COMUNICATO STAMPA Incontriamo il Movimento 5 Stelle

COMUNICATO STAMPA

Incontriamo il Movimento 5 Stelle

 

Cosa fanno i portavoce catanesi del Movimento 5 Stelle? Quali interrogazioni o proposte hanno presentato all’Ars e al Parlamento?

Incontriamoci, oggi 27 giugno alle ore 18 nella sede di piazza Santa Maria della Guardia 18, a Catania, per discutere del loro lavoro e delle problematiche che riguardano il nostro territorio e l’amministrazione comunale.

Al dibattito parteciperanno le portavoce al Senato Nunzia Catalfo e Ornella Bertorotta, la portavoce alla Camera Giulia Grillo e la portavoce all’Ars Gianina Ciancio.

 

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Meetup Catania5Stelle.it

piazza Santa Maria della Guardia, 18

Emendamento anti-vitalizi per condannati per mafia: ECCO I NOMI DEI DEPUTATI CONTRARI da: sudpress

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Emendamento anti-vitalizi per condannati per mafia: ECCO I NOMI DEI DEPUTATI CONTRARI

di Mattia S. Gangi

La sfida mossa  in questi mesi dai 14 deputati del Movimento 5 Stelle al Presidente dell’Ars Giovanni Ardizzone era chiara: i deputati condannati per reati gravi come quelli associabili a rapporti con la mafia non devono più percepire il vitalizio previsto dalla legge regionale per i propri deputati, come del resto già avviene per coloro che hanno commesso reati contro la pubblica amministrazione.

Ma la proposta ha sin da subito ricevuto un secco rifiuto da parte di Ardizzone:  “Mi svesto dalle vesti istituzionali e le ricordo che questa è materia penale – afferma Ardizzone rivolgendosi al capogruppo M5S Giancarlo Cancelleri – l’Ars non ha competenza. Anche se lei non ha studiato giurisprudenza, dovrebbe saperlo: se non sbaglio il vostro gruppo parlamentare ha molti consulenti. Avete fatto diventare il caso Cuffaro un caso nazionale, siete andati nelle televisioni nazionali a parlare male delle istituzioni che voi stessi rappresentate”.

La proposta viene dunque accantonata per i voti contrari di quasi tutti i deputati regionali, ad esclusione di alcuni deputati e dell’intero gruppo dei 5 Stelle. Ma il Movimento 5 Stelle non ci sta e pubblica su internet i nomi ed i cognomi dei deputati che hanno votato contro. Contrari alla sospensione del vitalizio ai condannati per mafia sono dunque i deputati PD Mario Alloro, Giuseppe Arancio, Maria Cirone, Giuseppe Lupo, Bruno Marziano, Antonella Milazzo e Giovanni Panepinto. Esponenti di Articolo 4 come Salvatore Cascio, Carmelo Currenti, Luisa Lantieri, Lino Leanza, Salvatore Lentini, Raffaele Nicotra, Paolo Ruggirello, Luca Sammartino e Valeria Sudano. Per la lista Megafono, Giovanni Di Giacinto, Antonio Malafarina. Per l’Mpa, Giuseppe Federico. Per Forza Italia Santi Formica e Vincenzo Figuccia. Appartenenti al Pid-Grande Sud Michele Cimino e Bernadette Grasso e Roberto Clemente. Dell’Udc, Nicola D’Agostino, Nino Dina, Orazio Ragusa e Mimmo Turano. Ed infine per il gruppo misto Beppe Picciolo del Democratici riformisti e Pippo Gianni. 

“M5S, chi è stato cacciato non deve dimettersi dal Senato. Ci pensino”. Intervista ad Adriano Zaccagnini | Autore: fabio sebastiani da: controlacrisi.org

“Aspettavo questa resa dei conti da un po’. Non mi aspettavo però che esplodesse adesso”. Adriano Zaccagnini è uno di quei dissidenti che la puzza di bruciato nel Movimento Cinque Stelle l’avevano sentita da un pezzo. Ed ora si gode queste turbolenze. E, giura, “non saranno le sole”.Una dichiarazione che, se associata a quelle di Francesco Campanella, uno degli ultimi senatori espulsi, lascia intravvedere un futuro piuttosto difficile per Grillo e Casaleggio. E’ vero che i sondaggi li danno ancora in alto, ma ci sono alcune prove nel medio periodo non facili da superare, la prima è la tornata elettorale per le europee, dove Grillo appare più “provinciale”. Cosa ha detto Campanella? Alla domanda “se Pizzarotti facesse una sorta di Movimento riprendendo il meglio dei 5Stelle ma andando oltre Grillo e Casaleggio, le piacerebbe parteciparvi?” Lui ha risposto: “Diciamo…si’. Un Movimento 5Stelle senza Grillo e Casaleggio sarebbe l’ideale” (da IntelligoNews, quotidiano online). Poi ha aggiunto: “Quello che e’ accaduto a Pizzarotti non costituisce una novita’ rispetto a quello che ho detto io proprio in questi giorni. Traspare anche in questo caso e in modo chiaro la visione di Grillo del Movimento come qualcosa di proprio”.

Insomma, onorevole Zaccagnini, il Movimento Cinque Stelle sta diventando un composto chimico da studiare perché potrebbe rivelare delle sorprese…
In realtà, proprio per i calcoli che si è fatto Casaleggio con il governo Renzi vogliono essere sicuri che non accada niente di spiacevole, e quindi stanno correndo ai ripari. I quattro che sono stati espulsi sono state persone sempre critiche, che hanno fatto un ottimo lavoro parlamentare e hanno sempre dichiarato di voler avere un ruolo. Non volevano assolutamente uscire. Anzi, volevano cambiare il movimento da dentro. Non si aspettavano di essere attaccati così meschinamente all’improvviso e tutti insieme. E’ in atto una fase di inquadramento del plotone, è chiaro. Come hanno detto si considerano in guerra. Un passaggio obbligato per loro per poter continuare a fare quello che fanno, ovvero il bello e il cattivo tempo dal vertice.

Qual è il minimo comune denominatore di tutti questi parlamentari o espulsi o che se ne sono andati?
Ci può esser un pizzico di omogeneità per il fatto che si difendono i valori della democrazia e quindi di fatto ci si ritrova sempre più a sinistra. Sono valori di umanità. La questione è che c’è anche molta confusione purtroppo. Mentre, per il mio passato politico, ho avuto tutto abbastanza chiaro credo che per gli altri ci sia tanta emozione e confusione. In particolare, chi si è dimesso dal Senato. Anche se come gesto è nobilissimo, credo che sia un po’ anche un deresponsabilizzarsi.

Vabbé ma adesso cosa succederà con il gruppo misto?
C’è la necessità di creare un altro gruppo al Senato per rafforzare le individualità e dare concretezze a quella parte del movimento che possiamo chiamare di sinistra e che non si ritrova nella gestione autoritaria. Credo che con il tempo si arriverà a questo gruppo. Tre senatrici e Mastrangeli sono già fuori. Hanno maturato un’esperienza politica importante e quindi coloro che hanno dato le dimissioni dal Senato prenderanno consapevolezza dell’azione da fare quando gli altri partiti rifiuteranno le dimissioni. Allora, lì mi auguro che si coagulerà un gruppo preciso. Alla Camera la vedo più difficile perché c’è un maggiore terrorismo psicologico.

Davanti abbiamo le lezioni europee. Potrebbero cambiare il clima in Italia?
Secondo me è il momento giusto. Tsipras sta guidando in modo eccellente. Sosterrò questa lista.. E credo che dopo le europee si verifichi un processo costituente che rimetta in discussione alcuni punti della sinistra e cerchi di dire chi sta con chi su discriminanti precise. L’ambiguità di Sel va chiarita in fretta, quindi. La lista Tsipras è ben lanciata ma per il dopo non ci devono essere sorprese. E’ un modello che va sedimentato.

E per quel che rigaurda il movimento di Grillo?
Il movimento di Grillo sbandiera una soluzione sull’Europa che sul loro elettorato ancora ha molta presa. L’elettorato grillino è un po’ lontano, e lo non andrei nemmeno tanto a cercare. Parlo però con tante persone che sono abbastanza deluse dal resto. Quasi sconsolati, vanno avanti per forza di inerzia. E si vede subito la scintilla nei loro occhi quando parli di Tsipras. Tsipras è una alternativa forte a Pd e Pdl. Grillo mantiene un certo appeal perché ha una carica protestataria. L’elettore più attento che segue di più la politica e tiene a certi valori piano piano si discosterà dal Cinque stelle. Ed è importantissimo farlo adesso con la ventata nuova che sta portando Tsipras, soprattutto nel metodo.

No Tav, sabato a Bussoleno un convegno per smontare il castello della repressione | Autore: RedAzione da: controlacrisi.org

 

“Smontare pezzo per pezzo la campagna di accusa del movimento No Tav svelando anomalie giuridiche e interpretazioni del diritto che rasentano la persecuzione”. Cosi’ il movimento spiega il convegno sul “Diritto alla resistenza” che si svolgera’ sabato al Teatro Don Bunino di Bussoleno. “Il movimento notav – proseguono – rivendica il suo diritto alla lotta, alla Resistenza per proseguire la battaglia in corso da oltre 22 anni per la difesa del territorio”. Una giornata di dibattito e approfondimento con diversi relatori, sulle tematiche della lotta della Val Susa, le vicende giudiziarie e “l’affermazione al diritto alla Resistenza del movimento valsusino”, spiegano. Diviso in due sessioni il convegno vedra’ al mattino una tavola rotonda sui temi dei reati in corso con l’analisi e l’approfondimento ad opera di alcuni avvocati del collegio di difesa notav ed altri esperti; una finestra sulle forme del controllo digitale, con il focus su Anonymus e altri attivisti del web; la presentazione di un lavoro di lungo periodo sul ruolo dell’informazione nel conflitto valsusino.
E l’intervento di Adriano Chiarelli, autore di Malapolizia, una controinchiesta sulle forze dell’ordine. Il pomeriggio si aprira’ con la presentazione del video prodotto dal Centro Sociale Askatasuna e dal Comitato di Lotta Popolare di Bussoleno “Fermarci e’ impossibile” sugli ultimi anni della lotta contro il treno crociato. Previsti anche interventi di attivisti provenienti da altre parti d’Italia.

“Più cresce il movimento e meno ci sono sette”. Intervista a Maurizio Acerbo | Autore: fabio sebastiani da: controlacrisi.org

 

Il movimento sceso in piazza il 19 sembra non volersi perdere d’animo e così tra la difficile costruzione di una vertenzialità sociale e assemblee forse con troppi interventi ‘autocentrati’ si avvia a bruciare altre scadenze. Qual è il tuo punto di vista?
Vedo comunque positivo che ci sia un processo di aggregazione sulla base di una piattaforma sociale. Che ci sia mobilitazione nel movimento è fondamentale,soprattutto dopo un lungo periodo di assenza. E poi si tratta di qualcosa non caratterizzato dall’ideologia, che divide e crea recinti, ma dalla concretezza delle rivendicazioni. Insomma, ‘più cresce il momvimento e meno ci sono sette’, per dirla con Marx. E’ bene che tutti si rimettano in gioco a partire dai contenuti e dalla piattaforma sociale, che dentro la crisi non può che essere che aperta man mano che si ha la capacità di allargare ad altri soggetti della galassia sociale prodotta dalla crisi.Quella del passo indietro dei soggetti politici sembra una fase che stiamo subendo, però, più che vivendo consapevolmente
Non vedo salti immediati al tema della soggettività politica perchè è evidente che c’è, ed è probabilmente l’ostacolo principale a metter su qualcosa che somigli all’esperienza dei greci, una certa diffidenza nei confronti del terreno della rappresentanza. Su questo la penso molto come Carlo Formenti. Si tratta di un senso comune che si è radicato ed è diventato maggioritario e rispetto al quale non credo di ci siano scorciatoie facili per superarlo.
Certo, ma non credi che la pesantezza della crisi abbia in qualche modo ridisegnato più che la rappresentanza il senso della domanda di rappresentanza?
Dentro la crisi dobbiamo fare i conti con il fatto che non c’è un immediata relazione con il conflitto. Già è difficile produrre un livello di mobilitazione da minimo sindacale. Nel 94 e nel 2001-2003 abbiamo avuto ondate più potenti. Non c’è quindi un automatismo nella crisi. Certo, il malcontento, se si offrono degli spazi per esprimerlo poi può trovare sbocco, ma il tema della rappresentanza è più complesso. Penso che Wu Ming, di cui sono un fan, sbagliano nel dire che Grillo svolga una funzione di sostituzione dei movimenti radicali. Dimenticano che la gran parte dei movimento sociali in Italia, come ideologia prevalente, hanno avuto quella di non andare a una relazione sul terreno della rappresentanza. Il problema è che non ci sia stata dentro la crisi una ripresa della sinistra radicale, come anche in Inghilterra. E questo, va detto, è comune alle altre articolazioni della sinistra. Nessuno si senta escluso.

In tutto questo, che peso possono avere le elezioni europee?
Penso che la questione Syriza non vada vista come soluzione magica che consente di superare sbarramenti elettorali. Quello che potrebbe servire è una campagna che ci consente di introdurre a livello di massa non una miriade di proteste ma quello che serve è far venire fuori una visione generale della crisi, cosa che finora non siamo riusciti a fare, e quindi il ruolo della Bce e della Troika. E questo già sarebbe importante. Aiuta a far passare nell’immaginario che c’è una sinistra al di fuori del centro-sinistra. E quindi, un’altra sinistra è possibile. Una cosa difficile ma possibile. E credo che sia per questo che il successo di Syriza sia oscurato dai mass media. L’evento in Europa non è né Marie Le Pen né Alba dorata, ma i greci di Syriza. L’altro elemento per cui credo che sia importante la candidatura europea di Tsipras è che apre la discussione anche sulla Syriza italiana. Uno dei limiti che ho sentito in questi anni è che oltre alle riserve delle organizzazioni rispetto alla prospettiva di ricostruzione di una sinistra radicale modello Syriza è che anche i settori che si collocano a sinistra del centrosinistra ci hanno creduto poco.

Credo sia l’aspetto più evidente. C’è stata una specie di fuga dalla realtà, per rintanarsi in schemi ormai superati dagli eventi…
Ritengo che ciò che non va bene e che non funziona è che ci sia un pezzo di sinistra che fa i convegni sulla sinistra e un altro pezzo che fa i movimenti. Allora, da un lato la prima rischia di essere sempre troppo politicista e molto spesso non va da nessuna parte perché la discussione è verso un pd senza vita e dall’altro nei movimenti si dovrà aprire una discussione sul fatto che l’Italia ha concluso il processo di americanizzazione e non c’è più, per esempio, una sinistra di classe di peso. Tutti celebrano l’America Latina, ma Chavez ha fatto le occupazioni o il governo? Il punto è che questo discorso non può essere l’oggetto di una predica.

Vabbé ma a queste tare non può provvedere il movimento…
Certo, però quello che è accaduto in questo autunno sul piano della piattaforma sociale è che alcune esperienze come il partito sociale hanno dimostrato di essere non certo un qualcosa di impolitico. E poi, l’unica occasione in cui Sel ha detto di aver preso una cantonata è stata in occasione della manifestazione del 19 ottobre. Quindi, questo dimostra che non bisogna avere una visione della politica astratta e scolastica.

… oppure da regolamenti di conti…
Nel 2008 tanti di sinistra pensavano, dentro rifondazione e fuori, che tutto sommato se Rifondazione si levava di torno chissà quali prospettive si sarebbero aperte. Essendo arrivati al 2014 con l’unico paese europeo in cui non c’è una sinistra radicale in Parlamento ma anche in cui non c’è stato rispetto all’attacco una mobilitazione sociale adeguata, è chiaramente uno schema da rottamare definitivamente. Nella stessa Francia sulla riforma delle pensioni Sarkozy si è spaccato la faccia. Questo dovrebbe insegnare a tutti che la boria di partito non funziona ma anche la boria antipartito dà bei grattacapi.

No Tav, fiaccolata di protesta contro l’attentato al presidio di Vaie | Autore: fabrizio salvatori da: controlacrisi.org

 

Un presidio del movimento No Tav a Vaie, in valle di Susa, e’ stato distrutto da un incendio divampato l’altra notte. Le fiamme, che sono state spente dai vigili del fuoco, si sono scatenate per cause ancora da accertare. Non e’ stato trovato alcun innesco, ma per gli esponenti del movimento No Tav “e’ doloso al cento per cento, perche’ la stufa e il frigorifero all’interno dell’edificio erano staccati da tempo”.
Gli attivisti sostengono inoltre che una delle bombole trovate in un gabbiotto a una decina di metri dalla struttura non fosse loro e che sia stata posizionata forse con l’intento che esplodesse a causa delle fiamme. La circostanza e’ al vaglio dei carabinieri, che stanno indagando sull’eventuale dolo e hanno acquisito i filmati di due telecamere, la cui analisi avverra’ nelle prossime ore.
Il movimento No Tav, che ha convocato una conferenza stampa davanti al presidio bruciato “per mano mafiosa”, sostengono ha indetto una fiaccolata per questa sera e chiede indagini rapide e a tappeto. “Quello andato a fuoco – ricorda il leader Alberto Perino – e’ il nostro terzo presidio dopo quelli di Bruzolo e Borgone di Susa, bruciati il 16 e il 23 gennaio 2010. Le indagini per entrambi gli episodi sono state archiviate, cosi’ come verra’ archiviata anche questa. Non abbiamo nessuna fiducia nella magistratura”. Dello stesso tono Ivan Della Valle, deputato del Movimento 5 Stelle che ha portato la solidarieta’ dei ‘grillini’ ai No Tav: “Ora – sostiene – il procuratore Gian Carlo Caselli organizzi perquisizioni alle 5 del mattino (come avvenuto per alcuni militanti no Tav, ndr) anche per questo episodio, altrimenti significa che la Procura di Torino ha due pesi e due misure quando si parla del movimento No Tav”.
Gli attivisti si dicono pronti a ricostruire il presidio, costruito nel 2010 con l’autorizzazione del Comune, una volta che l’area verra’ dissequestrata. “E’ stato per puro caso – sostiene Maurizio Piccione, attivista No Tav – che stanotte nessuno dormisse li’. Avrebbero dovuto esserci alcuni attivisti provenienti da Pesaro, ma avevano disdetto la partecipazione all’ultimo momento”.
Solidarieta’ al movimento No Tav e’ arrivata anche da politici storicamente avversi, come Stefano Esposito (Pd), per cui “chi ha bruciato il presidio e’ un delinquente”, e Osvaldo Napoli (Pdl), che pero’ non condivide la linea del Movimento 5 Stelle. Solidarietà rispedita al mittente con una dedica speciale:”Sono responsabili morali di quello che e’ accaduto”.
La solidarietà del Prc Piemonte