Nove deputati europei chiedono le dimissioni di Shulz: “Ha fatto campagna per il Sì” Autore: redazione da: controlacrisi.org

Nove deputati europei appartenenti ai gruppi Gue/Ngl e Greens/EFA (Sinistra e Verdi) hanno firmato un appello per chiedere le dimissioni del presidente del Parlamento europeo Martin Schulz: “Il Presidente del Parlamento europeo Martin Schulz dovrebbe rassegnare le dimissioni, dopo il risultato del referendum greco del 5 luglio. Ha trascorso l’ultima settimana facendo campagna per il Si’, per la caduta del legittimo governo greco, per la sua “sostituzione con un governo tecnico” pronto ad accettare le insostenibili proposte di austerita’ della troika: proposte che non contemplano la ristrutturazione del debito chiesta negli ultimi giorni dallo stesso Fondo Monetario Internazionale. Ha sfacciatamente tacciato il Primo ministro Alexis Tsipras di essere un “manipolatore” del proprio popolo. Il suo comportamento e’ stato parziale, brutale, ottuso, e senza precedenti nella storia dell’Unione Europea e del suo Parlamento. Dovrebbe dimettersi anche se l’esito del referendum fosse stato diverso. A essere in questione, e’ la capacita’ di Martin Schulz di rappresentare nella sua interezza il Parlamento europeo che presiede. Ha gia’ mostrato la stessa parzialita’ e la stessa mancanza di rispetto su altri temi cruciali – tra questi il TTIP – prima ancora che i parlamentari li avessero discussi. In realta’, egli sta gettando profondo discredito sulle istituzioni europee e sulla carica che ricopre”.
L’appello e’ firmato da Barbara Spinelli (eurodeputata GUE/NGL, Italia), Eleonora Forenza (eurodeputata GUE/NGL, Italia), Malin Bjoerk (eurodeputata GUE/NGL, Svezia), Luke Ming Flanagan (eurodeputato GUE/NGL, Irlanda), Ernest Urtasun (eurodeputato Greens/EFA, Spagna), Molly Scott Cato (eurodeputata Greens/EFA, Regno Unito), Karima Delli (eurodeputata Greens/EFA, Francia), Pascal Durand (eurodeputata Greens/EFA, Francia), Michele Rivasi (eurodeputata Greens/EFA, Francia)

Lampedusa, strage del 3 ottobre, contestazioni contro Boldrini, Mogherini e Schulz Autore: fabrizio salvatori da: controlacrisi.org

“Verità sul 3 ottobre”, “Lampedusa caserma a cielo aperto”, “falsa accoglienza vero affare di Stato”, “vergogna, vergogna”. Sono questi alcuni dei cartelli che hanno accolto questa mattina politici e rappresentanti delle istituzioni giunti nell’isola per la commemorazione della strage del 3 ottobre 2013 quando morirono 368 immigrati. Davanti l’aeroporto e fin dentro la sala dove si è tenuto il convegno con il presidente della Camera, Laura Boldrini, il ministro degli Esteri Federica Mogherini e Martin Schulz si è assistito a una contestazione continua, sia da parte della popolazione, sia da parte dei rappresentanti delle associazioni, sia,infine, da parte di chi quel giorno l’ha scampata per un soffio.
Non solo, chiari segnali di protesta sono arrivati anche dai soccorritori, che hanno definito “farsa” le cerimonie organizzate per l’anniversario della strage e annunciato che diserteranno le commemorazioni previste per oggi. Tra loro c’è Vito Fiorino, il proprietario del peschereccio che si trovava a poche decine di metri di distanza dal luogo della strage. Ha affisso una lettera nel suo bar indirizzata al sindaco Giusi Nicolini. “In occasione dell’anniversario io sottoscritto Vito Fiorino, personalmente e in nome delle sette persone che si sono prodigate al salvataggio di 47 vite umane rifiuto espressamente di partecipare a qualsiasi cerimonia organizzata dal Comune di Lampedusa”. Per Fiorino, che non parteciperà neppure al Festival Sabir “non ha senso fare un festiva sui morti con le solite passerelle”.
“Ricordiamo tutte queste persone che sono morte in un modo atroce – scrive il segretario del Prc Paolo Ferrero – scappando da fame guerre e povertà. Anche in nome loro diciamo che il governo e l’Europa devono cambiare radicalmente le politiche che riguardano i migranti: basta all’Europa-fortezza, dobbiamo garantire pienamente l’accoglienza e il rispetto dei diritti umani, aprendo corridoi umanitari per chi – ricordiamolo – non ha scelta e fugge dal proprio Paese semplicemente per sopravvivere. No alle lacrime di coccodrillo che oggi verseranno tutti i politici delle destre razziste e xenofobe che alimentano quotidianamente una cultura che discrimina e che vede nelle persone che arrivano sulle nostre coste dei nemici e non delle persone, appunto”.

Le elezioni europee e i trattati da rifare | Fonte: micromega | Autore: Luciano Gallino

Sulle condizioni di vita dei cittadini europei, già afflitti dalle politiche di austerità, incombono altri rischi presenti in alcuni trattati che la Ue si accinge a varare o sono appena entrati in vigore. Riguardano i salari pubblici e privati; i diritti del lavoro; le politiche sociali; lo stato della sanità pubblica; il sistema previdenziale; la sicurezza alimentare; infine la possibilità di una crisi economica ancora più grave dell’attuale. Le prossime elezioni europee offrono una importante occasione sia per cominciare finalmente a discutere in pubblico di tali rischi, sia per fermare un paio dei trattati ancora non sottoscritti perché su di essi il Parlamento europeo ha diritto di veto.

Un trattato che potrebbe venire subito bloccato da Strasburgo è quello sull’Unione bancaria. L’idea alla base era valida: impedire che in futuro l’eventuale dissesto di grandi banche private sia di nuovo caricato sul bilancio pubblico dello Stato in cui hanno sede, com’è avvenuto dal 2008 in poi. Ma la bozza varata nel dicembre scorso contiene gravi difetti. L’autorità per accertare se una banca è in difficoltà e avviare al caso una procedura di fallimento o amministrazione controllata (resolution) sarebbe affidata alla sola Bce. Il che da un lato attribuisce alla Bce un potere enorme, dall’altro lascia fuori dall’Unione bancaria il Regno unito, poiché non fa parte dell’Eurozona; il quale non solo è la maggior area finanziaria del continente, con tre banche sulle prime venti (Hsbc, Barclays e Royal Bank of Scotland) che totalizzano 7 mila miliardi di dollari di attivi; è pure il Paese in cui nella primavera 2008, quindi prima ancora che in Usa, si verificarono i maggiori disastri bancari.

Inoltre il meccanismo di risoluzione è complicatissimo, e può richiedere mesi per venire attivato, mentre una banca può entrare di crisi in un paio di giorni, e in altrettanti deve essere salvata o lasciata fallire. Il capitale che le banche stesse dovrebbero accantonare — con calma, entro il 2026 — per salvare le consorelle in crisi è di 55 miliardi: somma ridicola, se si pensa che il solo crollo della Hypo Real Estate nel 2009 costò al governo tedesco 142 miliardi. Ma il difetto peggiore della bozza dell’Unione bancaria consiste nell’avallare l’idea che la crisi apertasi nel 2008 fosse dovuta a difetti di regolazione del sistema bancario, piuttosto che a un modello d’affari fondato sulla creazione esponenziale di debito. Sulla strada di questo trattato si profila al momento un grosso ostacolo. Infatti il presidente dell’Europarlamento, Martin Schulz, ha già dichiarato che lo considera un pessimo errore, per cui il Parlamento voterà no. Ma di certo il suo compatriota-avversario Schäuble insisterà per ripresentarlo dopo le elezioni.

Un’altra minaccia pendente sulla testa degli europei è il Ttip (Partenariato transatlantico per il commercio e gli investimenti). La Ce ha tenuto centinaia di riunioni riservate con gli americani per varare un accordo che offre allecorporationsUsa mano libera nella Ue, scavalcando qualsiasi legge che ostacoli le loro attività in Europa, e a quelle europee di fare altrettanto in Usa. Basti pensare che gli Usa non hanno mai sottoscritto le convenzioni dell’Organizzazione internazionale del lavoro concernenti la libertà di associazione sindacale; il diritto a contratti collettivi in tema di salari; la parità di retribuzione uomodonna; il divieto di discriminazione sul lavoro a causa di differenze di etnia, religione, genere, opinione politica. Se il Ttip fosse approvato, le migliaia di sussidiarie americane operanti in Europa potrebbero rifiutarsi di applicare tali convenzioni. Le medesime società potrebbero anche ignorare la legislazione europea in tema di ambiente, controlli sui generi alimentari, divieto di usare ogm, sostanze nocive negli ambienti di lavoro; una legislazione che nell’insieme è assai più avanzata di quella americana. Pertanto il Ttip è stato accusato da numerose Ong di essere un progetto politico inteso ad asservire ancor più i lavoratori ai piani dellecorporations, privatizzare il sistema sanitario, e sopraffare qualsiasi autorità nazionale che volesse ostacolare il loro modo di agire.

Contro la minaccia del Ttip si ergono fortunatamente degli oppositori di peso. Uno potrebbe essere di nuovo il Parlamento europeo, visto che questo ha già bocciato nel 2012 un progetto analogo che si chiamava Acta (Accordo commerciale contro la contraffazione). Esso avrebbe esteso grandemente la sorveglianza elettronica non solo sui siti web, ma perfino sui pc dei privati. Un altro oppositore è nientemeno che il Senato Usa, dove il leader della maggioranza demo-cratica, Harry Reid, pochi giorni fa ha respinto la richiesta del presidente Obama di aprire all’esame del Ttip (e di un trattato gemello con l’Asia) una “pista veloce” (fast track). Ciò comporterà un cospicuo allungamentodei tempi per la discussione del Ttip, piaccia o no a Bruxelles.

Poi c’è il Patto fiscale, cheda quest’anno obbliga gli stati contraenti a ridurre il debito pubblico al 60 per cento del Pil o meno, al ritmo di un ventesimo l’anno. Il Pil italiano 2013 è stato di 1560 miliardi. Il debito si aggira sui 2060 miliardi, pari al 132 per cento del Pil. Gli interessi sul debito superano i 90 miliardi l’anno, con tendenza a crescere, di cui 80 pagati con l’avanzo primario (la differenza tra le tasse che lo stato incassa e quello che spende in stipendi, beni e servizi). Per scendere alla quota richiesta dal Patto, che varrebbe 940 miliardi, bisognerebbe quindi recuperare 1.120 miliardi. Divisi per venti, fanno 56 miliardi l’anno. Dove li prende tanti soldi, per quasi una generazione, uno stato che ha incontrato gravi difficoltà al fine di trovare due o tre miliardi una tantum per eliminare l’Imu? Naturalmente, ecco levarsi il ditino ammonitore degli esperti neoliberali: ciò che conta non è il valore assoluto del debito da scalare, bensì il rapporto debito/Pil. Certo, se il Pil crescesse in termini reali del 4 per cento l’anno, pari a oltre 62 miliardi nel 2014 e poi via a crescere, il Patto fiscale farebbe meno paura. Accade però che le previsioni più ottimistiche non vadano al di là dell’1 per cento o meno per molti anni a venire. Con questo tasso di crescita, risulta impossibile far fronte all’impegno assunto.

Le soluzioni potrebbero essere diverse, tra le quali chiedere alla Ue di ridiscutere il trattato escludendo dal rapporto debito/Pil la colossale spesa per interessi. Ma in fondo il problema non è il suddetto rapporto. È l’idea che a forza di contrarre la spesa pubblica si arrivi a ripagare il debito. Grazie a tale idea perversa, lo stato italiano sottrae all’economia 80 miliardi l’anno, a causa di un iugulatorio avanzo primario usato solo per pagare gli interessi (e non tutti), facendo così precipitare il Paese in una spirale inarrestabile di deflazione. In altre parole, l’austerità imposta da Bruxelles sta soffocando l’economia italiana, dopo la Grecia, l’Irlanda, il Portogallo, la Spagna. Sarebbe un grande tema da sottoporre al più presto a una discussione pubblica, insieme agli altri indicati sopra, e adattissimo per l’agenda del Parlamento europeo; a condizione, ovviamente, di mandarci qualcuno il quale non pensi che l’austerità e il resto siano una cura mentre sono il malanno.

Alle europee un voto contro fascismo e razzismo da ufficio stampa anpi roma

“In Italia, come in altre parti d’Europa, l’antifascismo è purtroppo una parola desueta. La persecuzione di una ministra per il colore della sua
pelle è un fatto  gravissimo e le reazioni sono troppo modeste, un Paese civile dovrebbe insorgere rispetto  a queste evidentissime forme di
razzismo. Le elezioni europee in tal senso hanno un’importanza rilevantissima per porre argine al razzismo  e quindi ai neofascismi.
L’Anpi, in occasione  di questo importante appuntamento, farà la sua parte, ma non  può essere sola. Contiamo molto quindi  sull’apporto della
Fir che certamente non mancherà. Chiederemo a gran voce ai candidati un’Europa antifascista e democratica!”

Con queste parole del presidente dell’Anpi Carlo Smuraglia, si è conclusa oggi, sabato 18 gennaio,  a Roma, nella Sala del Carroccio in Campidoglio, l’iniziativa che ha visto riuniti i vertici della Federazione internazionale dei resistenti (FIR) – la più grande associazione dell’antifascismo europeo – per fare un punto sui neofascismi e i neonazismi e rilanciare la necessaria unità degli antifascisti e dei democratici anche in vista delle imminenti elezioni europee.

L’importanza dell’iniziativa è stata sottolineata anche dal presidente del Parlamento Europeo, Martin Schulz, dal Sindaco  di Roma, Ignazio Marino e dal presidente della Regione Lazio, Nicola Zingaretti, nei messaggi che hanno fatto pervenire.

Le europee spiegate a un bambino Fonte: Esse blog | Autore: Paolo Andreozzi

Alexis TSIPRAS

1. A Strasburgo eleggeremo circa 750 parlamentari europei.

2. L’Italia ne elegge 73.

3. Si dividono praticamente in otto grandi gruppi inter-nazioni:

– estrema destra (AENM)

– euroscettici (EFD)

– liberal-conservatori (ECR)

– popolari&cristiani (PPE)

– liberal-riformisti (ALDE)

– socialisti&democratici (PSE)

– verdi&regionalisti (ALE)

– sinistra (GUE)

più un gruppetto misto.

4. Per capirci, la collocazione dei partiti italiani nei gruppi sarebbe:

– estrema destra: Fratelli d’Italia, Destra di Storace

– euroscettici: 5stelle, Lega

– liberal-conservatori: Scelta Civica

– popolari&cristiani: Pdl (forzaitalia), Udc

– liberal-riformisti: radicali

– socialisti&democratici: Pd, Sel

– verdi&regionalisti: verdi, autonomie locali (Svp…)

– sinistra: comunisti (Prc, Pdci), antineoliberisti…

5. In Italia si vota col proporzionale, e sbarramento al 4%.

6. Per i sondaggi attuali il prossimo parlamento avrebbe, più o meno:

– 30 deputati alla destra estrema (+30 rispetto a oggi)

– 30 euroscettici (=)

– 40 liberalconservatori (-20)

– 220 popolari&cristiani (-50)

– 80 liberalriformisti (-10)

– 220 socialisti&democratici (+25)

– 40 verdi&regionalisti (-20)

– 60 alla sinistra (+25)

– 30 gruppomisto (+30)

7. Per la prima volta le liste nazionali di tutti gli orientamenti dovranno dichiarare quel è il loro candidato alla presidenza della Commissione europea (il ‘premier’ continentale). al momento si conoscono le candidature di Martin Schulz (Spd tedesca) per i socialisti&democratici e di Alexis Tsipras (Syriza greca) per la sinistra.

8. Per i sondaggi attuali, nessuno dei 73 europarlamentari eletti dall’Italia apparterrebbe al gruppo della sinistra con Tsipras candidato (anche perché il ‘laboratorio’ per una lista di sinistra in Italia ancora non si è neppure ufficializzato).

9. Tuttavia, a sinistra non c’è il ‘vuoto quantico’: Rifondazione comunista si è già dichiarata per la costituzione plurale – di partiti (Prc, Pdci…), movimenti e singoli – di una lista unitaria proprio per smentire il sondaggio e riempire quel vuoto (purché si superi ovviamente il 4 per cento di sbarramento).

10. E, per quello che conta, io – da indipendente – farò questo e poco altro nei prossimi mesi: contribuire alla costituzione di quella lista e invogliare tutta la gente di sinistra che conosco a sostenerla. Perché a maggio in europa il voto utile – il voto del meno peggio, il voto a naso turato, il voto contro qualcuno – davvero non ha senso. Nel 2014 per Strasburgo si vota in libertà, secondo coscienza di cittadine e cittadini dell’Europa come la vorremmo. E, soprattutto, come faremo il possibile che diventi.