Renzi e Crocetta, due diverse declinazioni del verbo “riciclare” | Autore: Gabriele Centineo e Mimmo Cosentino da: controlacrisi.org

Rottamare, recuperare, riciclare. Questi i fondamenti di una organica filosofia dei rifiuti. A questa si ispirano, declinandola in modo diverso, i due principali leaders “rivoluzionari” che agitano i maleodoranti stagni della politica siciliana: Renzi e Crocetta.

Il primo ricicla Caterina Chinnici a capolista per le europee, l’altro gli ricorda che la figlia del magistrato ucciso dalla mafia ha occupato un assessorato importante, nel governo di Raffaele Lombardo, condannato per fatti connessi alle sue relazioni mafiose.

Crocetta avrebbe preferito Lumia, che ha prima promosso e poi sostenuto con tutte le sue forze il sostegno alla Giunta Lombardo. D’altra parte Crocetta vive di una maggioranza all’Assemblea regionale siciliana che, negli eletti che si spostano da un gruppo parlamentare all’altro, soprattutto dalla destra e dal centro, rappresentano la continuità politica non solo con Lombardo, ma addirittura con Totò Cuffaro. Il nostro Rosario ha inoltre, in questi giorni, superato se stesso: ha annunciato la nomina ad Assessore dell’avvocato catanese Antonio Fiumefreddo. Costui, oltre ad essere l’avvocato di Lombardo, è il rappresentante legale delle imprese interessate alla realizzazione dei termovalorizzatori in Sicilia, a nome delle quali ha presentato formale istanza di ricorso agli organi amministrativi contro il diniego della Regione Sicilia.

Ma Crocetta sa come muoversi nei gironi infernali della politica isolana. In primo luogo utilizzando spregiudicatamente il tema e l’immagine dell’antimafia, facendo valere la regola la regola aurea del “political correct” isolano. Infatti qui le liste o i governi sono legittimati non dai programmi né dalle (buone) azioni, ma dalla grazia di una presenza di sangue antimafioso (non solo la Chinnici). Soltanto che nel Pd hanno pensato che il troppo storpia. Così, dopo avere girovagato per diversi lidi,

la Sonia Alfano è rimasta fuori dalla lista per le europee. Per fortuna, diciamo noi. Non sappiamo se con dispiacere del commissario Montalbano, che ogni tanto sbaglia anche lui. Già nel 2012, innamorato di Crocetta, ne aveva sostenuto la elezione contro la candidata proposta dalla sinistra unita.

Abbiamo detto che sufficit, nella rivoluzione/rottamazione crocettiana, l’eredità antimafiosa e che il resto conta poco o nulla. Con una unica grande eccezione: la benedizione di Confindustria, presente nei governi Lombardo e Crocetta direttamente con propri esponenti. E alla quale, da Montante a Lo Bello, non fa comodo esprimere dubbi, né chiedere inchieste o proporre divieti. Ma solo esigere l’incasso degli interessi e degli affari dei propri soci. Così è stato facile ottenere la liquidazione del pubblico ministero Marino, un giudice prestato alla politica, nel quadro della rilegittimazione delle istituzioni, colpevole, nel ruolo di Assessore all’Energia, di lineari interventi sulla questione delle discariche dei rifiuti, cosa nostra di Confindustria Sicilia, in primis del suo vicepresidente.

Dobbiamo comunque dare atto a Crocetta che la sua rivoluzione è più radicale di quella renziana. Avere in Giunta assieme Antonio Fiumefreddo e Lucia Borsellino è un risultato di prima grandezza: mostra come la retorica dell’antimafia non sia più condizione di un giudizio sul Governo regionale, di cui si dice appunto, come nel congresso della CGIL siciliana, che nulla ha concluso, se non sul terreno della lotta alla mafia. Ma vorremmo sommessamente ricordare che anche Totò Cuffaro, ora in prigione, aveva riempito la Sicilia di manifesti in cui dichiarava che “LA MAFIA FA SCHIFO”.

Intanto nel Pd esplode la polemica, sia sulla composizione del nuovo governo, sia sulla formazione delle liste per le elezioni europee: le parti in causa si rinfacciano reciprocamente comportamenti e relazioni di natura mafiosa. A Crocetta va comunque riconosciuto un merito: avere rottamato il Pd e il gruppo dirigente della CGIL isolani, che al suo successo avevano decisamente contribuito.

Così, per chi ha occhi per vedere e orecchie per sentire, emerge il dato incontestabile che la Sicilia ha bisogno di UN’ALTRA EUROPA, perché quella che ci mostrano e praticano, nello sperpero e negli scandali, nei saccheggi dei beni pubblici e nelle ingiustizie, nelle marcescenze dei bisogni sociali negati e della democrazia violata, è assolutamente orribile.

Anche a questo avrà pensato la sindaca di Lampedusa, Giusi Nicolini, allontanando da sé il calice avvelenato della proposta di candidatura nelle liste del Pd.

17 deputati regionali catanesi indagati. Tutti i nomi senza censure. da: catania-benecomune

Non sarà mai l’iscrizione al registro degli indagati in un’inchiesta a stabilire l’onestà e la correttezza di una donna o di un uomo e per gli 83 deputati regionali siciliani indagati per peculato non si deve fare eccezione.

Gli organi di stampa in queste ore hanno definito un “terremoto politico” l’inchiesta della Guardia di Finanza sulle spese compiute dai gruppi parlamentari dell’Assemblea Regionale Siciliana. Pare che decine di deputati regionali utilizzassero i soldi pubblici a loro assegnati per spese istituzionali per l’acquisto di beni di lusso, di accessori d’abbigliamento costosissimi, di biancheria intima griffata (a dimostrazione che con la “Padania” non siamo poi così diversi) e di chissà cos’altro. Accuse che, se confermate, risulterebbero gravissime in quanto farebbero emergere in maniera cruda e immediata l’uso che una parte della politica fa delle Istituzioni. La punta di un iceberg se pensiamo a come può avere usato l’incarico pubblico chi è riuscito a usare soldi pubblici per comprarsi le mutande di marca: assunzioni, favori e clientele “sembrano quasi più decenti”.

Fermo restando il principio che l’iscrizione al registro degli indagati non determina in nessun modo la colpevolezza non si può non notare la parzialità di certa informazione che ha trattato la vicenda, specialmente a Catania, con sospetta prudenza, tentando di fare uscire allo scoperto i nomi di alcuni indagati tenendone altri quasi segreti. A dover dare spiegazioni per questa inchiesta, a dover dimostrare puntualmente l’uso fatto del denaro pubblico non possono essere solo alcuni ma tutti e maggiore è il loro peso politico, maggiore la loro influenza, maggiore dovrà essere la solerzia nel fornire chiarimenti, nel dimostrare la propria estraneità ai fatti. I deputati regionali indagati eletti nel Collegio di Catania alle penultime e ultime elezioni sono 17. Ecco i loro nomi, i loro partiti e il loro peso politico (senza censure).

Concetta Raia, Partito Democratico. Esponente politico di punta del gruppo dirigente della Cgil catanese

Lino Leanza, fondatore di Articolo 4. Ex braccio destro di Raffaele Lombardo, elemento portante delle coalizioni che hanno eletto Rosario Crocetta ed Enzo Bianco.

Salvo Pogliese, Forza Italia. Esponente di spicco della destra catanese.

Nicola D’Agostino, Udc. Ex esponente dell’MPA di Lombardo ha gestito, per l’Udc, l’avvicinamento al Partito Democratico.

Raffaele Lombardo, Mpa. Ex Presidente della Regione, inquisito per concorso esterno in associazione mafiosa.

Nino Di Guardo, Partito Democratico. Attuale Sindaco di Misterbianco

Marco Forzese, Democratici e Riformisti. Dopo aver svolto incarichi per le amministrazioni del centrodestra ora è azionista delle coalizioni di Crocetta e Bianco.

Giovanni Cristaudo, già PDL. È stato condannato per concorso esterno in associazione mafiosa nel processo IBLIS.

Giuseppe Spampinato, Il Megafono.

Raffaele Nicotra, Articolo 4. Braccio destro di Lino Leanza.

Guglielmo Scammacca, già mpa. Fedelissimo di Raffaele Lombardo.

Salvatore Giuffrida, Udc. Già Sindaco di Tremestieri.

Giovani Barbagallo, Partito Democratico.

Orazio D’Antoni, già mpa. È stato condannato nel processo per il buco di bilancio al Comune di Catania.

Francesco Calanducci, già mpa.

Giuseppe Arena, già mpa.

Dino Fiorenza, già mpa.

Questi i nomi diffusi la notte del 15 gennaio. Sembra che si siano aggiunti alla lista degli indagati anche Fausto Fagone, già Udc, condannato per mafia nel processo Iblis e Vincenzo Oliva, già mpa.