ISIS e Stati Uniti: La propaganda delle decapitazioni da:www.resistenze.org – cultura e memoria resistenti – linguaggio e comunicazione – 30-09-14 – n. 513


James Petras | petras.lahaine.org
Traduzione per Resistenze.org a cura del Centro di Cultura e Documentazione Popolare

26/09/2014

Introduzione: Per superare la massiccia opposizione pubblica statunitense e mondiale a nuove guerre in Medio Oriente, Obama si è affidato ai raccapriccianti video su internet della macellazione di due ostaggi americani, i giornalisti James Foley e Steve Sotloff, mediante decapitazione. Questi brutali omicidi sono stati il principale strumento di propaganda di Obama per stabilire una nuova agenda di guerra in Medio Oriente: una manna per il suo casus belli!

Questo spiega le minacce del governo USA di procedimento penale contro le famiglie di Foley e Stoloff quando hanno cercato di riscattare i loro figli prigionieri dell’ISIS.

Con i mass media americani che mostravano ripetutamente le teste mozzate di questi due uomini indifesi, l’indignazione pubblica e il disgusto hanno suscitato appelli ad un coinvolgimento militare Usa per fermare il terrore. Leader politici Usa e dell’UE hanno presentato le decapitazioni di ostaggi occidentali da parte del cosiddetto Stato islamico (ISIS) come una minaccia diretta e mortale per la sicurezza dei civili negli Stati Uniti e in Europa. L’immaginario evocato è stato quello di terroristi senza volto vestiti di nero, armati fino ai denti, che invadevano l’Europa e gli Stati Uniti e che giustiziavano famiglie innocenti, imploranti salvezza e pietà.

Il problema con questo schema di propaganda non è la malvagità e i crimini brutali compiuti dall’ISIS, ma il fatto che il più stretto alleato di Obama nella sua settima guerra in sei anni è l’Arabia Saudita, un regno ripugnante che decapita abitualmente i suoi prigionieri in pubblico senza alcun processo giudiziario riconoscibile come equo secondo gli standard civili: a meno che “confessioni” ottenute sotto tortura non siano adesso una norma occidentale. Nel mese di agosto 2014, quando l’ISIS ha decapitato due prigionieri americani, Riyadh decapitava quattordici prigionieri. Dall’inizio dell’anno, la monarchia saudita ha staccato la testa dal collo a 46 prigionieri e ha mozzato braccia e membra a molti altri. Durante la recente visita di Obama e Kerry in Arabia Saudita, orrende decapitazioni sono state mostrate pubblicamente. Queste atrocità non hanno offuscato il luminoso sorriso sul volto di Barak Obama mentre passeggiava con i suoi gioviali carnefici reali sauditi, in netto contrasto col volto severo e arrabbiato del presidente degli Stati Uniti mentre presentava l’uccisione dei due americani da parte dell’ISIS come pretesto per bombardare la Siria.

I mass media occidentali tacciono di fronte alla pratica comune nel regno saudita della decapitazione pubblica. Non una tra le principali reti d’informazione, la BBC, il Financial Times, il New York Times, il Washington Post, NBC, CBS e NPR, ha messo in discussione l’autorità morale di un presidente degli Stati Uniti che si pronunzia nella condanna selettiva dell’ISIS mentre ignora le decapitazioni e le amputazioni ufficiali dello stato saudita.

Decapitazione e smembramento: con le spade e con i droni

I video su internet dell’ISIS che mostrano desolati prigionieri occidentali vestiti di arancione e le loro teste mozze hanno evocato un diffuso sgomento e paura. Viene ripetutamente detto: “L’ISIS ci sta venendo a prendere!” Ma le azioni criminali dell’ISIS contro ostaggi indifesi sono pubblicamente accessibili. Non possiamo dire lo stesso per le decapitazioni e gli smembramenti delle centinaia di vittime degli attacchi dei droni statunitensi. Quando un drone spara i suoi missili su una casa, una scuola, su un bacchetto di matrimonio o un veicolo, i corpi delle persone vengono smembrati, dissolti, decapitati e bruciati rendendoli irriconoscibili: tutto tramite telecomando. La carneficina non viene videoregistrata o diffusa per il consumo di massa da sua eccellenza Obama. In effetti, le morti di civili, anche se riconosciute, sono derubricate a “danno collaterale” mentre i resti vaporizzati di uomini, donne e bambini vengono descritti dalle truppe americane come “schiuma rosa”.

Se la brutale decapitazione e lo smembramento di civili innocenti è un crimine capitale che dovrebbe essere punito, come credo che sia, allora sia l’ISIS che il regime di Obama e i suoi leader alleati dovrebbero andare davanti ad un tribunale popolare per crimini di guerra nei paesi in cui si sono verificati i crimini.

Ci sono buone ragioni per considerare lo stretto rapporto di Washington con i reali sauditi tagliatori di teste, come parte di un’alleanza molto più ampia con spaventose brutalità. Per decenni, le agenzie anti-droga e le banche Usa hanno lavorato a stretto contatto con i criminali cartelli della droga in Messico sorvolando sulle loro famigerate pratiche di decapitare, smembrare ed esibire le loro vittime, fossero esse civili locali, giornalisti coraggiosi, poliziotti catturati o migranti in fuga dal terrore del Centro-America. I famigerati Zetas e i Cavalieri Templari si sono introdotti nei più alti livelli dei governi federali e locali messicani, trasformando i funzionari statali e delle istituzioni in clienti sottomessi e obbedienti. Oltre 100.000 messicani hanno perso la vita a causa di questo “Stato nello Stato”, un “ISIS” in Messico, solo “a sud del confine”. E proprio come l’ISIS in Medio Oriente, i cartelli ottengono le loro armi dagli Usa importandole proprio attraverso i confini del Texas e dell’Arizona. Nonostante questo raccapricciante terrore sul versante sud degli Usa, le principali banche del paese, tra cui Bank of America, Citibank, Wells Fargo e molte altre hanno riciclato miliardi di dollari di profitti della droga per i cartelli. Ad esempio, la scoperta di 49 corpi decapitati collettivamente nel maggio 2014 non ha spinto Washington a formare una coalizione mondiale per bombardare il Messico, né l’ha indotto ad arrestare i banchieri di Wall Street per aver riciclato il “sanguinoso bottino dei tagliatori di teste”.

Conclusione

L’isterica e quanto mai selettiva rappresentazione dei crimini dell’ISIS fatta da Obama costituisce il pretesto per lanciare un’altra guerra contro un paese a maggioranza musulmana, la Siria, tenendo al riparo il suo stretto alleato, il real tagliatore di teste saudita dallo sdegno dell’opinione pubblica Usa. I crimini dell’ISIS sono diventati un’altra scusa per lanciare una campagna di “decapitazione di massa con droni e bombardieri”. La propaganda contro un crimine ai danni dell’umanità diventa la base per perpetrare crimini contro l’umanità ancora più gravi. Molte centinaia di civili innocenti in Siria e in Iraq saranno smembrati dalle bombe “antiterrorismo” e dai droni sguinzagliati da un’altra delle “coalizioni” di Obama.

La ferocia localizzata dell’ISIS sarà moltiplicata, amplificata e diffusa dalla “coalizione dei volenterosi decapitatori” diretta dagli Usa. Al terrore dei tagliatori di teste incappucciati sul terreno si risponderà con il moltiplicato terrore aereo delle controparti senza volto, mentre si nascondono con cura le teste che rotolano sulle pubbliche piazze di Riyadh o i corpi senza testa esposti lungo le strade del Messico… e soprattutto ignorando le vittime nascoste dell’aggressione statunitense-saudita nelle città e nei villaggi della Siria.