Coalizione Sociale – Verso la mobilitazione del 17 Ottobre: Assemblea Nazionale a Roma il 13 Settembre Fonte: coalizionesocialebari.itAutore: Red.

coalizione

In questi anni di crisi, austerità e ricatto del debito pubblico, chi in alto ha deciso e imposto l’austerità e accresciuto le diseguaglianze ha convinto gran parte della popolazione che soffre gli effetti della crisi che la responsabilità di tale situazione non fosse di chi ha causato la crisi e con la crisi si è arricchito, ma di noi cittadini. Come se la causa della povertà e delle diseguaglianze fossero i diritti dei lavoratori, la pensione, la scuola e l’università pubblica, e sanità pubblica, il contratto nazionale, il diritto alla casa, i beni comuni, l’accoglienza degna dei migranti; come se fosse possibile fuggire dalla miseria del presente rinchiudendosi in piccole patrie e nella guerra tra poveri, nel tutti contro tutti.

Ciascuno di noi, maggioranza invisibile in Italia e in Europa, vede la povertà come una minaccia sempre più concreta. La comprensibile paura di perdere quel poco che rimane a ciascuno viene usata per alimentare un clima di violenza, aggressività verso tutti coloro che vivono nella medesima condizione, se non addirittura peggiore, gli altri poveri o a rischio povertà, italiani e non, vengono percepiti o rappresentati come una minaccia. Chi era ricco è diventato sempre più ricco grazie a una economia bastata su ricatti, livellamento verso il basso e crescita delle diseguaglianze.

Se il lavoro soffre, se chi lavora è povero fino ad essere ricattato dall’usura di stampo mafioso, se soffrono i tanti giovani senza lavoro, se soffre senza sosta il Meridione, se si è sempre più disposti a lavorare mettendo a rischio la stessa vita, se si riduce sempre più il ruolo dello stato sociale e si privatizzano i beni comuni, vuol dire che siamo in una vera e propria “economia della sofferenza”. Non si può dire la stessa cosa per imprese, banche e finanza: per le 40 big di Piazza Affari gli utili sono saliti, nel 2015, di 12 miliardi. E, più in generale, crescono le disuguaglianze: ci dice l’OCSE che il 20% più ricco della popolazione italiana possiede il 61,4% della ricchezza, mentre quello più povero lo 0,4%.

Dopo 8 anni di crisi e di politiche di austerity tra Monti e Renzi, viviamo in un paese più povero, più diseguale, un paese sconfitto e risentito, un paese in cui invece di lottare contro la povertà si fa la guerra ai poveri, un paese in cui si alimenta l’odio per i poveri, per i migranti che sopravvivono alle sciagure della traversata e per coloro che non ce la fanno. L’Europa dell’austerity, infatti, non è solo quella che ricatta e indebita il popolo greco, che offre piani di salvataggio che si rivelano la partita doppia truccata della rendita bancaria, che con il pareggio di bilancio in Costituzione riduce la sovranità e la democrazia, ma è anche quella che alza i muri, come accade nell’Ungheria di Orban, dove a fare le barriere anti-rifugiati e migranti che scappano dalla rapina delle risorse naturali e dalla devastazione climatica, ci sono i disoccupati. Poveri contro poveri. Penultimi contro ultimi. E come se non bastasse, nel Mediterraneo, anche quando – come accade al confine tra la Turchia e la Siria – ci sono donne, lì curde, che provano a resistere al fondamentalismo, la scelta dell’Europa è di lasciarle sole per opportunismo politico e economico.

In questi anni sono stati molti i tentativi che ogni singola realtà ha messo in atto per fermare il corso degli eventi: il referendum sui beni comuni, le vertenze nel lavoro, le campagne su reddito, e pensioni, le mobilitazioni dell’università e della scuola, altre sono in corso come quelle sullo sblocca Italia e altre ci saranno, per esempio su rappresentanza e diritto di sciopero o per il diritto a città migliori e diverse, ma se ogni campagne è giusta e degna, nessuna è sufficiente a se stessa.

Il 6-7 giugno scorsi a Roma ci siamo incontrati la prima volta e ci siamo detti che il nostro obiettivo è fermare la catastrofe: come? Unificando il lavoro, connettendo le persone, difendendo i beni comuni, combinando mutualismo, conflitto sindacale e consenso sociale, puntando alla liberazione e condivisione dei saperi, strumento per liberare noi stessi, per combattere la disuguaglianza, la crisi della democrazia e cambiare radicalmente l’attuale modello di sviluppo. Dal lavoro, dalla povertà, occorre far emergere un nuovo modo di intendere la politica; dalle lotte, la spinta per farla finita con le politiche dell’austerità della Banca Centrale e della Commissione ed essere invece cittadini di una Europa democratica. Tutto questo, per noi, significa “Coalizione sociale” . Ed è a partire da ciò che abbiamo messo in coalizione in queste settimane – al livello territoriale oltre che nazionale – che vogliamo metterci in cammino, promuovere e organizzare mobilitazioni sociali ampie e radicali, in Italia e in Europa, capaci di contrastare la devastazione imposta dalle politiche neoliberali.

È inaccettabile che chi lavora o è alla ricerca di un lavoro, chi ha a cuore il bene comune della società, dell’ambiente in cui viviamo, debba subire in silenzio ed essere indotto a odiare chi è nelle sue stesse condizioni o addirittura in condizioni peggiori, mentre corrotti e corruttori possono continuare a delinquere immuni, perché garantiti, o a godere di ricchezze patrimoniali gigantesche tutelate da politiche da politiche fiscali che favoriscono la rendita.

In questo senso, riteniamo la giornata del 17 ottobre una grande occasione , sulla quale far convergere le nostre energie migliori: giornata mondiale per l’«eradicazione della povertà», il 17 ottobre è stato già indicato dalla campagna “Miseria ladra” come momento di mobilitazione per il reddito minimo garantito; la Coordination Blockupy ha rilanciato con forza 3 giorni di mobilitazione, dal 15 al 17 ottobre, contro il vertice UE di Bruxelles, indicando nel 17 tappa di convergenza transnazionale contro le politiche di austerity. Per entrambi questi motivi, il 17 ottobre si prefigura come una giornata per l’autunno.

La povertà non può essere combattuta con soluzioni caritatevoli, che umiliano e lasciano comunque nell’indigenza le persone. La povertà si contrasta ridistribuendo la ricchezza socialmente prodotta, con politiche sociali degne per persone degne, con un investimento sulla fomazione per un sapere di tutti e per tutti, tramite Il lavoro, il reddito minimo garantito, il contratto nazionale, il salario, un nuovo rapporto tra tempo di lavoro e di vita, con i diritti per il lavoro subordinato e autonomo, con l’estensione universale del welfare.
C’è bisogno di democrazia e di convergenza delle lotte, c’è bisogno di condividere progettualità di innovazione sociale, di rigenerazione delle città.

Per questo proponiamo di vederci il 13 settembre a Roma in un’assemblea nazionale e di riconvocare anche tavoli tematici che si sono riuniti a giugno per giungere alla mobilitazione del 17 ottobre con una mobilitazione che cresca nei territori, nelle assemblee, nei nostri quartieri, nell’impegno quotidiano di ciascuno di noi. Perché la maggioranza non vuole essere né povera, né invisibile, ma libera di potersi unire per decidere della propria vita.

La Coalizione Sociale

Anche a Bruxelles resistenza contro il fascismo europeo Fonte: infoaut.org | Autore: redazione

Circa trecentocinquanta persone hanno partecipato sabato 4 ottobre a una manifestazione antifascista a Bruxelles, in occasione di una conferenza organizzata dall’associazione “Zenit Belgique”, di chiaro stampo fascista, che vedeva tra i partecipanti due eurodeputati di Alba Dorata e Gabriele Adinolfi, vecchia conoscenza nostrana, appartenente a Casa Pound latitante da più di vent’anni e coinvolto direttamente nelle stragi fasciste degli anni Settanta in Italia. La rete antifascista di Bruxelles si è mobilitata fin da subito per organizzare una manifestazione di protesta per urlare a gran voce che nelle strade di Bruxelles non c’è posto per i fascisti! La mobilitazione è stata coordinata dal gruppo dei JOC (Jeunes Organisés et Combatifs), associazione che, tra le altre cose, porta avanti anche una campagna contro gli abusi in divisa; all’appello lanciato dai JOC hanno prontamente risposto numerose altre realtà, tra cui Blockbuster, Initiative de Solidarité avec la Grèce qui Résiste e Jeunes FGTB.

Nella settimana precedente il 4 ottobre si era tenuta un’assemblea per preparare la manifestazione e poiché non si era in possesso di informazioni precise sul luogo dove si sarebbe svolto l’evento, si era deciso di darsi appuntamento davanti alla Gare Centrale alle 18 di sabato. Le notizie non ufficiali secondo le quali l’evento si sarebbe tenuto a Mons, piccola cittadina a circa 70 km a sud-ovest della capitale, si sono poi rivelate attendibili, ma si è comunque deciso di manifestare a Bruxelles seguendo la volontà, presa in sede di assemblea, di lanciare un forte messaggio antifascista alla città. Il fatto che i fascisti abbiano tenuto nascosta la sede del loro incontro è stata, a detta di Thomas Englert, portavoce della piattaforma antifascista, una delle vittorie principali della mobilitazione “questi tipi hanno capito che l’unica cosa che possono fare è nascondersi, che non sono i benvenuti all’interno della nostra società e che le strade nostre”, ha detto Thomas.

Alle 18.30 circa di sabato il numero di persone davanti alla Gare Centrale si fa abbastanza consistente e presto si decide di partire in corteo al ritmo di cori antifascisti in francese, fiammingo e italiano (“siamo tutti antifascisti”, ma anche “fascisti carogne tornate nelle fogne!”, scanditi a una sola voce da compagni belgi e italiani, presenti in gran numero in corteo). Ci si muove per le strade del centro, e ci si dirige verso la sede del Vlaams Belang (Interesse Fiammingo, partito di destra sociale e identitaria che rivendica l’indipendenza delle Fiandre), per sanzionarla. La manifestazione si conclude in maniera pacifica, con una presenza estremamente esigua di forze dell’ordine e la distribuzione di volantini.

Capitale dell’Unione Europea e di molte delle istituzioni responsabili e complici delle continue riforme costruite ad arte per far fronte alla crisi incrementando politiche di precarietà sociale, Bruxelles è stata ed è tuttora testimone e complice della crescita e dell’istituzionalizzazione dell’estrema destra. Le ultime elezioni al Parlamento Europeo hanno visto l’ascesa del Front National francese, di Jobbik, partito ungherese neonazista, del Partito della Libertà austriaco e di Alba Dorata. Quest’ultimo, forte dei suoi tre eurodeputati, si sente libero di organizzare eventi come quello di sabato scorso per rafforzare i legami con gli altri fascisti europei; e a Bruxelles lo può fare da una posizione privilegiata, nel silenzio di quelle istituzioni che sono le prime a dialogare tranquillamente con i gruppi di estrema destra alla cui crescita e radicalizzazione hanno contribuito in prima persona, attraverso l’imposizione di politiche di austerità e di un capitalismo liberista e selvaggio.

Scopo iniziale del corteo di sabato era sì quello di impedire la conferenza organizzata dai fascisti, ma anche e soprattutto quello di procedere uniti e a testa alta nella lotta antifascista, costruendo una mobilitazione diffusa e la denuncia ferma di quello che è il contesto che permette alle realtà di estrema destra di proliferare. L’appuntamento è ora per il 9 novembre, anniversario della notte dei cristalli, giornata comune di azioni contro il fascismo in Europa decisa nel corso del meeting antifascista europeo che si è tenuto ad Atene lo scorso aprile.

“Pas de fachos dans nos quartiers, pas de quartier pour les fachos!”

Ikea, sabato prossimo ancora una giornata di mobilitazione nazionale contro i licenziamenti politici Autore: fabio sebastiani da: controlacrisi.org

Sabato 23 agosto 2014 facchini dell’Ikea, e non solo,ancora in lotta contro i licenziamenti politici. Con una nuova mobilitazione nazionale davanti ai negozi dell’Ikea, dopo quella dello scorso 14 agosto, l’obiettivo è di rafforzare la campagna di denuncia e di appoggio ai licenziati politici, circa una ventina, rei di essersi iscritti al SI.Cobas. Giovedì 14 Agosto sono stati bloccati tutti i camion in entrata ed uscita dai numerosi ingressi dello stabilimento piacentino.
A maggio di quest’anno la cooperativa san Martino ha licenziato 24 lavoratori del magazzino centrale di IKEA a Piacenza, tutti iscritti e delegati S.I.Cobas, grazie ad un pretesto che ha permesso all’azienda di liberarsi dei principali protagonisti delle conquiste sindacali interne degli ultimi anni. Da tre mesi si susseguono presidi, picchetti, manifestazioni ed iniziative di solidarietà a Piacenza, in tutta Italia e all’estero. La mobilitazione è culminata sabato 26 luglio con una giornata internazionale di solidarietà davanti e dentro i negozi IKEA. In questi mesi i lavoratori licenziati all’Ikea non sono stati fermi elemosinando un rientro. Hanno lottato giorno dopo giorno, facendo azioni di lotta costante, andando a sostenere i loro compagni di altre aziende ed in altre città e in questa azione hanno avuto accanto i loro compagni della Dielle di Milano e quelli della Granarolo di Bologna prefigurando cosi’ gia da ora un coordinamento stabile dei licenziati S.I.Cobas. “Questa resistenza non poteva darsi senza l’esistenza di un movimento di lotta che è in espansione – si legge in un comunicato del sindacato di base – soprattutto nella logistica ma non solo, e di una cassa di resistenza che seppur inadeguata rappresenta un elemento importante della lotta e della resistenza”.“Questi lavoratori sono stati prima criminalizzati poi è arrivata la repressione con decine di denunce che hanno colpito chiunque abbia manifestato per la loro riassunzione, con il silenzio complice delle istituzioni locali che da anni si servono delle cooperative per appalti al ribasso e per abbattere il costo del lavoro”. Il sindacato lancia un appello per inviare un messaggio su Twitter a Ikea chiedendo il reintegro dei lavoratori licenziati usando le hashtag #buon_giornoperche, #ikea, #catalogoIKEA.
Tutti gli aggiornamenti sul sito http://smontaikea.noblogs.org/ e sulla pagina facebook smontaikea
http://www.facebook.com/smontaikea

Scuola il 15 luglio sit in sotto Montecitorio per tentare di bloccare la cosiddetta riforma Renzi | Autore: fabrizio salvatori da: controlacrisi.org

Ieri a Roma c’è stata una affollata assemblea sulla scuola, a partire dai temi del precariato, con la presenza di tantisssimi giovani. Alla fine è arrivata l’adesione alla proposta di una mobilitazione unitaria per il 15 luglio sotto Montecitorio. Mobilitazione su cui sembrano convergere anche varie sigle del sindacalismo di base che un’assemblea l’avevano tenuta il giorno prima presso l’associazione “Il cielo sopra l’Equilino” sempre a Roma. Insomma, un clima di gran fermento per bloccare il disegno dell’esecutivo guidato da Renzi, che prevede,tra le altre cose, l’aumento sino a 36 ore dell’orario di lavoro per i docenti, l’apertura delle scuole fino alle 22, l’eliminazione dell’ultimo anno della scuola secondaria superiore; abolizione delle graduatorie di istituto.

L’iniziativa del 15 luglio avrà il sostegno anche della Cgil. La Flc, come viene sottolineato in un comunicato, chiede risposte certe per i rinnovi dei contratti ormai scaduti da anni, per aumentare gli organici, per la stabilizzazione dei precari, per gli investimenti nell’istruzione pubblica che sono la vera priorita’ per determinare una inversione di tendenza rispetto alle politiche degli ultimi anni. “Fino ad ora non abbiamo visto alcuna reale discontinuita’ – sottolinea Mimmo Pantaleo in una nota – e anzi si vogliono solo colpire la funzione sociale e i diritti dei lavoratori della conoscenza. Il precariato e’ sparito dal dibattito politico e dagli impegni di Renzi e anche per queste ragioni inizia una lunga fase di mobilitazione”.

L’assemblea dell’8 luglio aveva da parte sua sottolineato i seguenti punti:
Difesa del Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro di fronte al tentativo di emanare modifiche di orario, competenze, retribuzioni per via legislativa;
Difesa della qualità del lavoro docente contro ogni pretesa di orari incompatibili con una seria offerta formativa;
Convinzione che la proposta educativa delle scuole passa in primo luogo attraverso i suoi organi di democrazia incompatibili con gestioni autoritarie di molti Dirigenti Scolastici.

In merito all’apertura delle scuole per un maggior numero di ore l’assemblea dell’8 luglio ribadisce la propria convinzione dell’importanza di una scuola aperta al territorio, ma denuncia la demagogia delle proposte del governo visto che finora a tagliare il tempo scuola (Tempo Pieno, Moduli, Materie, ecc) è stato proprio il Ministero. Una proposta seria si dovrebbe basare in primo luogo su un aumento di personale.

Due gli appuntamenti che precedono la mobilitazione del 15:seminario organizzato dai lavoratori autoconvocati della scuola il 13 luglio dalle ore 9 al Cielo sopra l’Esquilino via Galilei 57, e l’assemblea nazionale Unicobas del 14 luglio alle ore 15,30 sotto al ministero della pubblica istruzione.

Gia’ in occasione del prossimo consiglio dei ministri il ministro Giannini e il Premier Renzi potrebbero avere un primo confronto sulle proposte messe a punto dal ministero per il cosiddetto rilancio del sistema scolastico italiano.
Ma il “pacchetto” a cui da alcuni mesi stanno lavorando due gruppi di lavoro, ad hoc istituiti a viale Trastevere, dovrebbe arrivare ufficialmente sul tavolo del presidente del consiglio, a cui spetta l’ultima parola, la prossima settimana per poi essere tradotto in provvedimenti legislativi (un decreto legge che dovrebbe essere presentato entro la fine dell’estate per le cose piu’ urgenti e poi probabilmente una legge delega).

Cassa integrazione in deroga, sindacato pronto alla mobilitazione senza risposte concrete da Renzi | Autore: fabrizio salvatori da: controlacrisi.org

Cgil, Cisl, Uil lanciano un avviso sullo sblocco delle risorse per la cassa integrazione in deroga e annunciano che, ”qualora nelle prossime giornate il Governo non dara’ risposte concrete nel segno di una immediata assegnazione alle Regioni delle risorse gia’ disponibili, promuoveranno una forte iniziativa a carattere nazionale a Roma”. I sindacati confederali hanno deciso di avviare una serie di iniziative di mobilitazione sul territorio per sensibilizzazione l’opinione pubblica su ”questa vera e propria emergenza sociale” e chiedono lo sblocco dei fondi gia’ assegnati e il rifinanziamento della cassa in deroga per tutto il 2014.
”Non e’ comprensibile – affermano in una nota – che le risorse gia’ stanziate e immediatamente disponibili non vengano ripartite, consentendo di dare una risposta, almeno per qualche mese, alle migliaia di lavoratori e lavoratrici che in alcuni case sono in attesa del sussidio da 7-8 mesi”. In Emilia Romagna, dove sono stati lanciati presidi davanti alle prefetture, nel gennaio e nel febbraio scorsi sono stati autorizzati dall’Inps, 12.100.000 ore di cassa integrazione ordinaria, straordinaria e di una parte di quella in deroga richiesta. “Ad oggi, a causa della mancata copertura da parte del governo – sottolinea Nando Mainardi, della segreteria nazionale del Prc – 4 milioni di ore di cassa in deroga non sono state autorizzate. Ad oggi l’unica risposta data dal governo Renzi sul fronte lavoro è l’ulteriore precarizzazione del mondo del lavoro attraverso il decreto Poletti. Per questo ci saremo”. Il Prc in Emilia Romagna appoggerà e sosterrà la mobilitazione del sindacato.

Micron, continua la mobilitazione contro i licenziamenti. “Pronti al sit in sotto Palazzo Chigi” | Autore: fabrizio salvatori da: controlacrisi.org

Continua la mobilitazione contro i 420 licenziamenti annunciati dalla Micron. Ad Arzano le lavoratrici e i lavoratori si mettono in vendita sui cartelloni pubblicitari per sostenere la vertenza. Ieri a Vimercate e ad Agrate si è svolto un nuovo sciopero con presidio davanti alla sede della Regione Lombardia (dentro si stava svolgendo il Consiglio regionale) mentre le lavoratrici e i lavoratori dello stabilimento di Arzano si sono “messi in vendita” attraverso una campagna che da oggi appare sui cartelloni pubblicitari del centro di Napoli. Nel corso del presidio al Pirellone, una delegazione di sindacalisti e lavoratori ha incontrato l’assessore alle Attivita’ produttive, Melazzini, al quale hanno illustrato lo stato della trattativa e hanno chiesto un intervento urgente da parte della Regione per salvaguardare un settore ad alto valore aggiunto e alta professionalita’.
Nei prossimi giorni seguiranno altre iniziative di sciopero e mobilitazione a livello territoriale. Il 1° aprile è previsto il primo incontro al ministero del Lavoro. «Se a breve non arriverà la convocazione del tavolo richiesto presso la Presidenza del Consiglio dei ministri – dichiara Roberta Turi, segretaria nazionale della Fiom-Cgil e responsabile del settore Ict – siamo pronti a manifestare sotto palazzo Chigi per convincere il Governo a occuparsi di questo caso nazionale». Dal 7 aprile, in assenza di un accordo, potrebbero essere licenziati 420 lavoratrici e lavoratori. “È necessario fare di tutto per impedirlo”, conclude Turi.