L’ambiguità delle piazze francesi fonte: www.sbilanciamoci.info

L’ambiguità delle piazze francesi

di Rossana Rossanda

Non si possono portare avanti due politiche opposte – l’accarezzare vecchie e ingiustificabili tendenze coloniali e la difesa dei valori repubblicani – come ha fatto il governo socialista francese, nel tentativo di mettere in campo un diversivo allo scontento popolare in tema di diritti dei lavoratori e di politica economica

Le sole parole equilibrate nel diluvio di dichiarazioni di orrore e di angoscia anche della stampa italiana per l’assassinio dei disegnatori e del direttore di “Charlie Hebdo” le ha scritte Massimo Cacciari, riportando la questione alla sua dimensione temporale e politica. La grande emozione e protesta che ha subito riempito in modo spontaneo le piazze francesi non è mancata infatti di qualche ambiguità. Si è potuto manifestare legittimamente, e quasi accogliendo l’invito del presidente Holland, il rifiuto del fondamentalismo e la difesa della repubblica e il “no” ai problemi posti dalla grande immigrazione musulmana in Europa.

Facilitata in Francia dal troppo coltivato richiamo alla colonizzazione francese in Africa del Nord e nel Medio Oriente. Da molti decenni si è dimenticato che un accordo fra un alto funzionario inglese, Sykes, e uno francese, Picot, disegnò la spartizione dell’impero ottomano fra Francia e Gran Bretagna. La Gran Bretagna poi ha prevalso e ancora più recentemente hanno prevalso le politiche degli Stati Uniti. Ma le recenti scelte di Holland di intervento nel corno d’Africa e nell’Africa centrale hanno, senza volerlo, ripristinato l’immagine di una gloria coloniale che dà fiato a Marine Le Pen. Ugualmente le parole del presidente Holland subito dopo l’attentato, richiamando tutto il paese all’unità contro il terrorismo, sono parse legittimare la richiesta del Fronte nazionale di partecipare alla grande manifestazione ufficiale antifondamentalista di domenica prossima, che lo ha messo non poco in imbarazzo davanti allo slancio con il quale Marine Le Pen ha annunciato la sua partecipazione. Non si possono infatti portare avanti due politiche opposte – l’accarezzare vecchie e ingiustificabili tendenze coloniali e la difesa dei valori repubblicani – come ha fatto il governo socialista, nel tentativo di mettere in campo un diversivo allo scontento popolare in tema di diritti dei lavoratori e di politica economica.

Lo slogan “Je suis Charlie” manifestava efficacemente un appoggio a un giornale niente affatto di grandissima diffusione, che in generale non fa complimenti al Fronte Nazionale. Si può del resto discutere di un tema già volgarizzato in Italia come l’immunità politica della satira, oggi difesa apparentemente da tutti. Le famose vignette danesi contro Maometto sono state amplificate da Charlie Hebdo in un’accentuazione dell’ateismo fin troppo augurabile ma da non identificare col disprezzo di tutti i credenti: “Nel cesso tutte le religioni”, aveva scritto e pubblicato in prima pagina quel giornale. Alla incapacità della sinistra di portare argomenti laici alla ribalta dell’opinione pubblica, e di rispondere al richiamo oggi esercitato specie da alcuni monoteismi e dal buddismo, sia pure assai diversi, ha corrisposto l’indulgenza a forme facili di caricatura, che sicuramente hanno offeso i milioni di musulmani in Europa. Basti pensare a quale accoglienza avrebbero avuto se quelle vignette si fossero nominativamente applicate a Gesù Cristo. Non penso che sia utile lasciare ai caricaturisti un compito che per loro natura, volendo irridere a tutte le fedi, non possono esercitare: è come se gettassero un fiammifero in un barile di benzina. È proprio la debolezza della sinistra del dopo il 1989 a produrre questa rinascita in forza delle religioni.

Per quanto riguarda quella musulmana, come non chiedersi perché il suo fondamentalismo – che pareva essere escluso da una organizzazione non piramidale delle sue chiese – sia scoppiato in queste forme mortifere, particolarmente oggi. Maometto esiste dal Settimo secolo e da allora in poi l’atteggiamento dell’impero ottomano, per esempio nei confronti degli ebrei, è stato di gran lunga più tollerante e tendente all’assimilazione di quello della chiesa cattolica, che ha voluto le crociate e lo ha investito di maledizioni e improperi, senza che questi portassero a nessuna Jihad, anzi, il famoso “feroce Saladino” era un interessante pacifista. L’estremismo dell’ammazzare tutti i non fedeli al profeta appartiene ai nostri giorni, ed è molto più serio cercarne le origini nelle forme coloniali e non coloniali adottate dall’Occidente che in un passo o l’altro del Corano.

Un fenomeno non meno importante riguarda il fascino che forme estreme di milizia, che arrivano fino al mettere in conto la propria morte per “martirio”, abbiano sui giovanissimi occidentali che raggiungono la Siria o altri luoghi dove possono arruolarsi con i maestri del fondamentalismo. La tanto conclamata fine delle ideologie sembra aver lasciato in piedi soltanto l’assolutismo di alcune minoranze musulmane, come appunto la Jihad e in modo particolare il recente Daesh, cioè lo Stato islamico rappresentato dal cosiddetto Califfato di al Baghdadi.

Da noi già appare la voglia di condannare i rappers che sembrano ispirarsene: errore dal quale bisognerà guardarsi. Insomma, il fascino dell’islamismo radicale corrisponde alla stupidità con la quale la cultura predominante in Occidente sembra trattare il bisogno di un “senso” non riducibile ai soldi che gli aspetti ideologici della globalizzazione hanno tentato di offuscare dalle parti nostre. Grande problema del nostro tempo che è inutile esorcizzare.

fonte: http://www.sbilanciamoci.info

Strage di Parigi: cui prodest? da: l’interferenza

1. Il linguista statunitense Noam Chomsky illustrando  le strategie della manipolazione mediatica, scrive:

‘La maggior parte della pubblicità diretta al gran pubblico, usa discorsi, argomenti, personaggi e una intonazione particolarmente infantile, molte volte vicino alla debolezza, come se lo spettatore fosse una creatura di pochi anni o un deficiente mentale. Quanto più si cerca di ingannare lo spettatore, più si tende ad usare un tono infantile. Perché? “Se qualcuno si rivolge ad una persona come se avesse 12 anni o meno, allora, in base alla suggestionabilità, lei tenderà, con certa probabilità, ad una risposta o reazione anche sprovvista di senso critico come quella di una persona di 12 anni o meno (vedere “Armi silenziosi per guerre tranquille”)’

Tale formulazione è del tutto aderente a ciò che hanno fatto i mass media di regime in occasione della strage di Parigi, che ha avuto come obiettivo il giornale satirico Charlie Hebdo. L’Occidente – di fronte ad una strage commessa da presunti jihadisti affiliati, dicono, ad Al Qaeda nello Yemen – si erge a difensore delle libertà contro il mondo islamico. Eppure una analisi razionale dei fatti è sufficiente per mandare in frantumi questa tesi.

Dividerò questo articolo in due parti; (1) nella prima farò alcune considerazioni sulla strage di Parigi ponendo delle domande che, spero, presto troveranno una risposta, (2) nella seconda affronterò la questione dell’ISIS che personalmente considero come il veleno wahabita per la religione islamica.

Procediamo per gradi.

Di fronte ad una strage come questa – e noi italiani avremmo pur imparato qualcosa dalla strategia della tensione – bisogna chiedersi:”A chi giova questa situazione di instabilità ?”

Per il momento ne hanno tratto diretto vantaggio un soggetto politico importante, il Fronte Nazionale di Marine Le Pen, e una entità statuale imperialistica: Israele.

Come prima cosa è importante ricordare il legame che unisce il FN di Marine Le Pen e Israele; la natura post-neofascista del movimento lepenista si sposa ideologicamente con il carattere razzista (e quindi antidemocratico) del regime sionista. Cerchiamo di fare chiarezza..

Strage di Parigi: i mass media connotano l’attentato come di matrice jihadista e immediatamente il leader dell’estrema destra ( neofascista ) israeliana tuona in questo modo:”Israele è a fianco dell’Europa. L’Europa deve essere a fianco di Israele”. Ma contro chi ? Ovviamente contro il mondo arabo che cerca “di imporre all’umanità un nuovo medioevo”.

Israele ordina e i governi europei si apprestano a bloccare l’ingresso della Palestina nella Corte Penale Internazionale, nonostante i rappresentanti palestinesi abbiano tutto il diritto di chiamare in causa il regime sionista per i crimini commessi contro la popolazione di Gaza e della Cisgiordania. Non è un bel vantaggio tutto ciò per lo Stato imperialistico israeliano? E cosa c’entrerà mai il popolo palestinese con quello che avviene nella lontana Francia?

Marine Le Pen, dall’altra parte, rilancia la sua crociata islamofoba chiedendo la pena di morte contro i terroristi islamici (mentre contestualmente parla di superiorità della civiltà occidentale…) e rivendicando il passato della grande Francia colonialista, garante dell’ ordine nelle colonie. Abbiamo più volte spiegato su questo giornale l’avvicinamento della Le Pen ad Israele. Riporto un passaggio importante di un mio recente articolo:

“Il sostegno di Israele al FN è cruciale ed è bene portare alcuni esempi.

Nel novembre del 2011 Marine Le Pen incontra a New York l’ambasciatore israeliano negli Usa, Ron Prosor. Nonostante Israele pubblicamente non tratti l’episodio con entusiasmo, sottobanco i rapporti crescono.

Nello stesso anno il vicepresidente, Louis Aliot, parte per Tel Aviv accompagnato dal sionista di ferro, un militarista likudista, Michel Thooris. Questo signore è un apologeta della politica simil-fascista di Netanyahu e giustificò l’aggressione imperialista contro il Libano nel 2006 ed il massacro perpetrato durante l’operazione “Piombo Fuso” nel 2008. I rapporti si stringono e Thooris sarà accanto alla Le Pen nelle elezioni del 2012. Sempre Aliot rassicurò la lobby sionista che la Francia avrebbe sempre appoggiato Israele contro il mondo arabo e islamico e Marine Le Pen prese le difese dei picchiatori razzisti della Lega di difesa ebraica.

http://www.linterferenza.info/esteri/il-neoliberismo-di-marine-le-pen-e-la-sua-lunga-marcia-verso-israele/

Domanda: come si evolveranno i rapporti fra la Le Pen e Israele dopo questa strage? Dobbiamo aspettarci un ritorno integrale all’era Bush e una nuova ondata di razzismo islamofobo ? Quello che stiamo sentendo in televisione in questi giorni non lascia ben sperare.

E’ bene ricordare che le organizzazioni neofasciste (tranne sparuti gruppi privi di una reale consistenza politica) sono intrise di islamofobia; questi signori avranno campo libero nello sfogare il loro odio contro i musulmani, plaudendo alle crociate dell’occidente contro un mondo di cui in ultima analisi sono fondamentalmente ignoranti.

Un’ampia percentuale della classe lavoratrice francese è composta da migranti nord-africani quindi l’islamofobia consente alla borghesia europea ( in questo caso francese ) di colpire due bersagli importanti: (1) il mondo del lavoro ( nemico interno ), (2) i paesi arabi ( nemico esterno ). Tagli alla spesa pubblica, bassi salari ed aggressioni militaristiche, questa è la formula.

Mi sorge spontaneo porre un’altra domanda: la Francia sta davvero difendendo la democrazia? Sappiamo che la Francia tuttora colonialista è impegnata in diversi scenari di guerra. Leggiamo:

“L’esercito francese è impegnato in operazioni militari offensive non solo in Afganistan contro i talibani, ed in Iraq contro i takfiri dell’ISIS. In Africa, in difesa della sua tradizionale geopolitica coloniale, Parigi è impegnata in Mali (Opération Serval, 2800 soldati), in Ciad (Opération Epervier, 950 soldati), in Centroafrica (Opération Sangaris, 1200 soldati + Opération Boali, 410 soldati), nel Golfo di Aden (Opération Atalante 200 soldati), in Costa d’Avorio (Opération Licorne, 450 soldati). Dispone poi di basi permanenti in Gabon (922 soldati), in Senegal (343 soldati), in Gibuti (1975 soldati) , nelle isole dell’Oceano Indiano Mayotte e La Réunion (1277 soldati). Anche non tenendo conto delle centinaia di agenti militari e civili “coperti”, siamo ad un totale di più di diecimila mercenari armati fino ai denti

http://www.antimperialista.it/index.php?option=com_content&view=article&id=3086%3Anon-nous-ne-sommes-pas-tous-charlie&catid=125%3Afrancia

Aggiungiamo anche i continui tentativi di destabilizzare lo Stato laico siriano (a cui la Franca partecipa attivamente) e il quadro è completo. In parole povere, un paese in piena attività neocolonialista, come è evidente. La Le Pen, su questo non c’è dubbio, ha un terreno fertile entro cui disseminare il suo veleno islamofobo.

Passiamo ora all’ISIS. La questione deve essere analizzata razionalmente evitando i facili slogan con cui i mass media normalmente l’affrontano.

2. L’ISIS – vale a dire lo Stato Islamico – è un prodotto dell’ alleanza fra gli Usa e l’orrenda dittatura al potere in Arabia Saudita.

La monarchia feudale saudita ha da sempre proprie ed autonome ambizioni egemoniche nell’area, ma a differenza dei grandi stati nazionali capitalisti e imperialisti, non dispone ancora di una propria macchina bellica, di conseguenza non può che agire sotto il protettorato nord-americano. In politica estera vige la regola ineludibile e spietata dei rapporti di forza; un paese, per affermarsi, deve farsi valere in un “braccio di ferro” che non riguarda solo l’alta finanza, ma anche i conflitti di intelligence e la potenza degli eserciti. Gli Usa dispongono di questa forza, di certo Israele, forse la Turchia, ma non i sauditi. La monarchia wahabita è quindi priva di un requisito fondamentale per potersi imporre come potenza egemone nell’area mediorientale.

L’alleanza fra Usa e Sauditi, dicevamo, ha portato alla formazione dell’ISIS. Quest’ultimo è stato ed è lo strumento utilizzato dalla monarchia saudita per distruggere la Resistenza irakena e non solo questa. E’ provato che prima ancora dell’aggressione alla Siria baathista ed agli Hezbollah libanesi, Israele abbia provato ad usare alcune cellule dell’ISIS contro la Resistenza palestinese e in particolare i gruppi islamici 1.

L’ISIS è dunque un braccio armato, non solo degli Usa e dei sauditi, ma anche di altri paesi filo-occidentali della regione, in particolare Turchia ed Israele. Gli Usa ed Israele, da grandi Stati imperialisti quali sono, cercano di orientare i vertici di tale organizzazione ( riuscendoci, comunque, molto bene ), mentre i sauditi ed il governo turco si contendono i militanti di base divisi fra l’ideologia wahabita e quella della destra dei Fratelli Musulmani ( i FM hanno all’interno anche alcune componenti “moderniste” ).

Negli ultimi anni gli Usa ed Israele hanno messo in piedi una vera e propria “fabbrica dei jihadisti” e, a quanto pare, poco importa se questi aderiscano al pensiero delle destra dei Fratelli Musulmani ( i FM turchi ) o a quello dei sauditi. Fonti attendibili ci dicono:

“Nel 1973, gli Stati Uniti cessarono le ricerche o, meglio, le trasferirono in Israele. Le ripresero solo nel 2001 e organizzarono a tal fine il campo X-Ray a Guantánamo sotto la direzione del professor Martin Seligman. Si trattava di ricorrere alle torture non tanto per far confessare le cavie, ma per inculcare loro delle confessioni immaginarie che avrebbero rivendicato fieramente. La pubblicazione delle indagini del Congresso su questi crimini viene ogni volta rinviata”.

http://www.voltairenet.org/article186021.html

Se ne evince come gli Usa abbiano creato una macchina da guerra contro i Movimenti di liberazione nazionale di ispirazione islamica ( Hezbollah, Hamas ), contro l’Iran e l’Islam sciita progressista e contro la sinistra rivoluzionaria ( maoisti turchi, PKK, Fpl palestinese ). Non male per i suoi alleati israeliani o sauditi…

James Petras ha paragonato, del resto, l’asse Usa – Arabia Saudita – ISIS ai rapporti fra l’imperialismo nord-americano ed i narcotrafficanti messicani. Leggiamo:

“Ci sono buone ragioni per considerare lo stretto rapporto di Washington con i reali sauditi tagliatori di teste, come parte di un’alleanza molto più ampia con spaventose brutalità. Per decenni, le agenzie anti-droga e le banche Usa hanno lavorato a stretto contatto con i criminali cartelli della droga in Messico sorvolando sulle loro famigerate pratiche di decapitare, smembrare ed esibire le loro vittime, fossero esse civili locali, giornalisti coraggiosi, poliziotti catturati o migranti in fuga dal terrore del Centro-America. I famigerati Zetas e i Cavalieri Templari si sono introdotti nei più alti livelli dei governi federali e locali messicani, trasformando i funzionari statali e delle istituzioni in clienti sottomessi e obbedienti. Oltre 100.000 messicani hanno perso la vita a causa di questo “Stato nello Stato”, un “ISIS” in Messico, solo “a sud del confine”. E proprio come l’ISIS in Medio Oriente, i cartelli ottengono le loro armi dagli Usa importandole proprio attraverso i confini del Texas e dell’Arizona. Nonostante questo raccapricciante terrore sul versante sud degli Usa, le principali banche del paese, tra cui Bank of America, Citibank, Wells Fargo e molte altre hanno riciclato miliardi di dollari di profitti della droga per i cartelli. Ad esempio, la scoperta di 49 corpi decapitati collettivamente nel maggio 2014 non ha spinto Washington a formare una coalizione mondiale per bombardare il Messico, né l’ha indotto ad arrestare i banchieri di Wall Street per aver riciclato il “sanguinoso bottino dei tagliatori di teste”.

http://www.resistenze.org/sito/te/cu/li/culiei30-015080.htm

I sacri banchieri di Al Qaeda continuano a battere cassa, nonostante gli sproloqui dei giornalisti occidentali.

L’attentato a Parigi contro un giornale satirico (ma con una forte vena islamofoba) , a chi ha giovato? Israele, Fronte Nazionale ( e quanti altri movimenti post o neofascisti europei ne trarranno vantaggio?) e sicuramente l’ISIS e Al Qaeda, proprio quelli che l’occidente dice di combattere ma finisce sempre per agevolare.

Nota:

Questo articolo http://www.infopal.it/perche-lisis-e-contro-hamas/ spiega molto bene la contrapposizione netta fra Hamas e l’ISIS. Ne riporto un passo eloquente:

“Hamas ha ripetutamente proclamato la distanza fra le sue basi ideologiche e il pensiero takfiri. Durante un’intervista rilasciata a Tasmin News, Osama Hamdan, il membro più in vista del politburo di Hamas, ha affermato: “La posizione di Hamas sulla questione della coesione islamica è di una chiarezza cristallina. Noi costituiamo una sola Umma e questa Umma deve avere un solo atteggiamento nei confronti dei suoi nemici. Chiunque dissemini tendenze settarie al suo interno sta dando fuoco alla sua stessa casa, all’Islam. Noi di Hamas crediamo che il principale obiettivo della nostra lotta sia costituito dal regime sionista supportato dagli USA e che questo sia l’unico vero obiettivo. Chiunque rifletta sui musulmani e sull’Islam, chiunque li supporti e tenti di favorirne la causa, dovrebbe compiere atti concreti contro il nemico sionista, perché questo è il principale obiettivo della lotta”.

Israele ha cercato più volte di strumentalizzare questa contrapposizione usando i miliziani dell’ISIS contro i guerriglieri islamici palestinesi, ovviamente fallendo. Su questo argomento tornerò a breve ma la lettura dell’articolo pubblicato su infopal fa estrema chiarezza su un punto, a mio parere, cruciale.

Del resto, uno degli obiettivi di questa strategia del terrore è quello di condizionare le opinioni pubbliche occidentali, spingendole a confondere e ad accomunare le organizzazioni terroristiche (Al Qaeda, Isis) con i vari movimenti di liberazione nazionale presenti nel mondo arabo. Per vincere la guerra esterna bisogna contestualmente vincere quella interna.

ANPI news n. 122

Su questo numero di ANPInews (in allegato):

 

2 giugno: festa della Repubblica

PER UN’ITALIA LIBERA E ONESTA
Ripartiamo dalla Costituzione

Modena – piazza XX settembre – ore 14.00-17.30
con il Patrocinio del Comune di Modena

 

 

6 e 7 giugno a Roma celebrazione del 70° anniversario della Fondazione dell’ANPI

 

 

 

 

2 giugno: a Vimodrone (MI) consegna della Costituzione ai 18enni

Sarà presente il Presidente Nazionale dell’ANPI

 

 

 

ARGOMENTI

 

Notazioni del Presidente Nazionale ANPI, Carlo Smuraglia:

 

Un altro gravissimo atto di netta marca razzista e antisemita: a Bruxelles sono state uccise quattro persone, in un luogo simbolo come il Museo ebraico. Se si pensa anche all’aggressione a due ebrei, davanti ad una sinagoga in Francia e all’aumento dei voti di Alba Dorata e del partito di Marine Le Pen, si ha un quadro davvero impressionante e preoccupante. I negazionisti, i revisionisti, i razzisti non demordono, non mostrando – oltre tutto – alcun rispetto per la vita umana(…)

 

Due notizie che riguardano la famosa vicenda del “Sacrario” dedicato a Rodolfo Graziani. Il Tribunale di Roma ha assolto, con formula piena e con una motivazione estremamente significativa, i tre giovani che avevano “imbrattato” il cosiddetto Sacrario; e la Procura della Repubblica presso il Tribunale di Tivoli – a quanto si dice – si accingerebbe a chiedere di processare i responsabili di uno scempio che ha colpito la stampa e l’opinione pubblica di tutto il mondo(…)

 

Tanto per restare vicini ai temi dei due punti precedenti, segnalo un’altra vicenda incredibile(…)

 

Su tutta la stampa imperversano i commenti ai risultati delle recenti votazioni. Non spetta a noi unirci al coro delle diagnosi, delle prognosi e delle valutazioni politiche. Noi possiamo fare soltanto alcune considerazioni, in modo rapido e consono alle nostre finalità riservandoci – semmai – di tornare sui vari aspetti in una sede più adatta(…)

 

ANPINEWS N.122

ora gli euroscettici nazionalisti alla ricerca di un gruppo Fonte: Il Manifesto | Autore: Guido Caldiron

L’onda popu­li­sta ed euro­scet­tica si tra­sfor­merà in qual­cosa di con­creto nel par­la­mento dell’Unione euro­pea? Le diverse anime della destra oltran­zi­sta sapranno supe­rare le loro divi­sioni per «fare sin­tesi» in uno o più gruppi par­la­men­tari? In attesa di numeri certi, e anche dalle estreme peri­fe­rie dell’Unione, si pos­sono avan­zare alcune ipo­tesi concrete.Con il suo boom elet­to­rale, il Front Natio­nal fran­cese potrebbe por­tare in Europa fino a 25 depu­tati — in pas­sato ne aveva solo tre, com­presi i Le Pen padre e figlia -, vale a dire il numero minimo richie­sto per la costi­tu­zione di un gruppo. Solo che, in nome della più ampia rap­pre­sen­tanza dei cit­ta­dini euro­pei, le regole di Bru­xel­les chie­dono anche che gli eletti che scel­gono di “fare blocco” pro­ven­gano da almeno sette paesi comu­ni­tari. E qui, per il pro­getto annun­ciato da Marine Le Pen alla vigi­lia del voto — riu­nire «le forze nazio­na­li­ste» euro­pee -, comin­ciano i problemi.

Per quanto forte sia il vento popu­li­sta, non sof­fia infatti ovun­que con la stessa inten­sità. Tra gli alleati del Front Natio­nal, con pro­por­zioni ben infe­riori alle stime della vigi­lia, erano dati oltre il 20%, ma si sono fer­mati al 12%, arri­ve­ranno in Europa i rap­pre­sen­tanti dell’olandese Par­tij voor de Vri­j­heid di Geert Wil­ders. Insieme a loro, gli eletti del Frei­hei­tli­chen Par­tei Öster­rei­chs di Heinz Chri­stian Stra­che, sta­bili al 20%, gli Sve­ri­ge­de­mo­kra­terna, i Demo­cra­tici Sve­desi di Jim­mie Akes­son, in cre­scita, con oltre il 7% e la Lega Nord di Mat­teo Sal­vini con il 6%. All’appello rischiano invece di man­care gli xeno­fobi fiam­min­ghi del Vlaams Belang che avendo otte­nuto meno del 5% dei con­sensi rischiano di per­dere il depu­tato euro­peo che ave­vano eletto nel 2009 e le due for­ma­zioni dell’est, il Par­tito nazio­nale slo­vacco e il Par­tito nazio­nale bul­garo che non hanno supe­rato la soglia di sbar­ra­mento nei rispet­tivi paesi.

Su que­sta base, è chiaro fin d’ora che par­ti­ranno intense trat­ta­tive con for­ma­zioni minori o con forze che sono espres­sione di una destra ancor più radi­cale o, al con­tra­rio, di istanze meno con­no­tate ideo­lo­gi­ca­mente. Per­ché, oltre ai movi­menti che fanno rife­ri­mento a Le Pen, nel voto di que­sti giorni si sono affer­mati anche par­titi che alla vigi­lia delle ele­zioni si sono detti indi­spo­ni­bili, per quanto spesso non troppo lon­tani dalla sua linea anti-immigrati, a siglare accordi con il Front Natio­nal e che potreb­bero ora pun­tare a loro volta a for­mare un gruppo uni­ta­rio «a destra della destra», ma sgan­ciato dalla mai­son Le Pen. Si tratta dell’United King­dom Inde­pen­dence Party di Nigel Farage che avrebbe sfio­rato il 30%, del Dansk Fol­ke­parti, il Par­tito del popolo danese, primo par­tito di Cope­n­ha­gen con più del 23%, della Nieuw-Vlaamse Allian­tie, la Nuova alleanza fiam­minga di Bart De Wea­ver, ege­mone nelle Fian­dre dove ha otte­nuto oltre il 32% (16% sul piano nazio­nale belga), del Perus­suo­ma­lai­set, il Movi­mento dei Veri fin­lan­desi di Timo Soini, che perde qual­che punto ma supera il 13%, della Alter­na­tive für Deu­tschland che avrebbe rag­giunto il 7% e del Par­tito dei cit­ta­dini liberi della Repub­blica ceca, 6,5%.

Fuori qua­dro, sia i dati della destra radi­cale unghe­rese di Job­bik, al 16%, che della greca Alba Dorata, 9,3%, dei due par­titi nazional-conservatori polac­chi, il Prawo i Spra­wied­li­wosc, par­tito Diritto e giu­sti­zia di Jaro­slaw Kac­zyn­ski, 31,8% — già alleato dei Tory bri­tan­nici a Bru­xel­les -, e il Kon­gres Nowej Pra­wicy, Con­gresso nuova destra, 7,2%.

“Ebola soluzione finale per gli immigrati”. Il nazista Le Pen stavolta esagera | Autore: fabrizio salvatori da: controlacrisi.org

L’ebola come soluzione finale per gli immigrati. L’altra sera a Marsiglia dell’esplosione demografica nel mondo e del rischio di una Francia “sommersa” da una marea di immigrati, il vecchio Jean-Marie, 86 anni – candidato per il Fn per l’ennesimo mandato a Strasburgo – se ne e’ uscito cosi’: “Monsignor Ebola puo’ risolvere questo in tre mesi”. Parole che hanno suscitato una valanga di indignazione in Francia. A partire dal premier socialista, Manuel Valls, che da Barcellona ha tuonato contro la deriva lepenista. “Gli spaventosi calembours” di Le Pen sul virus Ebola mostrano “il volto reale non solo di Jean-Marie Le Pen, ma di tutto il Front National. E’ la dimostrazione che anche con Marine Le Pen, il partito non e’ cambiato”, ha detto il capo del governo a margine di un meeting europeo a Barcellona, in Spagna, la citta’ che gli ha dato i natali. “Il Front National – ha continuato Valls – non ama l’Europa, ma non ama nemmeno la Francia”. Mentre il capo della delegazione socialista al Parlamento europeo, Marc Tarabella, ha avvertito che l’assemblea di Strasburgo e’ pronta a revocare l’immunita’ parlamentare allo storico leader dell’estrema destra francese se verra’ presentata una denuncia nei suoi confronti.
Il capo storico del Front National ha cercato di difendersi in un secondo tempo, dicendo che le sue dichiarazioni sono una semplice “osservazione” demografica. “Non capisco come si possa polemizzare su un tale argomento – ha detto da Valence – Io sono un grande avversario di tutti cio’ che colpisce l’integrita’ delle popolazioni, ma non possiamo farci nulla. Io non sono responsabile di questi fenomeni, cerco solo di vedere quali sono gli equilibri di cui domani dovremo tenere conto”. Ebola, ha continuato, e’ una “malattia terribile. Come le guerre nucleari o interne, e’ in grado di modificare questa evoluzione demografica che e’ catastrofica”.
Per la maggioranza dei sondaggisti, nel voto di domenica, il Fn si affermera’ per la prima volta come primo partito di Francia. I palazzi del potere tremano anche in Francia

Il partito della crisi è di estrema destra Fonte: Il Manifesto | Autore: Guido Caldiron

I francesi del Fn e il Fpo austriaco, gli olandesi di Wilders e la britannica Ukip, la nuova alleanza fiamminga e i veri finlandesi. A tenerli insieme il no a euro e immigrati, e il patriottismo economico

«Il par­tito della vita vera». Così Marine Le Pen defi­ni­sce il suo Front Natio­nal, movi­mento che ha più di un titolo per essere con­si­de­rato l’esempio di mag­gior suc­cesso della pro­po­sta poli­tica incar­nata dalla destra popu­li­sta in Europa. Nell’espressione «la vita vera», la lea­der fron­ti­sta sin­te­tizza infatti l’insieme di quelle tema­ti­che che indi­che­reb­bero il cre­scente scol­la­mento tra le élite poli­ti­che e il resto della popo­la­zione. Scol­la­mento su cui i popu­li­sti hanno pun­tato tutto.
Lo schema pro­po­sto è sem­plice, esprime una visione del mondo lineare, quasi una nuova ideo­lo­gia. Da una parte c’è «la gente comune», i lavo­ra­tori, le pic­cole e medie imprese, la «patria», o se si pre­fe­ri­sce lo Stato-nazione, le vec­chie monete nazio­nali, l’identità e la tra­di­zione con­si­de­rate come l’ultima chance per poter decli­nare ancora un caldo e con­so­lante “noi”; dall’altra ci sono le élite, nazio­nali ed inter­na­zio­nali, l’Euro, l’Unione euro­pea, le mul­ti­na­zio­nali che delo­ca­liz­zano all’estero o sem­pli­ce­mente chiu­dono le aziende per get­tarsi nell’economia finan­zia­ria, «l’immigrazione di massa» e «l’islamizzazione» che cam­biano il volto di quar­tieri e città, la glo­ba­liz­za­zione.
La dico­to­mia è secca, foto­gra­fata pla­sti­ca­mente, tran­quil­liz­zante nel suo estremo sche­ma­ti­smo e in grado di sedurre, spe­cie i più deboli, per­ché con­trap­pone ciò che si cono­sce del pas­sato a un pre­sente incerto e a un futuro pre­sen­tato come un buco nero da cui non ci si potrà sal­vare. A chi abita la vita vera, quella che dalla loro torre d’avorio le élite non vogliono vedere, o forse non sono più nem­meno in grado di per­ce­pire, fatta di disoc­cu­pa­zione e di impo­ve­ri­mento, di paura e insof­fe­renza verso tutto ciò che è diverso o stra­niero, di soli­tu­dine e smar­ri­mento anche emo­tivo, la destra popu­li­sta offre rispo­ste magi­che, ma appa­ren­te­mente effi­caci, in ogni caso nette.

Il cata­logo è pre­sto fatto e pre­vede l’abbandono della moneta unica euro­pea, quando non l’uscita tout court dalla Ue, il «patriot­ti­smo eco­no­mico» decli­nato alle fron­tiere nella forma dei dazi da imporre alle merci stra­niere e, nella società, attra­verso la pre­fe­renza nazio­nale, ovvero la prio­rità in mate­ria di lavoro e ser­vizi sociali da riser­varsi ai locali sugli stra­nieri, il blocco totale dell’immigrazione o la sua ride­fi­ni­zione in ter­mini di quote, sul modello di quanto pro­po­sto nei mesi scorsi dal vit­to­rioso refe­ren­dum soste­nuto dalla destra popu­li­sta dell’Udc in Sviz­zera.
Que­ste, in estrema sin­tesi, le con­di­zioni evo­cate per tor­nare al benes­sere di «prima»: un prima che indica sia l’epoca ante­ce­dente alla crisi glo­bale che una sorta di pas­sato mitico, una sta­gione di sere­nità e fidu­cia nel futuro che spesso viene fatta coin­ci­dere con il «quando ci sen­ti­vamo padroni a casa nostra», prima cioè che la società diven­tasse più arti­co­lata e com­po­sita anche per l’arrivo di molti lavo­ra­tori immi­grati. Ad esem­pio la «Mar­si­glia di un tempo, dove si viveva tran­quil­la­mente», per dirla con Sté­phane Ravier, il can­di­dato del Front Natio­nal eletto sin­daco dei Quar­tieri nord della metro­poli pro­ven­zale, la più grande peri­fe­ria popo­lare di Fran­cia.
Ci sono arri­vati attra­verso tra­iet­to­rie diverse che ten­gono conto della sto­rie nazio­nali e del per­corso cono­sciuto da ogni sin­gola for­ma­zione, ma è que­sto il punto d’approdo comune delle nuove destre popu­li­ste: le forze poli­ti­che che in tutta Europa si pre­sen­tano oggi come «par­tito della crisi». C’è chi, come il Front Natio­nal di Marine Le Pen o l’Fpö austriaco di Heinz Chri­stian Stra­che, l’erede poli­tico di Jörg Hai­der, affonda le pro­prie radici nella destra radi­cale e nostal­gica del secondo dopo­guerra o nelle ultime bat­ta­glie a difesa del colo­nia­li­smo, o chi, come il Par­tito per la libertà di Geert Wil­ders in Olanda o la Lega Nord nel nostro paese, si è for­mato negli ultimi decenni prin­ci­pal­mente come «blocco anti-immigrati», tal­volta ride­fi­nen­dosi, dopo l’11 set­tem­bre, in fun­zione anti-islamica.
Ma ci sono anche for­ma­zioni meno radi­cali, come l’United King­dom Inde­pen­dence Party, la Nuova alleanza fiam­minga o il Movi­mento dei Veri fin­lan­desi, che par­tendo dalla messa in discus­sione, da destra, della Ue si spin­gono poi a riven­di­care meno diritti per le mino­ranze o i «nuovi arri­vati». Que­sto, senza con­si­de­rare il rischio, indi­cato dall’evoluzione cono­sciuta negli ultimi anni dal Par­tito popo­lare euro­peo che ha accolto par­titi come quello di Ber­lu­sconi o il Fidesz unghe­rese, che forme di popu­li­smo di destra gover­nino in Europa anche senza biso­gno di Marine Le Pen

Francia, delusione Hollande e astensionismo aiutano Le Pen. Tiene però la sinistra. Analisi del voto Autore: pietro lunetto da: controlacrisi.org

Il risultato del primo turno delle amministrative francesi ha suscitato la reazione, spesso scomposta, della stampa mainstream, che preferisce i titoloni alle analisi dettagliate della situazione. Dai risultati del primo turno, credo che si possano solo identificare delle linee di tendenza ed una prima analisi della composizione dei ballottaggi. Come spesso é accaduto in passato il secondo turno elettorale può stravolgere la situazione completamente. Anche in Francia, purtroppo, l’alta astensione vince le elezioni. Se si aggiunge al 35% di astensione manifesta nelle urne, l’aumento dei cittadini che non si sono registrati per le operazioni di voto, si conferma un quadro di profonda sfiducia generalizzata nel sistema partitico-politico attuale.

Ps, un partito di centro-destra
Il Partito Socialista (PS) arretra in generale e vistosamente in alcune delle sue roccaforti, toccando con mano lo scontento creato dalle promesse elettorali non mantenute da Hollande. Le grandi aspettative create per la campagna elettorale presidenziale solo 2 anni fa, sono state totalmente disattese, profilando un PS che si comporta come un partito di centro-destra. (chissà se questo risultato varrà da monito anche per il Partito Democratico in Italia). Il Partito Comunista Francese (PCF) si conferma la terza forza del Paese, allargando leggermente le sue aree di influenza, nonostante il pesante oscuramento mediatico. Sembra aver funzionato parzialmente l’alleanza del PCF con il PS e i Verdi effettuata a Parigi ed in altre grandi città della Francia. Ricordiamo che questa scelta elettorale di parte del PCF é costata una parziale frattura all’interno del Front de Gauche, che nella componente che fa capo a Melanchon, ha comunque deciso di presentare delle liste del Parti de Gauche (PdG) in concorrenza a quelle dell’ alleanza PS-PCF-Verdi. Dove questa alleanza a tre é stata presentata, sembra aver mitigato l’arretramento del PS, producendo un travaso di voti interno dal PS verso le altre forze. Se a questo risultato viene sommato una media del 6-7% del PdG, l’insieme delle sinistre in questi contesti sembra reggere. Ma rimane da capire come una siffatta alleanza potrà reggere alla prova del governo locale, stretto tra i tagli del PS dettati a livello nazionale e la lotta senza quartiere all’austerity del PCF e parte dei Verdi.

Le Pen, più che una avanzata un travaso di voti
Se si comparano i risultati del primo turno con la situazione uscita delle ultime amministrative del 2008, le sfere di influenza della destra e della sinistra sembrano rimaste grossomodo immutate, con cambi frequenti nei territori dove le percentuali di voto per i due maggiori schieramenti sono simili, e quindi dove un piccolo spostamento di voti crea un cambio di colore dell’amministrazione. La destra neofascista del Fronte Nationale (FN) – nonostante quel che ne dica Marine Le Pen con il suo slogan “ né destra, né sinistra” sempre un partito neofascista rimane nei contenuti – , stando alle sole percentuali sembra registrato una forte avanzata. Le sole percentuali però sono drogate dall’alto tasso di astensione. Se si confrontano le aree geografiche di maggior successo della destra, sembra esserci stato più che un’ avanzata dell’ FN, un travaso di voti all’interno delle forze dello schieramento di destra francese, dal più moderato UMP verso l’FN e le altre forze di estrema destra. Più in generale i dati sembrano confermare il trend, abbastanza comune nelle situazioni di crisi economica e sociale, di una polarizzazione verso le forze di estrema e destra e estrema sinistra del voto popolare, a scapito dei grandi partiti moderati. Ovviamente qui non si vuole sottovalutare il pericolo della destra neofascista in Francia, ma é bene ricordare che qualche anno fa l’FN stava per eleggere un suo candidato alla Presidenza della Repubblica, quindi il suo sostegno elettorale non é una novità di questi ultimi tempi.

Pcf con Hollande anche al secondo turno
La percezione mediatica dell’avanzata dell’FN, ha costretto in qualche modo il segretario del PCF, Pierre Laurent, a dichiarare apertamente l’appoggio del PCF a tutti quei candidati che al ballottaggio saranno contrapposti all’FN, in una sorta di modalità da emergenza democratica. Se questo approccio del PCF é quanto meno comprensibile nella situazione data, crediamo che vadano affrontate le ragioni di fondo del risultato elettorale: il PS, fedele alla linea dell’austerity che propone anche in sede europea, ha abbandonato qualsiasi idea di protezione sociale e più in generale di sinistra, comportandosi come qualsiasi partito di centro destra. (risuona ancora nelle nostre orecchie la previsione di un’ Europa che svolta a sinistra con la presidenza Hollande, fatta dall’esperto di metafore Pierluigi Bersani). Varrebbe la pena di abbandonare al proprio destino il PS e tutti i centro-sinistra-destra, con tutte le conseguenze del caso, e costruire una sinistra del XXI secolo degna di questo nome?  

Francia: Femen contesta Marine Le Pen al mercato da: controlacrisi.org

 

Francia: 'agguato' Femen a Marine Le PenLa leader dell’estrema destra francese, Marine Le Pen, mentre si trovava a parlare con alcuni militanti nel mercato della cittadina bretone di Fougeres, ha ricevuto la ‘sorpresa’ di una giovane che si era unita al capannello. La giovane si è levata il cappotto lasciando scoperti i seni nudi con la scritta ‘Marine, pentiti’. Sulla sua pagina twitter, il collettivo Femen francese ha ‘rivendicato’ l’azione e ha scritto messaggi come “Marine smettila con xenofobia, omofobia e odio”.