Pd, per Cofferati è “un partito alla frutta”. Nuovo soggetto? Civati “Ipotesi concreta a primavera”. Anche Landini nel dibattito Autore: fabrizio salvatori da: controlacrisi.org

“E’ un partito alla frutta. Il modello Renzi compra voti”. Va giù duro Sergio Cofferati nella vicenda dei veleni della Liguria. Quei quattromila voti di scarto rispetto alla renziana Paita rischiano di essere la scintilla per una spaccatura pseria dentro al Pd. In una intervista alla Repubblica, Cofferati dopo le sue dimissioni dal Pd, risponde a Renzi. “Va in televisione a darmi dell’ipocrita, e a dire che i vicesegretari bollano come inspiegabile e ingiustificato il mio addio al pd. Solo insulti e offese. Se un partito invece di chiedersi le ragioni delle dimissioni di uno dei suo fondatori reagisce cosi’, siamo alla frutta. Anzi, siamo ormai al digestivo”. E aggiunge: “per un mese e mezzo ho informato la Serracchiani e Guerini, i due vice di Renzi, dello scempio che si stava consumando in Liguria, dei rischi di inquinamento del voto, della partecipazione organizzata del centrodestra con l’Ncd e anche Forza Italia alle nostre consultazioni per votare e far votare la Paita, con la partecipazione attiva di certi fascistoni mai pentiti e la presenza perfino di personaggi in odor di mafia ai gazebo e ai seggi”,continua Cofferati, che lamenta di non solo di non aver ricevuto nessuna risposta ma di essersi trovato di fronte a una vittoria di Paita “pianificata a tavolino”. Per Cofferati, “la segreteria nazionale e’ stata, diciamo, assente, distratta, lontana. Salvo negli ultimi giorni quando e’ piombata il ministro Pinotti a sostenere la Paita e una formula politica per la regione che mai si era discussa qui e che io mai avrei appoggiato: le larghe intese con il centrodestra, l’esportazione anche in Liguria del modello nazionale renziano. Per imporre, realizzare questo modello politico si e’ fatto ricorso in modo spregiudicato al sostegno del centrodestra nelle primarie del nostro partito. E anche all’inquinamento con voti comprati. Sta tutta qui la ragione delle mie dimissioni – spiega ancora Cofferati – la ferita politica che si e’ aperta con il Pd e non solo in Liguria. Sono stati cancellati i valori stessi su cui e’ nato il Partito Democratico”.

Intanto, l’ipotesi della costruzione di un altro partito a sinistra si fa sempre meno remota. Secondo Civati, intervistato da Qn, il partito di sinistra si farà e “sarà grande”. Lo strappo dal Pd avverrà, “diciamo a primavera”. A seguirlo saranno all’inizio “pochi, pochissimi. Siamo al governo…”. Ma anche “Fassina, Cuperlo, Boccia, Bindi, Bersani di fronte a un governo che procede un giorno con un salva bilancio e un altro con un salva Berlusconi alla fine si stancheranno”.
Che ne sarà del Pd? “Ormai è un partito di centrodestra”, dice il dissidente. Che, intervistato anche da il Messaggero, a questo proposito aggiunge: “Davvero vogliamo andare avanti a colpi di Jobs Act e Ncd? Io lo chiamo voto di scambio: una destra in cambio di una sinistra. E, visto che leggo già di richieste di espulsione, lo dico in anticipo: se la prospettiva è di ridurre il dibattito a una questione disciplinare, vi consegno il mio cadavere. L’ipotesi di un nuovo partito a sinistra è pi— concreta”.

Sull’ipotesi di un nuovo partito a sinistra interviene anche il segretario della Fiom Maurizio Landini. “Io non penso a un nuovo partito, io penso invece a nuove forme di aggregazione, penso a tante persone che possono finalmente tornare a partecipare, organizzandosi nella forme che più ritengono opportune”. Come ha fatto Tsipras? “Non so se è un modello esportabile, però – dice il leader della Fiom, intervistato dal Corriere della Sera – “un personaggio del carisma di Cofferati, con le sue grandi qualità etiche e morali, può certamente contribuire ad accelerare un percorso simile anche qui. Dove pure è necessario andare oltre l’idea di sinistra classica”. “Qui il punto – spiega – non è se adesso nascerà o meno una forza a sinistra del Partito democratico. Qui la scena è più grave”, il fatto è che “la sinistra non c’è più in Italia. Il dato, purtroppo, è ufficiale e definitivo”. Le primarie? Invece che “uno strumento capace di determinare novità e partecipazione”, a suo giudizio sono diventate “uno strumento che allontana i giovani e porta alle dimissioni persone come Sergio”. Questo perché‚ “anche nelle primarie del Pd prevalgono lobby e logiche di potere, perché‚ pur di vincere è lecito portare a votare i fascisti”.

Tornando sul caso Liguria, in un’intervista a La Stampa, il presidente del Pd, Matteo Orfini, ammette che le primarie “hanno bisogno di manutenzione. Che a primarie del centrosinistra partecipino politici di centrodestra non è normale”. E’ quello che lamenta Cofferati, “infatti credo si debbano dare risposte politiche alle questioni che pone – aggiunge -. Sul tema della coalizione, le primarie non hanno deciso nulla. Io penso che il Pd debba presentarsi alle Regionali con una coalizione di centrosinistra”. A chi chiede all’ex segretario Cgil di dimettersi dall’Europarlamento, Orfini risponde che è assurdo: “Un argomento da grillini, noi siamo quelli che sanno che si agisce senza vincolo di mandato. Il tema è dare risposte politiche ai temi che Cofferati ha posto”. Il Pd è di centrodestra come dice Civati? “Una totale cretinata”, la bolla il presidente del partito: “Solo chi ha necessità di mantenere un briciolo di spazio nel sistema politico può raccontare il Pd così. Stupisce che possa farlo qualcuno da dentro il partito”.

Persecuzioni ai danni dei candidati sindacalisti del KKE da: www.resistenze.org – popoli resistenti – grecia – 14-01-15 – n. 526


Partito Comunista di Grecia (KKE) | kke.gr
Traduzione per Resistenze.org a cura del Centro di Cultura e Documentazione Popolare

13/01/2015

Lo Stato borghese sta portando avanti una persecuzione ai danni dei sindacalisti militanti del KKE, in un momendo di aspro confronto elettorale del Partito contro la borghesia, l’UE e i suoi partiti.

Una richiesta per la revoca dell’immunità del eurodeputato e candidato parlamentare del KKE nella regione di Salonicco, Sotiris Zarianopoulos, è stata presentata al Parlamento Europeo dai persecutori greci.

L’eurodeputato comunista è perseguito perché, come segretario della Camera del Lavoro di Salonicco e quadro del PAME, il 3/4/2010, alla vigilia di uno sciopero generale, insieme ad altri rappresentanti e sindacalisti, ha promosso le posizioni del movimento di classe sulle onde del canale televisivo, al tempo di proprietà pubblica, ET-3. Questi fatti sono stati sistematicamente nascosti e distorti dai mass media pubblici e privati. A Sotiris Zarianopoulos sono addebitate accuse con risvolti penali per questo intervento nel telegiornale di mezzogiorno di ET-3. Le accuse sono “violenza e disturbo della quiete pubblica”.

Il 12/1 il Presidente della Camera del Lavoro di Larissa, quadro del PAME e candidato parlamentare del KKE, Tasos Tsiaples, si è trovato sul banco degli imputati a causa della sua partecipazione alla mobilitazione per l’abolizione dei pedaggi stradali. Il processo è stato rinviato al gennaio 2016.

Il sistema borghese sta dimostrando la sua spietatezza contro i comunisti: alcuni mass media borghesi internazionale presentano SYRIZA, forza ben nota in Grecia per il suo contributo a minare le lotte nel corso degli ultimi due anni, come una presunta forza “sovversiva” e “radicale”.

Nessun ulteriore commento è necessario…

 

Pdci, situazione critica. Il Comitato centrale non scioglie i nodi. Non esclusi altri clamorosi sviluppi Autore: fabrizio salvatori da: controlacrisi.org

Sempre più critica la situazione nel PdCI. Il Comitato Centrale di domenica scorsa ha infatti sancito una profonda crisi di direzione politica del Partito: sarebbero almeno sette i membri della segreteria nazionale che si sono dimessi dopo aver, invano, richiesto l’azzeramento degli organismi dirigenti a seguito del risultato delle elezioni europee ed amministrative. A prevalere con 46 voti sarebbe stata la proposta del Segretario Procaccini, contro i 34 della composita opposizione venutasi a costituire in queste settimane. Alla conferenza d’organizzazione convocata potrebbero tuttavia non partecipare alcune importanti federazioni: dopo le prime fuoriuscite su Roma e Milano, non sono da escludersi, infatti, clamorosi sviluppi nelle prossime ore.
La presidentessa del Comitato Centrale Manuela Palermi, sul suo profilo facebook, non ha smorzato le polemiche, riaccendendo la disputa e accusando la «parte minoritaria» che ha avanzato la richieste di dimissioni della segreteria nazionale di aver chiesto «un po’ troppo per quel che rappresenta». Positivo, a suo avviso, l’«esame delle elezioni territoriali»: «devo dire che siamo andati piuttosto bene». “L’esclusione del Pdci dalla lista Tsipras . si legge nel documento finale – non elimina la necessità di un fronte unitario della sinistra, anzi l’esito elettorale complessivo va analizzato in profondità perché a differenza di altri stati europei in Italia la sinistra, seppure dopo anni riesca ad eleggere per un soffio, rischia di non avere nessuna autonomia. Come pure va approfondito il dato delle amministrative, dove il Pdci era impegnato in coalizioni di sinistra, di centro sinistra e in alcuni casi si è presentato da solo. Impossibile affermare che una scelta sia stata premiata sull’altra, più realisticamente si può invece affermare che il nostro Partito ha raggiunto importanti risultati la dove esiste una struttura organizzata e legata ai cittadini, mentre dove abbiamo una marginalità complessiva politica e organizzativa i risultati sono stati insufficienti”.Il Pdci parteciperà sulla base della propria piattaforma presentata durante la campagna per le elezioni europee alle iniziative unitarie contro la politica della Ue e del Governo Renzi, ad iniziare dalla manifestazione del prossimo 28 giugno a Roma.
Il Comitato centrale, infine, impegna tutte le organizzazioni del Partito a convocare assemblee aperte, a intensificare il tesseramento, il reclutamento e l’autofinanziamento del Partito.
“In questo anno 2014 (difficilissimo per i lavoratori e la democrazia) ricorrono anniversari di dirigenti comunisti importantissim – conclude il documento -: Lenin, Togliatti, Berlinguer; noi partito sicuramente piccolo, ma continuatori nelle odierne condizioni di quella grande storia, abbiamo il dovere di non arrenderci di fronte alle difficoltà”.