A Roma il corteo “Né Mafia Né Capitale”. I movimenti per il diritto alla città dicono la loro su La Cupola Nera Autore: fabrizio salvatori

Si è svolto oggi aRoma il corteo dei movimenti della Rete diritto alla città per protestare contro Mafia Capitale. Con lo slogan “Né Mafia né Capitale”, il serpentone ha coperto il percorso da piazza Vittorio al popolare quartiere di San Lorenzo. In testa lo striscione con la domanda che ha dato il senso dell’iniziativa: ‘Questa città di chi pensi che sia?’. Alcuni manifestanti hanno portato in piazza due grandi coppie di mani di cartone: una coppia, nera e dalle dita adunche, a rappresentare “mafiosi, politicanti, fascisti e speculatori di ogni specie” con lo slogan “Giù le mani dalla città”. Ci sono poi invece le due mani gialle e ‘umane’: “Le nostre mani – si legge su un cartello – a sostegno della città” con “casa, reddito, cultura, solidarietà e partecipazione”. Molti hanno alzato i gonfaloni verdi della ‘Libera repubblica di S. Lorenzo’ con scritto ‘Sdogana reddito per tutti, diritti, welfare, beni comuni, scuola’. Tra la gente anche militanti dei comitati per l’acqua pubblica e appartenenti al ‘Gruppo Allaccio Popolare’, che hanno per simbolo l’idraulico dei videogiochi Super Mario.Tra i manifestanti lo storico leader dei movimenti Nunzio D’Erme, festeggiato al grido di “Daje Nunzio, bentornato tra noi”: D’Erme infatti, arrestato lo scorso 24 settembre è stato liberato proprio ieri dai domiciliari. Al corteo, preceduto da una band di ottoni, hanno partecipato diverse centinaia di persone; tra gli attivisti anche alcuni immigrati dei centri di accoglienza e famiglie con bambini in passeggino.Una grande scritta sull’asfalto ‘No privatizzazione’ con la vernice bianca sull’asfalto proprio ai piedi dei cancelli dell’Atac, in via Prenestina a Roma.

«Il piano casa di Renzi fa gli interessi della rendita» Fonte: il manifesto | Autore: Roberto Ciccarelli

Movimenti. Cinquemila persone in corteo a Roma contro la repressione delle lotte No Tav e anti-austerity

ribaltare

«Quando l’ingiustizia si fa legge ribel­larsi è neces­sa­rio». Que­sto lo stri­scione che ha aperto ieri pome­rig­gio a Roma un cor­teo di 5 mila per­sone con­tro la repres­sione al quale hanno par­te­ci­pato i movi­menti per la casa, atti­vi­sti No Tav No Muos , stu­denti medi e uni­ver­si­tari. Dopo una sosta davanti al car­cere di Regina Coeli a Tra­ste­vere, la mani­fe­sta­zione si è con­clusa davanti al mini­stero della Giu­sti­zia in Via Are­nula dove il movi­mento ha preso nuo­va­mente posi­zione con­tro i prov­ve­di­menti che hanno col­pito gli atti­vi­sti romani e napo­le­tani per le mani­fe­sta­zione dello scorso 31 otto­bre e la deten­zione dal 9 dicem­bre degli atti­vi­sti No Tav (Chiara, Nic­colò, Clau­dio e Mattia).

L’11 marzo il sena­tore Pd Luigi Man­coni , pre­si­dente della com­mis­sione per i diritti umani, ha pre­sen­tato un’interrogazione par­la­men­tare a rispo­sta scritta al mini­stro della Giu­sti­zia andrea orlando (Pd) insieme a  Ser­gio Lo Giu­dice (Pd), al socia­li­sta Buemi e a Peppe De Cri­sto­faro (Sel). La let­tura del testo è un’occasione per descri­vere la vita con­dotta dagli atti­vi­sti rin­viati a giu­di­zio dalla pro­cura di Torino per reati gravi come la «fina­lità di ter­ro­ri­smo» e «ever­sione dell’ordine demo­cra­tico» a seguito degli inci­denti acca­duti nei pressi del can­tiera Tav di Chio­monte il 13 e 14 mag­gio 2013. I sena­tori chie­dono a Orlando se il duro regime di deten­zione a cui sono sot­to­po­sti i quat­tro sia un’anticipazione della pena piut­to­sto che una misura di custo­dia cau­te­lare. Il 30 gen­naio scorso sono stati tra­sfe­riti, rispet­ti­va­mente, nelle car­ceri di Ales­san­dria (Nic­colò e Mat­tia), Fer­rara (Clau­dio) e Rebib­bia (Chiara).
Ciò che non torna ai par­la­men­tari fir­ma­tari dell’interrogazione è che le esi­genze inve­sti­ga­tive addotte a soste­gno della custo­dia in car­cere sem­brano rife­rirsi «ad ipo­tesi di reato allo stato non ancora con­te­state agli inte­res­sati». A rigore non pos­sono rap­pre­sen­tare il motivo della loro deten­zione dato che, in attesa del pro­cesso, que­ste per­sone sono «ancora pre­sunti innocenti».

L’analisi dei movi­menti che hanno mani­fe­stato ieri a Roma denun­cia l’uso della repres­sione del dis­senso poli­tico con­tro la Tav e pone il pro­blema del con­tra­sto alle leggi Fini-Giovanardi Bossi-Fini . Que­ste leggi hanno riem­pito le car­ceri «di gio­vani fer­mati per qual­che grammo d’erba, di migranti, di chi sbarca la crisi fuori dalla legalità».

Al cen­tro della nuova que­stione sociale c’è anche il «piano casa» rilan­ciato dal pre­mier Mat­teo Renzi e dal mini­stro alle infra­strut­ture Mau­ri­zio Lupi . Per la Rete «Abi­tare nella Crisi» si tratta di «un gra­vis­simo attacco del Governo Renzi con­tro i movi­menti», al quale rispon­de­ranno dalla pros­sima set­ti­mana, a livello nazio­nale, con «l’assedio delle Pre­fet­ture, gli enti locali, il par­la­mento per chie­dere la can­cel­la­zione dell’articolo 5» che dispone il divieto di con­ce­dere le resi­denze e gli allacci delle utenze nelle occupazioni.

In un’analisi della «Rete diritti in casa» di Parma il «piano casa» da 1,7 miliardi di euro non intacca l’enormità del pro­blema abi­ta­tivo in Ita­lia. Il piano non intacca «la supre­ma­zia della ren­dita e della pro­prietà», ma cerca di «stron­care i movi­menti di riap­pro­pria­zione dal basso di valore d’uso». L’ hou­sing sociale o l’affitto con­cor­dato potranno gio­vare alle fami­glie con red­dito medio-basso, ma esclude le situa­zioni di vero disa­gio: pre­cari, sfrat­tati e senza red­dito. Di fronte all’emergenza sfratti i 60 milioni di euro scarsi pre­vi­sti per il 2014 e il 2015 ven­gono giu­di­cati come «un insulto all’emergenza sociale». Que­sto sistema «garan­ti­sce la rendita».

Paolo Di Vetta, Bloc­chi Pre­cari Metro­po­li­tani , e  Luca Fagiano del Coor­di­na­mento Cit­ta­dino lotta per la casa , tor­nati a mani­fe­stare dopo gli arre­sti domi­ci­liari emessi con­tro di loro il 13 feb­braio poi mutati in obbli­ghi di firma, hanno rin­no­vato l’appello «per il 12 aprile con la prima mani­fe­sta­zione con­tro il governo Renzi, per ribal­tare pro­po­ste sul lavoro e sulla casa, un attacco alla vita quo­ti­diana di ognuno di noi».