Pubblico impiego in attesa della Consulta sul blocco dei contratti da settanta mesi Autore: fabio sebastiani da: controlacrisi.org

Secondo l’Istat, ci vogliono in media oltre 4 anni di attesa del rinnovo per i lavoratori con il contratto scaduto, 49,1 mesi ad aprile, in deciso aumento rispetto al 2014 (28,3). Considerando solo il settore privato l’attesa è di 31,6 mesi. Ad alzare di parecchio la media è il settore pubblico in cui i mesi sono più di 70. In attesa di rinnovo ci sono 38 contratti (di cui 15 appartenenti alla pubblica amministrazione) relativi a circa 5,4 milioni di dipendenti (di cui circa 2,9 nella p.a.). La quota dei dipendenti in attesa di rinnovo è del 41,8% nel totale dell’economia e, restringendo l’analisi al solo settore privato, del 24,8%, in decisa diminuzione sia rispetto al mese precedente (44,4%) sia rispetto ad aprile 2014 (50,3%).

I sindacati del pubblico impiego, intanto, vanno in pressing sul Governo, forti di una scadenza ormai prossima, quella del 23 giungo, quando la Corte Costituzionale deciderà sul blocco della contrattazione che ormai prosegue da “sei anni”, denunciano le categorie di Cgil, Cisl e Uil. Il blocco ha consentito risparmi dell’ordine di un punto di Pil (16 miliardi). Dopo l’affaire pensione, che a saldo ha consentito allo Stato di prendersi un altro punto di Pil, si accendono i fari sulla Consulta e sulle ripercussioni che il suo giudizio potrebbe avere sulla finanza pubblica. Il ministro della P.A, Marianna Madia, nei giorni scorsi ha già gettato acqua sul fuoco, spiegando che c’è già una sentenza della Corte, secondo cui lo stop agli aumenti salariali è stato dichiarato legittimo purch‚ temporaneo. Ma è proprio la durata del blocco a essere messa sotto accusa dai sindacati, che chiedono all’esecutivo di non aspettare la sentenza e di “riaprire la contrattazione prima”.

Intanto, annunciano, non staranno a guardare e per il mese di giugmo sono in programma “tre grandi assemblee” che coinvolgeranno tutto il Paese, dal Nord al Sud. Insomma verrà data “continuità alla mobilitazione”. Soprattutto i sindacati stanno lavorando per mettere a punto una piattaforma unitaria, il 5 giugno è in calendario un incontro, così da presentarsi con rivendicazioni comuni davanti al datore di lavoro, lo Stato. Certo la pronuncia della Consulta non lascerà indifferenti, comunque vada a finire.
La Uil stima come di certo per le tasche del travet il blocco sia costato caro, con una perdita del “potere d’acquisto del 10,5% tra il 2010 e il 2014”. Ad avere fatto scattare l’operazione è stato uno dei ricorsi presentati dalla Confsal Unas, sigla che rappresenta i dipendenti dei ministeri.

Art. 18, grazie all’assist di Alfano e Sacconi Renzi va a punto: “Cambiare lo Statuto dei lavoratori”Autore: fabio sebastiani da: controlacrisi.org

L’articolo 18 e’ un “totem ideologico”, un “simbolo”, di cui e’ “inutile discutere adesso”. Molto meglio “riscrivere lo Statuto dei lavoratori”. Ha tutta l’aria di essere un gioco di squadra quello tra il premier Renzi da una parte e Alfano e Sacconi dall’altra. Qualche giorno di polemiche, e via: la “deregulation” dei diritti va avanti. E ora sul Jobs act, e su Sblocca Italia. si gioca tutta la partita. La tensione estiva nell’esecutivo riavvicina Forza Italia, almeno su questo tema, ai vecchi compagni di viaggio: per Renato Brunetta il terreno dell’art.18 e’ un modo per tentare l’asse con Ncd; la proposta di Sacconi piace (“noi ci stiamo”) e sui “contenuti siamo d’accordo con Alfano”, mettendo in campo anche la sua idea di una “moratoria di tre anni”. La palla, poi Brunetta, la passa al Pd. Da un lato la titolare della Pa, Marianna Madia, dice di smetterla con la “retorica” e chiede di non sganciare il concetto dalla “sviluppo”, dall’altro il responsabile economia del Pd, Filippo Taddei, fa presente che l’abolizione dell’art.18 “non e’ in cantiere” ma che semmai “si parla di tutele crescenti”, che è un altro modo di dire la stessa cosa seguendo lo schema del professor Ichino. I sindacati sembrano aver sentito il campanello e scendono in campo con la leader della Cgil Susanna Camusso, che conia l’hashtag ‘#Si’art18’ (“bisogna creare lavoro non discriminazione”), e di nuovo con Maurizio Landini, segretario della Fiom, il quale spera che Renzi non ascolti Alfano. Infine i dati della Cgia mostrano che le aziende interessate dall’art.18 sono soltanto il 2,4% del totale, e riguarda il 57,6% dei lavoratori dipendenti nel settore privato dell’industria e dei servizi.