Il PMLI tinge di rosso il corteo del 25 Aprile, guadagnandosi il consenso della piazza. La presidente dell’Anpi Sconza: “Ribellarsi al governo Renzi. Siamo caduti dalla padella alla brace” da: PMLI

Catania
Il PMLI tinge di rosso il corteo del 25 Aprile, guadagnandosi il consenso della piazza. La presidente dell’Anpi Sconza: “Ribellarsi al governo Renzi. Siamo caduti dalla padella alla brace”
Dal corrispondente della Cellula “Stalin” della provincia di Catania
Anche quest’anno gli antifascisti catanesi sono scesi in piazza il 25 Aprile: le compagne e i compagni della Cellula “Stalin” di Catania e dell’Organizzazione di Caltagirone hanno partecipato al corteo indetto dall’Anpi tingendolo di rosso con numerose bandiere e le magliette rosse del PMLI, attirando l’attenzione di molti manifestanti.
Nel documento di indizione l’Anpi provinciale denuncia chiaramente alcuni degli elementi che caratterizzano la politica neofascista e piduista che il governo Renzi sta portando avanti contro le masse lavoratrici e ciò che rimane dell’impianto istituzionale e costituzionale dello Stato democratico borghese: “Per legge ordinaria – si afferma nel testo in un passaggio che il PMLI condivide appieno – è stato violato l’articolo 1 della Costituzione con la cancellazione dello statuto dei lavoratori, l’articolo 33 che vieta il finanziamento pubblico delle scuole private e sbeffeggiato l’articolo 11 con gli interventi militari in Serbia, Iraq, Afghanistan ed in Libia. Un governo, eletto da un Parlamento dichiarato illegittimo dalla Corte Costituzionale, opera per una profonda demolizione del dettato costituzionale, nella direzione di un’inaudita concentrazione dei poteri in ristrette oligarchie”.
Durante tutto il lungo corteo, partito dalla centrale piazza Stesicoro, i compagni hanno distribuito i volantini “Facciamo rivivere lo spirito della Resistenza” che sono stati accolti con piacere dagli antifascisti, catanesi e non, con cui si sono intrattenuti. Ad essere apprezzati sono stati anche gli interventi al megafono fatti dai compagni durante il corteo, nei quali è stata ribadita la necessità di unirsi per lottare contro il nuovo fascismo che ha il volto di Matteo Renzi, la reincarnazione moderna e tecnologica di Mussolini e Berlusconi, che continua a calpestare la Costituzione al fine di completare il piano fascista della P2. I compagni hanno ricordato lo spirito della Resistenza che fu l’antifascismo, l’importante ruolo che ebbe l’URSS di Stalin per la sconfitta del nazi-fascismo e gli interventi fatti in questi anni dalla destra come dalla “sinistra” borghese per denigrare la Resistenza e criminalizzare i partigiani jugoslavi istituendo giornate della memoria per le vittime delle foibe. Lungo il tragitto ci si è fermati più volte per ricordare i partigiani catanesi scomparsi, in particolar modo Graziella Giuffrida, violentata e massacrata dai nazisti a soli 22 anni a Genova.
Il corteo si è concluso in piazza Dante con l’intervento della presidente dell’Anpi della provincia di Catania, Santina Sconza, che ha voluto ricordare il partigiano “Mitraglia”, nome di battaglia di Antonino Mangano, scomparso la sera prima, e le vittime dell’ultima strage di migranti, l’importanza di lottare contro il razzismo alimentato dal fascio-leghista Salvini e dal suo partito, contro gli interventi militari e per l’applicazione della Costituzione.
Nel suo discorso la presidente dell’Anpi ha attaccato frontalmente il governo Renzi. Rivolta al deputato Pd Giovanni Burtone ha esclamato: “Si ribelli al governo Renzi”; “lei deve ribellarsi a questo esecutivo che vuole stravolgere la Costituzione, frutto delle lotte partigiane”. E così ha proseguito: “Da molti anni c’è una riduzione delle libertà e della democrazia, pensavamo che con la caduta del governo di centro destra presieduto da Berlusconi ci fosse “un governo amico” che fermasse questa deriva, in realtà ci siamo sbagliati, siamo caduti dalla padella nella brace. Il mago Renzi ha fatto credere a tutti che la crisi economica fosse un male della Costituzione Italiana, delle sua forma di Stato e delle troppe libertà sindacali. Il disprezzo verso il sindacato, abolizione dell’articolo 18 dello statuto dei lavoratori, la sordità verso le opposizioni ci preoccupa molto. La storia insegna! Ecco perché occorre una nuova RESISTENZA.”
Ha poi aggiunto: “L’ANPI chiede l’apertura di un corridoio umanitario per l’accoglienza dei migranti, la distruzione dei barconi evita la morte per annegamento ma non quella di fame e sete nel deserto libico. Ricordiamo che le guerre che dilagano dalle coste del Mediterraneo passando dal medio fino l’estremo oriente sono causate dalle folli iniziative militari dell’ultimo ventennio in cui l’Italia è stata partecipe.” Infine ha salutato la vittoria contro il MUOS : “Ringraziamo tutti ma un grazie particolare alle mamme NO MUOS, una resistenza che può essere paragonata alle donne del ’45.”
Alcuni partiti, i centri sociali e altre organizzazioni con in testa Rifondazione Comunista, hanno deciso di non confluire in piazza Dante con l’Anpi ma di staccarsi per non condividere la giornata di lotta con le istituzioni ed il PD rompendo l’unità antifascista che in quella giornata era necessaria e scegliendo di non contestare l’amministrazione locale.
La nostra aspirazione di marxisti-leninisti è che sia il proletariato a mettersi alla testa della lotta antifascista contro i governo Renzi, in quanto unica classe a cui il potere politico spetti di diritto.
Siamo pienamente d’accordo con le valutazioni scritte a “Il Bolscevico” da un compagno simpatizzante secondo cui “l’interesse dimostrato da parte dei manifestanti verso il PMLI dimostra che parte di quegli ostacoli posti artificiosamente dalla borghesia per non farci incontrare con le masse cominciano a crollare, le sue critiche a Lenin, Stalin e Mao e l’equiparazione tra comunismo e nazismo cominciano a perdere il loro effetto. Le masse lavoratrici cominciano ad aver fiducia nei maxisti-leninisti, che aprono i loro occhi dicendo la verità”

 

29 aprile 2015

La festa della Liberazione a Catania di Patrizia Maltese

E’ stata una settimana intensa a Catania quella coincisa con l’anniversario della Liberazione dal nazifascismo. Tre gli appuntamenti più importanti: fra il primo – “Mappe di Resistenza femminile”, per ricordare e valorizzare il ruolo delle donne nella guerra partigiana, organizzato dall’Anpi insieme all’Associazione Città felice – e l’ultimo, la manifestazione unitaria del 25 Aprile, una vera festa bella e partecipata, forse il momento più intenso è stato quella della sera del 24: “Ponti di memoria antifascista, i giovani incontrano la Resistenza”, una sorta di consegna ideale del testimone alle generazioni future da parte di Nicolò Di Salvo, Antonino Mangano e Salvatore Militti, i soli tre partigiani rimasti in provincia di Catania.
A uno dei tre di tanto in tanto mancavano le parole, ma tutti e tre – nomi di battaglia Corsaro, Mitraglia e Smit – per tutta la sera, come un pentagramma su cui scrivere incessantemente la musica della Liberazione, hanno ripetuto quelle cinque parole: Costituzione, lavoro, scuola pubblica, sanità, democrazia. I loro regali a figli e nipoti ideali: il patrimonio frutto della Resistenza al nazifascismo.
E’ stata una serata speciale quella nel Palazzo della Cultura di Catania, promossa dall’Associazione Nazionale Partigiani D’Italia e patrocinata dal Comune, fortemente voluta con la passione di sempre dalla presidente dell’Anpi, Santina Sconza.
Serata di grande emozione, in cui i ricordi e i racconti dei tre partigiani si alternavano ai brani eseguiti dagli allievi del Liceo musicale Vincenzo Bellini e conclusa con la consegna ai tre padri della democrazia degli elefantini d’argento, massimo riconoscimento della città di Catania, da parte dell’assessore alla Cultura Orazio Licandro in rappresentanza dell’amministrazione comunale. Anche questo un momento particolare per Catania, che si risveglia da una lunga fase di vergogna dopo quasi un quindicennio di comunicazione impossibile con amministrazioni eredi di quel fascismo che aveva tolto la libertà e la pace all’Italia. A premiare i partigiani infatti è stato un assessore comunista. E lui stesso lo ha fatto notare: “Se appena un paio d’anni fa mi avessero detto che oggi sarei stato qui a conferire questo riconoscimento, non ci avrei creduto”.
Un assessore commosso, egli stesso da sempre tesserato dell’Anpi, come commossi erano tutti i presenti, nella sala piena, ad ascoltare Corsaro, Mitraglia e Smit e i loro ricordi, spesso “soltanto” dettagli che però hanno dato la misura esatta della tragedia di un regime che considerava i cittadini come sudditi da vessare e di cui condizionare persino le scelte personali, come fossero proprietà privata del fascismo. Dettaglio inedito, fra gli altri, quello della tassa sul celibato imposta agli uomini superati i 25 anni. E poi i racconti dalle montagne, le strategie belliche delle brigate partigiane e ancora quelle raccomandazioni: non lasciare che si stravolga la Costituzione, difendere i diritti sanciti dalla Carta fondamentale, primi fra tutti il lavoro e l’istruzione che – unici – danno dignità e libertà.
Parole risuonate anche l’indomani, al corteo con partiti, associazioni e sindacati del centrosinistra e, per la prima volta dopo tanto tempo, l’amministrazione comunale, rappresentata da Orazio Licandro in fascia tricolore e Rosario D’Agata soltanto con un ruolo diverso, quello di assessori appunto, rispetto a un appuntamento che li vede presenti ogni anno.