Landini scrive a Marchionne: “Fiat eviti ritorsioni, servono relazioni sindacali normali”Autore: fabrizio salvatori

“Siamo pronti ad affrontare i problemi che lavoratori e imprese hanno, siamo pronti a discutere e a trovare soluzioni. La Fiat eviti ritorsioni e si ricostruiscano normali relazioni sindacali”. E’ un passo, abbastanza esemplificativo della lettera del segretario della Fiom Maurizio Landini all’amministratore delegato di FCA Sergio Marchionne dopo l’attacco che questi aveva sferrato dalle colonne della “Stampa” contro lo sciopero della Fiom a Grugliasco, presso il sito della Maserati. 

Questo il testo integrale della lettera.

“Spettabile amministratore delegato, ho letto la lettera che ha reso pubblica ieri mattina su “La Stampa”, una lettera che Lei ha inviato a tutte le lavoratrici e i lavoratori della Maserati di Grugliasco, ed è stata affissa nelle bacheche aziendali in tutti gli stabilimenti. Ho deciso di scriverle pubblicamente, ma confido che in futuro non ve ne sia più bisogno perché si costruiscano corrette relazioni sindacali, che sappiano coniugare gli interessi e le responsabilità che ciascuno rappresenta, per me quello di chi lavora, per lei gli azionisti e la proprietà.

Lei ritiene incomprensibile quello che è accaduto in Maserati, io credo che sia utile chiarire cosa è accaduto. Lo sciopero di un’ora per tenere una assemblea coi lavoratori è stata una scelta presa dopo che ci è stato negato il diritto di poter discutere con i lavoratori. I delegati della Fiom han chiesto di tenere l’assemblea per discutere dei problemi che persistono nello stabilimento e avanzare proposte per risolverli, questa è la verità.
Il comportamento e le scelte dei delegati della Maserati di Grugliasco coincidono con una scelta generale della Fiom: con la sentenza della Corte costituzionale che riconosce il diritto ai lavoratori di potersi scegliere il sindacato e i delegati liberamente, per noi si sarebbe aperta una nuova fase.

Nel primo incontro avuto con la direzione aziendale abbiamo chiarito due punti: che non avremmo firmato il CCSL e che non pretendiamo di cancellarlo, ma che nell’interesse dei lavoratori avremmo negoziato nel merito delle singole questioni. Inoltre, abbiamo chiarito che per quel che ci riguarda le azioni legali, che non sono mai state alternative alla contrattazione, erano tese ad un riconoscimento di democrazia, tanto che l’ultimo atto che abbiamo compiuto è stato l’accordo per il rientro dei delegati della Fiom nello stabilimento di Pomigliano.

In questi anni difficili per la crisi e per il non riconoscimento dei diritti sindacali i lavoratori iscritti alla Fiom han pagato un prezzo molto alto ed ancora oggi negli stabilimenti persiste un doppio regime di diritti che per un interesse generale deve essere superato.
Nel Gruppo molte lavoratrici e lavoratori dopo anni di cassa integrazione, con il piano presentato a Detroit hanno davanti almeno altri due anni di ammortizzatori sociali in Italia. Io non credo che sia possibile continuare su una strada che non preveda la contrattazione, sia per gli stabilimenti che hanno volumi produttivi, sia per quelli che non li hanno.

C’è bisogno di reinventare l’auto per avere modelli ecologici in grado di sfidare sul piano dell’innovazione di prodotto il mercato Europeo. Per avere questi obiettivi c’è bisogno di partecipazione dei lavoratori, di libero confronto tra le parti, di salario e di prevenzione per la salute e la sicurezza. I lavoratori sono il cuore della innovazione. E’ necessario che si scriva una storia nuova. Vivere nel passato è un errore che nessuno può permettersi e, di sicuro, che la Fiom non vuole commettere”.

Crisi, il delirio di Enrico Letta: “Azioni ai lavoratori”. No della Fiom | Autore: fabrizio salvatori DA: CONTROLACRISI.ORG

 

La grande pensata di Letta per uscire da una crisi il cui esito non aumenterà l’occupazione è di aprire l’azionariato ai dipendenti nelle aziende, a partire dalle Poste. Ma sul tema arriva a stretto giro il no della Fiom-Cgil perche’ c’e’ il rischio che i lavoratori mettano a repentaglio i loro soldi. Mentre la leader della Cgil, Susanna Camusso, puntualizza: “Bisogna ragionare sul modello di partecipazione dei lavoratori alle scelte dell’azienda” ma “non sull’azionariato. Se un lavoratore vuole comperare azioni questa e’ una libera scelta”.
Il segretario generale della Cisl, Raffaele Bonanni, invece sottolinea che si tratta di ”una buona cosa”, un’istanza lanciata da tempo dalla Cisl.
”Il prossimo anno, nell’ambito del secondo tempo di questo piano di dismissioni – ha spiegato Letta – studieremo con l’azienda e con i sindacati l’apertura del capitale di Poste e di altre aziende e la partecipazione dei lavoratori all’azionariato, permettendo loro rappresentanza negli organi societari. E’ un’esperienza unica, un tentativo – quello di sperimentare in Italia la Mitbestimmung tedesca – destinato a influenzare in meglio le relazioni industriali e il modello di
impresa nel nostro Paese”.
”Per noi – afferma il leader Fiom, Maurizio Landini – partecipazione e’ essere coinvolti nelle scelte delle aziende. Altra cosa e’ l’entrata nell’azionariato. A quello diciamo no perche’ non vogliamo che i lavoratori rischino i loro soldi”. ”Si tratta di una importante dichiarazione programmatica – dice l’ex viceministro al Lavoro e giuslavorista, Michel Martone – anche se e’ difficile dalle poche parole del presidente del Consiglio comprendere se intendesse fare riferimento alla possibilita’ di remunerare in parte i lavoratori delle aziende di Stato come le Poste attraverso azioni, come peraltro previsto anche dal Codice Civile, oppure se intendesse aprire alla possibilita’ di introdurre nel nostro Paese la cogestione delle aziende su modello tedesco. Si tratta di due prospettive profondamente diverse. Nel primo caso i lavoratori diventano semplici azionisti, mentre nel secondo caso i rappresentanti sindacali entrano a far parte dell’organo di gestione dell’azienda” (non necessariamente pubblica, ndr). ”Per l’azionariato dei lavoratori in azienda – spiega il giuslavorista Aldo Bottini, partner dello studio Toffoletto De Luca Tamajo – basta che lo preveda lo Statuto della societa’. Lo Statuto deve prevedere anche quali diritti diano queste azioni. Non c’e’ bisogno di un intervento legislativo, la possibilita’ e’ gia’ prevista dal codice civile. Il modello tedesco e’ un’altra cosa. C’e’ un sistema di cogestione che prescinde dalla partecipazione azionaria. I lavoratori esprimono propri rappresentanti nell’organismo di gestione. Il sistema duale e’ previsto dalla legge. Perche’ questo modello funzioni in Italia bisognerebbe superare l’idea del conflitto ed entrare in una mentalita’ diversa. E comunque prima di immaginare il sistema tedesco bisognerebbe dare attuazione all’articolo 39 della Costituzione e fare una legge sulla rappresentanza”.