Da Mafia Capitale a Giarre Succursale? gazzettinoonline.it

Da Mafia Capitale a Giarre Succursale?

Da Mafia Capitale a Giarre Succursale?
settembre 02
09:57 2015

Da Mafia Capitale a Giarre Succursale? Dall’inchiesta giornalistica de “Il Fatto Quotidiano”, emergono inquietanti intrecci sulla gestione del Cara di Mineo. Sullo sfondo quell’appalto milionario da cento milioni di euro all’anno, appalti e fornitori, posti di lavoro e soprattutto voti da gestire.

mineo“In cima – riporta l’articolo del giornale nazionale – c’è la figura del sottosegretario Giuseppe Castiglione, indagato dalla Procura di Catania per turbativa d’asta, luogotenente di Angelino Alfano in Sicilia, genero del potentissimo senatore Pino Firrarello; poi ci sono tutti gli altri: faccendieri, politici e manager spregiudicati. Intorno un’intera provincia che cambia preferenze elettorali: dal centrosinistra al nuovissimo partito di Alfano e Castiglione. Eccolo qui il sistema del Cara di Mineo, il centro richiedenti asilo più grande d’Europa, finito nel ciclone dell’inchiesta su Mafia Capitale. Dalle rivelazioni di Luca Odevaine emerge un quadro inquietante. Egli stesso ammette davanti ai magistrati inquirenti di mafia Capitale di avere intascato 10mila euro al mese anche se – afferma – la richiesta complessiva era di 20 mila euro. Ma non erano solo per me: mi servivano per le cooperative sociali che presiedevo”. “Se ho favorito la vittoria delle gare per la gestione del centro? Sì, l’ho fatto” ammette nei verbali pubblicati dal Messaggero e dal Corriere della Sera.

Il racconto di Odevaine parte dal 2011 – si legge nell’inchiesta del Il Fatto – quando dopo lo scoppio della Primavera araba comincia l’ondata di sbarchi dal nord Africa.

Ed è a quel punto che Odevaine si materializza in Sicilia, dove incontrerà con l’allora presidente della provincia di Catania Castiglione e il giarrese Salvo Calì presidente della cooperativa Sisifo, iscritta a Legacoop, capofila dei gestori di Mineo fin dalla creazione del centro. Sisifo è il Consorzio di cooperative che dal 2011 gestisce il Cara di Mineo dopo aver vinto un appalto del valore di diverse decine di milioni di euro nel 2011 per gestire il servizio di accoglienza degli immigrati.

SALVO CALI'Ma chi è quel Salvo Calì che Odevaine tira in ballo? Fino al febbraio 2013 presidente di Sisifo è stato, per l’appunto, Salvo Calì, dirigente medico dell’Asp di Catania, già direttore sanitario a Giarre e Paternò e segretario del Smi, Sindacato medici italiani; nella metà degli anni ’70 è entrato a far parte nel Pci; è stato consigliere comunale del Pci dal 1980 al ‘90 e dal ’90 al ‘93, consigliere provinciale.

Salvo Calì nel novembre del ‘91 ebbe una grande opportunità: diventare presidente della Provincia di Catania, ma l’occasione sfumò e a conquistare la prestigiosa poltrona di Palazzo Minoriti al tempo fu Carmelo Rapisarda. Sullo sfondo di quella tormentata elezione accordi saltati per equilibri non trovati. In origine, il nome prescelto sarebbe stato quello di Clelia Papale ma nel Pci-Pds non tutti erano d’accordo. Anzi in quella circostanza ci sarebbero stati scontri durissimi e siccome il marito della Papale era quel Giacomo Torrisi, al tempo presidente della Lega cooperative, fu invitata a farsi da parte e in quell’occasione spuntò dal cilindro Salvo Calì. Sembrava fatta, ma anche sul nome del medico giarrese ci furono reazioni inattese di aspro dissenso. Calì non ce la fece. Oggi a distanza di molti anni, il nome di Calì spunta in questa vicenda torbida legata a Mafia Capitale e alla gestione del Cara di Mineo. È il famoso pranzo con sedia vuota.

“Castiglione – racconta Odevaine ai magistrati – non mi disse esplicitamente che Sisifo presieduta da Calì doveva vincere la gara, ma io capii perfettamente anche perché accompagnandomi all’aeroporto mi disse che Sisifo era per lui il gruppo più adatto a gestire Mineo; mi disse che erano cooperative di centrosinistra e quindi lui non aveva un interesse politico, ma li promuoveva perché li considerava capaci. Mi disse anche che vi era una esigenza politica primaria di favorire cooperative operanti sul territorio”.

E’ in questo modo che nasce la prima gara d’appalto milionaria per gestire Mineo, una gara che Odevaine racconta senza mezzi termini di avere praticamente truccato. “Il bando era scritto in modo da rendere certa la vittoria dell’Associazione temporanea d’imprese: la decisione fu presa congiuntamente da Paolo Ragusa, da me, da Castiglione, da Giovanni Ferrera“.  Ragusa, anche lui indagato con Castiglione, è un grande elettore del Nuovo Centrodestra, il partito creato da Alfano che nella zona del Calatino prende percentuali massicce di voti. A sentire Odevaine, non solo aveva ruolo nella gestione del centro, ma “imponeva la scelta dei fornitori dai quali acquistare e gestiva le convenzioni con i privati. privati presso i quali gli ospiti del centro potevano spendere 2,5 euro al giorno con una tessera”.

Ma non è finita qui: perché – secondo quanto riporta Il Fatto Quotidiano – dopo che Castiglione e Odevaine si accordano sul nome di Sisifo per gestire il centro, la rete comincia ad allargarsi. “Quando incontrai di nuovo Castiglione gli dissi che era necessario individuare una struttura in grado di gestire pasti, per cui gli consigliai di rivolgersi alla Cascina. In più di un’occasione Menolascina (dirigente della cooperativa) mi ha detto che La Cascina ha stretto rapporti con Lupi, Alfano e Castiglione e che finanziava la nascita di Ncd”. La cooperativa vicino a Comunione e Liberazione, dunque, secondo Odevaine è tra i main sponsor del nuovo partito di Alfano, diventato nel frattempo il principale partito politico dei comuni del Calatino.

«Quota siciliana o ci fanno un c… così» Cara Mineo, la “pista rossa” di Odevaine da: la sicila

di Mario Barresi

CATANIA. «Bisogna lasciare una quota siciliana sul territorio perché sennò lì ci fanno un culo così… ». Così parlò Luca Odevaine. Sì, perché nell’Isola c’è «il blocco forte, che è Sisifo». Una potente coop rossa, socia (ma anche “nemica”) dei ciellini della Cascina nell’appalto per il Cara di Mineo. Ma ci sono anche altre pressioni, talvolta contrapposte. Del Pd, che, dapprima sostenitore, poi «faceva blocco su Sisifo».

 

Il faccendiere della “Terra di Mezzo” ha pure un appuntamento con una non meglio identificata deputata regionale del Pd che gli fa trovare un uomo del gruppo concorrente, Connecting People. Incontro preceduto dalla telefonata di moral suasion da parte di un non meglio identificato «segretario della Cgil». Parole in libertà, nell’intimità della sua “tana”. Magari millanterie, che – attraverso verifiche in corso su tabulati telefonici e spostamenti dell’uomo più intercettato e videoripreso d’Italia – dovranno essere separate da eventuali fatti veri. Ma c’è una pista, nella giungla di Mafia Capitale, che sull’asse Roma–Mineo non passa dagli uomini dell’Ncd, partito più esposto soprattutto dopo la conferma dell’inchiesta a carico del sottosegretario Giuseppe Castiglione, indagato assieme a Odevaine e altri quattro per turbativa d’asta negli appalti per la gestione dei servizi all’interno del centro.

 

C’è anche un fil rouge che porta altrove. «Sisifo, il blocco forte» Pioviggina, a Roma, il 3 febbraio del 2014. È da poco passata l’una del pomeriggio. Nella stanza di Odevaine, all’interno della fondazione “Integrazione”, oltre alle microspie, c’è Salvatore Buzzi, ras delle cooperative romane, in carcere per associazione mafiosa e corruzione. In silenzio, ad ascoltare i due sodali, c’è Mario Schina, consigliere della coop “Il Percorso”, responsabile per il Decoro urbano di Walter Veltroni dal 2005 al 2007, anello di congiunzione fra Buzzi e Odevaine. Quest’ultimo, nell’incontro raccontato nelle 610 pagine d’informativa del Ros dei carabinieri, «rappresentava quali fossero le dinamiche politico–imprenditoriali connesse alla gestione del Centro di Accoglienza di Mineo». Luca Odevaine: «… (incomprensibile)… Cascina un passaggio lo posso fa’ io perché… i siciliani… allora lì c’è Cascina… (inc)… ». Mario Schina: «… (inc)… cucina… ». LO: «… e un pezzettino che c’ha bonus di mediazione… no di… la parte lega… comunque… è un pezzettino di questa roba qui… o mediazione con parte legale… però diciamo che comunque l’appalto loro… (inc.)… col Comune… poi c’è… Sisifo… che è appunto… soprattutto il blocco… forte che è Sisifo e… (inc)… e poi… (inc.)… di piccole cooperative locali che si sono messe insieme che però… le piccole cooperative locali, in realtà, come interlocuzione adesso… attraverso di me… fanno più… fanno più blocco con la Cascina che con Sisifo… ».

 

Odevaine si accredita dunque con Buzzi come l’uomo giusto per poter scalfire lo strapotere della Cascina (una delle cooperative aggiudicatarie degli appalti del Cara di Mineo) attraverso Sisifo. «Nell’ambito del raggruppamento temporaneo di imprese, Sisifo – scrive il Ros – rappresenta l’anima di tutte le realtà imprenditoriali locali che prendono parte all’aggiudicazione della gara». Il consorzio siciliano, aderente a LegaCoop, era stato il capofila nei precedenti appalti vinti per la gestione dei servizi all’interno del centro; ma nell’appalto del 2014 fa un passo indietro alla vigilia della mega–gara da 97 milioni: resta nel raggruppamento vincente, ma con una quota minoritaria. Nessuno dei vertici di Sisifo (i quali nell’informativa vengono citati per alcuni precedenti penali, comunque estranei alla vicenda) è indagato per gli appalti del Cara di Mineo. Il pressing di Pd e Cgil Odevaine continua il suo colloquio con Buzzi.

 

Gli propone di approfittare dei contrasti fra Sisifo e Cascina e di “allearsi” con quest’ultima, tirandosi dietro le altre coop locali. Buzzi sembra allettato dall’idea e propone di andare da «Goffredo» (Bettini, ex uomo forte di Veltroni e attuale eurodeputato del Pd, estraneo all’indagine di Mafia Capitale) Luca Odevaine: «… Per cui quelle le possiamo sfilare… e sono quelle che poi hanno un interesse sul territorio per le assunzioni, le cose… I sindaci stanno per cui, hai capito? Alla fine… Il blocco Sisifo… invece anche Cascina non è che c’ha un buon rapporto perché… comunque… (incomprensibile)… so’ concorrenti tra di loro per cui… ». Salvatore Buzzi: « (sovrapponendosi al proprio interlocutore)… (inc.)… quanno ce ricapita… ». LO: «… Se… con Pizzarotti si riesce a… spezzare diciamo così l’Ati, Cascina non ha nessun problema a… sfilare a sfilarsi… da Sisifo… nessun problema… però… è chiaro che in prima battuta bisogna… no? ». SB: «Dobbiamo andarci a fare… (inc.)… Goffredo, ci andiamo insieme… ». LO: «Anche perché politicamente lì è successo pure un po’ di casino perché prima… il Pd… e… faceva blocco… su… anche su Sisifo… e quindi di conseguenza con tutto il gruppo, adesso invece… è successo che loro un giorno m… m’ha chiamato il segretario della Cgil… quindi… Stefania… ». SB: «Uhm». LO: «… e m’ha fatto…… inc… sono andato da… questa Presidente di commissione regionale del Pd… che era quella che all’inizio appunto aveva… inc… la vicenda per… per Sisifo… e mi… e mi sono ritrovato questo di Connecting People… Capito? M’hanno portato questo di Connecting che diceva: “A me… a noi ce dovete fa entrà… o ci fate entrare nell’Ati… ”. dopodiché… so che si… (inc.)… con Sisifo e non sono riusciti a chiudere… (inc.)…, oppure vi famo un culo così o sennò dobbiamo vincere noi… (inc.)… così e dopodiché dopo un poco io ho mandato a fanculo… (inc.)… ma che cazzo… (inc.)… siete impazziti… perché loro so proprio così… minacciano… e pochi giorni dopo è scoppiato tutto il casino a Lampedusa… la rivolta lì… (inc.)… ». SB: «Scusa cerchiamo di infilasse noi co Pizzarotti e Cascina e ci infiliamo… perché non ci possiamo infilare? ». LO: «Sì… bisogna lasciare una quota siciliana per… sul territorio chiaramente perché sennò lì… ci fanno un culo così… però Sisifo potrebbe pure… ». SB: (sovrapponendosi al proprio interlocutore) «… (inc.)… ». LO: «La Cascina sarebbe contenta… ». SB: «Famo na cosa… noi andiamo a cercà a Goffredo per Gianni Letta… e tu… (inc.)… ». LO: «Io se voi mi dite: guarda… c’è… c’è una disponibilità io poi… (inc.)… ».

 

Il “modello Mineo” Non è dato sapere chi è il segretario della Cgil che avrebbe chiamato Odevaine per parlargli del Cara di Mineo. Al di là della veridicità del racconto sul tentativo di “mediazione” sollecitato dall’esponente del Pd, Connecting People alla fine non entra nell’Ati vincente. E anzi è una delle aziende associate, la Cot Ristorazione, a promuovere il primo ricorso all’Autorità di vigilanza sui contratti pubblici. Ma in un’altra intercettazione (stavolta telefonica, del 16 settembre 2013), a colloquio con Sandro Del Fattore, coordinatore nazionale del Dipartimento Politiche sociali della Cgil, Odevaine rivendica il “modello Sicilia” per la «prospettazione – scrive il Ros nell’informativa – delle opportunità, per il comune di San Giuliano di Puglia e quelli limitrofi, sul modello dell’indotto determinato dal più noto centro di accoglienza catanese di Mineo, di gestire la fase relativa alle assunzioni di personale da impiegare nel futuro centro, prospettata nell’ottica del “coinvolgimento del territorio e quindi poi anche a livello occupazionale” come dallo stesso Odevaine ricordato “come io ho fatto a Mineo il 95% delle persone assunte a Mineo vengono dai comuni del… del… del territorio”». E se lo dice lui…

 

La “Lady X” rossa Altro particolare. All’epoca dell’intercettazione, così come nei mesi precedenti e in quelli successivi, non risulta alcuna deputata regionale del Pd presidente di commissione all’Ars. Chi ha telefonato all’“uomo nero” di Mafia Capitale? È davvero avvenuto l’incontro con l’esponente del Pd? Magari a Palazzo dei Normanni? E soprattutto: chi è questa persona? Questo “capitolo” dell’informativa del Ros s’interrompe a pagina 359. Segue un “omissis” fino a pagina 488. In questi 129 fogli, già sul tavolo della Procura di Catania assieme ad altri allegati «molto interessanti», potrebbero esserci alcune risposte agli interrogativi di cui sopra.

twitter: @MarioBarresi

Mafia Capitale secondo capitolo “blindata” e “finta” la gara del CARA di Mineo da: ilsetteemezzo

caramineo

Mafia Capitale secondo capitolo. “Blindata” e “finta” la gara del CARA di Mineo

Non sono indagati ma chi ha avuto o ha che fare strettamente col CARA di Mineo c’è dentro sino al collo. La Procura di Catania di concerto con quella di Roma ha dispostomolteplici perquisizioni presso le sedi degli uffici interessati, tra cui quelle del Consorzio Sol Calatino – Società Cooperativa Sociale, inserito nell’A.T.I. che si occupa delle gestione dei servizi all’interno del C.A.R.A. di Mineo nonché presso i locali della Provincia Regionale di Catania; l’ex presidente della provincia catanese, Giuseppe Castiglione, oggi sottosegretario del Governo e il direttore Giovanni Ferrera del Consorzio Calatino Terra d’Accoglienza sono più volte citati nella nuova documentazione di Mafia Capitale 2 che riprende quello che fu chiamato nel finire dello scorso anno il Sistema Odevaine.

Sette mesi dalla prima ordinanza, dopo la conferma della Cassazione delle misure cautelari derivanti  dell’impianto accusatorio dell’inchiesta Mafia Capitale nei confronti dei principali artefici di numerosi reati quali associazione a delinquere di stampo mafioso,la nuova ordinanza del secondo capitolo di Mafia Capitale, emessa dal Gip del Tribunale di Roma Flavia Costantini, approfondisce e svela in altre sue sfaccettature la rete che delinqueva approfittando dell’emergenza oramai strutturata dell’immigrazione e che ha coinvolto sin dall’inizio il centro richiedenti asilo più grande d’Europa, non solo per le dimensioni, soprattutto per il flusso di migliaia di donne e uomini e la presenza costante all’interno di circa 4mila persone di oltre 40 etnie, il CARA di Mineo, su cui sono stati puntati i fari anche dall’Autorità Anticorruzione  che ha definito illegittimo l’ultimo bando di gara per l’assegnazione dei servizi interni, che quelli della Commissione parlamentare d’Inchiesta sui Cara e i Cie che ha compiuto la propria missione  la scorsa settimana.

«Collusioni preventive, consistenti in accordi finalizzati alla predeterminazione dei soggetti economici che si sarebbero aggiudicati le gare» e «condotte fraudolente, consistenti nel concordare i contenuti dei bandi di gara in modo da favorire il raggruppamento di imprese al quale partecipavano imprese del gruppo LA CASCINA» ed infatti l’ultimo bando di cui dava mandato il 7 aprile 2014 il consiglio del Consorzio e indetto poi dal direttore Ferrera il 24 aprile,  di cui parla Odevaine intercettato dialogando con il commercialista Stefano Bravo,  viene definito «blindato», a vincerlo sarà l’ATI Casa della Solidarietà, nome dietro cui stanno le coop. che hanno gestito il Cara senza soluzione di continuità cambiando rispetto ai bandi precedenti solo il nome rappresentante, sono Sisifo, Sol.Calatino, Senis Hospes, Cascina Global Service, Pizzarotti e c. s.p.a, comitato provinciale della Croce Rossa Italiana.

INTERCETTAZIONE TRA LUCA ODEVAINE E STEFANO BRAVO

omissis…

SB:    «ma t’hanno nominato, poi giù, Direttore del… là del centro nuovo? …inc…»

LO:   «sì, beh dobbiamo fare la gara adesso, facciamo… questa settimana chiudiamo il bando …inc…, beh … pubblichiamo il bando poi tornerò per la Commissione per aggiudicarla però diciamo che è abbastanza blindato insomma, non…sarà difficile che se lo possa aggiudicare qualcun altro (I due ridono), vabbè, no vabbé dai è quasi impossibile nel senso che alla fine …inc… per cui continueranno a… a gestirlo quelli che lo gestiscono adesso, mi pare più corretto»

SB:    «ma tu parli …inc…»

LO:   «di Mineo»

SB:    «sì, perché è lì che rinnovano ma quello nuovo?»

LO:   «quello nuovo, l’altro ieri ho chiuso col Ministero e non firmano la convenzione, anche lì …inc… più o meno contemporanei, diciamo visto che pubblicheranno i due bandi quasi contemporaneamente, che è un pò un problema perché sò due gare grosse e il fatto che le vinca lo stesso…»

SB:    «ma proprio lo stesso, eh! …inc…»

LO:   «dai c’hanno… c’ha nomi diversi am, diciamo, quelli del mestiere lo sanno benissimo chi sono poi… chi ci sta dietro»

SB:    «ah e quindi?»

LO:   «eh! e quindi… che te devo dì, faranno ricorso e… che cazzo te devo dì, d’altronde… no bisogna vedè pure se sono in grado, beh anche perché poi un… il principale, diciamo, concorrente, il principale competitor comunque è in vaglio di amministrazione controllata adesso, si trova in concordato preventivo.»

Nelle ore successive al caos mediatico scatenatosi dopo la pubblicazione e divulgazione dell’ordinanza dello scorso 28 novembre i soggetti che operano o avevano avuto ruoli di primo piano in amministrazione o gestione del CARA di Mineo avevano preso le distanze, smarcandosi da Luca Odevaine. Giuseppe Castiglione aveva presto affermato di non avere «nulla a che fare con la vicenda di “Mafia capitale” e mi fa rabbia esserne coinvolto sui giornali», il suo nome però, salta nuovamente fuori da altre intercettazioni. Odevaine racconta a Stefano Bravo agli inizi di marzo 2014 l’aneddoto del suo ingresso come rappresentante al tavolo tecnico per la gestione dell’emergenza immigrazione per conto dell’Upi, l’Unione delle province e di quando sceso in Sicilia, per vagliare ciò che stava accadendo in quello che ancora non era il CARA di Mineo, lo andò a prendere Giuseppe Castiglione:

 INTERCETTAZIONE TRA LUCA ODEVAINE E STEFANO BRAVO

LO:  «il Presidente della Provincia di Catania … che era anche Presidente dell’UPI … Giuseppe Castiglione … il quale … quando io ero andato giù … mi è venuto a prendere lui all’aeroporto … mi ha portato a pranzo … arriviamo al tavolo … c’era pure un’altra sedia vuota … dico eh “chi?” … e praticamente arrivai a capì che quello che veniva a pranzo con noi era quello che avrebbe dovuto vincere la gara (ride)…»

«al che gli ho detto “guarda …inc… a queste condizioni” …inc… però … alla fine diciamo c’è voluto un pò di tempo … però abbiamo concordato un percorso … »

«… per cui alla fine lui capisce … gli dico … noi dobbiamo creare un gruppopoi facciamo la garaperò certo favoriamo le condizioni per cui ci sia un gruppo forte che sta roba qua …inc… vince …»

 … per cui gli presento … già ne parlo con questi dell’Arciconfraternita a Roma … con cui ho sempre lavorato qui al di Comune di Roma … e loro nel frattempo si erano appunto … fusi con la Cascina … per cui ho conosciuto loro gliel’ho presentati a Castiglione … e poi è nato questo … peraltro è nato e si è sviluppato poi per altri aspetti … perché loro adesso … Castiglione si è avvicinato molto a Comunione e Liberazione, insieme ad Alfano e adesso loro … Comunione e Liberazione di fatto sostiene strutturalmente tutta questa roba di Alfano e del Centro Destra …inc… Castiglione …»

 SB:       «Comunione e Liberazione appoggia Alfano?»

LO:      «si … stanno proprio finanziando … sono tra i principali finanziatori di tutta questa

SB:       «apposta regge …»

LO:      «questa roba si … e Lupi è … (si accavallano le voci) … e si sta dentro … Lupi … (si accavallano le voci) … e infatti è il Ministro del … .del coso … delle Opere Pubbliche …»

SB:       «e si Infrastrutture …»

LO:      «Infrastrutture eh … e Castiglione fa il sottosegretario … all’Agricoltura … però … ed è il loro principale referente in Sicilia … cioè quello che poi gli porta i voti … perchè poi i voti loro …inc… ce li hanno tutti in Sicilia … per cui diciamo … io li  ho messi insieme … e si è strutturata questa roba … e dopo di che abbiamo fatto questa cosa di Mineo … e la prima garaio ho fatto il Presidente della Commissione … e … poi c’è stata una seconda gara … e poi adesso questa è la terza praticamente … gara che si fa … e in tutte e tre io ci so stato in Commissione … non mi ricordo se tutto ‘sto … ‘sto ragionamento per arrivare? …»

 

Propedeutici alla gara si erano svolti degli incontri tra Luca Odevaine e rappresentanti de LA CASCINAdi cui la polizia giudiziaria ha ricostruito ogni passaggio. Una nota particolare assume una intercettazione ambientale negli uffici della FONDAZIONE INTEGRA.AZIONE che racconta di un incontro tra questi soggetti e di una telefonata con il direttore del Consorzio Calatino Terra d’Accoglienza Giovanni Ferrera. La conversazione sul contenuto del bando avviene in viva voce tra i due senza che sia svelata la presenza degli amministratori del gruppo LA CASCINA. Il direttore e il factotum in immigrazione prospettano l’ipotesi un punteggio particolare da riservare a chi abbia il requisito del centro cottura entro il raggio di 30 km. Punteggio decisivo per l’attribuzione poi della gara a LA CASCINA e company. Nel 2012 la C.O.T. Società Cooperativa aveva chiesto sul primo bando un parere in merito alla legittimità della lex specialis predisposta dal Soggetto Attuatore per la Gestione del C.A.R.A. e cioè la Provincia di Catania nel nome di Castiglione di Mineo per l’affidamento dei servizi in oggetto, proprio sulla medesima questione dei 30 km, secondo la società di ristorazione palermitana era una nota che incideva particolarmente sulla par condicio. L’Anticorruzione di allora rigettò questa richiesta. Il Gip scrive come nella conversazione con Ferrera e la presenza degli uomini de LA CASCINA emerga la gravità indiziaria della natura illecita del rapporto e l’asservimento agli interessi privati di uno dei partecipanti alla gara del pubblico ufficiale componente della commissione aggiudicatrice. Tutto ciò è evidente anche in una registrazione del 27.01.2014 tra Luca ODEVAINE, Salvatore MENOLASCINA e Carmelo PARABITA, i rappresentanti amministrativi de LA CASCINA, ciò che preoccupa il pluri esperto in business sociale d’immigrazione è non la gara di Mineo che «si fa’ come si è fatto l’altra volta… quindi..» l’unica cosa che lo preoccupa è la composizione della commissione giudicatrice «… perché se facciamo lo stesso filml’importante che ci stiamo io e Giovanni», parlando con Buzzi in un’altra occasione addirittura definisce la gara da 97 milioni di euro per tre anni di gestione «una finta gara».

Luca Odevaine, che tra le altre cose si evince nell’ordinanza sul Cara menenino pretendeva uno “stipendio” da 10 mila euro poi passati a 20 mila dato che i migranti, ormai 4 mila, erano raddoppiati, avrebbe avuto il potere di guidare in alcune particolari scelte Giovanni Ferrera come nel caso in cui “ricattò” gli interlocutori de LA CASCINA del blocco dei pagamenti arretrati, 40 milioni circa, dopo una “sgradevole conversazione” avuta con questi.

Il 10 marzo 2014 avviene una comunicazione con Cammisa amministratore delegato LA «[…] sulla commissione mi pare che… finora… sia parlando con Paolo e parlando con… con Giovanni… […] al momento… l’accordo è… che siamo Giovanni io e… un terzo che non può essere dipendente di… dei… dei Comuni… deve essere un esterno… un tecnico esterno», riferiva Odevaine, due settimane dava loro la sicurezza della sua nomina al gruppo complice della turbativa,per essere nominato bisognava divenisse dipendente del Consorzio dei Comuni e difatti 20 giugno 2014,  l’esito di una articolata procedura pubblica, permetteva di assumere Luca Odevaine in qualità di collaboratore a tempo determinato part-time dell’ufficio Progettazione Gestione e Rendicontazione Fondi Europei, appena un mese prima, il 14 maggio il Consorzio di Amministrazione del Consorzio aveva con una delibera modificato l’organigramma della struttura organizzativa. Il termine perentorio era il 23 maggio, 9 giorni dopo, la firma in calce di Giovanni Ferrera. A questa selezione si presentavano tre candidati, tutti e tre esclusi perché non in possesso della totalità dei requisiti e non essendo stato possibile reperire la figura nei comuni consorziati e procedendo ad allargare la platea su successive sei  candidature l’unica a risultare confacente per gli eccellenti requisiti specifici era quella dell’uomo per tutte le stagioni del CARA, Luca Odevaine. E mentre durante una conferenza stampa convocata alla vigilia di Natale per sottolineare la propria estraneità ai fatti di Mafia Capitale, assieme ai Sindaci Anna Aloisi, Giovanni Verga e Aurelio Sinatra che si agitava particolarmente ad alcune nostre domande, c’era anche Giovanni Ferrera che dichiarava ai nostri microfoni «Siamo rimasti scioccati sia a livello personale che  di amministrazione del Consorzio, perché non pensavamo che una persona che è riconosciuta a livello nazionale cominciando dai prefetti locali… che fosse oggetto dei reati che gli sono stati contestati, questo ci ha preso alla sprovvista» oggi la sua posizione si fa particolarmente complicata.

Che gli immigrati rendessero più della droga era l’assunto centrale del sistema di cui Luca Odevaine era macchinatore e che aveva attratto per la facilità di guadagno attraverso espedienti ben architettati operatori del sociale che sono stati protagonisti e tutt’ora sino ad un eventuale e forse necessario commissariamento gestiscono i servizi del centro richiedenti asilo più grande d’Europa, decantato come modello di integrazione e accoglienza ma che non ha incantato le diverse istituzioni che hanno approfondito fatti e circostanze.

Giuliana Buzzone

CARA Mineo indagato il sottosegretario Giuseppe Castiglione da: sudpress

 

Indagine sul CARA di Mineo

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Le Procure di Catania e Caltagirone pronte a chiudere il cerchio sulla gestione milionaria del centro di accoglienza. Coinvolti a vario titolo esponenti politici, funzionari e ras delle cooperative. Ipotesi di associazione a delinquere finalizzata alla turbativa d’asta e voto di scambio. TUTTI I NOMI

La diffusione della decisione dell’Autorità Anticorruzione, firmata personalmente dal presidente Raffaele Cantone, di dichiarare illegittima la gara d’appalto da 97 milioni di euro per la gestione del CARA di Mineo ha probabilmente accelerato l’iniziativa delle due procure competenti, Catania e Caltagirone, che da tempo stanno investigando sul colossale business creatosi attorno al fenomeno dell’immigrazione clandestina.

Diversi i filoni d’indagine, compresi i collegamenti con quella in fase più avanzata della Procura di Roma retta dal procuratore capo Pignatone e che ha già condotto a numerosi arresti.

Al centro dell’indagine catanese, la presunta turbativa finalizzata a confezionare un bando di gara preconfezionato su misura in modo tale che, a causa dei requisiti specifici inseriti nel capitolato, potesse partecipare esclusivamente il raggruppamento d’imprese che già gestiva lo stesso servizio, per di più in proroga da oltre un anno.

Altro filone d’inchiesta riguarderebbe il sistema di assunzioni presso le varie cooperative coinvolte nella gestione del business dell’accogienza, dal CARA vero e proprio ai numerosi SPRAR presenti sul territorio sino all’accoglienza dei minori non accompagnati.

Il nome più eccellente tra quanti hanno avuto ruolo nella gestione del CARA figura l’attuale sottosegretario del governo Renzi Giuseppe Castiglione.

Castiglione è stato il  ”Soggetto Attuatore” che ha di fatto creato il “sistema CARA” in qualità di presidente della provincia di Catania, costituendo anche il “gruppo dirigente” della struttura.

Un suo fedelissimo, al suo fianco già alla Provincia di Catania, è stato posto a capo della direzione generale, Giovanni Ferrera, responsabile diretto della gestione della gara d’appalto dichiarata illegittima ed a capo della commissione giudicatrice che era composta anche da Luca Odevaine e Salvatore Lentini, capo ufficio tecnico del comune di Vizzini..

Sempre al fianco di Castiglione anche Luca Odevaine, consulente presso il CARA, ed attualmente in carcere per il ruolo svolto nell’ambito dell’inchiesta su “Mafia Capitale”.

Patron indiscusso delle cooperative il cui ruolo sarebbe al vaglio degli inquirenti sia per le turbative che per le assunzioni, Paolo Ragusa, presidente del consorzio di cooperative SOL.Calatino.

A presiedere l’assemblea del Consorzio “Terra d’Accoglienza” il sindaco di Vizzini Aurelio Sinatra, mentre il consiglio di amministrazione ha come presidente Anna Aloisi, sindaco di Mineo ed i sindaci di Ramacca Franco Zappalà, di  Licodia Eubea Giovanni Verga, di San Cono Salvatore Barbera e di San Michele di Ganzaria Giovanni Petta