Prato, Ferrero: «Mandino lì le forze dell’ordine invece che a militarizzare la Val Susa!» da: rifondazione comunista

Prato, Ferrero: «Mandino lì le forze dell’ordine invece che a militarizzare la Val Susa!»

Prato, Ferrero: «Mandino lì le forze dell’ordine invece che a militarizzare la Val Susa!»

«Perché invece di occupare militarmente la Val di Susa con migliaia di poliziotti, il governo non li manda invece a Prato, ad impedire che la gente lavori e muoia in condizioni disumane?» Così Paolo Ferrero, segretario nazionale PRC, ha commentato la tragedia di Prato, l’incendio nel capannone-dormitorio nel quale sono morti 7 lavoratori. «La situazione dei lavoratori nel distretto di Prato è nota a tutti: servirebbero controlli e prevenzione, un efficace e vero contrasto del lavoro nero, al fine di garantire il rispetto dei diritti umani e dei diritti dei lavoratori, indipendentemente dalla loro nazionalità! Tutto il nostro cordoglio per le vittime dell’incendio di Prato e per le loro famiglie: purtroppo questa tragedia è frutto della logica del profitto a tutti i costi, che calpesta i diritti umani»

Privatizzazioni, una grande svendita che farà godere le banche. Prc: “Uno scandalo” | Autore: fabio sebastiani da: controlacrisi.org

Dal petrolio e dal gas all’elettronica, al controllo del traffico aereo, ai servizi assicurativi-finanziari per le imprese all’estero, ma anche cantieri navali e stazioni ferroviarie: sono otto le societa’ che entrano nella prima tranche del piano di privatizzazioni del Governo, annunciata oggi. Sono controllate dal Tesoro, direttamente o tramite Cassa Depositi e Prestiti ed in un caso da Ferrovie, con partecipazioni pubbliche che verranno alleggerite con una parziale dismissione della quota. IlGoverno ha anche annunciato il via libera all’operazione di cessione di un pacchetto del 3% di Eni, affiancato a un buyback del Cane a Sei zampe che non farà scendere lo Stato sotto il 30% del capitale, la famosa soglia d’Opa. In pratica, con il riacquisto di titoli azionari effettuato dalla società petrolifera, la partecipazione del Tesoro, in mano principalmente alla Cdp, crescerebbe al 33%; proprio di quel 3% aggiuntivo si avvia la dismissione e Saccomanni ha spiegato che dovrebbe valere 2 miliardi. Il titolare delle Finanze ha aggiunto che sul mercato andranno una quota del 60% di Sace e Grandi Stazioni. Per Enav e Fincantieri si tratta del 40%, mentre “nel complesso delle privatizzazioni che riguarderanno le reti in mano alla Cdp saremo nell’ordine del 50%”. Da queste operazioni dovrebbero entrare tra i 10 e 12 miliardi di euro, di cui la metà vanno a riduzione del debito nel 2014 e l’altra parte a ricapitalizzazione della Cdp.

Con questo pacchetto in mano domani il ministro Saccomanni andra’ alla riunione dell’Eurogruppo a Bruxelles per “battagliare con piu’ forza”. Almeno così dice il Consiglio, Enrico Letta. Intervenendo in collegamento video agli Stati generali della cultura a Milano ha dichiarato di voler “ridurre il debito l’anno prossimo per la prima volta dopo cinque anni”, “grazie alle privatizzazioni”, un piano ”importante e significativo”.

 

Le proteste si sono levate da più parti, a cominciare dai sindacati che cominciano a intravedere il pericolo di una dismissione progressiva e quindi di un futuro smembramento delle aziende. Per il Prc siamo alla svendita. “Le ‘dismissioni’ da 12 miliardi, di parte dell’Eni e di Fincantieri, tra l’altro, annunciate da Letta – scrive Paolo Ferrero in una nota – sono un vero e proprio scandalo: il premier dimostra di essere a libro paga della Merkel, e andrebbe denunciato per alto tradimento”. “La svendita – di questo si tratta – del patrimonio pubblico – continua Ferrero – non porterà risorse né aiuterà a far diminuire il debito pubblico. È solo lo smantellamento e la svendita, appunto, dei gioielli di famiglia, alle spalle e a scapito del popolo italiano che ne è il legittimo proprietario”.

 

Le associazioni dei consumatori annunciano di voler vigilare. “Non vorremmo infatti – si legge inun comunicato di Federconsumatori e Adusbef – che si facesse l’ennesimo regalo alle banche”. La scelta della fase non certo esaltante per il mercato borsistico lascia sospettare che possa esserci pronta qualche operazione speculativa. Il caso Telecom non aiuta certo a farsi una opinione diversa, infatti.

 

– ENI – Core business nel petrolio e nel gas: la societa’ guidata da Paolo Scaroni e’ la prima azienda italiana per capitalizzazione a Piazza Affari, 66,4 miliardi a fine 2012. Un gigante dell’Energia con un fatturato oltre i 127 miliardi alla chiusura dell’ultimo bilancio, presente in 90 Paesi, 78.000 dipendenti. Il Tesoro ha oggi in Eni una partecipazione del 4,34% mentre la Cassa Depositi e Prestiti (all’80,1% del Tesoro) ha una quota del 25,76%.
– STM – Leader globale nel mercato dei semiconduttori con clienti in tutti i settori applicativi dell’elettronica, la societa’ di Pasquale Pistorio (oggi presidente onorario) e’ quotata alle Borse di Milano, Parigi e New York. Nel 2012 i ricavi netti sono stati pari a 8,49 miliardi di dollari. Gruppo italo-francese della microelettronica, con sede a Ginevra, e’ partecipato indirettamente dal Tesoro tramite la StMicroelectronics Holding N.V. di cui ha il 50% (il restante 50% e’ del francese Fonds strate’gique d’investissement).

 

ENAV – E’ la societa’ a cui lo Stato ha affidato la gestione e il controllo del traffico aereo civile nei cieli e negli aeroporti italiani. Interamente controllata dal Tesoro e vigilata dal Ministero dei Trasporti, nasce dalla trasformazione nel 2000 dell’Ente Nazionale Assistenza al Volo in Spa.

 

SACE – Offre servizi di export credit, assicurazione del credito, protezione degli investimenti all’estero, garanzie finanziarie, cauzioni e factoring, con 70 miliardi di euro di operazioni assicurate in 189 paesi. Dal novembre 2012 e’ controllata al 100% da Cassa Depositi e Prestiti.

– FINCANTIERI – E’ uno dei gruppi cantieristici piu’ grandi al mondo, erede della grande tradizione italiana in campo navale. Con ricavi a quota 2,4 miliardi nel 2012 con una quota di export oltre il 70%. E’ controllato da Fintecna (al 100% della Cdp) che ha in portafoglio una quota oltre il 99%.
– CDP RETI – E’ un veicolo di investimento, costituito nel mese di ottobre 2012 e posseduto al 100% da Cassa Depositi e Prestiti. Ha in portafoglio, acquisita nel 2012 da Eni, una partecipazione del 30% in Snam, la societa’ protagonista della metanizzazione dell’Italia a partire dal 1941, realizza e gestisce le infrastrutture del gas.

 

– TAG – Trans Austria Gasleitung e’ la societa’ che gestisce in esclusiva il trasporto di gas nel tratto austriaco del gasdotto che dalla Russia giunge in Italia attraverso Ucraina, Slovacchia e Austria. Asset strategico perche’ garantisce circa il 30% delle importazioni nazionali. Cassa Depositi e Prestiti ha rilevato da eNI a fine 2011 dall’Eni, tramite Cdp Gas, una quota dell’89%.

 

– GRANDI STAZIONI – Controllata al 60% da Ferrovie dello Stato (al 100% del Tesoro) e’ la societa’ creata nel 1998 con l’obiettivo di riqualificare, valorizzare e gestire le tredici principali stazioni ferroviarie italiane: oltre 1.500.000 mq di asset immobiliari con piu’ di 600 milioni di visitatori l’anno.

Allarme Inps: ”Conti a rischio”. Ferrero: “Tagliate le pensioni d’oro e tornano” da:controlacrisi.org

 

Il presidente dell’Inps fa sapere di aver “scritto ai ministri Saccomanni e Giovannini”, “invitando a fare un’attenta riflessione” sul bilancio dell’Istituto che ormai è “un bilancio unico, essendo il disavanzo patrimoniale ed economico qualcosa che può dare segnali di non totale tranquillità”. Parlando davanti alla commissione bicamerale sul controllo degli enti previdenziali, Antonio Mastrapasqua ha spiegato come “la genesi della perdita dell’Inps” derivi da “uno squilibrio imputabile essenzialmente al deficit ex Inpdap, alla forte contrazione dei contributi per blocco del turnover del pubblico impiego e al continuo aumento delle uscite per prestazioni istituzionali”. L’Inps infatti ormai accorpa anche gli ex Inpdap ed Enpals.

“Mastrapasqua dice che i conti dell’Inps sono a rischio – ha replicato Paolo Ferrero (Prc) – e questo servirà a proporre un’altra stangata sui lavoratori. La cosa che non dice è che i rischi derivano dalle pensioni d’oro pagate profumatamente dall’Inps, perché invece i fondi dei lavoratori sono tutti in attivo. Si metta subito il tetto alle pensioni d’oro e agli stipendi dei dirigenti pubblici. È assurdo che gente come Mastrapasqua guadagni un milione di euro all’anno e che vi siano pensioni da centinaia di migliaia di euro mentre la povertà continua ad allargarsi”.

A causa dell’arbitrio di Napolitano decisa inammissibilità dei #referendum contro riforma Fornero su pensioni e contro la casta | Fonte: paoloferrero.it

 

L’inammissibilità dei referendum per abrogare la riforma Fornero sulle pensioni e contro la casta, comunicata oggi, è un vergognoso scippo di democrazia. Il diritto costituzionale delle centinaia di migliaia di cittadini che hanno sottoscritto i referendum viene calpestato a favore dell’arbitrarietà con cui il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha sciolto le Camere in anticipo proprio per impedire i referendum. è infatti doveroso ricordare che noi chiedemmo a Napolitano di sciogliere le Camere all’inizio del 2013 mentre Napolitano le sciolse alla fine del 2012 proprio per impedire, con l’inizio del semestre bianco, la presentazione dei referendum. Noi comunque non ci fermiamo e faremo anche su questi referendum ricorso avverso la sentenza della Corte. [Paolo Ferrero]

Il Prc ricorre in Cassazione sul referendum per l’articolo 18 da: controlacrisi.org

 

«Lo scorso gennaio – spiega Paolo Ferrero – un vasto schieramento sociale e politico ha depositato oltre mezzo milione di firme per il ripristino dell’articolo 18 e la difesa del contratto nazionale di lavoro e per l’abrogazione della legge Fornero sulle pensioni e della manovra Sacconi-Berlusconi del 2011. Per cercare di impedire l’indizione dei referendum il Presidente Napolitano ha sciolto le Camere a fine 2012, invece che a inizio gennaio 2013 come abbiamo chiesto più volte. Ma noi non demordiamo ed oggi, mercoledì 6 novembre, presenteremo ricorso in Cassazione per chiedere che il referendum si tenga comunque, quel referendum che il potere non vuole perché sa benissimo che gli italiani voterebbero per ripristinare l’articolo 18 e abolire la riforma delle pensioni della Fornero».