Migranti, la denuncia dell’Oim: “Molte di più le vittime fornite dalle cifre ufficiali | Autore: fabrizio salvatori da: controlacrisi.org

Diciannove, ieri, le vittime accertate di un viaggio della speranza partito dalla Libia. Ma l’Oim riferisce di testimonianze tra gli sbarcati che parlano di centinaia di vittime in questi giorni. L’Organizzazione internazionale per le migrazioni stima che le vittime di naufragi e avvelenamenti da monossido di carbonio potrebbero essere oltre 100, su oltre 5.200 arrivi, mentre molti di più sarebbero i dispersi: 60 persone al largo della Libia a cui si potrebbero aggiungere le 240 persone di nazionalità eritrea che, stando ai racconti di molti testimoni e familiari, sarebbero partite sempre dalla Libia lo scorso 27 giugno e mai arrivate a destinazione né soccorse in alto mare.

“Si tratta di un bilancio pesantissimo – sottolinea José Angel Oropeza, direttore dell’Ufficio di coordinamento per il Mediterraneo dell’Oim – Siamo costretti ancora una volta a commentare un drammatico susseguirsi di tragici eventi, per cui esprimiamo il nostro più profondo cordoglio”. ”Di fronte a questa ennesima tragedia – aggiunge Oropeza – credo sia necessario cominciare a spostare l’attenzione dell’opinione pubblica dal mero calcolo relativo agli arrivi quotidiani, dato statistico che cela la vera portata di quanto sta accadendo nel Mediterraneo, alla dimensione personale di questi avvenimenti”.

”Chiediamoci non quanti sono, ma chi sono le persone che cercano di raggiungere le nostre coste – ammonisce il direttore dell’Ufficio di coordinamento per il Mediterraneo dell’Oim – uomini e donne, spesso molto giovani, bambini, famiglie, che partono dal loro paese perchè in fuga da guerre e persecuzioni, ma anche perchè a volte spinti dalla povertà o dalla fame. Persone che sperano di migliorare la loro vita e che invece spesso incontrano una morte atroce, annegati in mare o sepolti e soffocati nella stiva di una imbarcazione fatiscente, fornita loro da criminali senza scrupoli che si arricchiscono mandando la gente a morire nelle acque del Canale di Sicilia”.A giudizio dell’Oim, ”quanto accaduto in questi giorni dimostra da una parte come i viaggi siano sempre più pericolosi e i barconi siano riempiti all’inverosimile, e dall’altra come Mare Nostrum, che tante morti ha evitato, deve sì continuare ma non può restare la sola soluzione in campo. Si parla da mesi di affiancare a Mare Nostrum altre iniziative, volte a fornire alternative a chi si imbarca in mare. Tra queste, la principale è l’apertura di canali umanitari e di entrata legale in Europa per coloro che hanno diritto ad accedere a una qualche forma di protezione. Nulla però è ancora stato fatto”, denuncia Oropeza.

”A tutti gli stati membri dell’Ue, ai Paesi di transito, alla comunità internazionale, a tutti coloro che possono fare qualcosa, comprese noi organizzazioni internazionali, noi diciamo – è l’appello dell’Organizzazione – facciamo in fretta, il tempo dell’attesa è finito. Solo muovendoci subito possiamo sperare di dare un’inversione di rotta a questa emergenza umanitaria e di evitare nuovi stragi”.

Strage della miniera, la magistratura incrimina 24 dirigenti della società. Tre accusati di omicidio | Autore: fabrizio salvatori da: controlacrisi.org

Sono 24 le persone incriminate dalla magistratura nella vicenda della strage di Soma,la miniera dove hanno trovato la morte più di trecento minatori. Accusate di “negligenza”, tra i fermati figurano diversi dirigenti e responsabili tecnici della societa’ privata che gestisce la miniera, la Soma Komur, fra cui il direttore generale Ramazan Dogru, il direttore finanziario Ali Ulu e il responsabile delle operazioni Akin Celik. Tre dei ventiquattro sono accusati di omicidio, e quindi sono rimasti in carcere.

Secondo alcuni media turchi, i pm potrebbero decidere l’arresto anche del proprietario Alp Gurkan, vicino al partito islamico Akp del premier Recep Tayyip Erdogan. L’offensiva dei magistrati interviene mentre nel Paese rimane forte la collera verso la societa’ e verso il governo Erdogan, accusati di avere giocato con la vita dei minatori non garantendo norme di sicurezza adeguate, per aumentare i profitti. Un anno fa Gurkan si era vantato di aver ridotto da 130 a 24 dollari il costo di una tonnellata di carbone dopo la privatizzazione della miniera.
Nei giorni scorsi migliaia di persone sono scese in piazza a Ankara, Istanbul, Smirne, ma anche a Soma, per denunciare le responsabilita’ del governo. Erdogan ha risposto con pugno di ferro. La polizia e’ intervenuta con brutalita’ contro i manifestanti, usando gas lacrimogeni, cannoni ad acqua e proiettili di gomma. A Smirne gli agenti hanno perfino tentato di arrestare un bimbo di 10 anni. Soma da ieri e’ blindata. La polizia controlla gli accessi alla citta’. Il governatore ha vietato ogni manifestazione. E ieri sono stati arrestati 15 avvocati venuti da Istanbul per assistere le famiglie delle vittime.

Nonostante le rassicurazioni date nel corso di una conferenza stampa dall’azienda, un minatore ha raccontato che gli ispettori “non andavano oltre i primi 100 metri nella miniera”. In seno al governo, rileva Hurriyet, non ci sono pero’ dimissioni in vista.
Un rapporto preliminare di esperti consegnato ai magistrati citato da Milliyet rileva fra l’altro che nella miniera mancavano spie per le fughe di monossido di carbonio, il killer invisibile che ha Soma ha fatto strage di minatori, e che i soffitti erano in legno e non in metallo. Secondo un minatore, un tecnico aveva avvertito 20 giorni fa la direzione che il sistema elettrico era a rischio: l’esplosione che martedi’ ha dato il via alla strage sarebbe stata provocata da un cortocircuito. Nella miniera non c’era nemmeno una ‘camera sicura’ in caso di incidente. In Europa sono obbligatorie per legge. In Turchia, no. L’opposizione aveva chiesto in parlamento una commissione d’inchiesta sui numerosi incidenti registrati a Soma, bocciata dal partito di Erdogan.
In tutto il Paese si moltiplicano i gesti di solidarieta’. Ieri sera i giocatori del Galatasaray di Roberto Mancini sono scesi in campo indossando i caschi gialli dei minatori di Soma. La star del club Didier Drogba ha donato un milione di euro alle famiglie delle vittime.

Strage della miniera, la Turchia si ferma in segno di protesta contro “i morti delle privatizzazioni” Autore: fabrizio salvatori da. controlacrisi.org

Non ci sono quasi piu’ speranze di salvare i 120 minatori ancora intrappolati in fondo alla miniera di carbone di Soma in Turchia. Il bilancio definitivo quindi potrebbe essere di 400 morti. A complicare le gia’ complesse operazioni di soccorso, ci si e’ messo un incendio divampato ieri sera sul luogo del disastro.
Forti le contestazioni a Erdogan, arrivato nel pomeriggio di ieri a Soma e accolto al grido di “dimissioni, dimissioni”. La sua auto e’ stata presa a calci. Erdogan si e’ dovuto rifugiare in un supermercato, spinto dalle guardie del corpo. Alcuni parenti delle vittime sono stati picchiati selvaggiamente dalle forze di sicurezza.

Scontri con la polizia
Tutto il paese e’ sotto shock. E’ stato proclamato un lutto nazionale di tre giorni. I sindacati hanno annunciato uno sciopero di protesta per oggi, con la partecipazione della Confederazione dei sindacati del settore pubblico, dell’Unione delle camere degli ingegneri turchi e degli
architetti e dell’Associazione medica turca”.Le bandiere sono a mezz’asta. Sugli schermi delle Tv sono apparsi fiocchi neri. Da tutto il mondo sono giunti messaggi di cordoglio. Papa Francesco ha detto di pregare per i minatori turchi.
Ma la collera per quanto successo a Soma, in una miniera privatizzata di cui sindacati e opposizione denunciano le carenze sul fronte della sicurezza, e’ esplosa in molte citta’ del paese. Ci sono state manifestazioni di protesta e violenti scontri con la polizia attorno a Kizilay ad Ankara e nelle strade attorno a Taksim a Istanbul.

“Non è stato un incidente ma un massacro della privatizzazione”
“A Soma non e’ stato un incidente, ma un massacro della privatizzazione”, ha denunciato il segretario del Partito dei Lavoratori Hasan Basri Ozbey. L’opposizione aveva chiesto una commissione d’inchiesta sui troppi incidenti registrati a Soma. La proposta e’ stata bocciata il mese scorso dal partito islamico Akp di Erdogan, che ha la maggioranza assoluta in parlamento. Le autorita’ avevano condotto quattro ispezioni nella miniera negli ultimi due anni, elogiando i dispositivi di sicurezza. Ma nell’inferno scatenato nella miniera dall’esplosione di un trasformatore ieri i sistemi di sicurezza sembrano non avere funzionato o avere funzionato male. Un black out elettrico ha bloccato gli ascensori. L’incendio non ha potuto essere spento, la ventilazione non ha funzionato. Le gallerie bruciano ancora, producendo monossido di carbonio, il veleno che ha ucciso la maggior parte dei minatori intrappolati.
I sindacati puntano il dito contro le privatizzazioni ‘selvagge’ attuate dal governo islamico, a beneficio, dicono, di imprenditori amici. Il proprietario della miniera di Soma, ricorda oggi Hurriyet, si e’ vantato nel 2012 di avere ridotto da 130 a 24 dollari il costo di una tonnellata di carbone dopo la privatizzazione. Questo, fra l’altro, fabbricando in casa appunto i trasformatori, tagliando in ogni modo il costo del lavoro. Forse la sicurezza. Oggi la Turchia di Erdogan e’ il paese dell’area europea con il tasso piu’ alto di incidenti industriali. Il premier turco ha cercato di calmare gli animi promettendo una inchiesta “fino in fondo” su quanto accaduto a Soma. Ma ha anche buttato benzina sul fuoco affermano che i disastri nelle miniere sono “usuali”, citando stragi in miniere in Europa, Cina e Usa, ma nel XIX e nel XX secolo. Intanto, rileva Hurriyet, nessun ministro per ora si e’ dimesso dopo una strage che rimarra’ nella storia del paese.

Turchia primo in Europa per morti sul lavoro
La Turchia occupa il terzo posto nella classifica mondiale e il primo in quella europea per le morti bianche. Nel 2012 hanno trovato la morte nelle miniere del paese 61 persone, che diventano piu’ di 1.000 se prendiamo in considerazione il decennio che va dal 2002 al 2012.
Anche in altri settori produttivi gli incidenti mortali sembrano la norma: secondo l’opposizione turca, nel paese del Bosforo che aspira a entrare in Europa si muore sul lavoro 8,5 volte in piu’ che nel resto dell’Unione europea. Tra il 2002 e il 2013 vi sono stati 880.000 incidenti sul lavoro, dei quali 13.442 mortali. Lo scorso anno, afferma l’associazione delle ‘Famiglie che cercano giustizia’, hanno perso la vita in questo modo 1.233 lavoratori. E almeno 5.000 incidenti, dei quali il 90% in miniera, si erano verificati proprio a Soma. Il 29 aprile scorso l’opposizione che si riconosce nel Partito repubblicano del popolo si era visto rifiutare dal governo la richiesta di discutere un dossier sugli incidenti nella miniera.