Art. 18, Fiom: “E’ gravissimo attaccare i diritti. Per uscire dalla crisi, investimenti straordinari”| Autore: fabrizio salvatori da: controlacrisi.org

La questione dell’abolizione dell’articolo 18 dello statuto dei lavoratori continua ad agitare la maggioranza. Il Nuovo centrodestra, che nei giorni scorsi aveva proposto che il tema venisse inserito nel decreto legge cosiddetto ‘Sblocca-Italia’, anche ieri, per bocca dei ministri Angelino Alfano e Maurizio Lupi, ha continuato a rilanciare l’argomento in termini perentori. “Abolizione dell’articolo 18 entro la fine di agosto”, chiede il primo. “Non è solo un totem della sinistra da abbattere ma è il segnale più importante per dire che il sistema italiano del lavoro è cambiato”, aggiunge il secondo.
Parole che innescano una replica davvero poco convincente del vicesegretario del Pd Lorenzo Guerini. La questione lavoro “sarà affrontata con la delega che in questo momento e’ in discussione al Senato. In quest’ambito – assicura – affronteremo senza chiusure pregiudiziali le proposte che verranno messe in campo. Anticipare quella discussione a strumenti che non sono propri credo sia sbagliato. Dentro la delega ci sono vari argomenti oggetto di riflessione, in particolare le politiche attive per il lavoro. Li’ ragioneremo senza tabù ideologici ma anche senza la tentazione di piantare bandierine”.

Più decisa la reazione del segretario della Fiom Maurizio Landini, per il quale mettere mano allo Statuto dei lavoratori “sarebbe un errore gravissimo”. L’articolo 18, secondo Landini, “è l’ultimo dei problemi dell’Italia. Tra l’altro è già stato modificato (riforma Fornero, ndr) e non ha creato nessun posto di lavoro, anzi ci sono stati più licenziamenti per motivi economici”.”Se il governo – ha detto Landini ai microfoni di Sky Tg24 Hd – vuole creare lavoro, deve mettere a punto dei piani straordinari di investimento, una politica industriale degna di questo nome. Se hanno in mente di seguire un’altra strada o i cattivi consigli di Alfano, debbono sapere che è un modo per gettare benzina sul fuoco in un Paese che è già sull’orlo di una situazione di tenuta sociale molto difficile”.

“Noi abbiamo intenzione di mobilitare i lavoratori – ha aggiunto il leader dei metalmeccanici Cgil – perchè vogliamo chiedere al governo di fare davvero dei cambiamenti di politica industriale e di aprire una discussione vera con l’Europa: ci sono una serie di vincoli europei che vanno cambiati”.
Critiche a Ncd da destra arrivano da Renata Polverini, ex segretaria generale dell’Ugl e ora di Forza Italia. “Stupisce che ancora ci sia qualcuno che possa ritenere l’articolo 18 come un’inibizione alle assunzioni e un limite alla flessibilità. Il problema della disoccupazione non si può attribuire ai diritti conquistati dai lavoratori bensì a un sistema economico asfittico incapace di creare nuova offerta di lavoro”.

Art. 18, Fiom: “E’ gravissimo attaccare i diritti. Per uscire dalla crisi, investimenti straordinari” | Autore: fabrizio salvatori da: controlacrisi.org

La questione dell’abolizione dell’articolo 18 dello statuto dei lavoratori continua ad agitare la maggioranza. Il Nuovo centrodestra, che nei giorni scorsi aveva proposto che il tema venisse inserito nel decreto legge cosiddetto ‘Sblocca-Italia’, anche ieri, per bocca dei ministri Angelino Alfano e Maurizio Lupi, ha continuato a rilanciare l’argomento in termini perentori. “Abolizione dell’articolo 18 entro la fine di agosto”, chiede il primo. “Non è solo un totem della sinistra da abbattere ma è il segnale più importante per dire che il sistema italiano del lavoro è cambiato”, aggiunge il secondo.
Parole che innescano una replica davvero poco convincente del vicesegretario del Pd Lorenzo Guerini. La questione lavoro “sarà affrontata con la delega che in questo momento e’ in discussione al Senato. In quest’ambito – assicura – affronteremo senza chiusure pregiudiziali le proposte che verranno messe in campo. Anticipare quella discussione a strumenti che non sono propri credo sia sbagliato. Dentro la delega ci sono vari argomenti oggetto di riflessione, in particolare le politiche attive per il lavoro. Li’ ragioneremo senza tabù ideologici ma anche senza la tentazione di piantare bandierine”.

Più decisa la reazione del segretario della Fiom Maurizio Landini, per il quale mettere mano allo Statuto dei lavoratori “sarebbe un errore gravissimo”. L’articolo 18, secondo Landini, “è l’ultimo dei problemi dell’Italia. Tra l’altro è già stato modificato (riforma Fornero, ndr) e non ha creato nessun posto di lavoro, anzi ci sono stati più licenziamenti per motivi economici”.”Se il governo – ha detto Landini ai microfoni di Sky Tg24 Hd – vuole creare lavoro, deve mettere a punto dei piani straordinari di investimento, una politica industriale degna di questo nome. Se hanno in mente di seguire un’altra strada o i cattivi consigli di Alfano, debbono sapere che è un modo per gettare benzina sul fuoco in un Paese che è già sull’orlo di una situazione di tenuta sociale molto difficile”.

“Noi abbiamo intenzione di mobilitare i lavoratori – ha aggiunto il leader dei metalmeccanici Cgil – perchè vogliamo chiedere al governo di fare davvero dei cambiamenti di politica industriale e di aprire una discussione vera con l’Europa: ci sono una serie di vincoli europei che vanno cambiati”.
Critiche a Ncd da destra arrivano da Renata Polverini, ex segretaria generale dell’Ugl e ora di Forza Italia. “Stupisce che ancora ci sia qualcuno che possa ritenere l’articolo 18 come un’inibizione alle assunzioni e un limite alla flessibilità. Il problema della disoccupazione non si può attribuire ai diritti conquistati dai lavoratori bensì a un sistema economico asfittico incapace di creare nuova offerta di lavoro”.

Tav, da ieri è legge. Prc:”Un abominio”. Dosio: “Distanza da paese reale”. Sel: “Pieno di amianto” | Autore: fabio sebastiani da: controlacrisi.org

La ratifica dell’accordo tra Italia e Francia per la Torino-Lione ad alta velocita’ e’ legge. Il voto decisivo (173 si’, 50 no e quattro astenuti) ieri al Senato, con dure contestazioni del Movimento 5 Stelle. Con l’ok del Senato, la Tav “e’ una realta’ dalla quale non si torna indietro”, sottolinea Maurizio Lupi, ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti. L’accordo, firmato dai governi francese ed italiano il 30 gennaio 2012, riguarda la ‘sezione transnazionale’ della Torino-Lione, il tratto con i 57 km della maxi-galleria che colleghera’ le nuove stazioni internazionali di Saint Jean-de-Maurienne, nell’omonima valle transalpina, e Susa (Torino).
Il via ai lavori di scavo del megatunnel tra le valli della Maurienne e di Susa, e’ previsto all’inizio del 2016. A settembre di quest’anno si aprira’ la procedura per il contributo europeo: la Ue dovrebbe arrivare alla quota massima del finanziamento, il 40%. La decisione e’ attesa nel febbraio 2015.
Nel frattempo, al cantiere di Chiomonte, in Valle di Susa, e’ stata completato in queste ore il montaggio del nastro che trasporta all’esterno le rocce scavate. La talpa, dopo una sosta di qualche giorno, torna a scavare da 508 metri. Dovra’ lavorare per altri 7 km, ma secondo i responsabili del cantiere lo scavo potrebbe terminare a fine 2015.
Le contestazioni alla Tav, pero’, non si fermano, neppure sul fronte politico: “La Torino-Lione – sostengono i senatori del M5S – costera’ 700 milioni di euro all’anno per 12 treni al giorno, mentre per farla andare a pareggio ne dovrebbero passare 350″.
Sul pericolo veleni, Massimo Cervelli, senatore di Sel, chiede che vengano acquisiti e valutati con attenzione i dati, in quanto riportano la presenza di uranio e amianto in valori superiori ai livelli consentiti”. “Il voto di oggi in Senato dimostra ancora una volta come il Palazzo sia lontano anni luce dai reali bisogni del Paese – commenta Nicoletta Dosio, valsusina, volto noto della protesta e candidata alle Europee nella lista Tsipras – il cantiere di cui parla il ministro Lupi e’ un luogo di morte, in cui pochi, grandi, sporchi interessi distruggono risorse umane e ambientali, dilapidano il pubblico denaro, negano il diritto ad un presente decente e ad un futuro vivibile per tutti”. Paolo Ferrero, segretario del Prc, parla di ”abominio”. Mentre Trenitalia taglia gli intercity, i pendolari viaggiano in condizioni indegne di un paese civile, la gente non arriva alla fine del mese e lo Stato si permette di buttare miliardi cosi’! Per un’opera inutile, dannosa e che la popolazione non vuole, giustamente”.

Alitalia: Esuberi, lo spettro del 2008. Sindacati in trincea | Fonte: Il Manifesto | Autore: Riccardo Chiari

 

L’incubo di un nuovo 2008 va evitato in ogni modo, così governo e sindacati appaiono in sintonia sul caso Alitalia. «Per noi deve avere un piano industriale – esemplifica Susanna Camusso – non un piano di esuberi. Nell’incontro abbiamo parlato della conferma dell’impegno del governo perché ci sia una prospettiva positiva». Il faccia a faccia fra il ministro dei trasporti Maurizio Lupi e i leader sindacali, compresi quelli di categoria, sembra confermare che l’esecutivo Letta, neo socio di Alitalia tramite le Poste, ha intenzione di far valere il suo peso, per ridurre al minimo gli effetti sociali della nuova ristrutturazione dell’ex compagnia di bandiera.
A poche ore dalla presentazione del piano industriale dell’ad Gabriele Del Torchio – il cda di Alitalia è convocato per le 18 di oggi – fra le incognite che restano non c’è quella di una spaccatura governo-sindacati: «C’è stata coincidenza di vedute sulle preoccupazioni – spiega Lupi – e su una azione di corresponsabilità, in attesa di verificare l’aumento di capitale e il piano industriale che dovrà essere di discontinuità». Poi il ministro ha puntualizzato: «L’obiettivo del governo era quello della continuità di un’azienda come Alitalia, che pur essendo un’impresa privata rappresenta un settore strategico. Dunque puntiamo sul rafforzamento della compagnia che non deve essere solo un vettore regionale, ma che nell’ambito di una grande alleanza internazionale deve svolgere un ruolo fondamentale». Quanto ai possibili esuberi, la spiegazione dei timori governativi per un replay di quanto accadde cinque anni fa, con l’uscita dall’azienda di migliaia di addetti, arriva da Raffaele Bonanni: «Ci siamo visti per collaborare tra noi e vedere come tenere in piedi la compagnia – ha riepilogato il segretario Cisl – e il ministro sa che non accetteremo un piano industriale con lavoratori in esubero. Al governo sanno perfettamente che devono ancora sbolognare quelli del vecchio piano».
In questo contesto, anche il passo indietro dell’attuale azionista di maggioranza (25%) Air France-Klm – che chiedeva un piano lacrime e sangue – non preoccupa troppo il governo: «Se Air France non sottoscrive l’aumento di capitale non muore nessuno – avverte Lupi – il piano industriale non cambia e si cercherà un altro partner internazionale». Anche perché l’entrata in Alitalia di Poste con un investimento di 75 milioni è sufficiente per assicurare il via libera all’aumento di capitale: la soglia minima da raggiungere per considerarlo valido è di 240 milioni, e oltre a Poste ci sono già 71 milioni (Intesa San Paolo 26 milioni, Atlantia 26 milioni, Immsi 13 milioni e Maccagnani 6 milioni), cui vanno aggiunti altri 100 milioni assicurati da Intesa San Paolo e Unicredit.