riProposta per una buona scuola da: Like @ Rolling Stone Mauro Presini

riProposta per una buona scuola

9 maggio 2014

La legge di iniziativa popolare “Una SeiUnaBravaScuolabuona scuola per la Repubblica” è una proposta di legge presentata nel 2006 (dopo aver raccolto ben 100.000 firme) ma i cui contenuti sono assolutamente innovativi.
Si tratta della proposta più ampia e organica mai prodotta dal mondo della scuola. Presenta l’esito di un dibattito e di un percorso che ha coinvolto in modo democratico migliaia di genitori, docenti e studenti di varie parti d’Italia, che hanno avuto così l’opportunità di riflettere e condividere un’idea di scuola composita e complessa.

In contraddizione con gli enunciati propagandistici di tutti i Governi che si sono succeduti, di attuare riforme condivise o “dal basso”, anche questa legge di iniziativa popolare, è stata “abbandonata in un cassetto”. Quegli stessi Governi che, ora come allora, dichiarano di voler fare riforme condivise, ascoltando il paese, non l’hanno mai discussa.
Per questo motivo il mondo della scuola lancia un appello ai parlamentari della Repubblica affinché sottoscrivano e ripresentino a loro nome la legge “Per una buona scuola per la Repubblica”, impegnandosi a portarla di nuovo all’attenzione del Governo e del Parlamento.

LA SCUOLA NELLA LEGGE:

intestaUna scuola pubblica, laica e pluralista: capace di garantire a tutte e tutti il diritto all’istruzione.
Risorse certe ed adeguate: il 6% del Pil, perché una buona scuola è la base della democrazia e del futuro di una società
Estensione dell’obbligo scolastico ai 18 anni.
Vivibilità delle classi e qualità della relazione educativa: non più di 22 alunni per classe e continuità didattica dei docenti.
Integrazione vera: dotazione organica aggiuntiva per il sostegno, l’alfabetizzazione, la lotta alla dispersione scolastica.
Programmi moderni, efficaci, condivisi.
Funzione docente: unicità, pari dignità, qualificazione.
Partecipazione di tutti alla gestione della scuola: rilancio ed estensione degli organi collegiali elettivi.
Autovalutazione delle scuole per un miglioramento continuo.
– Un piano straordinario di edilizia scolastica

Sul sito http://adotta.lipscuola.it/ il testo integrale della Legge, la sua storia, la campagna per rilanciarla
facebook.com/adottalalipscuola per condividere e seguire l’iniziativa

Contro la devastazione della scuola pubblica, rilanciamo la Legge di iniziativa popolare
per la buona scuola disegnata dagli art. 3, 33, 34 della nostra Costituzione.

Adottiamone le parole, le idee, le speranze, condividiamola e facciamola condividere
Vai e fai andare sul sito:

http://adotta.lipscuola.it/

Clicca sulla/e parola/e (max 3) che vuoi adottare e se vuoi spiegane brevemente il perché.
Facciamola diventare tutta colorata, poi cercheremo deputati che la riportino in Parlamento.

Italicum, peggio della Legge Acerbo voluta dal fascismo Fonte: paoloferrero.it

 

La proposta di legge elettorale avanzata da Renzi, Berlusconi e Alfano è peggio del Porcellum ed è più incostituzionale del Porcellum . Questo per due semplici motivi.

Innanzitutto, come il Porcellum la proposta Pd/Pdl è ipermaggioritaria e nei fatti non ha alcuna soglia minima per far scattare il premio. Semplicemente se il primo partito raggiunge il 35% il premio scatta automaticamente, se questa soglia non viene raggiunta il premio scatta dopo un ballottaggio. Quindi la distorsione della rappresentanza che la Corte Costituzionale ha ravvisato nel Porcellum è pienamente confermata dalla proposta Renzi.

Parimenti la possibilità dell’elettore di scegliere il proprio candidato continua a non esistere in quanto le liste elettorali, per quanto più corte, sono fisse ed insindacabili. Quindi anche il secondo rilievo di incostituzionalità sollevato dalla Corte non viene risolto dalla proposta Renzi .

Sin qui ci troviamo quindi di fronte ad una proposta che riproduce gli effetti del Porcellum e i vizi di costituzionalità dello stesso.

Esiste però un motivo preciso per cui il sistema elettorale proposto da Renzi e Berlusconi è peggiorativo del Porcellum . Nel caso del Porcellum la distorsione della rappresentanza riguardava nella sostanza il premio di maggioranza , cioè chi vinceva. Nella nuova legge elettorale proposta la distorsione si concentra invece anche – per certi versi soprattutto – su chi perde . La scelta di fare sbarramenti che partono dall’8%, ma che in realtà sono molto più alti, riduce nei fatti a 2 o 3 grandi partiti la possibilità di accedere alla rappresentanza istituzionale, mettendo fuori dal Parlamento tutti gli altri. La cosa che salta agli occhi è che questa esclusione non ha alcuna giustificazione: se il premio di maggioranza viene giustificato in nome della governabilità, che cosa giustifica il fatto che solo minoranze sopra l’8% possano entrare in Parlamento?

Il punto allora è questo: la logica di Renzi aggiunge all’assolutizzazione del tema della governabilità, quello della semplificazione autoritaria del sistema politico. Il sistema politico italiano nello schema di Renzi e Berlusconi diventa sempre più simile ad un consiglio di amministrazione di una azienda , in cui il “parco buoi” dei piccoli azionisti non ha mai voce in capitolo. È l’assolutizzazione del principio del governo da parte di minoranze oligarchiche con la riduzione al silenzio della maggioranza disorganizzata della popolazione . Oppure se volete una specie di campionato professionista senza retrocessioni e senza nuovi ingressi: chi ha i soldi per stare dentro il campionato ci rimane, ha il suo ritorno di immagine, e non rischia mai di entrare in concorrenza con chi dal campionato è escluso.

Ovviamente questa scelta non ha nulla a che vedere con la democrazia e la rappresentanza delle opinioni del popolo sovrano . L’idea di fondo è che una volta assunte le politiche di austerità come la strada obbligata di ogni governo, si tratta di impedire al popolo di organizzarsi per far valere le proprie ragioni e per costruire una alternativa. La cancellazione dalla rappresentanza parlamentare – e quindi anche dal circuito mediatico che a quella rappresentanza è connesso – diventa la strada maestra per cercare di confinare nella protesta le istanza alternative. Il nodo fondamentale non è più la governabilità – che come vediamo è garantita in tutta Europa da grandi coalizioni – ma l’espulsione dalla scena della comunicazione di massa di tutte le istanze che pongano il nodo dell’alternativa di sistema.

Non è un piccolo salto di qualità e rappresenta non solo la distruzione della democrazia nata dalla resistenza ma della democrazia tout court . Per avere un’idea, la famigerata legge Acerbo del 1924, varata dopo la marcia su Roma e fortemente voluta da Mussolini , determinò un risultato elettorale in cui il fascismo ebbe la maggioranza assoluta ma in cui ottennero seggi: Partito Popolare Italiano (9,01%, 39 seggi), Partito Socialista Unitario (5,90%, 24 seggi), Partito Socialista Italiano (5,03%, 22 seggi), Partito Comunista d’Italia (3,74%, 19 seggi), Liberali centristi (3,27%, 15 seggi), Opposizione costituzionale (2,20%, 14 seggi), Partito Repubblicano Italiano (1,87%, 7 seggi) e così via.

In altri termini, la legge prodotta da Renzi e Berlusconi è molto peggio della Legge Acerbo voluta da Mussolini dopo la marcia su Roma. Con le legge Renzi, Matteotti probabilmente non sarebbe mai stato assassinato, per il semplice motivo che non sarebbe stato eletto in Parlamento e non avrebbe mai potuto denunciare in quella sede le malefatte del regime. Forse è un problema che non riguarda solo i piccoli partiti.

Appello: Reddito garantito, occorre una «larga intesa» | Fonte: Bin Italia

Dinanzi all’immobilismo sulla questione sociale dimostrata dalle larghe intese attualmente al Governo diviene urgente promuovere una «larghe intesa sociale e politica» per introdurre un reddito garantito in Italia: qui e ora.

Inutile insistere sulla cruda realtà delle statistiche: un quarto della popolazione sospesa tra esclusione e marginalità sociale, un tasso di disoccupazione giovanile al 40%, circa tre milioni di disoccupati, per non considerare i milioni di «scoraggiati» che neanche si affacciano più al «mercato del lavoro», tutte e tutti senza alcuno strumento di sostegno al reddito.

In questi mesi il Governo non è stato capace di adottare nessuna misura utile ad arginare l’esplodere di una questione sociale che peggiora continuamente, nel sesto anno di crisi sociale ed economica, acuita dalle misure di austerità assunte dalle politiche pubbliche. L’Italia ha così guadagnato il triste primato di avere, tra i 28 paesi dell’Ue, il tasso maggiore di incremento della popolazione a rischio di esclusione sociale e si avvia a rimanere l’unico Paese senza una forma di garanzia universalistica dei «bisogni primari».

Negli stessi mesi sono state presentate alle Camere tre proposte di legge per l’introduzione di una qualche forma di reddito garantito (cfr. il manifesto 15 novembre 2013). Parlamentari del Partito Democratico ed i gruppi di Sinistra Ecologia e Libertà e del Movimento 5 Stelle hanno depositato tre distinti progetti di legge in favore di misure che in qualche modo hanno a che fare con il reddito minimo garantito.

È il momento che queste tre proposte diano vita ad una concreta, unica, iniziativa in favore di un reddito minimo garantito, che permetta di introdurre, realmente, una prima tutela delle persone a rischio povertà, esclusione sociale determinata dall’aggravamento della precarietà di vita. Una misura capace di agevolare l’autodeterminazione individuale e investire sulle possibilità di miglioramento delle condizioni sociali, culturali, economiche delle donne e degli uomini. L’Unione europea si avvia, peraltro, ad introdurre parametri sociali di valutazione delle politiche economiche nazionali che potrebbero costare all’Italia, stante l’inerzia sul fronte del contrasto alla povertà, sanzioni molto gravi come l’esclusione dalle risorse del Fondo Sociale Europeo.

Nella primavera scorsa inoltre circa 170 associazioni, raccogliendo oltre 50mila firme, hanno presentato una proposta di legge di iniziativa popolare per l’istituzione del reddito minimo garantito. Da tempo in molte manifestazioni di movimenti sociali, studenteschi, di precari-e e disoccupate/i la richiesta di un reddito garantito è tra le prime ad essere urlate. Una dimostrazione che nel Paese e in diversi settori sociali e della società civile l’introduzione di questa misura è già largamente sentita e condivisa.

Lanciamo quindi un appello perché le forze politiche ed i singoli parlamentari sensibili al tema convergano su un’unica proposta legislativa, determinando una “larga intesa parlamentare per il reddito garantito” che si misuri con i numeri necessari per giungere finalmente ad approvare una proposta di legge, la più universalistica, garantista e inclusiva possibile.

Una «larga intesa» in grado spostare l’asse delle politiche di austerity verso la definizione di nuovi diritti, a partire dal reddito garantito.

Consiglio direttivo Basic Income Network – Italia

Spagna, in arrivo una legge per imbavagliare gli indignados | Fonte: Il Manifesto | Autore: Giuseppe Grosso

Il governo conservatore del Partido popular teme il dissenso e porterà in parlamento una proposta di legge studiata per mettere il bavaglio alle proteste, che in Spagna si susseguono sempre più numerose.
Nell’ultimo anno, infatti, non solo indignados, ma anche medici, studenti, professori e lavoratori della pubblica amministrazione sono scesi ripetutamente nelle piazze del paese per dire no alle politiche di austerità che il governo sta applicando in tutti i settori. Una tendenza che, però, potrebbe cambiare drasticamente.
+Se il pacchetto di norme «per la sicurezza cittadina» firmato dal ministro degli Interni Jorge FernándezDíaz dovesse passare (com’è probabile), partecipare a una manifestazione potrebbe, infatti, costare molto caro: da 30mila a 600mila euro, nel caso, ad esempio, di una protesta non autorizzatanei pressi diun edificio istituzionale.
Una misura, questa, disegnata ad hoc, per impedire che si ripetano le manifestazioni che l’anno scorso, in più occasioni, hanno radunato alle porte del parlamento migliaia di cittadini.
Ma i 55 articoli che, se approvati, sostituiranno la normativa socialista del 1992, prevedono dure sanzioni amministrative per quasi ogni tipo di protesta: gli escraches – i presidi pacifici sotto casa dei politici – saranno considerati un’infrazione grave dell’ordine pubblico e potranno essere multati anch’essi fino a 600.000 euro, in quanto, secondo il ministro, «atti minacciosi che si collocano al margine della legge pur non essendo finora classificati come reati».
Inoltre, con il fine implicito di prevenirli, la nuova normativa concede alla polizia la facoltà di istituire zone di sicurezza inaccessibili a mezzi e persone. Una limitazione delle libertà personali che i socialisti del Psoe hanno definito «un calcio in bocca alla democrazia degno di altri regimi».
A un mese dalla denuncia del commissario europeo per i diritti umani Nils Muinieks, che aveva richiamato il governo spagnolo «per l’uso eccessivo della forza durante le manifestazioni cittadine», arriva anche il giro di vite anche sulla diffusione di immagini riguardanti le forze dell’ordine.
La nuova normativa – che stride anche con il recente caso di ottopoliziotti catalani imputati, proprio grazie a un video, per la morte di un ragazzo a Barcellona – prevede multe di svariate migliaia di euro per chi diffonda foto, riprese o dati personali di agenti di polizia con la finalità di violare la loro privacy o di compromettere il loro operato.
Amnesty International, già a gennaio, aveva sollevato perplessità questo punto, recapitando le sue proteste al ministero degli Interni insieme a 60.000 firme per chiedere un’inchiesta sulla repressione della polizia durante l’accerchiamento del parlamento del 25 settembre del 2012.
«Con questa misura- ha dichiarato Ricardo Sixto di Izquierda Unida – il governo vuole dare una veste legale alla condotta violenta delle forze dell’ordine». «Tuttavia – ha proseguito il deputato -non bisogna dimenticare che la volontà di mettere la sordinaalle proteste,si scontra con la costituzione, che garantisce il diritto a manifestare».
Un diritto che, comunque, esce ridimensionato dal testo della proposta di legge, che il governo è già pronto ad attuare: nell’ultima finanziaria il budget del ministero degli Interni è stato aumentatodell’1,3%, in controtendenza rispetto agli altri dicasteri, che hanno subito, in totale, un taglio alle risorse economiche pari al 4,7%.