non puo’ permettersi il lusso di non sfruttare la finestra” della ripresa che sta per
chiudersi, spiega il ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan, nel suo intervento al Salone della Giustizia. “C’e’ una finestra di opportunita’ macro- economiche che riguarda i Paesi Ue – ha spiegato Padoan – questa finestra non durera’ in eterno, ci sono gia’ segni che si sta chiudendo. Questo Paese non puo’ permettersi il lusso di non sfruttare questa finestra” che portera’ una ripresa “molto piu’ forte e sostenuta”.

Scuola, Renzi contestato a Roma alla kermesse del Pd. Perfino la Cisl dice che la riforma è “una presa in giro”Autore: fabio sebastiani da: controlacrisi.org

La “Buona scuola” è una scatola vuota. Perfino la Cisl lo dice: “E’ una presa in giro”. E ieri la kermesse organizzata a Roma dal Pd con Renzi e Giannini a salmodiare, ne è stata l’ennesima conferma. Inevitabile la contestazione in sala. E anche fuori, con la polizia che ha addirittura fatto alcune identificazioni e portato in Questura due dirigenti sindacali di Usb rei di aver cercato di avvicinarsi alla stampa che gremiva il parterre di Renzi, per consegnare il comunicato sull’iniziativa”. “La Usb – si legge nella nota – chiama tutti alla massima mobilitazione per rompere con questo clima repressivo e respingere i provvedimenti del governo come il Jobs Act, la riforma della scuola e quella della pubblica amministrazione. La prima forte azione di contrasto nazionale – continua – sarà la manifestazione nazionale del 28 febbraio a Milano proprio su questi temi e a cui l’Usb parteciperà in massa”.
All’interno, intanto, anche se erano pochi, gli insegnanti precari si sono fatti sentire. Appena Renzi ha preso la parola per il suo intervento hanno alzato la voce per contestare il premier. “Sono entrato con un regolare accredito, ho ascoltato gli interventi e preso appunti ma quando ho visto che sui contenuti nessuno ha detto nulla, ho chiesto di poter parlare dal palco” ha spiega D.C., insegnante precario in un liceo artistico della periferia romana e impegnato nel Coordinamento lavoratori autoconvocati. “Il premier si è infastidito, ma a noi pare una necessità impellente sapere come si articolerà l’iter di costruzione della riforma, i dettagli del piano di assunzioni, il modello di governance che hanno in mente per la scuola”. “Abbiamo presentato un pacchetto di 80/90 mozioni di collegi di docenti (20-25.000 docenti coinvolti) che segnalavano alcune forti criticità della Buona scuola, in diverse occasioni abbiamo provato a consegnarlo al Governo, ma questa possibilità ci è stata negata” aggiunge Massimo G., insegnante di Lettere in un liceo scientifico, diventato “di ruolo” quest’anno. “Sono un insegnante precario, sono iscritto al Pd e voglio dire la mia davanti a tutti” ha spiegato un altro dei contestatori, aggiungendo: “oggi è andata in scena solo demagogia”.
Sempre fuori, infine, all’angolo tra via Milano e via Palermo, alcuni studenti hanno acceso un fumogeno urlando “La scuola è pubblica e non si tocca”, “chiediamo diritti e ci mandano la polizia”.
Nel suo intervento conclusivo all’iniziativa del Pd “La scuola che cambia, cambia l’Italia” – aperta dall’Inno di Mameli e chiusa dalla Cavalleria Rusticana eseguite dalla Junior orchestra dell’Accademia di S. Cecilia – Renzi ha solo confermato che la prossima settimana sarà presentato un doppio atto normativo (decreto legge e ddl delega). E ha annunciato che in cantiere c’è l’idea di consentire che il 5 per mille possa essere destinato anche alla cultura e alla scuola.

Autore: fabrizio salvatori Napoli invasa dalla Fiom e dalla protesta contro Renzi. Landini: “Altro che fiducie. Noi andiamo avanti”da: controlacrisi.org

“Renzi non sta creando lavoro ma sta trasformando le condizioni di chi lavora in schiavitù”. Chissà per quale strano motivo, ma queste parole pronunciate dal leader Fiom, Maurizio Landini, dal palco della manifestazione organizzata in occasione dello sciopero dei metalmeccanici a Napoli, sono state del tutto ignorate oggi dal mainstream mediatico, a beneficio di un’altra frase,meno fortunata, sul fatto che il premier ormai “non ha il consenso delle persone oneste”. Misteri di una cosiddetta opinione pubblica a cui non fa schifo la condizione di schiavitù e invece si pecca quando l’ex sindaco di Firenze viene indicato come persona lontana dalle preferenze dei cittadini abituati a guadagnarsi il pane con il sudore della fronte.

Subito si solleva il can can mediatico. “Dire che governo non ha il consenso delle persone oneste offende milioni di lavoratori che nel Pd credono. Spiace che a farlo sia un sindacalista” ha detto il presidente del Pd Matteo Orfini, mentre Ernesto Carbone, della segreteria del partito ha chiesto a Landini di “chiedere scusa a 12 milioni di italiani”.Landini ha cercato di correggere il tiro, ma la “frittata” ormai era fatta.

E tuttavia, Napoli ha rappresentato, ancora una volta, una splendida giornata di lotta. La sostanza, al di là delle parole più o meno fraintese, è che la Fiom punta ancora dritta a testa bassa contro l’esecutivo. – “Al Governo diciamo con fermezza e con calma che può mettere tutte le fiducie che vuole e può fare tutti i decreti che gli pare, ma noi questa volta facciamo sul serio e non ci fermeremo finché non saranno cambiati i provvedimenti”.
Il corteo, con più di ventimila presenze, e accompagnato dalla musica dei 99 Posse e’ partito da piazza Mancini e aprodato a piazza Matteotti, dove Landini è salito sul palco insieme al segretario confederale Cgil Franco Martini e ai rappresentanti dei precari precari. Da Pomigliano d’Arco e’ arrivata una delegazione di cassaintegrati Fiat a bordo di una limousine bianca con le fiancate decorate di scritte contro la riforma del lavoro; il tutto completato dallo striscione “Renzi e Marchionne alle catene, operai in paradiso”.
“Stiamo assistendo – ha aggiunto il leader Fiom – ad un tentativo pericolosissimo di far passare l’idea che pur di lavorare uno deve essere pronto ad accettare qualunque condizione”. Dopo Milano il 14, Napoli, oggi, e Cagliari martedì prossimo, il prossimo 27 novembre anche a Palermo i metalmeccanici della Fiom Cgil scenderanno in piazza. Lo sciopero durerà 8 ore. Nel capoluogo siciliano è in programma un corteo che partirà alle 9.30 da piazza Croci. In piazza Verdi poi il comizio di Roberto Mastrosimone, segretario della Fiom Sicilia, Michele Pagliaro, segretario della Cgil regionale e del segretario nazionale Fiom Maurizio Landini.
Per dare il senso della crisi del settore metalmeccanico in Sicilia basta guardare l’indotto dei petrolchimici. A Siracusa fino a qualche anno fa i metalmeccanici erano quasi 7.000 ora sono 2.500 e almeno altrettanti in cassa integrazione. A Gela dei 650 metalmeccanici dell’indotto della raffineria sono oggi in attività 200, 140 sono in cassa integrazione in deroga ma per 90 di questi è iniziata da pochi giorni la procedura di mobilità , altri 120 sono in cassa integrazione ordinaria.

Sulla polemica tra Renzi e Landini è intervenuto anche il segretario del Prc Paolo Ferrero, che invita il premier a “rendersi conto che i lavoratori non sono con lui per un motivo semplice: perchè il suo programma è un programma di destra, che aiuta le banche e i padroni e massacra chi non arriva a fine mese”. “Per questo lavoratori, disoccupati, giovani e precari -aggiunge Ferrero – stanno manifestando nelle piazze e scioperando contro i provvedimenti del governo. Ci auguriamo che la mobilitazione diventi sempre più larga e partecipata: bisogna mandare a casa Renzi”