Quirinale, case in ‘concessione’ a funzionari. Prezzi? Un sesto del mercato da: il fatto quotidiano

L’articolo 3 dell’ultimo decreto della Presidenza della Repubblica stabilisce nuovi canoni per il personale del Segretariato generale: un appartamento di 100 mq ora costa 360 euro al mese. Durante la presidenza Napolitano era gratis
di Valeria Pacelli | 16 agosto 2015

Sapete quanto costa abitare in via della Dataria, la salita in pieno centro di Roma che sbocca in piazza del Quirinale? Trecentosessanta euro al mese per un appartamento di cento metri quadri. Non è però una “concessione” accessibile a tutti. Canoni così vantaggiosi se li può permettere solo il personale del Segretariato generale del Quirinale. Durante la Presidenza Napolitano, quegli appartamenti erano gratuiti. Adesso con il nuovo inquilino al Colle, Sergio Mattarella, si è deciso a far pagare un canone mensile.

Ma perchè i funzionari hanno diritto a quelle case? Per questioni di reperibilità: devono abitare vicino all’ufficio, proprio per quelle mansioni la cui “continuità di servizio è ritenuta strettamente necessaria per il buon andamento e l’efficienza dell’Amministrazione e per le quali le esigenze di reperibilità e di flessibilità nonché di prolungamento della presenza in servizio oltre l’orario di lavoro assumano carattere di ordinarietà”. C’è scritto così nell’articolo 3 dell’ultimo decreto della Presidenza della Repubblica firmato prima della pausa estiva, il 6 agosto. In altre parole dice che possono avere la “concessione” (non l’affitto, le parole sono importanti) dei preziosi immobili i funzionari del Quirinale, a prescindere che già abbiano o meno una casa a Roma, ma solo perché devono essere sempre a portata di mano, anche oltre l’orario di ufficio.
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Il decreto diventerà esecutivo il primo settembre e poi si deciderà a chi destinare i 58 appartamenti. Questi fanno parte dei Fabbricati di San Felice e di Martinucci, delle Scuderie da Tiro e del Palazzo Sant’Andrea. Case che si trovano lungo la salita di Montecavallo e in via della Dataria, che si affacciano proprio nella stessa piazza del palazzo del Quirinale. Oltre ai dipendenti del Segretariato generale, le case sono destinate, ma ad uso foresteria, anche “ai consiglieri del presidente della Repubblica, che svolgano attività di diretta collaborazione alle funzioni del presidente della Repubblica”.

In alcuni casi le unità immobiliari sono molto grandi. Come l’appartamento nella salita di Montecavallo di 191 metri quadri con 135 metri di terrazza. In questo caso, il funzionario pagherà 1.580 euro al mese. Invece una casa di 222 metri quadri in via della Dataria costerà circa mille euro al mese. Insomma, un affare considerando la posizione, la metratura e il fatto che appartamenti in pieno centro di Roma per gli affitti vengono valutati almeno 24 euro al metro quadro (per una spesa mensile, quindi, di almeno 2400 euro per un appartamento di cento mq). A regolare il canone è l’articolo 8 del decreto che spiega:

“L’ammontare del canone mensile di concessione è calcolato come segue: 3,6 euro al metro quadrato, per i primi cento metri quadrati; 5,4 euro al metro quadrato, per i metri quadrati eccedenti i primi cento”. Inoltre gli assegnatari di alloggi possono “usufruire di un posto auto per il parcheggio di auto di proprietà di un componente del nucleo familiare convivente. Possono chiedere di usufruire di un secondo posto auto”. Anche qui si va al risparmio: il secondo parcheggio verrà pagato 150 euro al mese. “È una novità rispetto al passato – spiegano dal Quirinale – Finora le case veniva date gratuitamente. Si pagavano solo le bollette. Per noi è opportuno avere una serie di funzionari e operatori a portata di mano. Devono essere reperibili. Ora pagano anche un canone”.

Se il decreto sugli alloggi di servizio riguarda il personale del Segretariato generale, non devono disperare gli altri dipendenti del Colle. All’articolo 12 si spiega che anche nel caso in cui il dipendente non faccia parte del Segretariato, ma abiti già in quelle case, ci può comunque restare fino al 2018. In questo caso vengono applicati canoni diversi. Ad esempio, la casa di cui parlavamo sopra, di 191 metri quadri e terrazzo di 135 metri quadri, costerebbe agli altri dipendenti per il 2016 un canone mensile di 1250 euro, per il 2017, invece, 2500 euro. Infatti, per loro ci si basa su alcune percentuali calcolate sui canoni stabiliti dalla legge 431 del 1998, sulla locazione degli immobili. Dopo l’introduzione di queste nuove norme, qualcuno teme di non rientrare nella nuova distribuzione degli alloggi di servizio che ci sarà dopo le vacanze estive. Su chi abiti già in quelle case però c’è il massimo riserbo. Mancano i nomi anche sui citofoni. Al portone di via della Dataria c’è un cartello dove si rimanda al civico 96: l’ingresso del Quirinale. Casa degli italiani. Ma alcuni sono più italiani degli altri.

da il Fatto Quotidiano del 15 agosto 2015

Prima Pagina Donne (12-18 gennaio 2015) da: ndnoidonne

Emma Bonino e la dichiarazione sulla sua malattia,Valeria Fedeli Presidente del Senato protempore, il ritorno di Greta e Vanessa ..la Kostner e la sospensione …dalle gare

inserito da Paola Ortensi

3 Prima Pagina Donne (12-18 gennaio 2015)

La maggioranza degli articoli dell’inizio settimana, non potevano che essere ancora concentrati sul drammatico attentato di Parigi, con tutti i collegamenti e gli eventi che questi hanno comportato compresi i funerali di tutte le vittime e ancora la decisione di Charlie Hebdo di uscire in milioni di copie con una nuova copertina su Maometto; quando la “cronaca” italiana ci ha richiamate/i in Patria per una notizia che seppure ha tenuto la prima pagina non per molto ha colpito a fondo, sviluppando una forte emozione. Il riferimento è ad Emma Bonino che ha voluto comunicare ufficialmente di avere un tumore ai polmoni e che per questo avrà bisogno di dedicare del tempo a curarsi. La notizia è arrivata in un momento non qualunque ed assumendo così un significato ed un valore in più rispetto allo stile di vita della Bonino. Le dimissioni di Napolitano hanno aperto la campagna, di fatto, per la sua successione ed è noto come il nome della Bonino poteva e anzi sicuramente sarebbe stato tra le proposte con un ampio spettro di consensi. Il suo annuncio ha assunto così non solo l’informazione di un avvenimento di vita per lei definibile come una nuova battaglia ma l’aver voluto bloccare qualunque ipotesi di proposta di candidatura per la Presidenza della Repubblica. Non volendo rinunciare a dire che sarei stata felice, credo insieme a tante/i altre/i di vederla candidata e magari eletta oggi non possiamo che inviarle tutti gli auguri possibili di curarsi bene e farcela a vincere la malattia.

E’ comunque proprio la vicenda iniziata della futura elezione del Presidente che ha evidenziato il protagonismo di un’altra donna: la senatrice Valeria Fedeli divenuta Presidente vicaria del Senato in contemporanea alla funzione assunta dal Presidente del Senato Grasso, di supplente di Napolitano fino all’elezione del nuovo Presidente, ipotizzata per la fine di gennaio o forse i primi giorni di febbraio. Il protagonismo femminile a cui assistiamo grazie anche al notevole numero di ministre, continuo a pensare e a sperare che mostri uno stile originale e apprezzabile di gestione del ruolo. Questo nonostante sia proprio la vittoria, riguardante le elezioni regionali di primavera, alle primarie liguri del PD, di una donna ad avere spinto Coferrati alle dimissioni dal Partito accusando la candidata di avere usato metodi scorretti nella promozione dei votanti; candidata che comunque ha vinto nonostante ben 13 sezioni siano state dichiarate irregolari. Lasciamo Coferrati e Raffaella Paita in Liguria in una vicenda triste e preoccupante per le conseguenze generate e per le motivazioni del conflitto.

La liberazione delle due ragazze Greta e Vanessa, grazie al lavoro del Ministero degli Esteri è divenuta la notizia, non solo, purtroppo, per la felicità che dopo sei mesi ha generato il risultato ma anche per le polemiche che si sono sviluppate circa il presunto riscatto che l’Italia avrebbe pagato. Le giovani sono state accusate di incoscienza e anche di una serie di sospetti sulla vera natura del loro viaggio e della loro ONG. Ad annebbiare la gioia del loro ritorno tutta una serie di illazioni sul riscatto e sull’opportunità di pagarlo. Devo dire che sono contenta che siano tornate e allora, bisognerebbe accettare anche le modalità con cui questo è avvenuto cercando di non lasciarsi andare a quell’ipocrisia dilagante per cui: si plaude al ritorno ma ci si allarga a ogni critica possibile, senza il coraggio di dire cosa si sarebbe dovuto fare. Lasciarle lì? Greta e Vanessa hanno chiesto scusa alle famiglie e agli Italiani di avere creato tanti problemi e di questo le ringraziamo e speriamo che questa esperienza sia loro utile per decidere al meglio come guardare nel futuro. I pericoli che hanno corso speriamo gli abbiamo insegnato a ponderare meglio le loro decisioni che fin ora sono state anche sicuramente condizionate dalla giovane età. Discussioni e considerazioni di certo non sono finite qui e ci sarà modo di tornarci sopra.

Le notizie più importanti hanno quasi sempre o dovrebbero avere la possibilità di essere seguite ed accompagnate. E lo facciamo per il viaggio nello spazio di Samantha Cristoforetti che dopo il commovente saluto di capodanno con Napolitano sappiamo che è sembrato aver avuto insieme ai suoi compagni dei problemi, che hanno destato preoccupazione circa la navetta spaziale. Tutto si è risolto per il meglio, come ci informano, e noi le inviamo i nostri saluti continuando a seguire la sua magnifica avventura nello spazio.

E di avventura si tratta anche se parliamo della sospensione dalla possibilità di partecipare all’attività agonistica per Carolina Kostner, trovata colpevole per aver coperto il suo, al tempo, fidanzato, accusato di far uso di sostanze proibite; e per questo sospesa per un tempo così lungo da mettere a rischio la sua magnifica carriera di pattinatrice sul ghiaccio. E così mentre ancora una volta il mondo si contorce e gira su se stesso offrendo notizie tante e diverse, realtà per realtà che vedono le donne in crescita nel loro protagonismo e nella loro turbolenta ricerca di un posto adeguato e rispetto alle loro aspirazioni a tutto campo nella società, a Roma apre il salone della sposa. Abiti bellissimi, ed un offerta sempre più ricca di modalità per affrontare il matrimonio al meglio in tutti i suoi particolari; il giorno immaginato da molte giovani come il più bello e come la realizzazione di un sogno o magari della propria favola, ci ricordano la complessità delle aspirazioni e desideri che incrociano e forse lo sarà sempre le tante facce di una vita completa fatta di risposte ai percorsi che tutte/i facciamo nella realizzazione della nostra completezza di vita.

Come altre volte una notizia merita una citazione fuori sacco pur riportandola schematicamente, consapevoli del grande spazio che ha sull’informazione e convinta che valga la pena di essere però letta e meditata. Papa Francesco nel suo viaggio nelle Filippine accompagnato dal successo comprovato da milioni di presenze, come è noto, nel viaggio, interrogato dai giornalisti sui fatti di Parigi, dopo aver condannato senza mediazioni chiunque pensi di dare la morte in nome di Dio, ha aggiunto che: se il suo amico offendesse la sua mamma lui gli darebbe un pugno. L’enormità delle interpretazioni che ne sono seguite meritano che ognuno pensi in proprio davanti ad un esempio apparentemente così semplice e immediato secondo lo stile di questo Papa ma così denso di stimoli a riflettere, non credo a caso, partendo proprio dalla” parola”: mamma.

Ipocrisia istituzionale da: antimafia duemila

esposito-ciani-processo-trattativaComportamenti nefasti dei giudici “parrucconi” di fronte alla Corte d’Assise di Palermo

di Giorgio Bongiovanni – 18 luglio 2014
Ieri di fronte alla Corte d’Assise di Palermo presieduta da Alfredo Montalto abbiamo assistito con sconcerto al comportamento ipocrita, deleterio e antipopolare di alcuni rappresentanti dei più elevati gradi istituzionali della magistratura italiana e della gerarchia del Quirinale. Abbiamo dovuto assistere alla testimonianza di giudici “parrucconi” che non ricordano, negano e poi ammettono, dicono di non essere a conoscenza di vicende cui viene chiesto conto, per poi fornire alla Corte lettere in cui è palesemente provato il contrario. In sostanza, atteggiamenti farisaici, di chi cioè “presenta caratteristiche di ipocrisia attribuite originariamente ai farisei”, di chi è “doppio, falso, ipocrita” nel tentativo di giustificare le loro azioni.
Abbiamo poi assistito all’interrogatorio dei pubblici ministeri capitanati dal procuratore capo Francesco Messineo, alle domande incalzanti del sostituto Nino Di Matteo e dell’aggiunto Vittorio Teresi, i quali chiedevano conto a codeste autorità dei comportamenti da loro assunti in favore dell’ex ministro Nicola Mancino, imputato al processo trattativa Stato-mafia. Comportamenti penalmente non rilevanti ma certamente errati di fronte all’etica e alla responsabilità per aver cercato di assecondare le sue insistenti richieste presso la Presidenza della Repubblica, il Procuratore generale della Cassazione e il Procuratore nazionale antimafia.

Abbiamo ascoltato il procuratore generale Ciani che ha definito la lettera di aiuto di Mancino “irricevibile ed irrituale”, il quale alla domanda del pubblico ministero sulle ragioni per cui non aveva riferito la vicenda in questi termini alla Presidenza della Repubblica sbotta: “Ci sono anche dei motivi di cortesia istituzionali da rispettare. Se avessimo fatto ciò, seppur riferendoci alla lettera di Mancino ma comunque da noi ricevuta attraverso il Quirinale, avrei commesso uno sgarbo istituzionale. Sarebbe stata una critica all’operato della Presidenza della Repubblica”. Risposte da regime dittatoriale.
Abbiamo infine toccato con mano l’atteggiamento di questi giudici “parrucconi” quando hanno di fronte altri magistrati che cercano insistentemente la verità, che nel farlo si avvicinano agli indicibili accordi stretti tra mafia, istituzioni ed alti vertici di potere e svelano immancabilmente scelte e comportamenti che molti interessi vorrebbero invece occultare. Loro, i “parrucconi”, di fronte a questi magistrati mai si sono serviti del loro potere per sostenerli, al contrario li ostacolano, dimenticano, sono nella migliore delle ipotesi indifferenti mentre si muovono nel segreto per andare incontro a richieste di aiuto “irricevibili ed irrituali”. Non c’è trasparenza di fronte ai cittadini che ieri assistevano al loro interrogatorio. Non sono questi i giudici che la società civile può riconoscere come veri rappresentanti dei principi della Costituzione. Lo saranno solo nel momento in cui vorranno dire tutta la verità.