Palagonia, interrotta diretta televisiva su Rai3 «Sputi» contro militante della Rete antirazzista da: meridionewes

Palagonia, interrotta diretta televisiva su Rai3
«Sputi» contro militante della Rete antirazzista

Simone Olivelli 3 Settembre 2015

Cronaca – Durante una trasmissione condotta da Gianni Riotta, l’inviata nel Comune etneo ha dato la parola ad Alfonso Di Stefano, da sempre in prima linea per garantire i diritti dei migranti. Un intervento che non è piaciuto alla folla né ad alcuni esponenti di Forza nuova: «Mi hanno sputato contro», racconta Di Stefano

Un clima di tensione sfociato nell’aggressione di un attivista della Rete antirazzista catanese. È quanto andato letteralmente in onda due sere fa a Palagonia, nel corso della puntata di 47-35 Parallelo Italia, la trasmissione televisiva condotta su Rai3 da Gianni Riotta. Vittima dell’accaduto è Alfonso Di Stefano, da anni impegnato nella difesa dei migranti e proprio per questo divenuto oggetto delle invettive di decine di di persone, che lo hanno accusato di essere tra coloro che hanno permesso che gli stranieri trovassero ospitalità nel comune catanese: «Ero stato invitato in trasmissione per parlare della situazione nel Cara di Mineo – racconta Di Stefano a MeridioNews – in un momento in cui i recenti fatti di cronaca rischiano di accrescere ancor di più un sentimento popolare che vede negli stranieri, indiscriminatamente, una minaccia».

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Ciò, però, non è stato possibile per via della crescente intolleranza con cui il pubblico presente in piazza ha accompagnato l’attesa dell’intervento di Di Stefano, fino a costringere l’inviata a interrompere il collegamento: «Che l’aria non fosse delle migliori l’ho percepito fin da subito – continua l’attivista -. I commenti che sentivo attorno a me erano colmi di insofferenza e riferimenti al fatto che io, insieme ad altri membri della Rete, nel dicembre 2013 fummo tra i promotori dell’arrivo dei migranti a Palagonia». A manifestare l’astio nei confronti della presenza dell’attivista catanese non solo semplici cittadini, ma anche un drappello di esponenti del partito di estrema destra Forza Nuova: «Non posso dire quanti fossero di preciso, so che distribuivano volantini e che alcuni di loro sono finiti con lo sputarmi contro e darmi calci per impedirmi di esprimermi».

A rendere tutto più pesante, poi, il recente omicidio dei due coniugi di Palagonia, per il quale è stato fermato un ivoriano ospitato al Cara di Mineo. A riguardo il commento di Di Stefano è netto: «È un episodio criminale che come tale va affrontato, con rigore e volontà di fare chiarezza sull’accaduto. I crimini sono crimini, quello che però non deve accadere – sottolinea l’attivista – è prendere spunto da un singolo episodio per costruirci sopra una campagna d’odio, come se la colpa potesse essere estesa a tutti i migranti». Fenomeno che però si starebbe sviluppando con una preoccupante velocità: «In attesa del collegamento non erano poche le persone che sostenevano che i migranti andrebbero fatti morire in mare, che sono inequivocabilmente cattivi e a riprova di ciò – conclude Di Stefano – c’è chi mostrava foto di tavole chiodate che avrebbero usato i migranti per violenze che però appartengono alla fantasia di una popolazione che per quanto provata rischia di lasciarsi trascinare in una spirale di xenofobia».

Nei confronti di Di Stefano, intanto, sono iniziate ad arrivare i messaggi di solidarietà, tra cui quello del coordinamento regionale dei comitati No Muos: «La nostra più sincera e massima solidarietà va ad Alfonso di Stefano del comitato No Muos/No Sigonella nonché instancabile attivista della Rete antirazzista catanese – si legge in una nota -. Questa vicenda è anche la cartina al tornasole di un’insofferenza, alimentata dalle solite forze razziste e xenofobe, nei confronti di chi scappa dalle guerre e di chi tenta in tutti i modi di rispettare anche i più elementari diritti umani».

Palagonia sotto choc. Il Sindaco «Città colpita al cuore ma non cediamo all’istinto» da: ilsetteemezzomagazine.it

 Di Redazione

Cara Ivoriano

Si aggrava la posizione di Kamara Mamadou. L’ivoriano, 18 anni, ospite del Cara di Mineo, giunto l’8 giugno in Sicilia, durante uno dei tanti sbarchi di quest’estate, è stato arrestato e condotto intorno alle 23 di ieri notte al carcere di Caltagirone in contrada Noce. Il giovane è sospettato del duplice omicidio di una coppia di anziani coniugi, Vincenzo Solano, 68 anni e Mercedes Ibanez, 70 anni, di origini spagnole, avvenuta la notte tra il 29 e 30 agosto in una villetta dove i due risiedevano a Palagonia. L’uomo, su cui inizialmente pendeva solo l’accusa di ricettazione, dovrà ora rispondere di duplice omicidio.

Proseguono senza sosta le indagini della Polizia scientifica per appurare la dinamica del duplice efferato delitto. Sulle due salme è stata effettuata stamattina l’autopsia nel nosocomio Gravina di Caltagirone. Dai primi riscontri dell’inchiesta in corso, coordinata dal procuratore di Caltagirone Giuseppe Verzera, qualcosa appare oggi più chiaro: da una prima ricostruzione, sembra che Solano abbia opposto resistenza e ci sia stata una colluttazione in cui l’anziano palagonese ha avuto la peggio, finendo sgozzato dal suo assassino. La moglie, probabilmente in un disperato tentativo di chiedere aiuto, sarebbe uscita fuori al balcone e sarebbe stata spintonata giù.

RESTANO TANTE OMBRE – Restano da chiarire alcuni punti oscuri al vaglio degli inquirenti: la sproporzione tra l’entità della refurtiva – poca cosa: cellulari, un pc portatile e una videocamera, che avrebbero potuto finire al mercato nero all’interno del Cara o chissà dove negli infiniti rivoli della ricettazione, fruttando alcune migliaia di euro – e l’efferatezza e crudeltà del duplice omicidio; l’eventualità che il giovane ivoriano abbia avuto dei complici; infine la superficialità del presunto assassino, che si è presentato, come se nulla fosse, l’indomani, alle 8.30, al controllo all’ingresso al Cara di Mineo, non solo con la refurtiva dentro un borsone, ma con addosso gli abiti della vittima: quasi avesse scritto in faccia “sono stato io”. Leggerezza, incoscienza, senso di invulnerabilità o cosa? Ne emerge, così a caldo, un profilo psicologico dell’accusato, a dir poco, sconcertante e pieno di ombre. Domande a cui gli inquirenti stanno tentando di trovare una risposta, servendosi anche di tutti gli ultimi ritrovati che la scienza e la tecnologia offrono alle indagini, per rinvenire sul luogo del delitto tracce e indizi che possano far piena luce. Un’indagine che si presenta assai complessa e delicata e, dunque, è lungi dall’essere conclusa.

UNA CITTÀ SOTTO CHOC – Sotto choc la città di Palagonia, scossa da questa terribile vicenda che la tocca nel vivo, e suscita, oltre che perplessità, emozioni e passioni profonde: sconcerto, allarme, rabbia. Sentimenti a cui ha cercato di dar voce il primo cittadino, Valerio Marletta, con una nota diffusa sui social.

«In questi giorni – scrive il sindaco – riuscire a comunicare risulta assai difficile, troppo dolore dettato dal coinvolgimento emotivo. La nostra comunità è stata colpita al cuore, il dolore collettivo prevale su tutto. La comunità deve stringersi attorno alla famiglia di Vincenzo e Mercedes. Parliamo con i nostri bambini, proviamo a “spiegare” l’inspiegabile, non cediamo all’istinto. Parliamo con i nostri “anziani”, oggi più che mai coinvolti crudelmente». Marletta invita le istituzioni «a rispondere alle giuste richieste di avere “sicurezza” nella quotidianità, questo lo dobbiamo pretendere tutti».

Il sindaco si è, a tal proposito incontrato con il comandante provinciale dei Carabinieri, il Prefetto di Catania all’interno della riunione del Tavolo tecnico provinciale per l’ordine e la sicurezza. «Ho chiesto – aggiunge il primo cittadino palagonese – che una nuova riunione del Tavolo venga convocata a Palagonia nei prossimi giorni. Le istituzioni tutte hanno il dovere di venire a Palagonia, lo stato dimostri con i fatti la propria presenza».