“Artisti del web”, la nuova sfida di Controlacrisi. Uniti in rete contro l’assalto delle multinazionali | Autore: fabio sebastiani da: controlacrisi.org

La redazione di http://www.controlacrisi.org si lancia in una nuova iniziativa, “AAA, Artisti del web cercasi”. Chi sono gli artisti del web? Giornalisti, lettori malati, smanettoni, opinion leader nei social, utenti vari, community, surfer, poeti, videomaker, o come li vogliamo chiamare. Vogliamo coinvolgere tutti nella “difesa della rete”. Prima che le multinazionali della comunicazione e dell’informazione si riprendano, con gli interessi, il “www” noi dobbiamo fare l'”AAA”, cioè uno sforzo collettivo per difendere ovunque tutti gli spazi di libertà possibili. Dobbiamo creare quante più connessioni possibili!!! E farlo in modo creativo.

L’aggregazione in nodi sempre più evoluti e complessi sarebbe un processo “naturale” nel web. Il punto è che l’aggressione delle “major” ha impresso un accelerazione che presto porterà a un netto cabimento del grado di libertà di navigazione. La rete libera resterà imbrigliata dalla rete del profitto.

Controlacrisi si appresta ad entrare nel suo sesto anno di vita e sempre di più si va affermando come significativa piattaforma per la navigazione politica, e “anche no”, della rete. L’idea del “contenitore di contenuti” non solo ci ha premiato, ma ha premiato tutti quelli che interpretano il loro ruolo di “utenti attivi” sempre più dentro il contesto del conflitto mediatico, e anche no. Ovvero, come protagonisti di quello scontro politico che ha in rete un momento che non può più essere definito secondario o accessorio. Nei post di Controlacrisi hanno sempre trovato, infatti, contenuti utili e, soprattutto, aggiornati rispetto all’attualità.Il paradigma dei social si sta imponendo determinando dinamiche che fino a qualche anno fa nemmeno avremmo potuto immaginare. Il risultato, però, è quello di aver preparato il terreno al colpo delle “multinazionali della relazione” ovvero dello sfruttamento del puro fatto sociale e comunicativo che prende vita nel web momento per momento. Questo sta via via selezionando tutte le “forme non conformi” di uso del web che, quindi, devono affrontare la sfida basandosi sulle loro proprie forze e sulla capcità di “fare rete”.

In breve se non rappresenti una comunità danarosa che oltre a vantare soglie di socialità interessanti si permette il lusso di finanziare campagne pubblicitarie, allora gli algoritmi ti relegano in fondo alla scala e quindi perdi sempre più terreno nella sfida quotidiana della visibilità. Ovviamente non parliamo di un social determinato ma del modello che si va affermando.

La sfida delle multinazionali della comunicazione è quella di rendere l’approccio individuale sempre più facile e interconnesso prescindendo dal contenuto effettivo. Questo, però, crea una corsa all’affollamento sempre più densa tale che diventa impenetrabile per chiunque si ponga, invece, sul terreno dei contenuti.
Insomma, diventa sempre più urgente mettere mano alla creazione di reti che mantengano l’autonomia di movimento entro la rete web.

Se avverti in queste note una qualche forma di coinvolgimento o anche di semplice sensibilità, e pensi che puoi dare il tuo contributo mettiti in contatto con noi attraverso un post nella chat della nostra pagina Fb, che si chiama semplicemente CONTROLACRISI.

Ti offriamo il nostro spazio e la possibilità di concordare iniziative on line e campagne collettive di diffusione dei contenuti. Inoltre, Controlacrisi ha la possibilità di trasmettere contenuti audio su una radio web, http://www.radioredonda.it e di vanta nel suo sistema editoriale una applicazione unica, “Mio Giornale”, che consente di trasformare in “giornale” formato A3 o A4 qualsiasi contenuto.

EXPO: LETTERA APERTA A RENZI da: tutti i coloridel rosso


“Allo stato attuale la produzione agricola mondiale potrebbe facilmente sfamare 12 miliardi di persone … si potrebbe quindi affermare che ogni bambino che muore per denutrizione oggi è di fatto ucciso”
Jean Ziegler, già Relatore Speciale delle Nazioni Unite sul diritto al cibo

Signor presidente del Consiglio,
i giornali ci informano che lei sarà a Milano il 7 febbraio per lanciare un Protocollo mondiale sul Cibo, in occasione dell’avvicinarsi di Expo. Ci risulta che la regia di tale protocollo, al quale lei ha già aderito, sia stata affidata alla Fondazione Barilla Center for Food & Nutrition. Una multinazionale molto ben inserita nei mercati e nella finanza globale, ma che nulla ha da spartire con le politiche di sovranità alimentare essenziali per poter sfamare con cibo sano tutto il pianeta.

Expo ha siglato una partnership con Nestlè attraverso la sua controllata S. Pellegrino per diffondere 150 milioni di bottiglie di acqua con la sigla Expo in tutto il mondo. Il Presidente di Nestlé Worldwide già da qualche anno sostiene l’istituzione di una borsa per l’acqua così come avviene per il petrolio. L’acqua, senza la quale non potrebbe esserci vita nel nostro pianeta, dovrebbe quindi essere trasformata in una merce sui mercati internazionali a disposizione solo di chi ha le risorse per acquistarla.

Questi sono solo due esempi di quanto sta avvenendo in preparazione dell’Expo. Scriveva Vandana Shiva: “Expo avrà un senso solo se parteciperà chi s’impegna per la democrazia del cibo, per la tutela della biodiversità, per la difesa degli interessi degli agricoltori e delle loro famiglie e di chi il cibo lo mette in tavola. Solo allora Expo avrà un senso che vada oltre a quello di grande vetrina dello spreco o, peggio ancora, occasione per vicende di corruzione e di cementificazione del territorio.”

“Nutrire il Pianeta, Energia per la vita.” recita il logo di Expo. Ma Expo è diventata una delle tante vetrine per nutrire le multinazionali, non certo il pianeta. Come si può pensare infatti di garantire cibo e acqua a sette miliardi di persone affidandosi a coloro che del cibo e dell’acqua hanno fatto la ragione del loro profitto senza prestare la minima attenzione ai bisogni primari di milioni di persone? Expo si presenta come la passerella delle multinazionali agroalimentari, proprio quelle che detengono il controllo dell’alimentazione di tutto il mondo, che producono quel cibo globalizzato o spazzatura, che determina contemporaneamente un miliardo di affamati e un miliardo di obesi. Due facce dello stesso problema che abitano questo nostro tempo: la povertà, in aumento non solo nel Sud del mondo ma anche nelle nostre periferie sempre più degradate.

Expo non parla di tutto ciò. Non parla di diritto all’acqua potabile e di acqua per l’agricoltura familiare. Non parla di diritto alla terra e all’autodeterminazione a coltivarla. Non si rivolge e non coinvolge i poveri delle megalopoli di tutto il mondo, non si interroga su cosa mangiano, non parla ai contadini privati della terra e dell’acqua, scacciati attraverso il Land e Water grabbing (la cessione di grandi estensioni di terreno e di risorse idriche a un paese straniero o ad una multinazionale), espulsi dalle grandi dighe, dallo sviluppo dell’industria estrattiva ed energetica, dalla perdita di sovranità sui semi per via degli OGM e costretti quindi a diventare profughi emigranti. E non cambia certo la situazione qualche invito a singoli personaggi della cultura provenienti da ogni angolo della terra e impegnati nella lotta per la giustizia sociale. Al massimo serve per creare qualche diversivo. In Expo a fianco della passerella delle multinazionali si dispiega la passerella del cibo di “eccellenza”. Expo parla solo alle fasce di popolazione ricca dell’occidente e questo ne fa oggettivamente la vetrina dell’ingiustizia alimentare del mondo, nella quale la povertà si misurerà nel cibo: in quello spazzatura per le grandi masse e in quello delle eccedenze e degli scarti per i poveri.

In questi mesi, di fronte a tutto quello che è accaduto nella nostra città, dall’illegalità allo sperpero di ingenti risorse economiche per l’organizzazione di Expo in una città dove la povertà cresce quotidianamente e che avrebbe urgenza di ben altri interventi, noi abbiamo maturato un giudizio negativo su Expo. Ma come cittadini milanesi non posiamo fuggire la responsabilità di impegnarci affinché l’obiettivo di “Nutrire il pianeta” possa essere meno lontano. Per questo avanziamo a lei e alle autorità politiche ed amministrative che stanno organizzando Expo alcune precise richieste.

Il Protocollo mondiale sulla nutrizione che lei intende lanciare, pur dicendo anche alcune cose condivisibili, evitando i nodi di fondo, rimane tutto all’interno dei meccanismi iniqui che hanno generato l’attuale situazione. Noi le chiediamo di porre al centro la sovranità alimentare e il diritto alla terra negati dallo strapotere e dal controllo delle multinazionali, in particolare quelle dei semi. Chiediamo che sia affermata una netta contrarietà agli OGM che sono il paradigma di questa espropriazione della sovranità dei contadini e dei cittadini, il perno di un modello globalizzato di agricoltura e di produzione di cibo che inquina con i diserbanti, consuma energia da petrolio, è idrovoro e contribuisce al 50% del riscaldamento climatico.

Le chiediamo che venga affermato il diritto all’acqua potabile per tutti attraverso l’approvazione di un Protocollo Mondiale dell’acqua, con il quale si concretizzi il diritto umano all’acqua e ai servizi igienico sanitari sancito dalla risoluzione dell’ONU del 2011. Chiediamo che vengano rimessi in discussione gli accordi di Partnership tra Expo e le grandi multinazionali che, lungi dal rappresentare una soluzione, costituiscono una delle ragioni che impediscono la piena realizzazione del diritto al cibo e all’acqua.

Chiediamo che si decida fin d’ora il destino delle aree di Expo non lasciandole unicamente in mano alla speculazione e agli appetiti della criminalità organizzata e che, su quei terreni, venga indicata una sede per un’istituzione internazionale finalizzata a tutelare l’acqua. Potrebbe essere l’Authority mondiale per l’acqua e il cibo come beni comuni a disposizione di tutta l’umanità. Una sede dove i movimenti sociali come i Sem Terra, Via Campesina, le reti mondiali dell’acqua, le organizzazioni popolari e i governi locali e nazionali discutano la politica per la vita.

Una sede nella quale la Food Policy diventi anche Water Policy, dove si discuta la costituzione di una rete di città che assumano una Carta dell’acqua e del Cibo, nella quale si inizi a concretizzare localmente la sovranità alimentare, il diritto all’acqua, la sua natura pubblica, la non chiusura dei rubinetti a chi non è in grado di pagare, la costituzione di un fondo per la cooperazione internazionale verso coloro che non hanno accesso all’acqua potabile nel mondo. Una sede nella quale alle istituzioni e ai movimenti sociali, venga restituita la sovranità sulle scelte essenziali che riguardano il futuro dell’umanità.

“La Terra ha abbastanza per i bisogni di tutti, ma non per l’avidità di alcune persone” affermava Gandhi. E questa verità oggi è più che mai attuale e ci richiama alla nostra responsabilità, ognuno per il ruolo che svolge.

Moni Ovadia, Vittorio Agnoletto, Mario Agostinelli, Piero Basso, Franco Calamida, Massimo Gatti, Antonio Lareno, Antonio Lupo, Emilio Molinari, SilvanoPiccardi, Paolo Pinardi, Basilio Rizzo, Erica Rodari, Anita Sonego, Guglielmo Spettante.

Le adesioni alla lettera aperta, sia individuali che collettive, vanno comunicate al seguente indirizzo mail: Vittorio Agnoletto vagnoletto@primapersone.org