F35. Rete disarmo: “Riduzione spesa dell’1% non cambia verso” | Fonte: redattoresociale.it

“Esagerato parlare di revisione del programma dell’acquisto degli F35 considerando che si tratterebbe di una decurtazione che corrisponde a poco più dell’1 per cento del costo totale”. Dopo gli annunci del governo di Matteo Renzi relativamente alle coperture dello sgravio fiscale Irpef la campagna “Taglia le ali alle armi” commenta così il possibile taglio di 150 milioni del programma italiano per i cacciabombardieri. “Il taglio annunciato di 153 milioni di euro corrisponderebbe a poco più di un aereo – spiega una nota della campagna – che alle stime attuali ha un costo di circa 135 milioni  di euro o a circa l’1,5 per cento di quanto ci rimane ancora da spendere con un piano di acquisto di 90 aerei”

Per i responsabili della campagna, inoltre, “occorre verificare se questa decisione configuri davvero una variazione in riduzione del capitolo di bilancio destinato ai caccia F-35 oppure se si tratti solo di una semplice ripianificazione negli acquisti. In questo secondo caso non si avrebbe dunque un reale risparmio ma solo uno spostamento nel tempo, con vantaggi di bilancio solo sul 2014 e nessun impatto vero su un’effettiva riconsiderazione del programma JSF”. Per tale ragione, la campagna Taglia le ali alle armi chiede “che siano esplicitate con chiarezza le modalità tecniche concrete con cui verrà dispiegata questa decisione, che comunque riguarda una percentuale minima della spesa, in particolare per quanto riguarda le indicazioni da fornire al Segretariato Generale della Difesa. Abbiamo infatti già visto in passato come decisioni politiche e Parlamentari sono state disattese nella pratica da interpretazioni amministrative”.

Secondo i responsabili della campagna, però, “l’ipotesi è che si stia parlando solo del congelamento dei contratti relativi al Lotto 10 del programma, con continuazione dei Lotti 8 e 9 già portati avanti nel recente passato con mancato rispetto delle mozioni parlamentari del 2013. Se così fosse la scelta sarebbe doppiamente sbagliata: si continuerebbe un acquisto non “permesso” confermando aerei comportanti poi ulteriori costi a breve e si andrebbero a comprare velivoli dei lotti tecnicamente meno maturi. Una scelta che dovrebbe dunque paradossalmente preoccupare anche chi è favorevole a comprare nuovi aerei militari”. Per queste ragioni, conclude la nota,  “non si può considerare un vero “cambio di verso” sulla questione dei caccia F-35. La decisione presa si configura piuttosto come un tentativo di recuperare indiscriminatamente fondi per coprire altri interventi economici, senza andare a fare un ragionamento profondo e complessivo sulle enormi ed inutili spese militari”.