“Carceri. I confini della dignità”, l’ultimo libro di Patrizio Gonnella recensito da Russo Spena Autore: giovanni russo spena da: controlacrisi.org

Patrizio Gonnella, presidente dell’asociazione Antigone, da decenni impegnato sui temi della giustizia penale, del carcere, della tortura, ha scritto un nuovo bel saggio sul rapporto tra pena e persona. Il libro, edito da Jaca Book, ha, infatti, il titolo:”Carceri. I confini della dignità”. La concezione della pena, innanzitutto: in una società democratica vi sono limiti invalicabili imposti dall’ordinamento giuridico, ma anche dal “senso etico comune”. Paradigmi fondativi della concezione costituzionale della pena sono la dignità umana e lo Stato di diritto, l'”habeas corpus”, la cui presenza è la discriminante prima della civiltà giuridica.

Gonnella critica la feroce banalità dominante del “trattamento”, della retorica rieducativa, anche con uno studio attento di diritto comparato, basato su standars internazionali e sullo spazio pubblico europeo dei diritti. La dignità, se non è bolsa retorica, prende corpo e sostanza nel riconoscimento dei diritti dei detenuti. Mi sono molto piaciute, non a caso, le articolazioni dei singoli capitoli su diritto alla vita, alla salute, agli affetti, alla libertà di conoscenza e coscienza, sul diritto di voto, al lavoro, alla difesa. Vi è una trama interpretativa di questa attenta riflessione: come scrive Gonnella “la pratica penitenziaria evidenzia una distanza tra diritti proclamati e diritti garantiti.

Lo svelamento di questo solco chiarisce che lo stato sociale costituzionalmente garantito va difeso sia con il lavoro giuridico che con un’intensa “attività culturale e politica”. Gonnella, insomma, prendendo le mosse dai “confini della dignità” ci dice che il carcere è un grande rimosso nella coscienza collettiva. Le persone, i corpi non sono merci. Basta pensare allo stillicidio dei casi emblematici di tortura, di assassini di Stato, che danno il segno di una cupa separatezza dei comportamenti di settori dello Stato dalle stesse garanzie costituzionali.

Prevale,anche nell’ordinamento, la logica dell’ipertrofia del castigo, della bulimia carceraria. Dietro le sbarre vige un sistema concentrazionario fuorilegge, fondato sull’illegalità permanente. La pena carceraria deve ritrovare la sua identità costituzionale di pena di ultima istanza. Con ricchezza di argomenti (anche per la splendida esperienza quotidiana che rappresenta il suo non futile patrimonio di vita) ce lo ricorda Patrizio Gonnella nel suo bel libro.

Carcere, Antigone: “I risarcimenti potrebbero costare fino a 100 milioni” | Fonte: redattoresociale.it

La Corte europea dei diritti umani proceda a condanna con relativo risarcimento ai 6.829 ricorsi simili a quello presentato da Torreggiani che è costato all’Italia la condanna dalla stessa Corte. Risarcimento che potrebbe costare fino a 100 milioni di euro. È quanto chiede l’associazione Antigone ad un giorno dalla scadenza della sentenza “pilota” della Corte europea che aveva concesso all’Italia un anno di tempo per individuare un meccanismo di compensazione per chi aveva già vissuto la condizione di maltrattamento e fare in modo di evitare che il trattamento inumano e degradante persistesse. “Chi ha subito una umiliazione dallo Stato – chiede l’associazione – deve essere risarcito”.

A fare il punto della situazione attuale, alle soglie del 27 maggio, è il presidente dell’associazione, Patrizio Gonnella, che durante una conferenza stampa tenutasi a Roma ha delineato i possibili scenari che da domani potrebbero configurarsi. “ Nei prossimi giorni il comitato dei ministri del Consiglio d’Europa valuterà le politiche penali e penitenziarie italiane – ha spiegato Gonnella . Per stessa indicazione della Corte ci sono 6.829 ricorsi pendenti analoghi a quelli al ricorso Torreggiani per cui siamo stati condannati. Cosa potrebbe accadere ora? Che l’Italia risarcisca quelle persone. E’ quello che chiede la Corte che non ci condanna per questi casi analoghi solo se lo stato italiano mette in moto un meccanismo di compensazione che in questo momento ancora non c’è”. Il costo per i risarcimento è stimato tra i 60 e i 100 milioni, tenendo conto che un risarcimento medio può costare circa 15 mila euro.

Antigone, però, chiede che il Consiglio d’Europa continui a tenere sotto osservazione il sistema penitenziario italiano per il rischio sistemico di violazione di diritti umani per spazio vitale insufficiente in un tempo prolungato. “Chiediamo che l’osservazione continui. Non si fermi lo sguardo europeo – ha affermato Gonnella -. Questo non significa che non valutiamo positivamente tutto ciò che è stato fatto per ridurre l’impatto del sovraffollamento, ma non c’è stato un provvedimento di amnistia seppur evocato dal capo dello Stato e la riduzione dell’affollamento penitenziario non è stato tale da renderci immuni dai rischi di violazione di diritti umani”.

I numeri, intanto, mostrano che almeno la tendenza nelle carceri italiane è cambiata. Ad oggi i detenuti sono 59.683, 6 mila in meno rispetto allo scorso anno , ma secondo Antigone “il gap da recuperare è ancora enorme. Secondo i dati dell’amministrazione penitenziaria, la capienza regolamentare sarebbe di 49 mila posti, con 4.762 posti regolamentari attualmente non disponibili. Quindi con una capienza regolamentare che scende a 44.329 posti ”. Dati che ancora una volta mostrano il sovraffollamento in tutta la sua entità. “ Il tasso di affollamento italiano è del 134,6 per cento – spiega Antigone -, ovvero 134,6 detenuti per 100 posti letto . Prima dell’inizio della procedura europea eravamo secondi solo alla Serbia che aveva un tasso del 159,3 per cento. Ora siamo stati superati anche da Cipro e Ungheria. Non è proprio un risultato entusiasmante se si tiene conto che la media europea è del 97,8 per cento , ovvero in media in Europa vi sono meno detenuti rispetto ai posti letto a disposizione”. Un sovraffollamento che in Italia è maggiormente concentrato soprattutto il alcune regioni, come la Puglia che fa registrare un tasso del 148,4 per cento, la Liguria (148), il Veneto (139,9), la Lombardia (136,7) e il Lazio (133,7).(ga)