Pensioni, Renzi opta per l’elemosina. Pronta la class action di Codacon. Prc: “Restituzione fino a 5.000 euro” Autore: fabio sebastiani da: controlacrisi.org

Su scuola e pensioni il premier Renzi è costretto a registrare due segni “meno”. Il modo peggiore di imboccare la campagna elettorale per le regionali ormai in pieno svolgimento. Questa mattina ha provato a spiegare agli italiani dai microfoni di “Radio Anch’io” che verranno restituiti solo una parte dei soldi, appena un quinto con molta probabilità. “Stiamo studiando come fare a rispettare la sentenza e, contemporaneamente, l’esigenza di bilancio, sapendo che questi soldi, purtroppo, non andranno – ha precisato il presidente del Consiglio – ai pensionati che prendono 700 euro al mese”.
“Sulle pensioni si prepara l’ennesimo furto da parte del governo. Renzi sta per disattendere la sentenza della Consulta, ormai e’ evidente. Cosi’ come e’ acclarato che il premier e’ l’ennesimo cicisbeo di madama Merkel messo a Palazzo Chigi per ottemperare ai diktat dell’austerity”, tuonano i deputati M5S. I sindacati preferiscono tenere un profilo un po’ più basso. E si capisce perché. La sentenza della Consulta potrebbe essere l’occasione per riaprire un tavolo sulla legge Fornero, come vhiedono da tempo. “Va messa mano alla riforma Fornero per risolvere tante ingiustizie e sulle pensioni la sentenza della Corte deve essere applicata. Anche nella riforma della scuola non vi e’ traccia di un sistema duale efficace”, ha detto a Bolzano il segretario generale della Cgil, Susanna Camusso a margine del convegno sulle strategie sindacali nell’era della globalizzazione. Per Paolo Ferrero, segretario del Prc, sulle pensioni “serve una scelta chiara: il governo restituisca interamente il maltolto fino a 5000 euro, che deve diventare il tetto massimo per le pensioni”. “In Italia occorre infatti abolire le pensioni d’oro superiori a 5.000 euro al mese – aggiunge Ferrero – così come occorre fare una tassa sulle grandi ricchezze per finanziare il reddito minimo”.
Intanto, il Codacons, l’associazione dei consumatori, punta dritto alla Class Action, a partire da Calabria ed Emilia Romana. L’associazione ha reso noto di avere pubblicato sul suo sito http://www.codacons.it la diffida che i pensionati possono scaricare ed inviare all’Inps. Con questa diffida si chiede di “porre in essere tutti gli adempimenti necessari alla rideterminazione e aggiornamento delle pensioni, cosi’ come mensilmente erogate, secondo l’impianto normativo stabilito dalla normativa in vigore alla data di caducazione della norma censurata con sentenza n. 70/2015 della Corte Costituzionale e quindi alla sostanziale rivalutazione e adeguamento dei trattamenti pensionistici in base alla disciplina precedente secondo il meccanismo stabilito dall’articolo 34, comma 1, della legge 23 dicembre 1998, n. 448; altresi’, alla corresponsione, a far tempo dal 1 gennaio 2012, degli arretrati maturati in forza della predetta sentenza n. 70/2015 Corte Cost. nell’importo complessivo maturato fino all’effettivo soddisfo”.

Governo, il six pack e l’ostaggio delle pensioni. Ecco perché Renzi farà piangere l’Italia Autore: fabio sebastiani da: controlacrisi.org

“Sulle pensioni c’è un gran caos”. Fa bene la Cgil a mettere l’accento sulla girandola di ipotesi campate in aria che tra palazzo Chigi e il Parlamento segnano gli ultimi dieci giorni che ci dividono dal colpaccio di Renzi sul fiscal compact. Un colpaccio che sono in molti a temere, anche se le idee non sono molto chiare. Ma proprio per questo motivo l’allarme non è da sottovalutare. E questo per il semplice motivo che i tagli alle pensioni sono una delle poche armi che l’ex sindaco di Firenze ha in mano per evitare la bocciatura dell’Europa.

In base alle regole del six pack, il saldo strutturale di bilancio deve scendere almeno dello 0,5% del Pil ogni anno (circa 10 miliardi), “salvo motivate eccezioni”. Deviazioni temporanee dalla misura dello 0,5% possono essere accettate, oltre che in presenza di eventi eccezionali, anche nel caso in cui un Paese abbia effettuato riforme strutturali rilevanti (con particolare riferimento a quelle pensionistiche), con un effetto quantificabile sulla sostenibilita’ a lungo termine delle finanze pubbliche. E’ proprio su questo punto che si gioca la partita fra Roma e Bruxelles: dimostrando che il deficit e’ sotto il 3% e il debito e’ nel percorso di rientro previsto, che le riforme sono state fatte e altre sono in cantiere, il Governo italiano potrebbe ottenere uno sconto su quel 0,5% (4-5 miliardi).

Le ipotesi di intervento sono le più varie, si va da un contributo di solidarietà, non si sa ancora finalizzato a cosa, che ha come bersaglio pensioni sopra i 5.000 euro (ma si è parlato anche di una asticella a 2.000) ad un ricalcolo degli assegni che adesso ancora stanno nel regime retributivo con il metodo contributivo.

Sul fronte sindacale, il leader della Cisl, Raffaele Bonanni, vede nelle diverse ipotesi solo “una nuova tassa” e bisognerebbe piuttosto aggredire gli sprechi della politica. Sulla stessa linea l’Ugl. La Cgil intanto torna a bollare come “inaccettabile” un taglio delle retributive. E ancora la Uil dice “stop ad operazioni di cassa”, chiedendo al Governo “di aprire un confronto” sul tema. Non si spegne anche il dibattito politico: Cesare Damiano (Pd) avverte: “Sarebbe improponibile che per fare cassa si mettessero nuovamente le mani sulle pensioni del ‘ceto medio'”. Dello stesso parere Stefano Fassina (Pd). Il sottosegretario al Mef, Enrico Zanetti, si sofferma sulla destinazione degli eventuali risparmi, indicando “i giovani”. Passando all’opposizione, il Mattinale, la nota politica del gruppo di Fi avvisa: “Guai a chi le tocca”. Apre invece l’ex ministro del Lavoro, Elsa Fornero: “Lo Stato in un momento di crisi da’ a chi ha meno e non di piu'”.

Cobas chiama il dissenso Cgil: “Costruiamo iniziative comuni su pensioni e orario?”. Intervista a Federico Giusti | Autore: fabrizio salvatori da: controlacrisi.org

Federico Giusti, Cobas pubblico impiego, sono partite le assemblee di cgil cisl uil per approvare la piattaforma su fisco e previdenza: qual è la vostra posizione?
Innanzitutto le piattaforme si costruiscono non a tavolino ma a partire dai luoghi di lavoro e dalla società, l’esatto contrario di quanto sta accadendo. Le assemblee in agosto poi la dicono lunga sull’obiettivo della campagna che non vuole un coinvolgimento diretto e attivo della forza lavoro, dei giovani e disoccupati ma una sorta di via libera ad una trattativa al ribasso visto che il Governo Renzi non sta trovando opposizione da parte di Cgil Cisl Uil nonostante vada devastando la pubblica amministrazione e il welfare.Dall’interno della Cgil si fanno sentire voci critiche verso la propria segreteria generale, per essersi trovata d’accordo con Cisl e Uil su quella piattaforma e senza una una decisione democratica nei vari settori della Cgil stessa; noi vorremmo partire da queste considerazioni con una domanda: ve la sentite di contruire iniziative comuni sui contenuti e sulle pratiche di opposizione, oppure la stessa Rete 28 aprile si limita ad un dissenso formale che non va oltre le parole?.

Ma la critica si estende anche al contenuto della piattaforma?
E ci mancherebbe altro, del resto la posizione di Sergio Bellavita su Alitalia è pienamente condivisibile anche laddove critica Usb per avere sottoscritto una parte di questo infame accordo. Sul tema del fisco, la richiesta di ridurne il peso su stipendi e pensioni, di per sé condivisibile, non affronta il tema della lotta all’ingiustizia fiscale, per colpire come si dovrebbe patrimoni alti e medio-alti, rendite e profitti. Questo punto è dirimente, non una questione di principio ma il solo strumento per far arrivare risorse nelle casse statali per impedire la demolizione dello stato sociale (sanità, istruzione, assistenza ai cittadini senza lavoro perché colpiti dalla crisi in atto).

Sul tema delle pensioni -continua ancora la critica interna alla Cgil- non si chiede la cancellazione della legge Fornero, ma soltanto parziali correzioni degli elementi di maggiore ingiustizia, tra cui la questione dei cosiddetti “esodati” (lavoratori licenziati e spediti in mobilità in attesa di una pensione, poi mai arrivata). All’indomani della sortita governativa che minaccia un ulteriore aumento dell’età necessaria per andare in pensione, nulla la piattaforma Cgil-Cisl-Uil dice a questo proposito. Come pensiamo di costruire nuovi posti di lavoro se si va in pensione alle soglie dei 70 anni vuoi per le riforme previdenziali, vuoi perchè dopo anni di precariato hai assegni previdenziali da fame, calcolati con il sistema contributivo che andrebbe seriamente rimesso in discussione, al pari del meccanismo che ha eliminato ogni automatico adeguamento del potere di acquisto di salari e pensioni al costo della vita. Pensiamo ad un lavoratore dipendente da quasi sei anni senza contratto: quanto ha perso il potere di acquisto in termini reali? Centinaia di euro all’anno, migliaia, soldi che non saranno piu’ restituiti neppure in infima parte.

Hanno fuso nel frattempo alcuni fondi previdenziali integrativi (sirio e perseo, per esempio)…
Non c’è un euro e i lavoratori non si fanno piu’ abbindolare dalla sirena dei fondi previdenziali. Nell’ultimo anno non abbiamo piu’ visto i sindacalisti distaccati se non per promuovere i fondi previdenziali, la conseguenza è che tutti plaudono ai tagli dei permessi sindacali non capendo la posta in gioco. Un impiegato che sta per andare in pensione in un Comune a 64 anni di età e oltre 41 di contributi ci diceva: ” basta con i sindacalisti di mestiere che vengono a fare i piazzisti dei fondi previdenziali, se poi gli levano i permessi non vengano a piangere da noi”. Come dargli torto? Chi andrà a spiegare a questo lavoratore con quasi 40 anni di tessera Cgil che la Riforma della Pa lo colpisce direttamente come lavoratore e cittadino attaccando il lavoro e il welare?

Pericoloso, per tornare ala piattaforma, che sia riproposto il meccanismo del silenzio/assenso per destinare il proprio TFR ai fondi pensionistici della previdenza complementare. Il che vuol dire che, per non volere aderire a questa fregatura (dal 2007, anno di lancio in grande stile di questi fondi, l’investimento fatto da non pochi lavoratori che vi hanno aderito ha causato loro perdite notevoli di interessi rispetto a quelli maturati dal TFR lasciato in azienda), occorre che tu lo dichiari formalmente per iscritto, perché il silenzio, magari dovuto a dimenticanza, viene considerato adesione!

Quali sono allora le vostre proposte?
Come Cobas, mentre diciamo che siamo d’accordo con queste critiche provenienti dal seno della Cgil, vorremmo aggiungere che nella piattaforma non c’è alcun riferimento al peggioramento, introdotto dal decreto-legge del ministro del lavoro Poletti, ai contratti a termine e all’apprendistato; e neppure si dice qualcosa contro il nuovo attacco al Contratto Nazionale da parte dell’Associazione principale dei padroni, la Confindustria; e non si dice niente nemmeno rispetto a dichiarazioni forcaiole provenienti dall’interno del governo, tese ad abolire totalmente l’articolo 18, quello che conserva, anche se minima, una tutela rispetto ai licenziamenti illegittimi. Insomma, ogni rivendicazione contro il padronato resta tabù.

E meno che mai si affronta la questione del sostegno economico per disoccupati e precari. Quindi andiamo a proporre a chi è critico dentro la Cgil di costruire insieme nei luoghi di lavoro posizioni condivise e una pratica conseguente. Allo stato attuale manca proprio a una vertenza che risponda adeguatamente ai bisogni dei lavoratori, dei disoccupati, degli inoccupati, dei pensionati, dei precari, degli apprendisti.

Una vertenza che apra seriamente una stagione di riconquista dei diritti, quindi ripartiamo dalle posizioni comuni e soprattutto non lasciamo che attorno a queste assemblee si costruisca un consenso a posizioni , quelle di cgil cisl uil, che sono ormai la stampella su cui si sorregge il Governo.

In vista del prossimo autunno dovremmo costruire una piattaforma alternativa sugli stessi temi, non limitarci ad un mero dissenso. Ma chi se la sente di andare oltre gli steccati e ragionare a tutto campo?

Povere pensioni! Inps: Sotto mille euro 43% pensionati (6,8 milioni di persone) da: controlacrisi.org

Non riceveranno gli 80 euro al mese, ma non certo perché se la passano bene. Anzi. Nel 2013 il 43% dei pensionati, ovvero 6,8 milioni di persone, ha ricevuto uno o più assegni per un importo totale medio mensile “inferiore a 1.000 euro lordi. Tra questi, il 13,4% pari a 2,1 milioni si situa al di sotto di 500 euro”. Sono dati che comunica l’Inps nel suo consueto rapporto annuale. L’anno 2013 porta con sè un altro dato negativo: il crollo delle pensioni liquidate. Crollo dovuto alla stretta prevista dalla riforma Fornero. Se si passa alla Gestione privata, le nuove liquidazioni, per anno di decorrenza, mostrano per i dipendenti privati un calo del 32% per le pensioni di anzianità/anticipate e del 57% per la vecchiaia sul 2012. Per l’Inps, il 2013 evidenzia “un saldo negativo di 9,9 miliardi”, dovuto “in larga parte” all’ex Inpdap. Il patrimonio netto è invece pari a 7,5 miliardi (dato di preconsuntivo), valore che “migliora” tenendo conto della legge di stabilità. Quindi, chiarisce l’istituto, non è a rischio la “sostenibilità del sistema pensionistico”.Il commissario straordinario dell’Inps, Vittorio Conti, parla anche degli ammortizzatori sociali: “Quasi 1,5 milioni sono stati nel solo 2013 i beneficiari di trattamenti connessi alla perdita del lavoro ed alla disoccupazione”. D’altra parte “tra il 2012 ed il 2013, è stato di oltre 54 mila unità il saldo negativo delle aziende con dipendenti e le posizioni lavorative sono diminuite di quasi 500 mila unità”.