La mattanza e la nostra corresponsabilità morale e politica | Fonte: Il Manifesto | Autore: Annamaria Rivera

Almeno 1.600 morti dall’inizio dell’anno. Vit­time del neo­co­lo­nia­li­smo occi­den­tale, delle sue poli­ti­che di rapina, guerra, desta­bi­liz­za­zione. Vit­time anche, quei morti, delle poli­ti­che proi­bi­zio­ni­ste, quindi migran­ti­cide, di un’Unione euro­pea che ha get­tato alle orti­che per­fino i più basi­lari dei diritti umani — alla vita e all’asilo — sui quali pure si fon­dano i suoi ordinamenti.

Di fronte a quest’ultima strage, la più grave nella sto­ria degli esodi nel Medi­ter­ra­neo, la mise­ria poli­tica e morale delle isti­tu­zioni e di tanti lea­der, euro­pei e nostrani, si mostra in tutta evi­denza. In un’intervista per la Repub­blica, il pre­si­dente del Par­la­mento euro­peo, Mar­tin Schultz, pur deplo­rando (e ciò va a suo merito) l’abbandono della mis­sione Mare Nostrum in favore di Tri­ton, afferma che i respon­sa­bili delle morti dei migranti «sono gli sca­fi­sti, traf­fi­canti e cri­mi­nali»: quasi igno­rasse che ogni sistema proi­bi­zio­ni­sta è desti­nato a incre­men­tare traf­fici ille­gali e reti cri­mi­nali. Così egli fini­sce per legit­ti­mare la vul­gata che da molti anni copre ed elude le respon­sa­bi­lità della For­tezza Europa, sulla scia d’una ten­denza che, ahimé, ha avuto Gior­gio Napo­li­tano tra i più illu­stri divul­ga­tori. D’altronde, il Sal­vini che reclama il blocco navale inter­na­zio­nale davanti alle coste libi­che non fa che repli­care una tra­di­zione pur­troppo di matrice centrosinistra.

Come dimen­ti­care infatti l’eccidio che si con­sumò la notte tra il 28 e il 29 marzo 1997, quando una cor­vetta della Marina Mili­tare, la Sibilla, spe­ronò la Kater I Rades, facendo un cen­ti­naio di vit­time. In quel lon­tano 1997, men­tre il governo Prodi cer­cava d’arginare, col blocco navale mili­tare, il flusso di esodi dall’Albania, la Lega Nord con­du­ceva una cam­pa­gna for­sen­nata inci­tante alla cac­cia con­tro gli alba­nesi, fino all’istituzione di una taglia (come ad Acqui Terme) per ogni alba­nese «clan­de­stino» cat­tu­rato e rimpatriato.

Al di là della dif­fe­renza di stile e di les­sico, non molto diversa è oggi l’oggettiva con­ver­genza tra forze poli­ti­che diver­genti. Men­tre Sal­vini, reso ancor più sfre­nato dall’alleanza con l’estrema destra fasci­sta, spe­cula cini­ca­mente su ciò che ormai dovremmo chia­mare geno­ci­dio, Renzi non va oltre la dema­go­gia quando afferma, in un tweet, che «la bat­ta­glia di tutti deve essere con­tro i traf­fi­canti di esseri umani». Entrambi sono, in fondo, degna espres­sione della pro­fonda crisi, anche poli­tica, ideo­lo­gica e morale, dell’Unione euro­pea. Che si esprime dall’alto fino al basso degli umori popo­lari: è impres­sio­nante la valanga, via web, di com­menti com­pia­ciuti per la strage. E scon­for­tante è con­sta­tare come, sia pur con qual­che variante, tutto si ripeta secondo l’eterno ritorno di ciò che mai è stato ela­bo­rato e trasceso.

Ancor più scon­for­tante la con­sa­pe­vo­lezza della nostra impo­tenza. Certo, con­ti­nue­remo a mani­fe­stare (oggi ci saranno pre­sidi e sit-in in tutta Ita­lia) e a insi­stere nelle nostre riven­di­ca­zioni: il ripri­stino di una mis­sione di ricerca e sal­va­tag­gio in acque inter­na­zio­nali, simile a Mare Nostrum; la crea­zione di cor­ri­doi uma­ni­tari e il rila­scio di visti d’ingresso verso i vari paesi dell’Ue; il supe­ra­mento di Dublino III, così da per­met­tere ai rifu­giati di sce­gliere il Paese ove restare e da coin­vol­gere i diversi Stati dell’Unione. E tut­ta­via il tempo sarebbe ormai maturo per azioni poli­ti­che più inci­sive, ampie, ade­guate al geno­ci­dio di cui, nostro mal­grado, siamo cor­re­spon­sa­bili morali.

I sommersi che nessuno vuole salvare Fonte: Il Manifesto

Il corpo del bam­bino che gal­leg­gia con il volto immerso nella densa mac­chia nera di petro­lio che cir­conda il luogo del nau­fra­gio. Un pic­colo fagotto di lana che un pesca­tore passa nelle mani di un altro. Imma­gini, impen­sa­bili e reali, della tra­ge­dia nelle acque del Medi­ter­ra­neo. Morti annun­ciati, senza con­fini, al ver­tice della cru­deltà con cui il mondo, l’Europa, l’Italia assi­stono alla con­danna degli ultimi, dei deboli, dei som­mersi che la culla dell’inciviltà rifiuta di salvare.

In que­ste ore, come sem­pre, abbon­dano com­menti e lamenti di ipo­criti e scia­calli, e la reto­rica è merce copiosa pronta a mar­cire nella falsa coscienza dei nostri con­fini, indi­vi­duali prima che nazionali.

Da poli­tici e auto­rità nem­meno un cenno al ruolo di tri­bu­nale spe­ciale che l’Europa, e que­sto governo, si sono asse­gnati sei mesi fa con la deci­sione di con­dan­nare a morte bam­bini, donne e uomini can­cel­lando l’operazione Mare Nostrum, l’unica, prov­vi­so­ria zat­tera di sal­va­tag­gio per più di cen­to­mila pro­fu­ghi nel 2014.

L’Europa ha bran­dito un nefa­sto Tri­tone capace solo di assi­stere impo­tente all’ultima eca­tombe. Non è finita, le destre invo­cano il blocco navale, il pre­mier chiede droni armati per col­pire gli sca­fi­sti, le diplo­ma­zie arran­cano al seguito delle guerre che i rispet­tivi governi nep­pure dichia­rano ma sem­pli­ce­mente pra­ti­cano. Le opi­nioni pub­bli­che seguono sugli schermi l’inevitabile sob­balzo media­tico, spet­ta­trici di una deriva demo­cra­tica che semina una pro­gres­siva assue­fa­zione all’orrore assor­bito ogni giorno.

E un’ecatombe in più o in meno non fa dif­fe­renza, al mas­simo serve, come capita in que­ste ore, a rad­dop­piare l’inutile replica di Tri­ton. Peg­gio di niente.

Sabir a Lampedusa, Prc presente. Per ricordare le vittime del 3 ottobre: mai più morti nel Mediterraneo

di Stefano Galieni, responsabile Migranti PRC –
Verrebbe da dire, “Un anno dopo, sul luogo del delitto”. Lampedusa 3 ottobre alle ore 7 del mattino. Un barcone enorme, con a bordo oltre 530 persone è in arrivo sulle coste dell’isola, inspiegabilmente sfuggito ai controlli e alle richieste di intervento, in uno dei tratti di mare più controllato del pianeta. Chiedono aiuto gli uomini, le donne e i bambini ammassati su quella nave ormai ferma, qualcuno di loro prova a dar fuoco ad una coperta per richiamare l’attenzione. La nave si incendia, per sfuggire alle fiamme le persone si riversano su un unico lato portando al rovesciamento del natante. I pescatori di Lampedusa si rendono conto immediatamente di dover intervenire, si gettano in mare con le proprie imbarcazioni e riescono a trarre in salvo quante più persone possibili. Ma già alla sera si capisce che il numero delle persone che hanno perso la vita è impressionante, nell’isola, dove anni fa non c’era posto per i vivi, questa volta non c’è spazio sufficiente per i morti. Alla fine del macabro conto si giungerà ad aver certificato 368 vittime, molte non ancora pienamente identificate ma sarà impossibile sapere con esattezza se il mare ha trattenuto altri corpi con se. Ci fu in Italia un breve momento di dolore, interrotto soltanto dalla sguaiataggine ignorante di chi definiva i richiedenti asilo, “clandestini” anche da morti. Una sguaiataggine che non riguardò soltanto le componenti apertamente xenofobe presenti nel paese ma che si tradusse in un insulto osceno come quello di considerare i sopravvissuti “complici del reato di ingresso clandestino”. Ma in quei pochi giorni vinse il senso di colpa, reso ancora più evidente da un altro grave naufragio al largo di Malta una settimana dopo, oltre 250 le vittime. Da Bruxelles a Roma si promise un solenne basta, in pochi giorni l’Italia scoprì di essere una potenza marittima in grado, attraverso l’operazione Mare Nostrum, di salvare le persone prima che le loro imbarcazioni finissero in avaria o in assenza di carburante. Tantissime le persone salvate in un anno, oltre 3600 quelle rimaste uccise. Un numero per difetto che tra l’altro non considera neanche i tanti e le tante, periti nei deserti libici o sudanesi, negli scontri armati in paesi dilaniati dalla guerra mentre tentavano la fuga. Oggi Mare Nostrum sta per andare in soffitta sostituita, a quanto ci è dato sapere, da un maggiore impiego dell’agenzia Frontex che o rivede le proprie regole di ingaggio o non potrà certo neanche andare a soccorrere fuori dalle acque territoriali europee. Una agenzia che, è sempre giusto ricordarlo, non ha come compito il salvataggio delle persone ma il porre ostacoli agli ingressi illegali. E allora si torna a Lampedusa, dal 1 ottobre, per una 4 giorni indetta da una parte del mondo associazionistico guidata dall’Arci, per fare i punto su un anno. Un anno che è stato costellato da una miriade di piccole e grandi tragedie, un anno in cui i focolai di guerra sono diventati incendi incontrollabili tanto da aver indotto anche il Papa a parlare di “Terza Guerra Mondiale”. E ci si vedrà a Lampedusa, per un programma ricco e articolato che va sotto il nome di Sabir. Sabir era una lingua franca del Mediterraneo, parlata dai marinai e dalla gente di porto, un esempio concreto di quello che potrebbero essere le relazioni in questo mare se non prevalesse la logica del dominio e dello sfruttamento. Non si parlerà in queste giornate soltanto di immigrazione ma di quanti e quali sono i fattori che stanno mutando lo scenario mondiale, dai conflitti ai trattati commerciali, dalla crisi della democrazia ai temi del lavoro e del diritto di cittadinanza. Il programma è molto articolato http://www.festivalsabirlampedusa.it/it/il-programma e comprende anche momenti di spettacolo. Ai dibattiti tematici saranno presenti numerosi esponenti dei fori sociali nordafricani, dei movimenti antirazzisti europei, del sindacato ed una folta delegazione di europarlamentari, soprattutto del gruppo GUE-NGL. Il 3 ottobre vuole essere nelle intenzioni degli organizzatori una giornata di silenzio e memoria, c’è il rischio che i rappresentanti politici che, in prima persona sono da considerare responsabili di tante morti, provino a cercare un proprio momento di visibilità mediatica, esprimendo le inutili parole di solidarietà inattiva. La politica può infatti impedire o quantomeno limitare il massacro che si perpetua ma deve operare scelte nette. Corridoi umanitari per andare a prendere i richiedenti asilo in loco, permesso di soggiorno umanitario europeo, abrogazione del Regolamento di Dublino che di fatto impedisce a chi vuole rifarsi un futuro di scegliere la propria destinazione. Soluzioni semplici e praticabili a cui l’Europa come l’Italia non vogliono dare risposte, su cui cercano inconsistenti alibi. Ma il 3 ottobre e i giorni intorno saranno momento di mobilitazione un po’ in tutta Italia. Partendo dalla Carta di Lampedusa (www.lacartadilampedusa.org), forse la migliore analisi costruita sul tema delle frontiere e della libertà di movimento per ora prodotta in Italia e a cui il Prc ha aderito, oltre che aver concettualmente contribuito alla sua realizzazione, ci saranno iniziative di movimento in cui al ricordo si accompagnerà la denuncia, per quella orrenda giornata e per le tante orrende che l’hanno preceduta e seguita. Iniziative per dare anche a questo paese imbarbarito da una guerra fra poveri, l’idea che chi fugge da guerre non è un nemico, un concorrente, una persona da sfruttare ma il figlio, la figlia di un pianeta alla deriva in cui non solo non è giusto ma non serve neanche innalzare frontiere fisiche o legislative. Assieme a questi ci sono già stati e ci saranno numerosi appuntamenti nei territori, organizzati da quella rete pulviscolare di resistenza umana, prima ancora che politica, che ancora non si rassegna. Scampoli di quel mondo meticcio che diventa, con tutte le sue contraddizioni, la nostra società. Per le compagne e i compagni di Rifondazione questo vuole essere un invito ad attraversarli questi momenti, a contribuire a costruirli, a nutrirsi della loro potenzialità. L’Altra Europa che vogliamo o incrocia questi stimoli o, semplicemente, non è.

P.S. Da Lampedusa e non solo, faremo in modo di far circolare le sollecitazioni che tali giornate potranno portare ai nostri dibattiti.

Rifugiati, Alex Zanotelli: è un genocidio! di Alex Zanotelli – www.ildialogo.org –

Rifugiati, Alex Zanotelli: è un genocidio!

di Alex Zanotelli – http://www.ildialogo.org

In questi ultimi 5 giorni sono morti nel Mediterraneo quasi 800 rifugiati,in prevalenza donne e bambini. Dobbiamo solo vergognarci! Se chiamiamo mostri quelli dell’ISIS, dobbiamo riconoscerci mostri per un tale “omicidio di massa”, come lo definisce l’OIM. Sono quasi tutte donne e bambini in fuga da spaventose situazioni di guerra.Il Medio Oriente è in fiamme, così come la Libia e tante nazioni dell’Africa saheliana dal Sud Sudan al Centrafrica. Milioni sono in fuga, tanti tentano la via del Mediterraneo, che ormai si è trasformato in un cimitero. E’ uno stillicidio quotidiano a cui assistiamo quasi impassibili.
Come missionari non possiamo stare in silenzio davanti a questo genocidio che avviene alle nostre porte.
Dall’inizio dell’anno i morti sono 2.500, solo 2.220 da giugno. Lo scorso anno (con la tragedia del 3 ottobre , dove hanno perso la vita 361 persone) hanno trovato la morte oltre 600 persone . Nel 2012, hanno perso la vita altre 500 persone. In questi tre anni sono 3.600 le vittime accertate. E’ un’ecatombe!
Mai avevamo visto un numero così elevato di rifugiati. L’Alto Commissario per i rifugiati ha annunciato che il 2013 è stato l’anno record con 51 milioni di rifugiati, cifre che ci ricordano i dati della II Guerra Mondiale. L’ONU ci ricorda che l’86% dei rifugiati trova asilo nei paesi del sud del mondo. L’opulenta Fortezza Europa sta invece facendo di tutto per respingere questi ‘ naufraghi dello sviluppo’. E lo facciamo con il Fortex, con la polizia di frontiera, con le barriere di Ceuta e Melilla, con il muro tra Grecia e Turchia , con il Trattato di Dublino, con le leggi razziste sia nazionali che europee.Ed ora con il Frontex Plus! Questa nuova operazione potrebbe sostituire ‘Mare Nostrum’ , che ha salvato migliaia di vite , quasi tutte in acque internazionali. Purtroppo Frontex Plus è un’operazione di controllo delle frontiere, dentro i confini di Shengen.
Ma i disperati non si arrendono: sono mossi dalla disperazione . Nulla li può fermare. Ad approfittarsene sono le organizzazioni criminali , che soprattutto in Libia ( un paese in sfacelo totale , anche per colpa nostra!), fanno lauti guadagni.
Come missionari facciamo nostre le parole del vescovo di Casablanca(Marocco) , Santiago Agrelo , inorridito per l’uccisione di 15 immigrati che hanno tentato di scavalcare il muro di Ceuta il 6 febbraio scorso.
” E’ inaccettabile che la vita di un essere umano abbia meno valore di una presunta sicurezza e impermeabilità delle frontiere di uno Stato. E’ inaccettabile che una decisione politica vada riempiendo di tombe il cammino che i poveri percorrono con la forza di una speranza. E’ inaccettabile che merci e capitali godano di più diritti dei poveri per entrare in un Paese. E’ inacettabile che si rivendichino frontiere impermeabili per i pacifici della terra e si tollerino frontiere permeabili al denaro, alla corruzione, al turismo sessuale, alla tratta delle persone, al commercio delle armi.”
Proprio per questo, come missionari, vogliamo lanciare un appello a tutte le istituzioni perché trovino una soluzione a questa tragedia.
All’ONU ,perché crei canali di ingresso legale nei vari paesi di accoglienza tramite traghetti e voli charter, che sostituiscano le carrette del mare.
Alla UE , perchéapra corridoi umanitari;realizzi programmi di reinsediamento, ammissione umanitaria e di facilitazione dei ricongiungimenti famigliari; smantelli il Fortex, vera e propria macchina da guerra contro i migranti ; abolisca il Regolamento di Dublino che impone ai migranti di fare richiesta di protezione internazionale al primo stato membro in cui fanno ingresso.
Al Governo italiano, perché prema suBruxelles per il mutuo riconoscimento delle domande d’asilo, per un monitoraggio comune ed un equo smistamento;“cambi subito la Bossi –Fini”, come ha chiesto l’arcivescovo di Agrigento , F .Montenegro; chiuda i CIE ;voti il disegno di legge sullo Ius Soli per i figli di immigrati nati in Italia; continui l’operazione Mare Nostrum che ha salvato migliaia di migranti in acque internazionali.
Alla CEI, perché parli, con più coraggio, in difesa dei profughi e dei rifugiati, e perchè apra le canoniche e i conventi vuoti ai rifugiati.
E’ la nostra passione di missionari, che hanno toccato con mano le sofferenze di tanti fratelli e sorelle, a spingerci a gridare ,con Papa Francesco, che la ‘carne di migranti è la carne di Cristo’.
Alex Zanotelli
Napoli ,16 settembre 2014

«Frontex non ha soldi». L’Europa gela Alfano Fonte: Il Manifesto | Autore: Carlo Lania

Immigrati. Un portavoce della Commissione europea smentisce la possibilità che l’agenzia possa subentrare all’operazione Mare nostrumSono bastate poche parole in arrivo da Bru­xel­les per far nau­fra­gare le spe­ranze ita­liane di vedere Fron­tex, l’agenzia euro­pea per il con­trollo delle fron­tiere, farsi carico delle decine di migliaia di pro­fu­ghi in fuga da fame e guerra. Nono­stante il pres­sing in tal senso che il mini­stro degli interni Ange­lino Alfano eser­cita da set­ti­mane nei con­fronti dell’Europa, ieri un por­ta­voce della com­mis­sione euro­pea ha di fatto escluso ogni pos­si­bi­lità di inter­vento. Fron­tex, ha detto Antony Gra­vili, è «una pic­cola agen­zia» senza mezzi, impos­si­bi­li­tata quindi a sosti­tuire nel Medi­ter­ra­neo le navi ita­liane impe­gnate nell’operazione Mare nostrum. Tocca a tutti i Paesi Ue, ha pro­se­guito il por­ta­voce, «fare di più con­tri­buendo con mezzi e finanziamenti».

Parole che hanno avuto l’effetto di una doc­cia fredda per Alfano che solo tre giorni fa aveva riba­dito per l’ennesima volta l’intenzione di met­tere fine a Mare nostrum entro otto­bre. E anche se con note­vole ritardo (la rispo­sta del mini­stro arriva solo a sera), la replica è secca. «Nes­sun sca­ri­ca­ba­rile a danno dell’Italia», dice il tito­lare del Vimi­nale, per il quale l’Ue «dice una cosa ovvia: non ci sono soldi e devono inter­ve­nire gli Stati mem­bri». Ma que­sto, chiede pole­mi­ca­mente Alfano, non è pro­prio il com­pito della Com­mis­sione? «Se Fron­tex è pic­cola occorre ren­derla più grande e anche al più pre­sto», per­ché «il pre­si­dio di tutta la fron­tiera euro­pea è com­pito stra­te­gico per il futuro dell’Unione. Il tema della fron­tiera è euro­peo — pro­se­gue Alfano — e non pos­siamo far­cene carico da soli, anche per­ché l’Italia, per molti migranti, è solo un Paese di tran­sito».
Il mini­stro alza la voce, ma in realtà Bru­xel­les non ha mai avuto real­mente inten­zione di farsi carico di un pro­blema che per molti dei 28 Stati mem­bri — e in par­ti­co­lare quelli del Nord Europa — riguarda soprat­tutto i Paesi più diret­ta­mente coin­volti dall’emergenza sbar­chi, a par­tire pro­prio dall’Italia. E nono­stante le buone inten­zioni mani­fe­state anche da auto­re­voli rap­pre­sen­tanti, come il nuovo pre­si­dente della Com­mis­sione Jean Claude Jun­ker, nes­suno ha mai detto di voler real­mente raf­for­zare Fron­tex. Al punto che l’8 luglio scorso Ceci­lia Malm­strom, com­mis­sa­rio agli Affari interni dell’Ue, ha usato le stesse parole impie­gate ieri dal por­ta­voce della com­mis­sione per smor­zare ogni illu­sione. «Fron­tex è una pic­cola agen­zia e non può suben­trare a Mare nostrum», ha detto invi­tando l’Italia a sedersi a un tavolo comune per sta­bi­lire cosa fare. E ieri il por­ta­voce è tor­nato a ricor­dare come l’Italia sia il paese che mag­gior­mente ha usu­fruito dei fondi desti­nati dall’Ue per l’immigrazione. «Ha avuto aiuti senza pre­ce­denti», ha pro­se­guito Gra­vili ricor­dando i 530 milioni di euro per il periodo 2007–2013 e i 315 milioni di euro stan­ziati per il set­ten­nato 2014–2020 ai quali si aggiun­gono o quelli pre­le­vati, per lo stesso periodo di tempo, dal Fondo per la sicu­rezza interna, che por­tano il totale di nuovo a 500 milioni.

Mare nostrum costa 9 milioni di euro al mese, soldi presi inte­ra­mente dal bilan­cio della Marina mili­tare che da otto­bre a oggi ha quindi speso 99 milioni di euro. Soldi ben spesi, per­ché ser­viti a soc­cor­rere e spesso a sal­vare la vita a decine di migliaia di migranti. Il bilan­cio di Fron­tex, ridotto a causa dell crisi eco­no­mica, ammonta invece per il 2014 a 89,197 milioni di euro, dei quali solo 21,440 desti­nati alle ope­ra­zioni marit­time in tutta l’Unione, quindi non solo nel Medi­ter­ra­neo meri­dio­nale. Chiaro che senza un forte impe­gno eco­no­mico da parte dei 28, decisi a rifi­nan­ziare in maniera cor­posa l’agenzia, l’Italia è desti­nata a restare da sola di fronte ai bar­coni cari­chi di dispe­rati. E que­sto nono­stante gli annunci che non solo Alfano, ma lo stesso pre­mier Mat­teo Renzi, hanno fatto nelle scorse set­ti­mane con­vinti di essere riu­sciti a far riflet­tere l’Unione della neces­sità di una mag­giore par­te­ci­pa­zione al pro­blema. Al punto che Renzi, nel discorso di avvio del seme­stre ita­liano, è arri­vato ad annun­ciare una non meglio pre­ci­sata Fron­tex plus con cui l’Europa avrebbe fron­teg­giato l’emergenza sbarchi.

Le parole di Bru­xel­les sono state l’occasione per Lega e Forza Ita­lia per tor­nare ad attac­care Mare nostrum. «Alfano e Renzi sono stati smen­titi dalla com­mis­sione Ue. Altro che ‘Fron­tex pren­derà il posto di Mare nostrum’ come più volte dichia­rato dal pre­mier e dal mini­stro dell’interno: i con­tri­buenti ita­liani con­ti­nue­ranno a pagare l’invasione pro­gram­mata dal governo per­ché l’unione se ne lava le mani», ha detto il leghi­sta Mas­si­mi­liano Fedriga. «Il governo la smetta di pren­dere in giro gli ita­liani e inter­rompa subito Mare nostrum — ha detto invece Mau­ri­zio Gasparri, Fi -. Dopo la sor­tita di Fron­tex, una ragione in più per porre fine a que­sta vergogn

Migranti, la denuncia dell’Oim: “Molte di più le vittime fornite dalle cifre ufficiali | Autore: fabrizio salvatori da: controlacrisi.org

Diciannove, ieri, le vittime accertate di un viaggio della speranza partito dalla Libia. Ma l’Oim riferisce di testimonianze tra gli sbarcati che parlano di centinaia di vittime in questi giorni. L’Organizzazione internazionale per le migrazioni stima che le vittime di naufragi e avvelenamenti da monossido di carbonio potrebbero essere oltre 100, su oltre 5.200 arrivi, mentre molti di più sarebbero i dispersi: 60 persone al largo della Libia a cui si potrebbero aggiungere le 240 persone di nazionalità eritrea che, stando ai racconti di molti testimoni e familiari, sarebbero partite sempre dalla Libia lo scorso 27 giugno e mai arrivate a destinazione né soccorse in alto mare.

“Si tratta di un bilancio pesantissimo – sottolinea José Angel Oropeza, direttore dell’Ufficio di coordinamento per il Mediterraneo dell’Oim – Siamo costretti ancora una volta a commentare un drammatico susseguirsi di tragici eventi, per cui esprimiamo il nostro più profondo cordoglio”. ”Di fronte a questa ennesima tragedia – aggiunge Oropeza – credo sia necessario cominciare a spostare l’attenzione dell’opinione pubblica dal mero calcolo relativo agli arrivi quotidiani, dato statistico che cela la vera portata di quanto sta accadendo nel Mediterraneo, alla dimensione personale di questi avvenimenti”.

”Chiediamoci non quanti sono, ma chi sono le persone che cercano di raggiungere le nostre coste – ammonisce il direttore dell’Ufficio di coordinamento per il Mediterraneo dell’Oim – uomini e donne, spesso molto giovani, bambini, famiglie, che partono dal loro paese perchè in fuga da guerre e persecuzioni, ma anche perchè a volte spinti dalla povertà o dalla fame. Persone che sperano di migliorare la loro vita e che invece spesso incontrano una morte atroce, annegati in mare o sepolti e soffocati nella stiva di una imbarcazione fatiscente, fornita loro da criminali senza scrupoli che si arricchiscono mandando la gente a morire nelle acque del Canale di Sicilia”.A giudizio dell’Oim, ”quanto accaduto in questi giorni dimostra da una parte come i viaggi siano sempre più pericolosi e i barconi siano riempiti all’inverosimile, e dall’altra come Mare Nostrum, che tante morti ha evitato, deve sì continuare ma non può restare la sola soluzione in campo. Si parla da mesi di affiancare a Mare Nostrum altre iniziative, volte a fornire alternative a chi si imbarca in mare. Tra queste, la principale è l’apertura di canali umanitari e di entrata legale in Europa per coloro che hanno diritto ad accedere a una qualche forma di protezione. Nulla però è ancora stato fatto”, denuncia Oropeza.

”A tutti gli stati membri dell’Ue, ai Paesi di transito, alla comunità internazionale, a tutti coloro che possono fare qualcosa, comprese noi organizzazioni internazionali, noi diciamo – è l’appello dell’Organizzazione – facciamo in fretta, il tempo dell’attesa è finito. Solo muovendoci subito possiamo sperare di dare un’inversione di rotta a questa emergenza umanitaria e di evitare nuovi stragi”.

“Mare Nostrum”, guerra ai migranti nel Mediterraneo Autore: Antonio Mazzeo da: controlacrisi.org

Nel Mediterraneo l’Italia fa la guerra ai migranti. Non dichiarata, certo, ma di guerra indubbiamente si tratta. Perchè le strategie, gli attori, gli strumenti, le alleanze e le modalità d’intervento sono quelli di tutte le guerre. E causano morte. Morti, tanti morti. Qualcuno ha storto il muso per il nome, Operazione Mare Nostrum. Una caduta di stile, un voler scimmiottare i fasti dell’impero romano? In verità esso risponde perfettamente al senso e agli obiettivi della messinscena ipermuscolare delle forze armate italiane.

Il Mediterraneo, per la Fortezza Europa, non è nè deve essere un mare di mezzo. Non è il luogo dei contatti, delle contaminazioni, delle solidarietà, delle trasformazioni. Nè un ponte di intercultura e pace. è invece il lago-frontiera, noi qua, loro là, un muro d’acqua invalicabile, dove vige la regola del più forte e del più armato. Un’area marittima di conflitti, stragi, naufragi causati, respingimenti, riconsegne e deportazioni manu militari. A chi scampa ai marosi e ai mitragliamenti delle unità navali nordafricane (pagate con i soldi italiani) spetta l’umiliazione delle schedature, delle foto segnalazioni e degli interrogatori a bordo di fregate lanciamissili e navi anfibie e da sbarco. Poi un trasbordo, un altro trasbordo ancora, le soste interminabili su una banchina di un porto siciliano, il tragitto su bus e pulmini super scortati da poliziotti e carabinieri sino alla detenzione illimitata in un centrodiprimaccoglienza-CIE-CARA, un non luogo per non persone, dove annientare identità, memoria, speranze. L’Operazione Mare Nostrum fu annunciata dal ministro Mario Mauro dopo la strage del 3 ottobre, quando a poche miglia da Lampedusa annegarono 364 tra donne, uomini e bambini provenienti dal continente africano e dal Medio oriente. Anche stavolta però l’incidente fu un mero casus belli. La nuova crociata contro chi fugge dalle ingiustizie, lo sfruttamento, gli ecocidi, era stata preparata infatti da mesi in tutti i suoi dettagli. Governo e Stato maggiore hanno rispolverato ad hoc l’armamentario linguistico delle ultime decadi: operazione militare e umanitaria, l’hanno ipocritamente definita, perché le guerre non devono mai essere chiamate con il loro nome per non turbare l’opinione pubblica e la Costituzione. «Si prevede il rafforzamento del dispositivo italiano di sorveglianza e soccorso in alto mare già presente, finalizzato ad incrementare il livello di sicurezza della vita umana ed il controllo dei flussi migratori», recita il comunicato ufficiale di Letta & ministri bipartisan. Un contorto giro di parole per mescolare intenti solidaristici a logiche sicuritarie e repressive, dove volutamente restano vaghi i compiti e le istruzioni date ai militari. Niente regole d’ingaggio, perché si possa di volta in volta sperimentare in mare se e come intervenire, se e come soccorrere, se e come allontanare, respingere o scortare a quei «porti sicuri» che il ministro Alfano ritiene esistano pure nella Libia dilaniata dalla nuova guerra civile.
In compenso però, in nome del Sistema Italia, non si contano le veline per descrivere in tutti i loro dettagli i dispositivi e le capacità tecniche dei mezzi impiegati per pattugliare il Mediterraneo. Anche perché, Mare Nostrum, è la migliore vetrina del complesso militare-industriale-finanziario di casa nostra: aerei, elicotteri, missili, unità navali, sommergibili, cannoni che aspiriamo a vendere ai paesi Nato e ai regimi partner della sponda sud mediterranea. Sistemi d’arma che nulla hanno a che fare con quello che in linguaggio militare si chiama «SAR Search and Rescue», ricerca e soccorso in mare, ma che invece delineano un modello di proiezione avanzata, aggressiva, di vera e propria penetrazione sino a dentro i confini degli stati nordafricani. Se si vogliono «arrestare i flussi migratori», come spiegano generali, ammiragli, politici di governo e opinion maker embedded, bisogna impedire a profughi e migranti di raggiungere le coste e le città portuali. Bloccarli nel deserto, detenerli nei lager del deserto e far fare il gioco sporco alle nuove polizie di frontiera che i Carabinieri armano e addestrano in Libia e nelle caserme in Veneto, Lazio, Toscana. Per intercettare e inseguire i rifugiati e i migranti in transito nel Sahara abbiamo attivato i famigerati «Predator», aerei senza pilota in grado di volare per decine di ore in qualsiasi condizione meteorologica. L’emblema della spersonalizzazione e della disumanizzazione delle guerre del XXI secolo, automi che spiano e sterminano persone senza il controllo umano. Vittime invisibili che devono restare invisibili. Non persone contro non persone.
Come tutte le guerre, quella ai migranti dilapida ingenti risorse finanziarie. Fonti di stampa filogovernative hanno previsto per l’Operazione Mare Nostrum-Mostrum un onere finanziario di circa 4 milioni di euro al mese ma, conti alla mano, la spesa potrebbe essere più che doppia. Il Sole 24 Ore ha preso a riferimento le «tabelle di onerosità» sul costo orario delle missioni delle unità navali, degli aerei e degli elicotteri impegnati nel Canale di Sicilia. Aggiungendo le indennità d’imbarco dei circa 800 marinai delle unità navali coinvolte (il personale militare destinato al «contenimento» delle migrazioni è però di non meno di 1.500 uomini), il quotidiano di Confindustria ha calcolato una spesa media giornaliera di 300 mila euro, cioè 9 milioni al mese a cui vanno aggiunti 1,5 milioni di euro per le unità costiere già in azione da tempo: totale 10,5 milioni. La rivista specializzata Analisi Difesa ritiene invece che la spesa complessiva sfiorerà i 12 milioni al mese. Dato che il governo non ha previsto stanziamenti aggiuntivi sul capitolo «difesa», è presumibile che il denaro per alimentare la macchina militare anti-migranti sarà prelevato dal fondo straordinario di 190 milioni di euro messo a disposizione per far fronte alla nuova emergenza immigrazione. Cioè: da qui a fine anno bruceremo in gasolio e pattugliamenti aeronavali il 20% di quanto destinato per «sostenere», «soccorrere» ed «accogliere». In perfetto stile shock economy, dopo le armi e le guerre arriva la ricostruzione: lager e tendopoli dove stipare corpi a cui abbiamo rubato l’anima, la cui malagestione è affidata alla misericordia di cooperative, Onlus e associazioni del privato sociale. A loro va l’altra metà del business migranti: un affaire di milioni e milioni di euro dove la dignità dell’uomo vale meno di nulla.