Rossana Rossanda. “È stata la bellezza del mondo a salvarmi dal fallimento politico” da. La repubblica

Rossana Rossanda

SOMMERSI come siamo dai luoghi comuni sulla vecchiaia non riusciamo più a distinguere una carrozzella da un tapis roulant. Lo stereotipo della vecchiaia sorridente che corre e fa ginnastica ha finito con l’avere il sopravvento sull’immagine ben più mesta di una decadenza che provoca dolore e tristezza. Guardo Rossana Rossanda, il suo inconfondibile neo. La guardo mentre i polsi esili sfiorano i braccioli della sedia con le ruote. La guardo immersa nella grande stanza al piano terra di un bel palazzo sul lungo Senna. La guardo in quel concentrato di passato importante e di presente incerto che rappresenta la sua vita. Da qualche parte Philip Roth ha scritto che la vecchiaia non è una battaglia, ma un massacro. La guardo con la tenerezza con cui si amano le cose fragili che si perdono. La guardo pensando che sia una figura importante della nostra storia comune. Legata al partito comunista, fu radiata nel 1969 e insieme, tra gli altri, a Pintor, Parlato, Magri, Natoli e Castellina, contribuì a fondare Il manifesto. Mi guarda un po’ rassegnata e un po’ incuriosita. Qualche mese fa ha perso il compagno K. S. Karol. «Per una donna come me, che ha avuto la fortuna di vivere anni interessanti, l’amore è stato un’esperienza particolare. Non avevo modelli. Non mi ero consegnata alle aspirazioni delle zie e della mamma. Non volevo essere come loro. Con Karol siamo stati assieme a lungo. Io a Roma e lui a Parigi. Poi ci siamo riuniti. Quando ha perso la vista mi sono trasferita definitivamente a Parigi. Siamo diventati come due vecchi coniugi con il loro alfabeto privato », dice.
Quando vi siete conosciuti esattamente?
«Nel 1964. Venne a una riunione del partito comunista italiano come giornalista del Nouvel Observateur . Quell’anno morì Togliatti. Lasciò un memorandum che Luigi Longo mi consegnò e che a mia volta diedi al giornale Le Monde, suscitando la collera del partito comunista francese».
Collera perché?
«Era un partito chiuso, ortodosso, ligio ai rituali sovietici. Louis Aragon si lamentò con me del fatto che dovuto dare a lui quello scritto. Lui si sarebbe fatto carico di una bella discussione in seno al partito. Per poi non concludere nulla. Era tipico».
Cosa?
«Vedere questi personaggi autorevoli, certo, ma alla fine capaci di pensare solo ai propri interessi».
Ma non era comunista?
«Era prima di tutto insopportabile. Rivestito della fatua certezza di essere “Louis Aragon”! Ne conservo un ricordo fastidioso. La casa stupenda in rue Varenne. I ritratti di Matisse e Picasso che lo omaggiavano come un principe rinascimentale. Che dire? Provavo sgomento. E fastidio».
Lei come è diventata comunista?
«Scegliendo di esserlo. La Resistenza ha avuto un peso. Come lo ha avuto il mio professore di estetica e filosofia Antonio Banfi. Andai da lui, giuliva e incosciente. Mi dicono che lei è comunista, gli dissi. Mi osservò, incuriosito. E allarmato. Era il 1943. Poi mi suggerì una lista di libri da leggere. Tra cui Stato e rivoluzione di Lenin. Divenni comunista all’insaputa dei miei, soprattutto di mio padre. Quando lo scoprì si rivolse a me con durezza. Gli dissi che l’avrei rifatto cento volte. Avevo un tono cattivo, provocatorio. Mi guardò con stupore. Replicò freddamente: fino a quando non sarai indipendente dimentica il comunismo ».
E lei?
«Mi laureai in fretta. Poi cominciai a lavorare da Hoepli. Nella casa editrice, non lontano da San Babila, svolgevo lavoro redazionale, la sera frequentavo il partito».
Tra gli anni Quaranta e i Cinquanta era forte il richiamo allo stalinismo. Lei come lo visse?
«Oggi parliamo di stalinismo. Allora non c’era questo riferimento. Il partito aveva una struttura verticale. E non è che si faceva quello che si voleva. Ma ero abbastanza libera. Sposai Rodolfo, il figlio di Banfi. Ho fatto la gavetta nel partito. Fino a quando nel 1956 entrai nella segreteria. Mi fu affidato il compito di rimettere in piedi la casa della cultura».
Lei è stata tra gli artefici di quella egemonia culturale oggi rimproverata ai comunisti.
«Quale egemonia? Nelle università non ci facevano entrare».
Ma avevate le case editrici, il cinema, il teatro.
«Avevamo soprattutto dei rapporti personali».
Ma anche una linea da osservare.
«Togliatti era mentalmente molto più libero di quanto non si sia poi detto. A me il realismo sovietico faceva orrore. Cosa posso dirle? Non credo di essere stata mai stalinista. Non ho mai calpestato il prossimo. A volte ci sono stati rapporti complicati. Ma fanno parte della vita».
Con chi si è complicata la vita?
«Con Anna Maria Ortese, per esempio. L’aiutai a realizzare un viaggio in Unione Sovietica. Tornando descrisse un paese povero e malandato. Non ne fui contenta. Pensai che non avesse capito che il prezzo di una rivoluzione a volte è alto. Glielo dissi. Avvertii la sua delusione. Come un senso di infelicità che le mie parole le avevano provocato. Poi, improvvisamente, ci abbracciammo scoppiando a piange».
Pensava di essere nel giusto?
«Pensavo che l’Urss fosse un paese giusto. Solo nel 1956 scoprii che non era quello che avevo immaginato ».
Quell’anno alcuni restituirono la tessera.
«E altri restarono. Anche se in posizione critica. La mia libertà non fu mai seriamente minacciata né oppressa. Il che non significa che non ci fossero scontri o critiche pesanti. Scrissi nel 1965 un articolo per Rinascita su Togliatti. Lo paragonavo al protagonista de Le mani sporche di Sartre. Quando il pezzo uscì Giorgio Amendola mi fece a pezzi. Come ti sei permessa di scrivere una cosa così? Tra i giovani era davvero il più intollerante».
Citava Sartre. Era molto vicino ai comunisti italiani.
«Per un periodo lo fu. In realtà era un movimentista. Con Simone De Beauvoir venivano tutti gli anni in Italia. A Roma alloggiavano all’Hotel Nazionale. Lo vedevo regolarmente. Una sera ci si incontrò a cena anche con Togliatti».
Dove?
«In una trattoria romana. Era il 1963. Togliatti era incuriosito dalla fama di Sartre e quest’ultimo guardava al capo dei comunisti italiani come a una risorsa politica. Certamente più interessante dei comunisti francesi. Però non si impressionarono l’un l’altro. La sola che parlava di tutto, ma senza molta emotività, era Simone. Quanto a Sartre era molto alla mano. Mi sorpresi solo quando gli nominai Michel  Foucault. Reagì con durezza».

 Foucault aveva sparato a zero contro l’esistenzialismo. Si poteva capire la reazione di Sartre.
«Avevano due visioni opposte. E Sartre avvertiva che tanto Foucault quanto lo strutturalismo gli stavano tagliando, come si dice, l’erba sotto i piedi».
Ha conosciuto Foucault personalmente?
«Benissimo: un uomo di una dolcezza rara. Studiava spesso alla Biblioteca Mazarine. E certi pomeriggi veniva a prendere il tè nella casa non distante che abitavamo con Karol sul Quai Voltaire. Era un’intelligenza di primordine e uno scrittore meraviglioso. Quando scoprì di avere l’Aids, mi commosse la sua difesa nei riguardi del giovane compagno».
Un altro destino tragico fu quello di Louis Althusser.
«Ero a Parigi quando uccise la moglie. La conoscevo bene. E ci si vedeva spesso. Un’amica comune mi chiamò. Disse che Helene, la moglie, era morta di infarto e lui ricoverato. Naturalmente le cose erano andate in tutt’altro modo».
Le cronache dicono che la strangolò. Non si è mai capita la ragione vera di quel gesto.
«Helene venne qualche giorno prima da me. Era disperata. Disse che aveva capito a quale stadio era giunta la malattia di Louis».
Quale malattia?
«Althusser soffriva di una depressione orribile e violenta. E penso che per lui fosse diventata qualcosa di insostenibile. Non credo che volesse uccidere Helene. Penso piuttosto all’incidente. Alla confusione mentale, generata dai farmaci».
Era stato uno dei grandi innovatori del marxismo.
«Alcuni suoi libri furono fondamentali. Non le ultime cose che uscirono dopo la sua morte. Non si può pubblicare tutto».
A proposito di depressione vorrei chiederle di Lucio Magri che qualche anno fa, era il 2011, scelse di morire. Lei ebbe un ruolo in questa vicenda. Come la ricorda oggi?
«Lucio non era affatto un depresso. Era spaventosamente infelice. Aveva di fronte a sé un fallimento politico e pensava di aver sbagliato tutto. O meglio: di aver ragione, ma anche di aver perso. Dopo aver litigato tante volte con lui, lo accompagnai a morire in Svizzera. Non mi pento di quel gesto. E credo anzi che sia stata una delle scelte più difficili, ma anche profondamente umane».
Tra le figure importanti nella sua vita c’è stata anche quella di Luigi Pintor.
«Lui, ma anche Aldo Natoli e Lucio Magri. Tre uomini fondamentali per me. Non si sopportavano tra di loro. Cucii un filo esile che provò a tenerli insieme».
Parlava di fallimento politico. Come ha vissuto il suo?
«Con la stessa intensa drammaticità di Lucio. Quello che mi ha salvato è stata la grande curiosità per il mondo e per la cultura. Quando Karol era bloccato dalla malattia, mi capitava di prendere un treno la mattina e fermarmi per visitare certi posti meravigliosi della provincia e della campagna e tornare la sera. Godevo della bellezza dei luoghi che diversamente dall’Italia non sono stati rovinati».
Se non avesse fatto la funzionaria comunista e la giornalista cosa avrebbe voluto fare?
«Ho una certa invidia per le mie amiche — come Margarethe von Trotta — che hanno fatto cinema. In fondo i buoni film come i buoni libri restano. Il mio lavoro, ammesso che sia stato buono, è sparito. In ogni caso, quando si fa una cosa non se ne fa un’altra ».
Il suo esser comunista avrebbe potuto convivere con qualche forma di fede?
«Non ho più un’idea di Dio dall’età di 15 anni. Ma le religioni sono una grande cosa. Il cristianesimo è una grande cosa. Paolo o Agostino sono pensatori assoluti. Ho amato Dietrich Bonhoeffer. Straordinario il suo magistero. E il suo sacrificio».
Si accetta più facilmente la disciplina di un maestro o quella di un padre?
«I maestri li scegli, o ti scelgono. I padri no».
Il rapporto con suo padre come è stato?
«Era un uomo all’antica. Parlava greco e latino. Si laureò a Vienna. C’era molta apprensione economica in famiglia. La crisi del 1929 colpì anche noi che eravamo parte dell’impero austro-ungarico. Il nostro rapporto, bello, lo rovinai con parole inutili. Con mia madre, più giovane di vent’anni, eravamo in sintonia. Sembravamo quasi sorelle. Si scappava in bicicletta per le stradine di Pola».
Dove lei è nata?
«Sì, siamo gente di confine. Gente istriana, un po’ strana».
Si riconosce un lato romantico?
«Se c’è si ha paura di tirarlo fuori. Non c’è donna che non senta forte la passione. Dai 17 anni in poi ho spesso avvertito la necessità dell’innamoramento. E poi ho avuto la fortuna di sposare due mariti, passabilmente spiritosi, che non si sono mai sognati di dirmi cosa fare. Ho condiviso parecchie cose con loro. Poi i casi della vita a volte remano contro».
Come vive il presente, questo presente?
«Come vuole che lo viva? Metà del mio corpo non risponde. E allora ne scopri le miserie. Provo a non essere insopportabile con chi mi sta vicino e penso che in ogni caso fino a 88 anni sono stata bene. Il bilancio, da questo punto di vista, è positivo. Mi dispiacerebbe morire per i libri che non avrò letto e i luoghi che non avrò visitato. Ma le confesso che non ho più nessun attaccamento alla vita».
Ha mai pensato di tornare in Italia?
«No. Qui in Francia non mi dispiace non essere più nessuna. In Italia la cosa mi infastidirebbe».
È l’orgoglio che glielo impedisce?
«È una componente. Ma poi che Paese siamo? Boh».
E le sue radici: Pola? L’Istria?
«Cosa vuole che siano le radici. Non ci penso. La vera identità uno la sceglie, il resto è caso. Non vado più a Pola da una quantità di anni che non riesco neppure a contarli. Ricordo il mare istriano. Alcuni isolotti con i narcisi e i conigli selvaggi. Mi manca quel mare: nuotare e perdermi nel sole del Mediterraneo. Ma non è nostalgia. Nessuna nostalgia è così forte da non poter essere sostituita dalla memoria. Ogni tanto mi capita di guardare qualche foto di quel mondo. Di mio padre e di mia madre. E penso di essere nonostante tutto una parte di loro come loro sono una parte di me».
ANTONIO GNOLI, la Repubblica

Francia, delusione Hollande e astensionismo aiutano Le Pen. Tiene però la sinistra. Analisi del voto Autore: pietro lunetto da: controlacrisi.org

Il risultato del primo turno delle amministrative francesi ha suscitato la reazione, spesso scomposta, della stampa mainstream, che preferisce i titoloni alle analisi dettagliate della situazione. Dai risultati del primo turno, credo che si possano solo identificare delle linee di tendenza ed una prima analisi della composizione dei ballottaggi. Come spesso é accaduto in passato il secondo turno elettorale può stravolgere la situazione completamente. Anche in Francia, purtroppo, l’alta astensione vince le elezioni. Se si aggiunge al 35% di astensione manifesta nelle urne, l’aumento dei cittadini che non si sono registrati per le operazioni di voto, si conferma un quadro di profonda sfiducia generalizzata nel sistema partitico-politico attuale.

Ps, un partito di centro-destra
Il Partito Socialista (PS) arretra in generale e vistosamente in alcune delle sue roccaforti, toccando con mano lo scontento creato dalle promesse elettorali non mantenute da Hollande. Le grandi aspettative create per la campagna elettorale presidenziale solo 2 anni fa, sono state totalmente disattese, profilando un PS che si comporta come un partito di centro-destra. (chissà se questo risultato varrà da monito anche per il Partito Democratico in Italia). Il Partito Comunista Francese (PCF) si conferma la terza forza del Paese, allargando leggermente le sue aree di influenza, nonostante il pesante oscuramento mediatico. Sembra aver funzionato parzialmente l’alleanza del PCF con il PS e i Verdi effettuata a Parigi ed in altre grandi città della Francia. Ricordiamo che questa scelta elettorale di parte del PCF é costata una parziale frattura all’interno del Front de Gauche, che nella componente che fa capo a Melanchon, ha comunque deciso di presentare delle liste del Parti de Gauche (PdG) in concorrenza a quelle dell’ alleanza PS-PCF-Verdi. Dove questa alleanza a tre é stata presentata, sembra aver mitigato l’arretramento del PS, producendo un travaso di voti interno dal PS verso le altre forze. Se a questo risultato viene sommato una media del 6-7% del PdG, l’insieme delle sinistre in questi contesti sembra reggere. Ma rimane da capire come una siffatta alleanza potrà reggere alla prova del governo locale, stretto tra i tagli del PS dettati a livello nazionale e la lotta senza quartiere all’austerity del PCF e parte dei Verdi.

Le Pen, più che una avanzata un travaso di voti
Se si comparano i risultati del primo turno con la situazione uscita delle ultime amministrative del 2008, le sfere di influenza della destra e della sinistra sembrano rimaste grossomodo immutate, con cambi frequenti nei territori dove le percentuali di voto per i due maggiori schieramenti sono simili, e quindi dove un piccolo spostamento di voti crea un cambio di colore dell’amministrazione. La destra neofascista del Fronte Nationale (FN) – nonostante quel che ne dica Marine Le Pen con il suo slogan “ né destra, né sinistra” sempre un partito neofascista rimane nei contenuti – , stando alle sole percentuali sembra registrato una forte avanzata. Le sole percentuali però sono drogate dall’alto tasso di astensione. Se si confrontano le aree geografiche di maggior successo della destra, sembra esserci stato più che un’ avanzata dell’ FN, un travaso di voti all’interno delle forze dello schieramento di destra francese, dal più moderato UMP verso l’FN e le altre forze di estrema destra. Più in generale i dati sembrano confermare il trend, abbastanza comune nelle situazioni di crisi economica e sociale, di una polarizzazione verso le forze di estrema e destra e estrema sinistra del voto popolare, a scapito dei grandi partiti moderati. Ovviamente qui non si vuole sottovalutare il pericolo della destra neofascista in Francia, ma é bene ricordare che qualche anno fa l’FN stava per eleggere un suo candidato alla Presidenza della Repubblica, quindi il suo sostegno elettorale non é una novità di questi ultimi tempi.

Pcf con Hollande anche al secondo turno
La percezione mediatica dell’avanzata dell’FN, ha costretto in qualche modo il segretario del PCF, Pierre Laurent, a dichiarare apertamente l’appoggio del PCF a tutti quei candidati che al ballottaggio saranno contrapposti all’FN, in una sorta di modalità da emergenza democratica. Se questo approccio del PCF é quanto meno comprensibile nella situazione data, crediamo che vadano affrontate le ragioni di fondo del risultato elettorale: il PS, fedele alla linea dell’austerity che propone anche in sede europea, ha abbandonato qualsiasi idea di protezione sociale e più in generale di sinistra, comportandosi come qualsiasi partito di centro destra. (risuona ancora nelle nostre orecchie la previsione di un’ Europa che svolta a sinistra con la presidenza Hollande, fatta dall’esperto di metafore Pierluigi Bersani). Varrebbe la pena di abbandonare al proprio destino il PS e tutti i centro-sinistra-destra, con tutte le conseguenze del caso, e costruire una sinistra del XXI secolo degna di questo nome?  

Lettera ai comunisti francesi Autore: Pierre Laurent da: controlacrisi.org

In Italia è assai scarsa l’informazione sui partiti aderenti al Partito della Sinistra Europea che ha candidato Alexis Tsipras. Ci sembra utile proporvi la traduzione della lettera che Pierre Laurent, segretario del Partito Comunista Francese e Presidente della Sinistra Europea, ha indirizzato agli iscritti del suo partito in vista delle elezioni amministrative e europee.

La mia lettera ai comunisti

La motivazione che spinge a scriverti oggi, a te come a tutti gli iscritti e le iscritte al nostro partito, è perché quello che vivremo nelle prossime settimane sarà un momento politico cruciale. E sono certo che noi possiamo giocare un ruolo fondamentale.
Se la mia lettera risulterà un po’ lunga me ne scuso, ma le questioni relative a questa fase sono decisive. Spero che ti prenderai il tempo di leggerla tutta con attenzione, così potrai capire le ragioni eccezionali di questa mia scelta.
I tre mesi che ci stiamo preparando ad affrontare saranno particolarmente intensi. Tra due settimane si svolgeranno le elezioni amministrative, mentre tra tre mesi avranno luogo quelle europee. Nel frattempo, Francois Hollande ha deciso per un rimpasto di governo che gli permetterà di adottare il patto di “responsabilità” firmato insieme al Medef.
Questo, quando nel paese sono sempre più diffuse le disuguaglianze sociali e la disoccupazione, rappresenterebbe un ennesimo regalo al padronato, grazie ad una riduzione dei livelli salariali, il taglio dei servizi pubblici e delle tutele sociali.
Questo rappresenta anche una rinuncia del governo socialista che volta le spalle alle aspettative e le speranze del popolo di sinistra, lasciando che la destra e l’estrema destra approfittino appieno della situazione.
Non possiamo permetterci di lasciar correre, soprattutto considerando il fatto che la maggioranza delle persone che, nel 2012, hanno sperato in un vero cambiamento non si riconoscono in questa politica. E’ il momento di rilanciare una mobilitazione popolare di massa.
Questo ci impone di essere parte di questa grande mobilitazione, ma io credo anche che dovremmo essere capaci di essere promotori di una grande campagna di resistenza alle politiche di austerità e, nel frattempo, essere protagonisti di un processo di rilancio di un soggetto politico della sinistra di alternativa.
Con questa prospettiva, le elezioni amministrative rappresentano un primo momento fondamentale. Fin dal primo giorno, i due obbiettivi del Partito Comunista sono stati chiari: impedire alla destra e alla destra estrema di realizzare i loro sogni nazionalisti, fornendo i comuni di maggioranze di sinistra o, comunque, del maggior numero di eletti comunisti o del Front de Gauche possibili. In questo modo, potremo costituire un’opposizione efficace all’austerità e promuovere politiche pubbliche di giustizia sociale, anche a livello locale.
Di fronte ad una destra revanscista e ad un governo imbrigliato nelle sue involuzioni e nelle sue rinunce, è necessario dare un segnale forte a sinistra, difendere la necessità di impegni chiari in favore della comunità, il bisogno di servizi pubblici e di democrazia locale. Noi abbiamo perseguito questo scopo, lavorando in ogni comune, creando delle alleanze per il primo turno elettorale, a partire dal bilancio dell’azione amministrativa e dai rapporti di forza esistenti a livello locale, con lo scopo comune di permettere, al secondo turno, un’aggregazione di tutte le forze di sinistra.
Il lavoro che abbiamo fatto fino ad oggi è notevole e grazie ai nostri sforzi possiamo nutrire forti speranze di riuscita. Presentiamo candidati comunisti e del Front de Gauche in più di 7500 comuni con più di 1000 abitanti, senza contare i numerosi candidati nei comuni più piccoli. Siamo in grado di rieleggere i nostri Sindaci, riconquistare grandi città come Aubervilliers e Montreuil ed aumentare il numero dei nostri eletti su tutto il territorio nazionale.
In oltre 30 comuni con più di 3500 abitanti i comunisti, accanto ai cittadini ed alle altre forze della sinistra, sono impegnati in una campagna elettorale che può risultare vittoriosa. Questo è verosoprattutto in città come Le Havre, Calais, Corbeil Essonne, Sète, Ales, Bolbec a La Ciotat,Romilly-sur-Seine, Thiers, Sartene …
Tutto questo lavoro, anche se ha causato un acceso dibattito in seno al Front de Gauche, alla fine risulterà vantaggioso anche per il Front, che vedrà crescere le basi del suo consenso e rafforzare il suo radicamento. Il nostro paese, il mondo del lavoro e tutti quei cittadini che in questi anni si sono sentiti persi e abbandonati a loro stessi, hanno bisogno di una forza politica vicina ai loro bisogni, radicata nella loro vita quotidiana e nei loro territori. Gli ultimi giorni di questa campagna elettorale si annunciano quindi decisivi per i nostri obiettivi. Per questo è necessario impegnare tutte le nostre forze in questa battaglia. So che i comunisti si sono già mobilitati ampiamente, ma ti chiedo, come a tutti, di aumentare ancora il nostro impegno fino all’ultimo giorno.
Ora voglio invece parlare della battaglia che dobbiamo intraprendere per sconfiggere il “patto di responsabilità”, espressione di quelle politiche d’austerità che affliggono sia la Francia che l’Europa. La lotta è tutt’altro che finita, anzi al contrario è appena cominciata.
Il Presidente della Repubblica non può contare su una maggioranza popolare per sostenere questo patto, firmato con il Medef, ad esclusivo beneficio del padronato e per la cui applicazione il Governo tenta di imporre un marcia forzata anche contro i suoi stessi interessi.
Gli oppositori aumentano ogni giorno di più, tra le fila del Front de Gauche ovviamente, ma anche tra i verdi e nel Partito Socialista. Un quarto della direzione del Partito Socialista ha sottoscritto una dichiarazione pubblica in cui si denunciano le basi su cui il patto è stato sottoscritto.
Le correnti di sinistra del Partito Socialista, “Un monde d’avance” e “Maintenant la gauche”, hanno votato contro il documento, chiamato “Applicazione del Patto di responsabilità”, presentato dalla maggioranza della direzione del PS, evidenziando la loro contrarietà e denunciando la “nocività delle politiche di austerità”. Nel mondo sindacale, la CGT, il FO e la FSU, rifiutano questo patto e molte altre confederazioni sindacali hanno espresso forti dubbi in merito. Questa a dimostrazione del fatto che un certo fronte del dissenso nei riguardi di questo patto esiste, a questo punto sta noi intercettarlo ed organizzarlo. Se riusciremo ad avere successo abbiamo buone possibilità di sconfiggere questo “patto di irresponsabilità”.
Questa campagna è già costituita da due appuntamenti fondamentali. Il primo dei quali avrà luogo il prossimo 18 marzo, quando si terrà una grande mobilitazione voluta dai sindacati. Dopo alcune giornate di azioni separate, la maggioranza dei sindacati hanno, infatti, deciso per una mobilitazione unitaria. Noi dobbiamo lavorare per la buona riuscita di questa giornata, che segnerà un momento importante per la costituzione di un forte movimento sociale di opposizione.
Da parte nostra, insieme al Front de Gauche, abbiamo lanciato un appello per una giornata di mobilitazione contro l’austerità, che si terrà il 12 aprile a Parigi e che avrà come denominatore comune lo slogan “il troppo stroppia, marciamo contro l’austerità”. Un appello sottoscritto da numerosi dirigenti politici, sindacali e del mondo dell’associazionismo, sarà reso pubblico la prossima settimana. Molte sono le organizzazioni che stanno prendendo in considerazione l’adesione a questa iniziativa. La stessa CGT, da sempre concentrata sul terreno delle rivendicazioni sindacali, ha accolto con interesse questa iniziativa e guarda con favore alla capacità di mobilitazione che la sinistra sta mettendo in campo.
Dobbiamo impegnarci in tutto il paese per promuovere questa giornata di mobilitazione, che può rappresentare il risveglio della sinistra che si oppone alle scelte di austerità di Francois Hollande.
Un altro appuntamento cruciale che dovremo affrontare in questo periodo sarà la campagna elettorale per le elezioni europee. Aperta dalla grande mobilitazione del 12 aprile prossimo, la nostra campagna sarà coerente con la lotta contro il “patto di responsabilità”. Questi i suoi punti fondamentali: no all’austerità ed al dumping sociale in Francia come in Europa, no al mercato transatlantico (GMT), si ad un’Europa democratica fondata sulla solidarietà.
Contro la tentazione di lasciarsi andare al nazionalismo e alla xenofobia promosse dal Fronte Nazionale, noi rappresenteremo una Francia attiva nella creazione di Fronti europei di solidarietà capaci di ricostruire un’Europa veramente unita. Vogliamo creare, in tutti i collegi elettorali, delle liste del Front de Gauche in grado di guidare una compagine di sinistra che sappia portare avanti la battaglia contro l’austerità. Candidando alla presidenza della Commissione Europea, il nostro compagno greco, Alexis Tsiras, leader di SYRIZA, abbiamo la possibilità con queste elezioni europee di sferrare un duro colpo all’attuale classe dirigente sia a livello nazionale che europeo, abbiamo anche la possibilità di rafforzare il gruppo del GUE-NGL nel Parlamento Europeo, eleggendo in Francia un maggior numero di parlamentari europei, oltre ai cinque uscenti che abbiamo ottime possibilità di rieleggere.
Dopo alcune settimane di discussione con i nostri alleati del Front de Gauche, ora siamo impegnati in una discussione concreta su quale debba essere la nostra tabella di marcia e sulla composizione delle liste, come sai i nostri compagni del Parti de Gauche pongono delle condizioni per l’apertura dei negoziati. L’operazione dei compagni parigini sul logo ha contribuito a rasserenare gli animi a livello nazionale ed a far ripartire i colloqui. Inoltre, il Parti de Gauche ci ha chiesto delucidazioni sulla nostra strategia per le elezioni del 2015. Come abbiamo già avuto modo di spiegare nel incontro bilaterale tra PCF e PG dello scorso 17 gennaio, in entrambi questi due appuntamenti elettorali la scelta delle candidature è una priorità per il nostro partito. Abbiamo presentato da tempo candidati comunisti in quasi tutti i comuni. Nel 2010, abbiamo costruito liste del Front de Gauche nella maggioranza delle regioni. I problemi riguardanti le autorità dipartimentali e regionali potrebbero portare ad ulteriori scelte in questa direzione, anche se, in ogni caso, queste decisioni verranno prese solo dopo gli appuntamenti elettorali di quest’anno, tenendo conto dei risultati e del nuovo panorama politico che avremo davanti, così come della nuova legge elettorale regionale e della riduzione dei dipartimenti. Ci tengo poi a sottolineare che prenderemo queste decisioni solo dopo un confronto con tutte le forze che compongono il Front de Gauche.
Ora, una volta chiariti questi aspetti, i colloqui che abbiamo avuto con i nostri alleati devono però condurre ad un inizio della campagna elettorale per le europee, subito dopo che si sarà conclusa la partita delle elezioni comunali. Ecco caro compagno e cara compagna quali sono le sfide che abbiamo di fronte a noi. Il nostro obiettivo è semplice: rafforzare la nostra opposizione all’austerità e mantenere il nostro impegno per costruire un’alternativa di sinistra a queste politiche. Dobbiamo essere coscienti che la nostra responsabilità è di primo piano nella costruzione di questa alternativa. Ecco perché ho voluto portare alla vostra attenzione alcuni elementi di analisi che giudico importanti. So di poter contare sul vostro impegno per affrontare tutte le sfide che ci attendono.

il testo originale dal blog di Pierre Laurent

[sul sito di radio radicale potete ascoltare la conferenza stampa tenuta a Roma da Pierre Laurent con Fabio Amato, Paolo Ferrero e Alexis Tsipras http://www.radioradicale.it/scheda/403069/presentazione-del-progetto-della-sinistra-europea-per-le-elezioni-europee-2014]