Mafia e potere, la battaglia in solitudine di Piersanti Mattarella da: antimafia duemila

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di AMDuemila – 13 ottobre 2014
Al convegno di ContrariaMente il ricordo del politico assassinato da Cosa Nostra (e non solo)
Palermo
. “Stato e mafia vivono sullo stesso territorio, o si fanno la guerra o si mettono d’accordo. E allora è importante che si faccia questa guerra perché con il compromesso perdiamo tutti”. Non usa mezzi termini Chiara Martorana dell’associazione ContrariaMente (nonché autrice del libro “Dovere, non coraggio”, ed. Exbook), tra i promotori del convegno sull’ex presidente della Regione Sicilia Piersanti Mattarella. Sulla stessa onda il suo collega, Mattia Li Vigni, che introduce l’incontro sul politico assassinato da Cosa Nostra (e non solo). L’aula magna della Facoltà di Giurisprudenza è affollata da giovani studenti. In prima fila siedono i nipoti di Mattarella. Il cronista di Antimafia Duemila, Aaron Pettinari, entra subito nel vivo dell’argomento chiedendo a Giovanni Grasso le ragioni per le quali ha scritto il libro “Piersanti Mattarella. Da solo contro la mafia” (ed. San Paolo). Il racconto del giornalista Rai parte dai suoi anni giovanili segnati proprio dalle morti di Piersanti Mattarella, Vittorio Bachelet e Oscar Romero, per poi focalizzarsi sulla figura dell’ex presidente della Regione e sulla sua battaglia in solitudine contro la mafia: “Le sue riforme per il territorio, per una moralizzazione della vita pubblica, in tema di pubblica amministrazione, gestione degli appalti e quant’altro era davvero rivoluzionario. Avrebbe davvero cambiato la Sicilia se non l’Italia stessa perché dopo Moro era davvero lanciato ad un’ascesa all’interno del partito. Non ha avuto timore ed il suo esempio può essere spunto davvero per tanti giovani. Oggi possiamo solo immaginare quanto e come sarebbe cambiata la storia della Sicilia, della Democrazia Cristiana e forse dell’Italia se Mattarella avesse potuto mettere a disposizione per altri anni ancora la sua competenza, il suo rigore e la sua passione”.

Grasso ripercorre quindi le tappe salienti dell’omicidio, delle successive indagini e dei relativi depistaggi mettendo in evidenza alcune stranezze nella ricostruzione ufficiale dell’omicidio, suggerendo un coinvolgimento non solo della mafia, ma anche del terrorismo nero. Una tesi che è abbracciata tutt’oggi dalla famiglia Mattarella. Ma ciò non esclude completamente le responsabilità di Cosa nostra. Come è noto per quell’omicidio sono stati condannati all’ergastolo Totò Riina, Bernardo Provenzano, Bernardo Brusca, Pippo Calò, Antonino Geraci e Francesco Madonia. A tutt’oggi, però, resta il mistero sulle presenza esterne a Cosa Nostra corresponsabili di quella morte.

Il ruolo di Andreotti
Tra i tanti misteri che ruotano attorno all’assassinio dell’esponente Dc un dato certo è che l’ex presidente del Consiglio, Giulio Andreotti, è indubbiamente corresponsabile di quella morte. Nella sentenza di Appello nei confronti dello stesso Andreotti, confermata dalla Cassazione nel 2004, è scritto inequivocabilmente che il “divo” Giulio era del tutto consapevole dell’insofferenza di Cosa Nostra per la condotta di Mattarella, ma non avvertì né l’interessato, né la magistratura, pur avendo partecipato ad almeno due incontri con boss mafiosi di prima grandezza aventi ad oggetto la politica di Piersanti Mattarella e il suo omicidio. Andreotti, si legge nella sentenza, “era certamente e nettamente contrario” all’omicidio tanto da incontrare in Sicilia l’allora capo dei capi di Cosa Nostra, Stefano Bontade, per una vera e propria trattativa con l’organizzazione criminale che evitasse l’uccisione di Mattarella. Nella sentenza si legge ancora che dopo l’omicidio del presidente della Regione “Andreotti non si è limitato a prendere atto, sgomento, che le sue autorevoli indicazioni erano state inaspettatamente disattese dai mafiosi ed a allontanarsi senz’altro dagli stessi, ma è sceso in Sicilia per chiedere conto al Bontade della scelta di sopprimere il presidente della Regione”. In un altro Paese sarebbero bastate queste poche righe per eliminare dalla scena politica (al di là delle sentenze di assoluzione) simili personaggi. In Italia stiamo ancora a discutere sulla (presunta) innocenza di Andreotti.Alla ricerca dei mandanti
Alla domanda di Pettinari su come sarebbe il nostro Paese con un uomo come Mattarella ancora in vita Giorgio Bongiovanni risponde evidenziando l’assenza di verità sui mandanti esterni nelle stragi e negli omicidi “eccellenti”. Per Bongiovanni siamo di fronte ad un “sistema criminale di potere che ha fatto politica attraverso le stragi”. Rimarcando la colpevolezza di Andreotti nell’omicidio Mattarella, il direttore di Antimafia Duemila punta l’attenzione su quel “filo rosso” che lega le stragi di mafia a quelle meramente definite terroristiche. Dopo un breve intervento del direttore del Consorzio sviluppo e legalità, Lucio Guarino, sull’importanza dei beni confiscati come risposta alla mafia, è ancora Bongiovanni a rispondere ad una domanda di Mattia Li Vigni. Non c’è retorica nell’interrogativo del giovane studente di giurisprudenza, ma solo tanta speranza di riuscire a immaginare una Sicilia libera dal ricatto politico-mafioso. “Per liberarla dobbiamo sapere la verità su coloro che sono stati al vertice del potere – replica il giornalista –. Per farlo dobbiamo sostenere quei magistrati, condannati a morte da Totò Riina, che hanno istruito il processo sulla trattativa Stato-mafia che si sta celebrando in questi mesi a Palermo. Solo così potremo tagliare le radici a questo potere criminale, liberando finalmente la nostra terra e portando al potere uomini come Piersanti Mattarella. Solamente in questo modo potremo vivere finalmente in pace”.