Deprechiamo indebite pressioni sulla magistratura da: anpi palermo

Il segretario dell’ANPI Palermo e il coordinatore regionale delle ANPI siciliane,  rispettivamente Angelo Ficarra e Ottavio Terranova, condividono pienamente e fanno propria l’indignazione espressa dallo storico Giuseppe Carlo Marino sull’inquietante iniziativa editoriale annunciata vistosamente dal “Corriere della sera” del 17 febbraio ultimo scorso. Si tratta del libro di G. Fiandaca e S. Lupo sulla trattativa Stato-mafia, che, secondo quanto riferisce la stampa, delegittimerebbe il lavoro dei magistrati della Procura di Palermo che proprio per questo processo sono oggetto delle minacce di morte della mafia. Soprattutto colpisce la tempistica dell’iniziativa che indubbiamente esercita una non indifferente ma indebita pressione sulla magistratura inquirente mentre è ancora in corso il procedimento giudiziario. Tra l’altro ricordano altre iniziative dello stesso tenore assunte in passato in occasione del processo per la trattativa Stato-mafia che riguardava l’allora  presidente del consiglio Giulio Andreotti del quale una definitiva sentenza della Cassazione accertò rapporti con cosa nostra fino all’anno 1980, pur dichiarandoli non perseguibili per avvenuta prescrizione.

AUGURI E SOLIDARIETA’ da: ANPI Palermo

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Anpi Palermo

L’ANPI Palermo rivolge a tutti gli iscritti il ringraziamento per il contributo di militanza antifascista che rende possibile questa aggregazione democratica sempre più vasta e speriamo sempre più presente nella nostra realtà. A tutti un messaggio di augurio in un momento certamente tra i più difficili nella storia della nostra Repubblica.

 

Un Augurio che l’ANPI vi esprime con le significative parole di solidarietà ed impegno che il presidente nazionale Carlo SMURAGLIA ha espresso, tramite il nostro presidente Ottavio Terranova, “al Magistrato Di Matteo ed a quanti, a Palermo e in Sicilia, sono sottoposti a minacce o comunque a rischio perché si occupano professionalmente di criminalità organizzata e in particolare di mafia”.

 

Nel caso del dott. Di Matteo, scrive Smuraglia, c’è stato addirittura qualcosa di più: …. il riferimento al procedimento di cui Di Matteo ed altri si stanno occupando è di natura particolarmente delicata, proprio perché riguarda i rapporti tra mafia e politica (e addirittura tra mafia e istituzioni)”.

 

Questo qualcosa di più, dice ancora Smuraglia, deve fare scattare un nostro impegno, far si che  la situazione del Dott. Di Matteo e degli altri Magistrati e funzionari che si occupano di queste vicende, non costituisca un loro “problema personale” ma un problema nostro, delle Istituzioni, della politica, delle Associazioni democratiche, del Paese; e in definitiva di ognuno di noi. E’ questa la ragione per cui non basta neppure esprimere una pur doverosa solidarietà, ma occorre fare di più: impegnare questo Stato a fare davvero tutto quanto necessario (e ancora di più, se possibile) per estirpare questa  mala pianta che ormai affligge non solo la Sicilia, ma tutta l’Italia.

 

…..E’ con questa convinzione profonda e soprattutto con questo impegno, mio personale e di tutta l’Associazione che presiedo, che mi sento di solidarizzare con chi è più esposto e di essergli vicino; perché è proprio questo impegno che rende la solidarietà veramente attiva e proiettata su una linea non più e solo di difesa, ma di attacco alle troppe malepiante che affliggono la nostra Italia. Carlo Smuraglia