Pensionati al premier: “Caro Renzi, non stiamo sereni”Fonte: Il Manifesto | Autore: Antonio Sciotto

Pensionati. Gli over 65 scrivono in massa al premier: «Vogliamo anche noi gli 80 euro. Ed è arrivato il momento di rivalutare gli assegni, al palo da anni». Infatti i dati della Confesercenti confermano: dal 2008 persi 1.419 euro di potere d’acquisto, cioè ben 118 al mese

Toc toc. Caro Renzi, c’è posta per te. Ma chissà se il pre­mier aprirà al postino, visto che la valanga di let­tere in arrivo non è per nulla sem­plice da affron­tare. A scri­vere a Palazzo Chigi sono i pen­sio­nati, spesso unica o tra le poche risorse delle fami­glie ita­liane, che tra tasse e man­cata riva­lu­ta­zione dei loro asse­gni dav­vero non reg­gono più. Richie­sta prin­cipe: «Vogliamo anche noi gli 80 euro». Spi Cgil, Fnp Cisl e Uilp – gui­dati dallo slo­gan #Non­stia­mo­se­reni – pun­tano a reca­pi­tare ben 1 milione di mis­sive, e un primo sag­gio è arri­vato qual­che giorno fa dalla Camera del Lavoro di Bolo­gna: da tutta l’Emilia Roma­gna ha rivol­tato sul tavolo del Pd ben 50 mila car­to­line. Ma è solo un assaggio.Il pres­sing, già attivo da qual­che mese – da quando cioè è stato deciso che il bonus Irpef sarebbe andato solo ai lavo­ra­tori dipen­denti – ieri è stato ali­men­tato dai dati usciti dalla Con­fe­ser­centi, che hanno messo in evi­denza un peso fiscale sulle pen­sioni, e una per­dita del potere di acqui­sto causa crisi, che non ha eguali in Europa.

«Nel 2014 – spiega Marco Ven­turi, pre­si­dente dell’associazione di com­mer­cianti – un pen­sio­nato “medio” per­derà 1.419 euro di potere d’acquisto rispetto al 2008. Sono oltre 118 euro in meno al mese, sot­tratti ai con­sumi e ai bilanci delle fami­glie, che sem­pre più spesso sono soste­nuti pro­prio dai pen­sio­nati, diven­tati durante la crisi pila­stri del wel­fare familiare».

Il pro­blema, ovvia­mente, sta nella man­cata riva­lu­ta­zione delle pen­sioni: da anni i pen­sio­nati chie­dono ai vari governi che si suc­ce­dono, un mec­ca­ni­smo che tuteli il loro potere d’acquisto. Il più solerte fu Romano Prodi, che aprì un tavolo per stu­diare un sistema equo di aumento perio­dico: ma con la fine del suo governo, è caduta ogni spe­ranza. Tutti gli altri pre­mier hanno sem­pre rispo­sto pic­che, e anche a Renzi è stata avan­zata la richie­sta di un incon­tro e di un tavolo, ma per ora il “gio­vane” pre­mier si è mostrato più che disat­tento rispetto agli anziani: nes­suna rispo­sta. Una vera e pro­pria ingra­ti­tu­dine gene­ra­zio­nale, se pen­siamo che i qua­ran­tenni di oggi devono tan­tis­simo ai sessanta-settantenni.

Ma non basta, per­ché a pesare sulle pen­sioni non è sol­tanto la man­cata riva­lu­ta­zione, ma anche l’aggravio delle tasse: una con­di­zione, quella degli anziani, che dovrebbe essere tute­lata di più dal nostro sistema fiscale, men­tre su di loro (e sui dipen­denti) si sca­rica al con­tra­rio tutto il peso dello Stato.

E più tar­tas­sata, per para­dosso, è la fascia medio-bassa: «Su una pen­sione cor­ri­spon­dente a 1,5 volte il trat­ta­mento minimo Inps, un ita­liano paga in tasse il 9,17% dell’assegno pre­vi­den­ziale, men­tre i suoi col­le­ghi di Ger­ma­nia, Fran­cia e Spa­gna e Regno Unito nulla», spie­gano alla Confesercenti.

L’associazione mette in evi­denza il risul­tato che emerge nel caso di un trat­ta­mento pen­sio­ni­stico pari a 3 volte il minimo: «Il pen­sio­nato ita­liano è sog­getto a un pre­lievo dop­pio rispetto a quello spa­gnolo, tri­plo rispetto a quello inglese, qua­dru­plo rispetto a quello fran­cese e, infine, incom­men­su­ra­bil­mente supe­riore a quello tede­sco: si va dagli oltre 4 mila euro sop­por­tati dal pen­sio­nato ita­liano ai 39 a carico del pen­sio­nato tedesco!».

«È ora di dare una svolta defi­ni­tiva a que­sta ingiu­sti­zia, ripen­sando il sistema fiscale – con­clude Ven­turi di Con­fe­ser­centi – Soprat­tutto si deve tener conto dell’erosione del potere d’acquisto dei pen­sio­nati, esten­dendo anche a loro, come primo passo, il bonus fiscale, in modo tale da ridurre almeno la per­dita su base mensile».

Richie­sta con­di­visa anche da Carla Can­tone, segre­ta­ria dei pen­sio­nati Spi Cgil: «I pen­sio­nati sono il pila­stro della nostra società – dice Can­tone – Pagano le tasse. Tutte, fino all’ultimo cen­te­simo. Aiu­tano sem­pre le pro­prie fami­glie e in par­ti­co­lare figli e nipoti senza lavoro. E sono sem­pre loro che si fanno carico del lavoro di cura in favore di bam­bini e non auto­suf­fi­cienti». «È per que­sto – con­clude – che il governo deve con­fer­mare l’intenzione più volte annun­ciata di dare anche a loro il bonus fiscale di 80 euro e tute­lare nel tempo il loro potere d’acquisto. Per rilan­ciare i con­sumi ma soprat­tutto per una que­stione di giu­sti­zia sociale».

E sì, anche per­ché secondo un’inchiesta svolta dalla Repub­blica, in catene come Coop ed Esse­lunga, che rap­pre­sen­tano un terzo della grande distri­bu­zione ita­liana, in giu­gno gli incassi non si sono incre­men­tati: sicu­ra­mente è pre­sto per misu­rare l’effetto degli 80 euro (era il mese di debutto), ma per il momento è certo che gli ita­liani hanno pre­fe­rito con­ser­vare, o pagare qual­che bol­letta, o tassa (c’erano le sca­denze di Iva e Tasi).

Pare però – è que­sto il punto che ci inte­ressa – che secondo le ana­lisi della Coop, si sia con­fer­mato in giu­gno un trend: ovvero che le fami­glie di età medio-alta incre­men­tano i con­sumi, men­tre le cop­pie gio­vani li con­trag­gono. Molti gio­vani – magari pre­cari, e per­ciò esclusi dagli 80 euro – vanno a man­giare dai geni­tori, spesso pen­sio­nati. Quindi è dav­vero il caso di aiu­tare que­sti ultimi, per aiu­tare tutti. Insomma Renzi, apri al postino.

Governo, i sindacati dei pensionati protestano e minacciano una mobilitazione Autore: fabrizio salvatori da: controlacrisi.org

“E’ inaccettabile che per pensionati e anziani non ci siano sgravi fiscali. Non siamo cittadini di serie B. L’esecutivo si ravveda perche’ noi non staremo fermi e zitti”. La nota unitaria dei sindacati dei pensionati di Cgil, Cisl e Uil è molto critica verso il pacchetto di interventi delineato ieri dal Consiglio dei ministri.

 

“Tra le misure annunciate ieri dal governo per loro non c’e’ niente ed e’ ormai del tutto evidente che sono considerati a tutti gli effetti dei cittadini di serie B, non meritevoli di alcuna attenzione. Non c’e’ nessuna svolta buona per i pensionati e gli anziani”, dicono Spi-Cgil, Fnp-Cisl e Uilp-Uil. “La condizione di milioni di persone a cui sono stati chiesti negli ultimi anni tanti sacrifici, non puo’ essere archiviata cosi’.Chiediamo al governo di ravvedersi”, proseguono annunciando al tempo stesso che “non staremo ne’ fermi e ne’ zitti a guardare e subire l’ennesima ingiustizia ai danni di chi ha lavorato una vita versando i contributi e pagando le tasse fino all’ultimo centesimo”. “E’ inaccettabile – concludono – che per pensionati ed anziani non ci siano sgravi fiscali come e’ inaccettabile che si pensi di agire solo sulle pensioni per fiscalizzare gli oneri a carico dei nuovi assunti”.

Anche per il presidente della commissione Lavoro della camera Cesare Damiano (Pd)”Non si puo’ pero’ non annotare l’esclusione dalla platea dei beneficiari dei pensionati tra i quali la stragrande maggioranza percepisce meno di 1000 euro”. La Cgil, infine, fa notare che per quanto riguarda l’inasprimento sulle pensioni d’oro, l’asticella non può stare a 3.000 euro: “E’ troppo bassa”, sentenzia Camusso

Legge di stabilità, anche i pensionati scendono in piazza: manifestazione il 29 novembre a Roma Fonte: rassegna

 

E’ ancora battaglia sulla legge di stabilità. Dopo lo sciopero generale territoriale. Scendono in canpo i pensionati. Tutela del potere d’acquisto delle pensioni; politiche per il lavoro, l’equità e la giustizia sociale; equa redistribuzione della ricchezza a favore di lavoratori e pensionati; attuazione di politiche in grado di garantire un welfare universalistico; legge nazionale a sostegno delle persone non autosufficienti e delle loro famiglie; contrasto agli sprechi e ai privilegi: con questi obiettivi, Spi Cgil, Fnp Cisl e Uilp Uil  venerdì 29 novembre si riuniranno a Roma.

Si tratterà di una manifestazione  unitaria per chiedere a Governo, Parlamento e forze politiche modifiche al ddl e un confronto sui temi rivendicativi che le tre organizzazioni sindacali stanno portando avanti per la tutela dei pensionati.

La manifestazione , che si svolgerà al Teatro Italia, 18, si inserisce, spiega una nota unitaria, nel quadro delle manifestazioniunitarie a livello territoriale e regionale a sostegno delle istanze dei pensionati e dei lavoratori già n corso di svolgimento nelle diverse Regioni. L’obiettivo è quello di coinvolgere e sensibilizzare cittadini e parlamentari per ottenere cambiamenti significativi alla legge di Stabilita’, a partire dalla riduzione della pressione fiscale sui lavoratori e sui pensionati e dalla rivalutazione delle pensioni.

Sulla manovra è intervenuta anche Confindustria. “L’Italia ha bisogno di più coraggio e determinazione per uscire dallo stallo e l’ho scritto in una lettera che ho inviato al presidente del Consiglio”. E’ quanto precisa il presidente di Viale dell’Astronomia Giorgio Squinzi che, dopo aver annunciato ieri l’invio di una lettera al presidente del Consiglio, spiega oggi, in linea di massima, quanto in quella lettera Confindustria chiede.”Dobbiamo uscire dallo status quo in cui ci siamo immersi negli ultimi decenni -ha sottolineato Squinzi- e bisogna riuscire a ritrovare la via della crescita perche’ Dio solo sa quanto ne abbiamo  bisogno”.

Il governo, intanto cerca di raddrizzare il tiro, almeno di fronte all’Europa. Da quando abbiamo approvato la bozza della legge di stabilità, sulla quale la Commissione europea ha espresso la sua preoccupazione la scorsa settimana,”è passato un mese abbondante” e “ci sono state nuove cose”. Il ministro dell’Economia Fabrizio Saccomanni è quindi a Bruxelles per presentare ai partner dell’Eurogruppo “le nuove misure che abbiamo preso, le privatizzazioni, la spending review, il progetto per le quote della Banca d’Italia e altre cose che secondo noi rispondono alle richieste della Commissione europea”, ha detto il ministro al suo arrivo al palazzo del Consiglio europeo.