L’urlo contro il razzismo di Stato di Alex Zanotelli da: comune info

 

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di Alex Zanotelli

 

Ma che Natale celebra questo paese? Ma che Natale celebrano le comunità cristiane d’Italia?

 

I gravi eventi di questi giorni ci obbligano a porre questi interrogativi. Le immagini del video- shock: migranti nudi e al gelo, nel Cie di Lampedusa, per essere ‘disinfestati’ dalla scabbia con getti d’acqua. Immagini che ci ricordano i lager nazisti.

 

Le foto degli otto tunisini e marocchini del Cie di Ponte Galeria a Roma con le labbra cucite in protesta alle condizioni di vita del centro. Bocche cucite che gridano più di qualsiasi parola!

 

Ed ora il deputato Khaled Chaouki che si rinchiude nel Cie di Lampedusa e inizia lo sciopero della fame, per protestare contro le condizioni disumane del centro e in solidarietà con i sette immigrati che, per le stesse ragioni, digiunano.

 

Sono le urla dei trecento periti in mare il 3 ottobre a Lampedusa, le urla dei quarantamila migranti morti nel Mediterraneo che è diventato ormai un cimitero.

 

Tutto questo è il risultato di una legislazione che va dalla Turco-Napolitano che ha creato i Cie, alla Bossi-Fini che ha introdotto il crimine di clandestinità e ai decreti dell’allora ministro degli Interni, Maroni, che trasudano di razzismo leghista. Possiamo riassumere il tutto con una sola parola: Razzismo di Stato.

 

Le domande che sorgono sono tante e angoscianti.

 

Come mai un paese che si dice civile ha permesso che si arrivasse ad una tale legislazione razzista e a una tale tragedia?

 

Come mai la Conferenza episcopale italiana sia rimasta così silente davanti a un tale degrado umano?

 

Come mai la massa delle parrocchie e delle comunità cristiane non ha reagito a tante barbarie?

 

“Sono venuto a risvegliare le vostre coscienze – ha detto papa Francesco quando è andato a Lampedusa – La cultura del benessere ci rende insensibili alle grida degli altri”.

 

Ma allora viene spontaneo chiederci: “Ma che Natale celebriamo noi credenti?” Natale non è forse fare memoria di quel Bimbo che nasce sulle strade dell’Impero (“non c’era posto per lui nell’albergo”) e diventa profugo per fuggire dalle mani di Erode? Natale è la proclamazione che il Verbo si fa carne, carne di profughi, di impoveriti, di emarginati. “La carne dei profughi-ci ha ricordato papa Francesco – è la carne di Cristo”. E allora se vogliamo celebrare il Natale, sappiamo da che parte stare, con chi solidarizzare.

 

Ecco perché dobbiamo avere il coraggio di chiedere al governo italiano, come dono di Natale, l’abolizione delle leggi razziste emanate in questi anni dalla Turco-Napolitano alla Bossi-Fini, e il varo di una legislazione che rispetti i diritti umani e la Costituzione. Inoltre chiediamo che in questa nuova legislazione venga introdotto il diritto all’asilo politico e allo ius soli.

 

E altrettanto chiediamo, come dono di Natale, ai vescovi italiani un documento che analizzi, in chiave etica, la legislazione razzista italiana e proponga le strade nuove da intraprendere per arrivare a una società multietnica e multireligiosa. Proprio per evitare quel pericolo che papa Francesco ha indicato nel suo discorso a Lampedusa: ”Siamo caduti nell’atteggiamento ipocrita del sacerdote e del levita, di cui parla Gesù nella parabola del Buon Samaritano: guardiamo il fratello mezzo morto sul ciglio della strada e continuiamo per la nostra strada, non è compito nostro; e con questo ci sentiamo a posto”.

 

Auguro a tutti di posare davanti al presepe dove troverete un Bimbo-profugo vegliato da una famiglia transfuga e attorniato dal bue e dall’asino che ci ricordano le parole del profeta Isaia:

 

Il bue conosce il proprietario

 

e l’asino la greppia del padrone,

 

ma il mio popolo non comprende”.

 

 

 

Alex Zanotelli, missionario comboniano, è stato a lungo direttore della rivista Nigrizia prima di vivere per oltre dieci anni in una delle baraccopoli più grandi del mondo, Korogocho, a Nairobi. Da diversi anni ha scelto di vivere in un piccolo appartamento della periferia di Napoli, ma ciò non gli ha impedito di lavorare sui temi dell’acqua, dei rifiuti, dell’antirazzismo e della nonviolenza, promuovendo reti e iniziative. Invia costantemente i suoi articoli a Comune.

Il Natale di guerra di Israele tra nuovi insediamenti, razzi assassini e distruzioni di case | Autore: fabrizio salvatori da: controlacrisi.org

Nuove costruzioni negli insediamenti, e cinque batterie anti-missili a protezione del Sud del paese. Dopo il raid in cui a sud di Gaza è rimasta uccisa una bambina di quattro anni, e le demolizioni in Cisgiordania, va avanti il Natale di guerra di Israele, che non smentisce la linea di condotto bellicista tenuta fin qui parallelamente ai negoziati di pace. La strategia delle nuove costruzioni in Cisgiordania e Gerusalemme Est avviene in concomitanza con il rilascio di un terzo gruppo di prigionieri palestinesi, cosi’ come e’ stato in occasione del rilascio dei primi due gruppi.”E’ stato un ‘regalo di Natale’ criminale” il raid aereo israeliano in cui una bambina palestinese di circa quattro anni e’ rimasta uccisa ieri a Deir el-Balah, a sud di Gaza, sostiene il negoziatore capo dell’Olp Saeb Erekat secondo cui Israele in questa circostanza si e’ macchiato di un crimine di guerra.
”Consideriamo il governo israeliano pienamente responsabile per le consequenze di questo nuovo atto di aggressione contro la nostra popolazione tenuta sotto occupazione”, ha affermato.
I raid di ieri sono giunti in seguito alla uccisione di un manovale israeliano. Esponenti del governo israeliano hanno rimarcato con dispiacere che questo attacco armato non e’ stato finora condannato dall’Anp.
Intanto, l’agenzia dell’Onu per i profughi palestinesi Unrwa ha condannato la demolizione in Cisgiordania da parte di Israele di diverse case beduine ”avvenuta peraltro – sottolinea – proprio alla vigilia di Natale”.In seguito a questo episodio 68 palestinesi (fra cui 32 minorenni) sono rimasti senzatetto, rileva in un comunicato il portavoce Chris Gunness. L’Unrwa precisa che le demolizioni sono avvenute nelle zone di Ramallah e di Gerico. ”Si tratta di comunita’ beduine che ancora di recente hanno dovuto misurarsi con tempeste di neve”, nota ancora il portavoce. Gli sfollati hanno ricevuto dalla Croce rosse internazionale tende per proteggersi dalle intemperie: ma esse non risultano sufficienti a far fronte al freddo pungente registrato di notte. L’Unrwa rivolge infine un appello ad Israele affinche’ rispetti meticolosamente il diritto internazionale.