Palestina, anche la Fiom all’iniziativa della Rete della Pace il 21 a Firenze Autore: fabrizio salvatori da: controlacrisi.org

“La tregua fra israeliani e palestinesi a Gaza e’ un atto importante e positivo, ma perche’ non rappresenti solo la pausa fino alla prossima guerra, e perche’ a Gaza e in tutta la Palestina si possa arrivare a una pace stabile e duratura, e’ necessario in primo luogo che Israele accetti la creazione di uno Stato palestinese indipendente, riconoscendolo come il partner con cui negoziare la pace, e che la condizione imprescindibile di questo negoziato sia il rispetto dei diritti umani e della legalita’ internazionale da parte dei governi israeliano e palestinese”. E’ quanto si legge in una nota della segreteria della Fiom.
“La colonizzazione dei territori palestinesi occupati e’ un atto illegale e una palese violazione del diritto internazionale, che pensiamo vada sanzionata anche economicamente. Sosterremo le campagne di sensibilizzazione dell’opinione pubblica per il boicottaggio e il disinvestimento verso prodotti e imprese che alimentano la colonizzazione israeliana dei territori palestinesi. Riteniamo- continua- che l’accordo di associazione
di Israele alla Ue vada sospeso fino a quando Israele non rispettera’ pienamente la legalita’ internazionale e i diritti umani della popolazione palestinese. Come primo passo di pace per interrompere la logica di guerra in Palestina e nel resto del mondo chiediamo al governo italiano di interrompere le forniture di armamenti ad Israele e a tutte le parti in conflitto in Palestina come in Siria, Iraq, Ucraina e in tutti gli altri scenari di guerra oggi in atto”.
La Fiom “riconoscendosi pienamente nelle ragioni e nelle proposte che sono al centro della manifestazione un passo di pace convocata per il 21 settembre a Firenze da Rete della pace, Rete disarmo, Interventi civili di pace e Sbilanciamoci, si impegna per il successo di questa iniziativa e invita lavoratrici e lavoratori a partecipare alla manifestazione”.

Eleonora Forenza, diario dalla Palestina | Autore: Eleonora Forenza da: controla crisi.org

Il diario dalla Palestina dell’eurodeputata Eleonora Forenza, capo delegazione dell’Altra Europa con Tsipras al Parlamento Europeo (Gue/Ngl) –

L’europarlamentare Eleonora Forenza, eletta nella lista L’Altra Europa con Tsipras, è partita il primo agosto per una visita in Medio Oriente con una delegazione di parlamentari italiani. Eleonora è al momento l’unica europarlamentare italiana che si trova in Palestina. Il “diario dalla Palestina”, che terremo su questo spazio per tutto il tempo del viaggio, sarà aggiornato con le notizie e le foto che Eleonora ci farà avere). Stay human.

1 agosto, Gerusalemme.

Ci vorrà qualche tempo per riordinare informazioni, immagini, pensieri. Par dare forma a quello che ci hanno raccontato il console generale di Italia a Gerusalemme
e uno dei medici del St. John Eye Hospital, che ora sta accogliendo alcuni dei feriti che riescono ad uscire da Gaza, quasi tutti bambini. Ma a quello che ho visto in quell’ospedale una forma non si può dare. L’orrore della guerra che genera dolore e rabbia. Non immagini di corpi, ma persone straziate davanti ai nostri occhi.
Qui mi fermo.
Oggi a rafah hanno bombardato un ospedale. La striscia è completamente sigillata, 8 delle 10 linee elettriche sono distrutte. 5000 case rase al suolo. Emergenza acqua ormai drammatica. Chiamano tregua quello che è un assedio, senza via d’uscita.
Noi dobbiamo chiamarlo genocidio. #freepalestine #stayhuman

Appello dell’ambasciata dello Stato di Palestina da:Ambasciata di Palestina – Roma | forumpalestina.org

29/07/2014

La barbara aggressione israeliana continua a Gaza.

Nonostante la dichiarata tregua umanitaria di 24 ore la macchina da guerra israeliana ha colpito ancora.

Ieri i missili israeliani hanno avuto nel mirino un parco giochi per i bambini, massacrando 10 di loro, oltre 43 civili, vittime dei bombardamenti nel giorno di festa.

Ad oggi le vittime delle aggressioni israeliane sono 1.130 morti, 600 feriti e la distruzione del 50% delle infrastrutture della Striscia di Gaza.

Di fronte a questi crimini, l’Ambasciata della Palestina in Italia si appella al governo italiano, all’Unione europea, alle Nazioni unite, a tutta la comunità internazionale e alle organizzazioni dei diritti dell’uomo di intervenire immediatamente per porre fine a questi massacri e a salvare le vite di migliaia di innocenti.

Nessuna aggressione e nessuna prepotenza può risolvere la questione.

Ribadiamo che il conflitto israelo-palestinese possa trovare una soluzione solamente tramite il dialogo, nel rispetto delle leggi e della legalità internazionali, che porti alla creazione dello Stato della Palestina sui territori occupati nel 1967 con Gerusalemme Est capitale.

Roma, Ambasciata di Palestina

Se fossi palestinese | Fonte: Z Net – Lo spirito della resistenza è vivo | Autore: Eduardo Galeano

Fin dal 1948, i palestinesi sono stati condannati a vivere in un’umiliazione senza fine. Non possono neanche respirare senza permesso. Hanno perduto la loro patria, le loro terre, la loro acqua, la loro libertà, ogni cosa, anche il diritto di eleggere il loro governo.
Quando votano per chi non dovrebbero, vengono puniti. Gaza ora vene punita, è diventata una trappola senza via d’uscita da quando Hamas ha vinto giustamente le elezioni nel 2006. Qualcosa di simile era accaduta nel 1932, quando il Partito Comunista ha vinto le elezioni a El Salvador: la gente espiava il suo cattivo comportamento con un bagno di sangue e da allora in poi ha vissuto sotto dittature militari. La democrazia è un lusso che soltanto pochi si meritano. I missili fatti in casa che non hanno dato scelta ai combattenti di Hamas a Gaza, sparano con una mira approssimativa verso le terre una volta palestinesi e attualmente sotto il dominio israeliano, sono nati dall’ impotenza.
E la disperazione del tipo che confina con la pazzia suicida, è la madre delle minacce che negano il diritto di Israele a esistere con grida vane, mentre una guerra genocida molto efficace nega da lungo tempo il diritto della Palestina alla vita.
Resta pochissimo della Palestina. Passo dopo passo, Israele la sta cancellando dalla carta geografica. I coloni invadono, seguiti dai soldati che ridisegnano i confini. Le pallottole sparate per auto-difesa santificano il saccheggio. Nessun tipo di aggressione manca di dichiarare che il suo scopo è di difesa. Hitler ha invaso la Polonia per evitare che la Polonia invadesse la Germania. Bush ha invaso l’Iraq per impedire che l’Iraq invadesse il mondo. Con ognuna delle sue guerre difensive, Israele inghiotte un altro pezzo di Palestina, e il festino continua.

Fonte: http://zcomm.org/znet/article/if-i-were-a-palestinian

Traduzione di Maria Chiara Starace
Traduzione © 2014 ZNET Italy – Licenza Creative Commons CC BY NC-SA 3.0

“Dodici accordi”, contro la Palestina di Emma Mancini – il manifesto –

 

“Dodici accordi”, contro la Palestina

 

“Dodici accordi”, contro la Palestina

 


 

L’ombra della Palestina non ha offuscato il vertice bilaterale di Villa Madama, che ha rafforzato i già stretti rapporti economici e militari tra Roma e Tel Aviv. Nessun convitato di pietra: al governo italiano, impegnato da più di una legislatura a radicare la speciale alleanza con lo Stato israeliano, poco importa di quanto accade oltre mare. E delle proteste che da sabato a lunedì hanno avuto come teatro importanti città italiane, da Torino alla capitale, scese in piazza per protestare contro il Piano Prawer – l’espulsione forzata di 70mila beduini palestinesi del Negev – e più in generale contro l’occupazione dei Territori e le discriminazioni etniche che caratterizzano le politiche israeliane.

 

Il premier Letta non ha speso una parola, limitandosi a esprimere all’amico Netayahu «l’auspicio che il processo di pace in Israele vada avanti anche per i nostri amici palestinesi». Nessuna critica all’amico israeliano: prima la visita in sinagoga in occasione dell’Hannukkah, festa ebraica della luce, e poi la firma di ben 12 accordi bilaterali in campo scientifico, culturale, turistico e di cooperazione alla sicurezza. Ben diverso è stato l’approccio di Letta da quello del presidente francese Hollande, molliccio in patria e interventista militar-umanitario ma che, dallo scranno della Knesset dieci giorni fa, non ha temuto di alzare la voce contro le politiche colonizzatrici israeliane.

 

La priorità per l’Italia resta il business: «Questi accordi ora devono divenire fatti concreti – ha detto Letta in conferenza stampa – Le intese sono su energia, sanità, ricerca, cultura. Abbiamo avuto un momento d’incontro con il comitato congiunto creato per aiutare le start up. Riguardano tutto il Paese: la regione Abruzzo, un’università importante, un’azienda come l’Acea». Al centro del bilaterale tra Roma e Tel Aviv finisce la crisi italiana: i dodici accordi sono considerati dal governo italiano strumenti per crescita e occupazione. Entusiasmo di Letta: Israele parteciperà all’Expo 2015, annunciando «altra carne al fuoco, dossier importanti da finalizzare in altrettanti accordi» con Israele.

 

Tra le intese firmate ieri salta agli occhi il memorandum sull’acqua tra l’Acea e la compagnia israeliana Mekorot, uno dei pilastri del controllo e il furto delle risorse idriche palestinesi da parte di Tel Aviv. Centrali anche la questione sanitaria, con la partecipazione del Policlinico Gemelli e la facoltà di Medicina di Torino, e quella tecnologica con memorandum d’intesa in materia di hi-tech e cyberspazio. Gli affari prima di tutto.

 

Eppure c’è chi ha duramente protestato contro questo approccio: sabato a Torino e ieri di nuovo a Roma attivisti, organizzazioni per i diritti umani e semplici cittadini sono scesi in piazza per dimostrare solidarietà al popolo palestinese, alla battaglia contro quella che viene definita «una catastrofe mai finita», ongoing Nakba, l’espulsione della popolazione palestinese dalle proprie terre. «Sabato a Torino il corteo di mille persone ha scelto di schierarsi dalla parte di chi lotta contro l’occupazione – ci spiegano dal Collettivo Palestina Rossa – Le realtà presenti, provenienti da tutta Italia, sono le stesse che hanno condiviso il percorso dell’assemblea nazionale ‘Dalla solidarietà alla lotta internazionalista’ che ha visto tre convegni in Italia. La manifestazione è stata costruita per dire no al vertice Italia-Israele e al Piano Prawer. Negli ultimi anni i rapporti tra le reciproche dirigenze ed istituzioni si sono rafforzati. Due gli obiettivi degli accordi: favorire il libero scambio e usare l’Italia come ponte per l’Europa di cui Israele non è membro, ma in cui riesce a trovare modi per darsi l’immagine di Paese democratico».

 

E se la Palestina non è riuscita a ritagliarsi spazio nel bilaterale romano, ospite non gradito è stato l’Iran. Netanyahu è tornato a gridare la sua ferma opposizione all’accordo tra Teheran e il 5+1: «Vorrei cancellare ogni illusione – ha detto Bibi, in piedi accanto a Letta – L’Iran aspira ad ottenere la bomba atomica. Non minaccerà solo Israele, ma anche l’Italia e il mondo intero. C’è un regime in Iran che sostiene il terrorismo, aiuta il massacro dei civili in Siria e fornisce armi ai suoi sostenitori». I timori di Netanyahu sono ormai palesi: senza la minaccia rappresentata dall’Iran e dal suo programma nucleare, Tel Aviv perderà un fondamentale collante del consenso interno – basato sulla necessità di un nemico comune esterno – e anche la giustificazione a spese folli per gli armamenti e agli ingenti finanziamenti statunitensi per la sicurezza.

 

Di Palestina si è parlato in Vaticano. Nell’incontro Netanyahu e papa Francesco hanno affrontato «la ripresa dei negoziati tra israeliani e palestinesi, auspicando che si possa giungere ad una soluzione giusta e duratura». In conclusione, anche stavolta si è parlato di affari e del lungo contenzioso tra Stato d’Israele e Vaticano in merito ai privilegi fiscali di cui godeva la Chiesa cattolica prima del 1948.