La brutta fine dell’euro nello scontro sempre più duro tra Draghi e i tedeschi Autore: fabio sebastiani da: controlacrisi.org

 

Più che di deflazione è più corretto parlare di prolungata bassa inflazione. Se la cava così Mario Draghi nel discorso al Forum della Suddeucht zeitung in un momento molto delicato della sua carica di governatore dell’Eurotower. E lo scontro con i tedeschi, che per bocca della Merkel chiudono addirittura sulla richiesta di riduzione delle esportazioni, si fa sempre più aperto. Davanti a loro Draghi ha insistito molto sul concetto di inflazione bassa, anche perché, realisticamente parlando, è l’unica arma da sfruttare in questo momento, per liberarsi dal piombo di una politica monetaria dominata dalle paure inflazionistiche della Germania.

Inflazione, occasione da sfruttare: deflazione permettendo
Alla Bce “quando vediamo segni di inflazione troppo bassa dobbiamo agire con la stessa determinazione di quando vediamo segni di inflazione troppo alta”, ha argomentato. La domanda da farsi è se ce la farà davvero la Bce a completare il suo progetto per la ripresa attraverso maggiori stimoli alle banche prima che arrivi l’ondata di deflazione a travolgere la fragile diga costruita da un anno a questa parte. Un anno passato a foraggiare le banche e, parallelamente, ad aggredire il costo del denaro fino al limite dell’ira da parte dei tedeschi. Un’ira che il presidente della Bundesbank Jens Weidmann esprime tutta in un’intervista al settimanale ‘Die Zeit’, sottolineando che se la Bce ha sì fatto cio’ che era necessario, ma “adesso un altro allentamento della politica monetaria non serve”. Il presidente della Bundesbank spiega, usando tutta la diplomazia di cui è capace, che “il Consiglio della Bce ha appena allentato ulteriormente la politica monetaria”, per questo non ritiene “opportuno annunciare gia’ il prossimo passo”. E il prossimo passo saranno i cosiddetti tassi negativi, ovvero il massimo stimolo possibile alle banche nel prendere denaro per immetterlo nell’economia reale.La Buba segna il confine a Draghi
Weidmann sottolinea che l’Eurotower ha ancora altre frecce al suo arco, ma sconsiglia dal loro impiego, poiche’ “tecnicamente non siamo certamente all’esaurimento delle nostre possibilita’, ma la domanda e’ cosa sia ragionevole. Il dibattito su nuovi provvedimenti distoglie dalle vere cause della crisi”. Anche se in sede di decisione da parte della Bce aveva votato contro la riduzione dei tassi di interesse allo 0,25%, il presidente della Buba mostra comprensione per la decisione voluta da Mario Draghi. Purché tutto si fermi lì. E’ in questo delicato gioco di equilibri che ad un certo punto del suo intervento Draghi è costretto a sottolineare che le voci intorno ai tassi negativi non sono da prendersi sul serio. “Vi invito a non cercare di dedurre da cio’ che ho detto oggi alcunche’ sulla possibilita’ di tassi negativi sui depositi” delle banche presso la Bce, dice Draghi in un’aggiunta a braccio al testo. Draghi ricorda di avere “gia’ detto in conferenza stampa” che questo argomento “e’ stato discusso nell’ultimo comitato di politica monetaria e dopo di allora non c’e’ niente di nuovo”. “Spero che questo chiarisca le cose” ha concluso il presidente della Bce.

La politica dei piccoli passi
In questo sforzo di politica dei piccoli passi Draghi si spinge addirittura fino all’argomento che alzare i tassi colpirebbe soprattutto i cittadini tedeschi. “Se alzassimo i tassi ora” come suggeriscono alcuni economisti tedeschi “questo sì che danneggerebbe i risparmi, perché l’economia rallenterebbe, ci sarebbero persone che perderebbero il lavoro e rallenterebbero gli investimenti”. “Quando l’economia si contrae – ha proseguito Draghi – inevitabilmente i risparmi vanno a ruota”. Peraltro per i risparmiatori tedeschi contano più i tassi sui bund a 5 anni per stabilire come vengono retribuiti i loro fondi. E se “certamente la decisione della Bce solitamente influisce anche sui tassi di lungo periodo, quando ci sta una crisi a pesare sono soprattutto altri fattori. Gli attuali tassi bassi sui Bund sono ampiamente spiegati dal fatto che gli investitori vedono la Germania come un porto sicuro”. Ma non è solo questo il passaggio in cui Draghi ha preso di petto i tedeschi. In un altro ha sostenuto che anche se il taglio dei tassi operato recentemente dalla Bce ”ha provocato preoccupazione” in alcuni ambienti, ”abbiamo bisogno di una politica monetaria per 17 Stati, che e’ diversa da quella per un Paese solo”. Insomma, Draghi sta cercando di dare una unità di facciata all’Ue cavalcando la tigre monetarista.