Processo trattativa Stato-Mafia da: antimafia duemila

Leghe, eversione nera e Sicilia libera, un’unica trama per condizionare il Paese

aula bunker ucciardone4di Aaron Pettinari
Al processo trattativa Stato-mafia le indagini sui movimenti indipendentisti
Non solo la presenza di Marcello Dell’Utri a Roma, nel mese di gennaio, pochi giorni prima del fallito attentato allo Stadio Olimpico. Altro capitolo affrontato giovedì mattina dai pm Nino Di Matteo, Francesco Del Bene e Roberto Tartaglia, ha riguardato le indagini compiute dalla Dia, descritte in un’annotazione del gennaio 1998, sul fenomeno dei movimenti indipendentisti negli anni che vanno dal 1989 al 1993. Nel merito è stato ascoltato il generale Mario Serafini, oggi in pensione, che ha sviluppato quel lavoro di analisi. “In particolare ci concentrammo sull’evoluzione del fenomeno leghista nelle regioni centro meridionali – ha spiegato in aula – acquisendo programmi ed informazioni sui convegni e sui personaggi coinvolti in base alle richieste delle Procure di Palermo, Caltanissetta e Firenze. Parte di questo materiale informativo venne offerto anche dall’allora Sisde. Di fatto emergevano con tutta chiarezza legami che avevano origine tra i movimenti federalisti del Nord Italia, la lega Veneta, la Lombarda, poi divenuta Lega Nord, che poi arrivarono fino al centro ed il sud”. Il disegno che veniva sviluppato era chiaro, promosso anche in alcuni interventi, già nel settembre 1990, dello stesso leader della Lega Nord, Umberto Bossi, ovvero estendere il progetto federalista per creare uno Stato federale Italiano articolato in tre aree geografiche con caratteristiche di sviluppo omogenee.

Il contesto storico-politico
A “sposare” l’idea federalista di Bossi vi sono figure di primo piano, come ex monarchici, ex soggetti vicini al mondo dell’eversione nera e a quello della massoneria. Proprio nel 1990 nascevano la Lega centro e la Lega sud su iniziativa di Cesare Crosta, ex magistrato della Corte dei conti un un passato politico con il Partito nazionale monarchico e poi segretario politico del Partito nazionale democratico. E sempre in quegli anni nella creazione di Leghe si dimostrava particolarmente attivo anche Stefano Menicacci, iscritto nel Movimento sociale Italiano dal 1948, più volte candidato con la Liga Veneta e con un “passato di primo piano negli ambienti degli attivisti della destra estrema”, legale di Stefano Delle Chiaie e suo socio in un’attività import-export, ma anche legale del leader della Liga Veneta Franco Rocchetta. Due “correnti”, quella di Crosta e di Menicacci, che in alcune zone si sono trovate contrapposte ed in altre sono persino arrivare a fondersi.
Se c’è un dato che non può essere sottovalutato, emerso durante l’esame del generale Serafini, è il rapporto che Menicacci e Paolo Bellini, ex “Primula Nera” ed esponente di Avanguardia nazionale e latitante per un periodo in Brasile con il nome di Roberto Da Silva, trafficante di mobili d’arte e indagato per la strage alla stazione di Bologna. Un soggetto, quest’ultimo, che ha avuto rapporti con Cosa nostra proprio nel periodo delle stragi. E sempre nel 1991 nasce la Lega nazionale Popolare di Stefano Delle Chiaie a cui parteciparono anche soggetti come Roberto Biliardo, Adriano Tilgher, Giulio Mammoliti, Tomaso Staiti di Cuddia, soggetti noti nell’ambito di attività investigative che hanno riguardato l’eversione e lo stragismo nero.
Dato sicuramente d’interesse è un comizio svolto in Sicilia il 22 dicembre 1991 a Ragusa, dove assieme a Delle Chiaie parteciparono Giulio Mammoliti, Stefano Lo Monaco ed anche Domenico Romeo.

Autonomia e eliminazione di leggi eccezionali
Singolare è il programma politico di questa Lega per le Regioni del Sud Italia. “Vi sono dei punti programmatici – ha riferito in aula il teste – E’ importante dire che sono riportati da una pubblicazione che si chiamava ‘Il Punto’ di Delle Chiaie e vi sono l’estensione di tutti gli enti regionali del Sud dei poteri previsti dagli Statuti speciali, l’attuazione della legge sulle autonomie locali, ed una sostanziale attribuzione alle Regioni del sud di un’autonomia tributaria. Al secondo punto, poi, vi è un riferimento all’eliminazione di ogni ‘legge eccezionale’”.
Altro movimento di interesse riguarda poi la nascita della “Lega meridionale Centro-Sud-Isole” di estrazione massonica. Fondatori erano Giorgio Paternò, Cosimo Donato Cannarozzi, Enzo Alcida Ferraro ed Egidio Lanari. Quest’ultimo era in rapporti con il “padre” della P2, Licio Gelli, a cui offrì una candidatura nelle file del partito, così come fece con Vito Ciancimino in un noto convegno all’Hotel “Midas” di Roma, l’undici novembre del 1990.
Una lega, quella di Lanari, che aveva nel suo progetto politico un programma specifico sulla legislazione antimafia. “Il Lanari già nel maggio 1990 – ha detto il teste facendo sempre riferimento ai documenti analizzati – aveva proposto un referendum di abrogazione della legge ‘Rognoni La Torre’ (che introduceva il 416 bis, il reato di associazione mafiosa e la confisca dei beni, ndr) ed un’iniziativa per vietare ai magistrati di fare politica ed essere iscritti ai partiti. Nel documento del Sisde viene riferito che la Rognoni-La Torre veniva considerata come penalizzante per le imprese meridionali. E di questo parlarono anche ad un convegno all’hotel Jolly di Palermo il 6 aprile 1991 con il referendum abrogativo che era stato persino depositato in Cassazione”.
Ed è singolare che i punti proposti dalle due leghe (quella di Lanari e di Delle Chiaie) vi erano punti simili a quelle richieste inserite nel noto papello di Riina dove, per l’appunto, compaiono la revisione della legge “Rognoni – La Torre”, e la richiesta di “Levare tasse carburanti, come Aosta” inserite nell’elenco al punto tre e al punto dodici.
Rispondendo alle domande del pm Roberto Tartaglia l’ex generale ha anche confermato che al convegno dell’Hotel Jolly venne avanzata la proposta di candidatura nei confronti de “Il Papa” Michele Greco. “Un’iniziativa – come scritto nell’annotazione della Digos di Taranto – già preannunciata il 2 marzo 1991 quando venne criticato il governo in un altro convegno a Taranto. Uno degli organizzatori aveva criticato il Governo, responsabile di aver emanato il decreto che aveva ricondotto in stato di detenzione numerosi detenuti da poco scarcerati tra cui vi era lo Stesso Michele Greco”. Alla domanda se poi quella fosse una candidatura provocatoria come conseguenza della legge che aveva rimesso in carcere gli scarcerati del maxi il teste ha risposto in maniera affermativa. L’ennesimo elemento che dimostra come all’epoca, tra questi movimenti politici e l’organizzazione criminale Cosa nostra vi fosse una relazione forte.

La nascita di Sicilia Libera
Nella nascita delle varie leghe un dato importante è quello della ricorrenza dei nomi. Incrociando alcuni di questi, infatti, si capisce come si è arrivati alla nascita del progetto Sicilia Libera, il movimento indipendentista appoggiato in primissima persona da Cosa nostra, poi abortito in un secondo momento.
Tra i nomi presenti, come segretario provinciale di Catania, nella Lega di Lanari vi è un nome importante, quello di Antonino Strano, mentre come Capo segreteria della Sicilia vi era Giuseppe Lipera. Figure che poi hanno avuto un ruolo nella fondazione di Sicilia Libera Catania, il 28 ottobre 1993, assieme a Gaspare Di Paola. In particolare, riferendosi ad Antonino Strano, il teste ha ribadito che erano stati fatti ulteriori accertamenti dai quali emergeva un contatto tra quest’ultimo e Pietro Rampulla, non uno qualsiasi, ma noto per essere stato l’artificiere di Capaci. Un collegamento inquietante che resta sullo sfondo del movimento politico che avallava una sorta di separatismo siciliano e che tra gli elementi di propaganda portava avanti anche un progetto di liberalizzazione del gioco d’azzardo sull’Isola.
Risultano poi dei contatti nel dicembre del 1993 tra Ferdinando Platania, soggetto indicato anche da diversi pentiti ed iscritto a Sicilia Libera, e Marcello Dell’Utri, come si ricava dall’analisi dell’agenda dell’ex senatore condannato per concorso esterno.
Per quanto riguarda Sicilia Libera Palermo, invece, costituita l’8 ottobre 1993, ha avuto tra i fondatori Vincenzo Edoardo La Bua, Bernardina Ricciardi, Egisto Lo Bosco e Tullio Cannella, oggi collaboratore di giustizia e già sentito in dibattimento nel dicembre 2014. “Tra il 1992 ed il 1993 c’era una grande delusione per la vecchia politica che non aveva mantenuto gli impegni presi – aveva raccontato allora – Leoluca Bagarella diceva che Totò Riina nei confronti di questi personaggi era sempre stato troppo buono. Bagarella aveva capito che serviva un partito che fosse diretta espressione di Cosa nostra, non bastava più affidarsi ai singoli personaggi. Quindi mi diede l’incarico di costituire il partito ’Sicilia libera’, nella fine del 1993, con obiettivi separatisti”. Poi, nel 1994, Cosa nostra cambiò strategia. Ed è sempre Tullio Cannella ad averne parlato: “Il nuovo movimento partecipa alle comunali a Palermo ed alle provinciali a Catania. Alle politiche però ci fu un discorso diverso. Bagarella già sapeva da qualche tempo che c’era Silvio Berlusconi che stava per scendere in politica con un nuovo partito e i voti furono dirottati su Forza Italia. Tutto avvenne in maniera naturale. Fu abbandonato per il momento contingente e vari personaggi vicini a Cosa nostra furono inseriti nelle liste di Forza Italia”.

Fede: “La storia di Berlusconi? Mafia, mafia, mafia. Sosteneva famiglia Mangano” da: il fatto quotidiano

In una conversazione registrata di nascosto dal suo personal trainer, l’ex direttore del Tg4 parla dei rapporti tra il fondatore della Fininvest, Dell’Utri e Cosa nostra. E interrogato dai pm di Palermo, racconta di un incontro durante il quale l’ex Cavaliere raccomandò al suo braccio destro, ora in carcere per concorso esterno, di “ricordarsi” della famiglia del mafioso all’epoca detenuto e sotto interrogatorio

Fede: “La storia di Berlusconi? Mafia, mafia, mafia. Sosteneva famiglia Mangano”

Quando Marcello Dell’Utri veniva a Palermo doveva ricordarsi della famiglia di Vittorio Mangano, doveva ricordarsi di “sostenerla”. E per evitare che se ne dimenticasse, Silvio Berlusconi in persona, almeno in un’occasione, si è adoperato per rammentarglielo. A raccontarlo ai pubblici ministeri di Palermo non è un mafioso pentito, e non è nemmeno un collaboratore di giustizia. L’inedito episodio arriva invece dalla viva voce di un uomo che per oltre vent’anni è stato al fianco dell’ex premier: Emilio Fede.

L’ex direttore del Tg4 ha raccontato ai magistrati di un incontro tra Berlusconi e lo stesso Dell’Utri, appena arrivato a Milano dopo un soggiorno a Palermo. Ad Arcore, Fede si sta intrattenendo con l’ex premier, quando ecco che arriva Dell’Utri. “Mi alzai per allontanarmi” dice Fede interrogato dai pm Antonino Di Matteo e Roberto Tartaglia nel maggio scorso. “Lo scambio di frasi è stato brevissimo”, aggiunge.

Fede spiega che Berlusconi, ancor prima di salutare l’ex senatore oggi detenuto, esordisce immediatamente così: “Hai novità? Mi raccomando ricordiamoci della sua famiglia, ricordiamoci di sostenerla”. La famiglia da sostenere è quella di Vittorio Mangano, l’ex stalliere di Villa San Martino, in quel momento detenuto. Dell’Utri, nel racconto dell’ex direttore del Tg4, prontamente replica: “Chiedono riferimenti su di te”.

Per i magistrati il riferimento è agli interrogatori in quel momento in corso, durante i quali a Mangano veniva chiesto appunto dei rapporti con l’ex presidente di Publitalia e con il patron della Fininvest. Fede non ha saputo collocare con certezza l’evento nel tempo: per lui il rapido scambio di battute tra Dell’Utri e Berlusconi sarebbe stato di poco antecedente alla discesa in campo dell’ex cavaliere, quindi nel 1994. Mangano però all’epoca era libero: finirà dentro soltanto dopo, ed è per questo che per i magistrati l’episodio raccontato da Fede è verosimilmente collocabile tra il 1995 e il 1996, quando Dell’Utri era già indagato dalla procura di Palermo per concorso esterno a Cosa Nostra.

I pm che indagano sulla trattativa Stato-mafia hanno interrogato Fede dopo che dalla procura di Monza è arrivata la registrazione di una conversazione. Un file realizzato con il telefonino da Gaetano Ferri, personal trainer di Fede, che nel luglio del 2012 registra una conversazione con l’ex direttore del Tg4, all’insaputa di quest’ultimo. Nella registrazione si sente Fede che spiega alcuni passaggi dei collegamenti tra Arcore, Dell’Utri e Cosa Nostra. “C’è stato un momento in cui c’era timore e loro avevano messo Mangano attraverso Marcello” spiega Fede al suo interlocutore. Che ribatte: “Però era tutto Dell’Utri che faceva girare”. “Si, si era tutto Dell’Utri, era Dell’Utri che investiva” risponde Fede.

Poi il giornalista si pone una domanda retorica con risposta annessa: “Chi può parlare? Solo Dell’Utri. E devo dire che in questo Mangano è stato un eroe: è morto per non parlare”. Quindi il giornalista fornisce al suo personal trainer la sua estrema sintesi di quarant’anni di potere economico e politico: “La vera storia della vicenda Berlusconi? Mafia, mafia, mafia, soldi, mafia”.

Twitter: @pipitone87

Lettera aperta: la solidarietà “all’amico degli amici” da: antimafia duemila

dellutri-pag-pub-corrieredi Giorgio Bongiovanni – 26 giugno 2014

Oggi sulle colonne del Corriere della Sera è stata pubblicata un’intera pagina dedicata all’ex senatore Marcello Dell’Utri (costata oltre 50mila euro) voluta dalla moglie Miranda Ratti nel quale amici, colleghi, politici e familiari esprimono la propria solidarietà. Tra i firmatari chi con il fondatore di Forza Italia ha lavorato a Publitalia (Niccolò Querci, consigliere Mediaset e vicepresidente di Publitalia ‘80) alla Fondazione biblioteca o al settimanale Il Domenicale (l’ex direttore Angelo Crespi), il cugino Massimo Dell’Utri, attuale professore dell’Università di Sassari, il deputato Massimo Palmizio, l’intellettuale Camillo Langone, Candia Camaggi (ex responsabile Fininvest Lugano), Alessandro Salem, dg dei contenuti Mediaset, la squadra dilettantistica Bacigalupo di Palermo (fondata nel 1957). A coloro che hanno preso parte all’iniziativa, e alle loro famiglie, vorrei ricordare che lo scorso maggio la Cassazione ha confermato definitivamente la condanna a sette anni di reclusione per Marcello Dell’Utri, ex braccio destro di Silvio Berlusconi, per il reato di concorso esterno in associazione mafiosa, in quanto per decenni si configurò come quel sicuro anello di congiunzione che garantiva proficui contatti tra Cosa nostra e ambienti politici. L’amico a cui date solidarietà ha infatti favorito soggetti criminali, assassini, narcotrafficanti, torturatori, infanticidi, stragisti, terroristi.

Con la vostra solidarietà non avete commesso un reato punibile dalla giustizia umana, ma uno che va molto al di là di questo. Della qualità delle amicizie di Marcello Dell’Utri, le cui azioni possono essere considerate quantomeno antietiche e certamente criminali, cosa pensano i firmatari che oggi lo sostengono? E soprattutto, cosa può pensare l’opinione pubblica e i cittadini tutti che leggono decine e decine di nomi attorno alla scritta “Al tuo fianco, Marcello” dedicata a un detenuto che per anni ha frequentato i boss di Cosa nostra?