“Il presidente di tutti? Napolitano non ci ha mai ricevuto e non capiamo perché”. Parlano i famigliari delle vittime di Viareggio Autore: fabio sebastiani da: controlacrisi.org

Nel giorno poi in cui il presidente Giorgio Napolitano ha lasciato il proprio incarico i familiari delle vittime della strage di Viareggio, dove ins eguito all’esplosione di un treno merci sono morte 32 persone, (riuniti nell’associazione “Il mondo che vorrei” e nell’assemblea “29 giugno”) hanno ancora una volta ribadito di non essere stati mai ricevuti nonostante le ripetute richieste.

Nei giorni scorsi, in una lettera aperta al Commissario Prefettizio, Valerio Massimo Romeo, firmata da Riccardo Antonini, il ferroviere licenziato da Mauro Moretti per avere assistito i familiari, e Claudio Menichetti, padre di Emanuela, una delle giovani vittime di questa strage, ricordano che Napolitano ha nominato cavaliere Moretti nel primo anniversario della strage ferroviaria. E che il 28 novembre 2011 all’inaugurazione della stazione Tiburtina a Roma “ha fatto blindare i familiari con cellulari e cordoni di polizia”.

Qualcuno a Viareggio, fanno sapere i familiari, si sarebbe aspettato che arrivasse dal Quirinale un invito almeno per il piccolo Leonardo Piagentini, che ha perso la mamma Stefania Maccioni, 40 anni e due fratellini Lorenzo e Luca di 2 e 5 anni (con il papà Marco gravemente ustionato). Il presidente Napolitano andò a far visita al piccolo in ospedale il giorno dopo l’esplosione ricevendo in regalo dal bambino un disegno nel quale veniva sintetizzato quanto accaduto quella notte maledetta. “Non capiamo ancora il motivo per cui non siamo stati ricevuti – dicono amareggiati i parenti delle 32 vittime – dopo quello che abbiamo subito sarebbe stato il minimo”.

Daniela Rombi, la mamma di Emanuela Menichetti, la ragazza deceduta insieme all’amica Sara Orsi in seguito alle gravi ustioni riportate nell’esplosione alla stazione di Viareggio, ieri alla ripresa dell’udienza del processo a Lucca ha ribadito che il reato di incendio colposo non deve cadere in prescrizione. “Si parla di 32 vittime bruciate vive in questa tragedia – dice – quindi non è possibile che ci sia il rischio che vada in prescrizione”. Daniela Rombi ha mostrato poi una foto in cui è riportata la figlia e gli altri ustionati gravi in via Ponchielli per rendere ancora una volta chiara l’entità di questa tragedia, unica nel suo genere in Italia.

Signora Falcone parli! da: antimafia duemila

lodato-falcone-mariadi Saverio Lodato – 15 ottobre 20Brava Sabina Guzzanti.

Alla domanda di un giornalista, se rifarebbe il twitter di “solidarietà a Riina e Bagarella”, che ha sollevato un uragano di polemiche da parte dei “soliti noti” o, se si preferisce, dei “soliti sospetti”, ha risposto netta: “non lo rifarei, assolutamente”. Credo che sia il primo caso in Italia, a mia memoria negli ultimi quarant’anni, in cui qualcuno, dotato di una sua forte visibilità pubblica, fa platealmente marcia indietro riconoscendo di averla detta grossa. Solo per questo, Sabina Guzzanti meriterebbe di entrare nel guinnes dei primati, in un Paese di ciarlatani e cialtroni, doppiogiochisti e doppiopesisti, giornalisti già spie della Cia o dei servizi segreti italiani, politici e opinionisti da un tanto al chilo, rappresentanti delle istituzioni tanto incartapecoriti quanto immarcescibili.
Tutti costoro, vestali della moralità offesa dalle parole prima maniera della Guzzanti, dovrebbero adesso unirsi al coro delle felicitazioni per la rettifica che lei ha reso mettendoci la sua faccia e la sua voce. Ma non lo possono fare. Perché?

Perché la Guzzanti è convinta, tanto da averci fatto un film (“La Trattativa”), che buona parte dello Stato italiano è corrotto, e da almeno sessant’anni va a braccetto con la Mafia per un’inconfessabile sintonia di vedute e di interessi. Verissimo.
Uno Stato-Mafia e una Mafia-Stato sono le entità che resero possibile la carneficina in Sicilia che ebbe come vittime tutti coloro i quali credevano di avere le spalle coperte dallo Stato. D’altra parte, se avessero avuto ragione loro, non sarebbero stati massacrati dal tritolo e dai pallettoni. Invece avevano torto. Andavano allo sbaraglio mentre Stato-Mafia e Mafia-Stato li pugnalavano alle spalle. Ci dispiace se il nostro capo dello Stato, Giorgio Napolitano, è di parere diverso. Ma il nostro pensiero è proprio questo. Per questo è bella la libertà d’opinione!
Quanto alle vestali della moralità offesa, sappiamo bene che strillano contro la Guzzanti perché l’argomento è scabroso. Il fatto stesso che sul banco degli imputati nel processo di Palermo sulla Trattativa siano accomunati mafiosi, carabinieri, politici ed ex cariche dello Stato, dovrebbe indurre a riflettere.
Ma le vestali non sono nate per riflettere, ma per strillare, negare l’evidenza e cercare di riparare i danni.
Che c’è di strano nel denunciare come fatto scandaloso che a degli imputati di quel processo non sia stato riconosciuto il diritto a presenziare all’udienza perché quel giorno va in scena il “Napolitano day”? E Napolitano, da un paio di anni a questa parte, non ha forse detto in tutte le salse che questo processo di Palermo lo vede come fumo negli occhi? Gli opinionisti si genuflettono di fronte a questi corrucci presidenziali. Ma che possiamo farci?
In conclusione. Non abbiamo indicato i nomi delle vestali della moralità offesa perché ci appaiono piccole comparse in quest’ennesimo teatrino all’italiana. Ma – e ne spiegheremo subito la ragione – vogliamo riportare la frase pronunciata da Maria Falcone a proposito delle dichiarazioni prima maniera della Guzzanti: “una cosa vergognosa per la quale non bastano gli aggettivi dispregiativi”. Parole forti.
Si da il caso che, appena qualche giorno dopo, Maria Falcone sia stata insignita di una speciale onorificenza del Quirinale, con parole di Napolitano che suonano più o meno così: “la lotta alla mafia si fa come faceva Giovanni”.
Sin qui, nulla da eccepire. Resta il fatto che non è dato sapere cosa la sorella del magistrato assassinato pensi di questa benedetta Trattativa e del processo di Palermo. E no, signora Falcone. Questo suo prolungato silenzio sull’argomento non ci piace. Troppo comodo il top secret. Ci vuole un minimo di coerenza. Lei non appartiene alle vestali di cui sopra. Lei è una donna simbolo nell’Italia dello stragismo. Lei è appena stata insignita di alta onorificenza. Da lei ci aspettiamo qualcosa di più.
Con la stessa franchezza con la quale ha espresso il suo pensiero sulla Guzzanti, ci dica adesso se, secondo Lei, buona parte dello Stato italiano è marcio e corrotto, oppure no. Ci dica se Riina fece tutto da solo. Ci dica a chi si riferiva suo fratello dopo il fallito attentato all’Addaura, quando parlò di “menti raffinatissime”. Ci dica se suo fratello aveva le spalle coperte dalle istituzioni, oppure no. Se a Roma era ben visto oppure no. Ci dica se il suo diario era costituito solo da tre paginette.
Ci dica cosa pensa delle telefonate fra Mancino e il povero D’Ambrosio. Ci dica cosa pensa delle telefonate fra Mancino e Napolitano che furono mandate al macero su richiesta di Napolitano. E, già che c’è, ci dia la sua opinione sui guai che sono costretti ad attraversare Nino Di Matteo, Roberto Scarpinato, e tanti giudici della Procura di Palermo, perché con le loro inchieste si sono spinti troppo in alto. Non ci permettiamo di fare paragoni. Ma ci sono famiglie di vittime della mafia, esattamente come Lei, che tutto quello che sapevano sui loro congiunti lo hanno squadernato ai magistrati. Giovanni l’avrebbe fatta così la lotta alla mafia, e riprendiamo le parole di Napolitano. E adesso, magari, dica anche due parole carine alla Guzzanti dimostrando che Lei con il coro delle vestali non ha nulla a che spartire!

saverio.lodato@virgilio.it

Coordinamento Regionale dei Comitati No MUOS comunicato stampa : Guerra e pace

Guerra e pace
Il 25 aprile, giorno della liberazione dal nazifascismo e dall’ideologia militarista che il nazifascismo ha espresso in una serie di sanguinose guerre d’aggressione, il Capo dello Stato, Giorgio Napolitano, ha scelto di muovere un attacco senza precedenti nella storia repubblicana a chi a tale ideologia di prepotenza, spreco e  morte si oppone.
Dopo aver reso uno stupefacente onore ai due fucilieri della Marina che, impiegati a protezione di interessi privati, in India sono accusati di aver ucciso due pescatori inermi, Napolitano si è fatto garante del “rinnovamento dello strumento militare”, aggiungendo che sarebbero inaccettabili “incomprensioni di fondo e perfino anacronistiche diffidenze verso lo strumento militare, vecchie e nuove pulsioni demagogiche antimilitariste”. Nessuno statista italiano era mai arrivato a tanto.
Il Movimento No Muos e tutti coloro che da anni, in Sicilia e ovunque, si battono contro una cultura militarista che, con le sue ininterrotte guerre d’aggressione, devasta territori e distrugge popoli e di cui  lo Stato italiano è parte attiva, respinge come irricevibile e inqualificabile questa dichiarazione. Si tratta di un virulento attacco mosso ai valori di pace sanciti dalla Costituzione e dal suo articolo 11 che ripudia la guerra, valori di cui il Capo dello Stato avrebbe il dovere primario di essere garante.
In tempi recenti Giorgio Napolitano ha ribadito la sua passione per lo strumento militare opponendosi alla sospensiva che il Parlamento aveva deciso per l’acquisto dei famigerati cacciabombardieri d’attacco F-35.
I siciliani e le siciliane si onorano di nutrire “vecchie e nuove pulsioni antimilitariste”. Sono state coltivate dalle distruzioni e sofferenze subite per mano del militarismo nazifascista, come, oggi, dalla riduzione della propria terra, da secoli crocevia di culture e armonie, a piattaforma di guerre d’aggressione. Grazie a “pulsioni militariste”, come quelle manifestate da Napolitano, la Sicilia è stata privata di sovranità e autodeterminazione e ridotta a colonia di una potenza straniera
Il Movimento No Muos, riunito in assemblea regionale a Niscemi, dove è stato installato il centro di comunicazione, controllo e comando militare per le guerre degli Usa e dell’Alleanza Atlantica, da anni si batte pacificamente contro questo strumento di guerra e di attacco alla salute dei cittadini. Non si farà intimidire né dai vaticinii militaristi di Napolitano, né dalla repressione poliziesca e giudiziaria che li accompagna. Il suo impegno a promuovere sacrosante “pulsioni antimilitariste”, in sintonia con il dettato della Costituzione e del sentire di tutte le persone di pace, si è espresso in un altro modo di celebrare il 25 aprile. È stato il taglio delle recinzioni che circondano la base Muos e la riconquista di un pozzo d’acqua che dai militari statunitensi era stato sottratto ai cittadini di Niscemi. Siamo certi che la Resistenza, che ci ha dato una Costituzione nella quale le pulsioni militariste sono state annientate per sempre, si sente più vicina a quel pozzo e ai No Muos che non al Quirinale.
Coordinamento Regionale dei Comitati No MUOS
http://www.nomuos.info/?p=5931

Giorgio Napolitano: “La memoria è un valore” da: anpi nazionale

Giorgio Napolitano: “La memoria è un valore”

Pubblichiamo di seguito il testo del messaggio che il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha inviato a Carlo Smuraglia in occasione della presentazione – svoltasi martedì 14 gennaio alla sala del Cenacolo a Roma – del volume “Le stragi nazifasciste del 1943-1945, memoria, responsabilità e riparazione” curato dall’ANPI e del progetto di realizzazione dell’ ”Atlante delle stragi nazifasciste”.

Sono idealmente vicino a quanti, intervenendo alla presentazione del volume “Le stragi nazifasciste del 1943-1945, memoria, responsabilità e riparazione” intendono riaffermare il valore della memoria delle migliaia di italiani vittime innocenti di una efferata barbarie.

Il prezioso e costante impegno dell’ANPI nel documentare in modo oggettivo e ricostruire storicamente le responsabilità per i crimini nazifascisti  – che si affianca al significativo impegno assunto dal governo tedesco di finanziare la realizzazione di un Atlante dei luoghi dove sono avvenuti i massacri –  onora lo spirito nazionale della lotta di Liberazione contribuendo a farne un patrimonio condiviso, morale e civile, da custodire e valorizzare a vantaggio, in primo luogo, delle giovani generazioni.

Nell’esprimere vivo apprezzamento per l’iniziativa e per il lavoro di coloro che hanno contribuito a realizzare il volume invio a lei, gentile Presidente, ai relatori e a tutti i presenti il mio cordiale, partecipe saluto.

Giorgio Napolitano