Meeting: «È tempo per uno sciopero sociale» Fonte: Il Manifesto | Autore: Roberto Ciccarelli

Movimenti sociali vs austerità. Tre giorni dedicati all’autunno dei precari, delle partite Iva, del lavoro dipendente. Si parlerà di sindacalismo sociale, di base e conflittuale. E di coalizioni contro la precarietà. Appuntamento a metà ottobre con i movimenti della casa e al 14 novembre con gli studentiÈ tempo per uno scio­pero sociale. Da oggi a dome­nica il movi­menti sociali tor­nano a riu­nirsi a Roma all’università la Sapienza dalle 15, domani alle Offi­cine Oz e nel cen­tro sociale Strike, dome­nica mat­tina a Acro­bax per lo «Strike mee­ting» (www.autistici.org/strikemeeting).

L’incontro è stato pre­ce­duto da una cam­pa­gna sui social net­work par­ti­co­lar­mente sug­ge­stiva: gio­vani silhouette in nero e ano­nime che allu­dono ad alcune delle pro­fes­sioni più pre­ca­rie del momento: c’è un’infermiera, un’addetta ai call cen­ter, un lavo­ra­tore dell’edilizia. C’è una stu­den­tessa, oppure una cogni­ta­ria con il pc e il mouse. Ogni imma­gine è accom­pa­gna da uno slo­gan con rela­tivo hash­tag da lan­ciare su twit­ter: #sto­p­job­sact, #red­di­to­per­tutti, #sala­rio­mi­nimo, #com­mo­n­wel­fare. Sono i con­cetti che accom­pa­gnano il lavoro teo­rico dei movi­menti sociali ita­liani, e non solo, ma in più c’è la dichia­rata inten­zione di dare bat­ta­glia in autunno con­tro la legge delega sul lavoro in discus­sione in Parlamento.

strikeediliziaSi tratta della seconda parte della legge Poletti che pre­vede, tra l’altro, l’istituzione di un con­tratto «a tutele cre­scenti» che con­tra­sta con la riforma del con­tratto a ter­mine sta­bi­lita dalla riforma appena appro­vata. La mag­gio­ranza deci­derà se appro­vare la norma liber­ti­cida che libe­ra­lizza i licen­zia­menti in cam­bio di un inden­nizzo (è l’orientamento della destra libe­ri­sta), oppure sospen­dere le tutele per i pre­cari «solo» per 36 mesi (è il neo-liberismo com­pas­sio­ne­vole del Pd). Ma non di solo lavoro si par­lerà in que­sta «tre giorni». C’è il «piano Lupi» sulla casa che ha dichia­rato guerra ai poveri che occu­pano in man­canza di un tetto. «Un prov­ve­di­mento che san­ci­sce la fine della poli­tica di inter­vento pub­blico con­tro l’emergenza abi­ta­tiva» si legge nella «call» dell’incontro.

strikeinfermieraL’idea è lan­ciare uno «scio­pero pre­ca­rio» nelle città, dove gli spazi ven­gono sgom­be­rati e la nor­ma­liz­za­zione can­cella le pra­ti­che e la memo­ria, e uno scio­pero in rete «NetStrike» indi­riz­zato a «mezzo milione di pro­le­tari digi­tali che lavo­rano come web design o web edi­tor, pro­gram­ma­tori, nel mon­tag­gio audio e video». Si vuole pro­muo­vere uno «scio­pero gene­rale del sin­da­ca­li­smo di base e con­flit­tuale» per unire il lavoro dipen­dente (oggetto di un attacco senza pre­ce­denti sul sala­rio e sul suo valore — si pensi alla mac­china infer­nale della «meri­to­cra­zia» che Renzi-Giannini vogliono appli­care agli sti­pendi degli inse­gnanti) al lavoro auto­nomo e precario.

strikepartitaivaL’ottica è quella della «coa­li­zione» per inver­tire la ten­denza ultra-trentennale della fram­men­ta­zione. Il metodo è quello del «sin­da­ca­li­smo sociale o metro­po­li­tano». Visto che i pre­cari non vivono solo in fab­brica, o negli uffici, nei work­shop si pro­verà a riflet­tere sulle pra­ti­che che per­met­tono agli «sciami intel­li­genti» di fare rete. Un’attività ambi­ziosa, e non scon­tata, che intende tor­nare «a far male ai padroni».

A metà otto­bre è pre­vi­sta la set­ti­mana di mobi­li­ta­zioni dei movi­menti per il diritto all’abitare. Il 14 novem­bre ci sarà una gior­nata di con­flitto indetta dall’assemblea nazio­nale in Val Susa e rilan­ciata ad ago­sto dagli stu­denti al «Riot vil­lage in Salento».

In CIle vincono i movimenti degli studenti: “Siamo i nipoti della dittatura militare” | Fonte: Il Manifesto | Autore: Moisés Paredes

 

Il risultato delle urne, vincente per tutti i leader studenteschi che si sono presentati alle elezioni, lo dimostra: la gran parte delle richieste avanzate dai diversi movimenti e organizzazioni è penetrata in profondità nella nostra società, dando senso a un gran numero di cileni i quali vedono giorno per giorno come gli enormi artigli del neoliberismo impongano un sistema che attribuisce garanzie e opportunità sulla base del potere d’acquisto delle persone.
A vent’anni dalla fine della dittatura, il Cile è gravato da pesanti zavorre. A livello politico, c’è tuttora una Costituzione le cui pagine sono state scritte con il sangue di migliaia di cileni vittime delle violenze, una Costituzione che fu approvata con l’inganno più grande della nostra storia. E abbiamo un sistema elettorale binominale, lo strumento perfetto per permettere a una minoranza di calpestare costantemente i sogni della maggioranza. Nel campo economico, siamo stati quasi completamente spogliati delle nostre risorse naturali. Hanno venduto il suolo, l’acqua, i minerali. I lavoratori sono costretti a versare quote ai Fondi pensione e se sono fortunati, avranno una pensione pari alla metà di quanto guadagnavano. Siamo stati completamente derubati della cosa pubblica. Lo Stato si è ridotto ad avere un ruolo di semplice osservatore, e il compito di gestire tutti gli aspetti della nostra vita è stato affidato alle mani del mercato. Il mercato della salute, dell’educazione, delle abitazioni.
A partire da questa situazione, si affrontano due visioni diverse del paese. È una dicotomia che si verifica quando si confrontano idee diametralmente opposte. Essa ha aperto le porte alla creazione di un nuovo ciclo politico. Oggi in Cile si sono create le condizioni per iniziare un processo di cambiamento strutturale che permetta di rispondere alle richieste dei cittadini nei diversi campi, ma soprattutto alla domanda di maggiore e migliore democrazia. Ci si chiede quale ruolo avrà il movimento studentesco in questo processo. Come in tutti i contesti, anche nel movimento esistono diversi punti di vista, tutti ugualmente legittimi e consoni agli obiettivi che da anni ci spingono a protestare nelle strade. Così, facendoci carico di questa diversità, in molti crediamo che il movimento studentesco debba avere un ruolo fondamentale e da protagonista nel contesto politico nazionale. Dobbiamo andare oltre l’impatto mediatico provocato dalle occupazioni e dalle grandi manifestazioni, per fare un salto qualitativo affinché le nostre idee possano essere adottate per risolvere la crisi che il sistema educativo cileno vive. Dopo queste elezioni, il nuovo governo dovrà rispondere alle idee che abbiamo portato avanti in tutti questi anni e che rappresentano il sentire della grande maggioranza del nostro popolo. I movimenti sociali giocano un ruolo fondamentale. Le autorità politiche che governano, dovranno farlo in funzione delle necessità della gente e non di piccoli gruppi privilegiati. Ora, in parlamento vi sono dirigenti sociali che conoscono la realtà del nostro paese. L’idea che se si occupa un ruolo politico non si fa più parte della società civile avvantaggia una élite politica abbiente che continuerà a ostentare i propri incarichi e in tante occasioni assumerà posizioni opposte a quanto richiesto dalla popolazione. Come costruttori del futuro, abbiamo il dovere di dare il nostro contributo sia nella società civile che nel mondo della politica. La democrazia non significa solo votare ogni quattro anni, si costruisce e si fa giorno per giorno, a partire dagli spazi di discussione e mobilitazione, creando articolazioni fra il sindacato e organizzazioni che possano costituirsi come forza sociale in grado di avviare cambiamenti nella società con ripercussioni nel campo politico. In questo modo riconcilieremo il «sociale» e il «politico», dopo che per tutti questi anni ce li hanno presentati come reciprocamente escludentisi, mentre devono andare di pari passo.
La capacità di compiere un salto qualitativo sarà un punto cruciale per i movimenti sociali. Essi possono contare su un grande appoggio popolare: il loro principale capitale politico e di credibilità. Occorre una prospettiva di lungo periodo per il paese, e ai movimenti sociali è richiesta un’attenzione strategica se vogliono dare buoni frutti. Bisogna infatti proteggere la democrazia, e per questo è necessaria la rifondazione delle istituzioni del sistema politico cileno, che sono attualmente il principale ostacolo alla nostra democrazia.
Il fatto di essere una generazione nata senza paure fa sì che abbiamo sufficienti strumenti per poter contrastare il mantenimento dello statu quo. E la mancanza di paura non deriva dal fatto di essere figli della democrazia, caratteristica che ci attribuiscono e che, a mio parere, è sbagliata. Non siamo figli della democrazia, siamo nipoti della dittatura. Siamo nati senza la possibilità di avere l’educazione gratuita. Questo fa parte dei nostri sogni. I nostri genitori sono stati vittime delle pallottole che i militari sparavano contro loro compatrioti. Tutti siamo vittime del perverso obiettivo politico che quelle pallottole esprimevano. Un giorno potremo parlare di figli della democrazia, per ora no.
Quel che manca oggi non sono i numeri, le cifre, i dati, le statistiche. Mancano l’impegno, la coerenza, il cameratismo, la lealtà rispetto agli altri e rispetto ai principi, valori sui quali la nostra generazione ha dimostrato di voler costruire. C’è bisogno di tutto questo, per raggiungere l’obiettivo di un paese e di una società più giusta. Il desiderio di trasformazione deve accompagnarsi alla volontà di accettare la diversità e costruire più democrazia, e di migliore qualità.
Non dobbiamo mai dimenticare che ci troviamo in un momento complesso e di portata storica; non rendersene conto o far finta di non considerarlo, significa riprodurre la grande amnesia collettiva che invece siamo chiamati a cancellare.

*Portavoce della Coordinadora nacional estudiantes secundarios (Cones), articolo tratto dall’edizione cilena del Diplo

Traduzione di Marinella Correggia