La Lombardia approva norma anti-accoglienza: penalizzati gli albergatori che ospitano rifugiati da: la stampa

I gestori che utilizzano gli hotel per «fini non turistici» esclusi dai bandi della Regione. L’emendamento alla legge elettorale voluto dalla Lega. Esulta Salvini, insorge il Pd
LAPRESSE

Il governatore della Lombardia Roberto Maroni

16/09/2015

Penalizzare gli albergatori che hanno dato accoglienza ai richiedenti asilo in maniera volontaria. Sarà questo l’effetto di un emendamento alla legge sul turismo approvato questa sera, mercoledì 16 settembre, dal Consiglio regionale della Lombardia. A favore della proposta della Lega ha votato compatto il centrodestra, contrarie le opposizioni e il Movimento 5 Stelle.

 

Il provvedimento contestato

L’Aula del Pirellone, presente anche il governatore Roberto Maroni che ha appoggiato l’iniziativa, è stata bloccata per due giorni sulla discussione di questo passaggio minimale rispetto al resto della legge, coi consiglieri che poi si sono lamentati che la stampa non abbia parlato molto di turismo. La Lega, che da settimane organizza picchetti di protesta di fronte agli hotel in questione, aveva fatto proposte più esplicite: dare premialità «per le strutture ricettive lombarde che dichiarano di non ospitare soggetti privi di regolare permesso di soggiorno o soggetti di cui non è stato ancora acclarato lo status di rifugiato». E di multare da 5.000 a 10.000 euro le strutture ricettive che accolgono «soggetti entrati illegalmente» in Italia, con possibile sospensione dell’attività.

 

Deroga per disposizioni dell’autorità

La norma approvata dal Consiglio regionale alla fine afferma la possibilità di accedere ai bandi di finanziamento regionale solo «qualora il fatturato o il ricavato dell’attività ricettiva degli ultimi tre anni sia integralmente derivante dall’attività turistica». Ciò detto, «non sono computate le entrate relative ad attività conseguenti a calamità naturali o altri eventi determinati da disastri naturali o incidenti di particolare rilevanza o in esecuzione di specifici provvedimenti coattivi».

 

Salvini esulta, il Pd insorge

«Approvata la proposta della Lega di non dare finanziamenti agli albergatori che ospitano immigrati a pagamento. Bene! Pd e 5 Stelle hanno votato contro, per loro va bene così…». Matteo Salvini commenta così la notizia.

 

«È una norma ingiusta, che cozza contro i principi fondamentali della Costituzione e per questo chiediamo al governo di impugnare la legge in questione, non appena sarà approvata», commenta invece il senatore del Pd Franco Mirabelli, che intende sollevare la questione al termine della seduta odierna del Senato.

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Sal­vini, l’odio calcolato | Fonte: il manifesto | Autore: Alessandro Dal Lago

Vi ricor­date di quel tomo, depu­tato euro­peo della Lega, che tempo fa ha urlato, nel corso di un talk show, che i Rom sono la «fec­cia della terra»? Ebbene, quella sera, una buona parte, forse la mag­gio­ranza, degli spet­ta­tori pre­senti ha applau­dito.

Ma è solo la punta di un ice­berg. Un anno fa, il sin­daco Pd di un paese della cin­tura tori­nese ha pro­po­sto di isti­tuire un bus riser­vato ai Rom. Insomma, gli abi­tanti del campo non pote­vano più salire insieme agli ita­liani…
Ma se un ammi­ni­stra­tore, e nem­meno della Lega, ripro­pone nient’altro che la vec­chia segre­ga­zione, vuol dire che l’ostilità per i Rom è paros­si­stica.
Che una mino­ranza di esseri umani (tra i 150 e i 180.000, di cui 70.000 ita­liani e solo poche migliaia nei campi nomadi) possa susci­tare un atteg­gia­mento simile non dipende però solo da micro-dinamiche urbane e sociali, come la paura dif­fusa in tempo di crisi. Dipende soprat­tutto dall’odio deli­be­ra­ta­mente sparso da una parte del ceto poli­tico e dall’indifferenza o con­ni­venza degli altri. Insomma, da un discorso xeno­fobo mag­gio­ri­ta­rio.
Pren­diamo Sal­vini, che sce­glie pro­prio l’8 aprile, Gior­nata inter­na­zio­nale dei Rom e dei Sinti, per pro­porre la distru­zione dei campi. Il lea­der della Lega per­se­gue evi­den­te­mente un piano arti­co­lato e deli­be­rato: con­qui­starsi visi­bi­lità su un tema popu­li­sta e popo­lare.
Prima va a pro­vo­care i Rom nei loro campi e poi appro­fitta del fatto che se ne parla in una data spe­ciale per rove­sciare il signi­fi­cato della ricor­renza. Che, infatti, riguarda la memo­ria della costi­tu­zione della prima asso­cia­zione dei Rom, a Lon­dra l’8 aprile 1971, ven­ti­sei anni dopo il loro ster­mi­nio da parte dei nazi­sti. Quindi, un insulto a vasto rag­gio: ai Rom di oggi, discri­mi­nati in tutti i modi pos­si­bili, e a quelli morti nelle camere a gas.
Un odio cal­co­lato per attrarre voti nello sfa­celo del cen­tro­de­stra e basato, come sem­pre sull’ipocrisia e sulla mani­po­la­zione della realtà. Nes­suna (o quasi) ammi­ni­stra­zione comu­nale, soprat­tutto nelle metro­poli, ha mai attuato una poli­tica decente per siste­mare i Rom non stan­ziali in abi­ta­zioni nor­mali, per edu­care i bam­bini e for­nire un’adeguata assi­stenza sani­ta­ria. I dati sulle con­di­zioni sani­ta­rie, le malat­tie cro­ni­che e l’evasione dell’obbligo sco­la­stico tra i Rom sono i peg­giori del paese.
Il denaro pub­blico, speso anche dalle ammi­ni­stra­zioni leghi­ste, ha sem­pre finan­ziato inse­dia­menti ino­spi­tali, fati­scenti, con ser­vizi ina­de­guati o assenti. E quindi gli sgom­beri, attuati dalle ammi­ni­stra­zioni di destra e cen­tro­si­ni­stra con lo stesso zelo, chiu­dono un cer­chio di disprezzo, esclu­sione e rimo­zione della realtà.
Che poi una mino­ranza della mino­ranza Rom cer­chi di sfug­gire a que­sta sorte, quasi sem­pre invo­cata dai gruppi di cit­ta­dini solerti o inva­sati, cam­biando inse­dia­mento, o magari con un atteg­gia­mento spe­cu­lare a quello della società che li esclude, è del tutto ovvio e com­pren­si­bile. Ma la banale verità è che la nostra società iper-liberale è inca­pace di con­ce­pire un minimo diritto alla mobi­lità e alla tra­sgres­sione delle fron­tiere, visi­bili e invi­si­bili, che si sono mol­ti­pli­cate al suo interno.
Ed ecco che i Rom, non cor­ri­spon­dendo di certo all’immagine levi­gata e per­be­ni­sta che la società ita­liana vor­rebbe di se stessa, diven­tano i capri espia­tori per­fetti di tutta la fru­stra­zione che ribolle in una vita quo­ti­diana impo­ve­rita e pau­rosa.
Il discorso pub­blico feconda inces­san­te­mente que­sto risen­ti­mento verso i più poveri e i più esclusi. Rap­porti inter­na­zio­nali sti­mano che in Ita­lia le mani­fe­sta­zioni poli­ti­che di odio per i Rom abbiano cadenza pres­so­ché quo­ti­diana.
E basta dare un’occhiata ai blog più dif­fusi per leg­gere com­menti che fanno driz­zare i capelli in testa.
Ma sem­bra che il nostro sistema poli­tico non si pre­oc­cupi mini­ma­mente dei mec­ca­ni­smi di pre­va­ri­ca­zione e vio­lenza che attra­ver­sano la società ita­liana e le sue isti­tu­zioni. Un silen­zio assor­dante ha accolto la sen­tenza della Corte di Stra­sburgo per i fatti della Diaz. E solo dichia­ra­zioni di maniera sono seguite alla pro­vo­ca­zione di Sal­vini.
Ma tanto la cuc­ca­gna che il governo ci pro­mette da un anno è alle porte, ci viene detto, e tutto il mondo verrà a cele­brare il genio ita­liano all’Expo. Men­tre i Rom cac­ciati dalle terre in cui sor­ge­ranno padi­glioni, fon­tane, piazze e mostre dell’opulenza errano da qual­che parte.

Ordine del giorno del Comitato nazionale ANPI sulla manifestazione indetta dalla Lega per il 18 ottobre 2014 a Milano

Il Comitato nazionale dell’ANPI, apprendendo che la Lega, con la
partecipazione di CasaPound, ha indetto per il 18 ottobre 2014 una
manifestazione nazionale a Milano dal titolo “Stop invasione”:
rileva la gravità di questa iniziativa che nega quei princìpi di solidarietà e
di eguaglianza che sono alla base del nostro sistema costituzionale;
ne sottolinea il carattere tipicamente razzista e xenofobo, ma anche di
negazione dei fondamentali diritti umani;
chiede che le Autorità adottino provvedimenti opportuni e necessari
diretti ad evitare che manifestazioni del genere assumano contorni e
significati contrari alla Carta costituzionale ed alla legge Mancino;
impegna iscritti, militanti e cittadini alla vigilanza democratica perché
nel Paese non si instauri un clima di odio razzista e, nella sostanza,
fascista, promuovendo azioni ed iniziative di sensibilizzazione sui valori
della Costituzione democratica e antifascista;
invita tutto coloro che credono nei diritti umani a dissociarsi da questo
tipo di manifestazione;
invita il Governo ad assumere le misure necessarie – d’intesa con
l’Unione europea – per affrontare con umanità e solidarietà un problema
di proporzioni ormai gigantesche e tali da non poter essere affrontate con
i toni e le modalità di cui si servono la Lega e le singolari alleanze che
queste manifestazioni rivelano.
15 ottobre 2014

I patti clandestini del governo Renzi | Fonte: sbilanciamoci | Autore: Rossana Rossanda

A quale maggioranza risponde l’attuale governo? Formalmente, il PD ha i non molti voti della sua tornata elettorale più infelice; ma Renzi ha l’abitudine di consultare Forza Italia e la Lega prima ancora di riferire a via del Nazareno e al Parlamento. Sono veri e propri patti, anche se non formalizzati, perché non è formalizzato in nome di quale potere o funzione Silvio Berlusconi deve dire la sua sulle riforme istituzionali e la Lega ha incaricato niente meno che Calderoli, l’autore del Porcellum, a scrivere con Anna Finocchiaro le formule dell’abolizione e ricostituzione del Senato.

La senatrice Finocchiaro si duole altamente che il governo l’abbia abbandonata sul tema dell’immunità che sarebbe ancora concessa al nuovo Senato, cioè a quegli eletti che sarebbero nominati per esercitare il proprio incarico. “Che cosa vogliono da me?” si lamenta ripetutamente alludendo al Presidente del Consiglio e alle chiomate creature che costituiscono il governo. Ma non è difficile capire che vorrebbero da lei il rispetto per delle regole fissate in altra sede, appunto con Forza Italia e Lega, senza che il governo ne risponda letteralmente. Anzi, Renzi le ha fatto sapere con qualche ruvidezza che considera il problema dell’immunità parlamentare per i senatori del tutto secondario. E questa dichiarazione, mentre da tutte le parti gli abbienti incaricati di questo o quel lavoro pubblico stanno dando l’assalto alla diligenza che hanno più vicino, non è la meno sorprendente.

C’è da chiedersi che idea ha l’Italia, stampa compresa, della democrazia rappresentativa. Se ne può pensare anche molto male, ma è innegabile che essa ha un sistema di regole che in questo momento appare quanto mai irriso e confuso. C’è un livello politico di accordi fuori sistema che tuttavia valgono più degli accordi formali: nessuno si sogna più di ricondurre il PD nel Parlamento italiano al semplice posto che gli avevano assegnato le ultime legislative, tutti aspettano di sapere, sia pure in forma ellittica, che cosa Forza Italia, mai ridotta a così modeste proporzioni, e idem la Lega, decidono nel merito della ristrutturazione della democrazia italiana. Però non si può dire in chiare lettere, insieme rivalutando Berlusconi e negandogli il ruolo che gli viene dato. In questi giorni, il Movimento 5 Stelle e Renzi “se parlen” insomma qualcosa di meno che essere già fidanzati, ambedue i soggetti fanno sapere che sperano ciascuno di approfittare dell’altro, fino a calcolare al millimetro quali saranno i rispettivi ambasciatori all’incontro che avverrà nei prossimi giorni. Certo nessun atto della Camera lo registrerà, ma sarà quello che conta. Sta di fatto che l’Italia ha bisogno di riforme istituzionali urgenti, almeno così si dice, ma esse si stanno facendo nel modo più strano e opaco, come se si volesse battezzare un bambino portandolo in chiesa nottetempo.

Tutto questo sembra una prova di particolare efficienza e rapidità del nostro Primo Ministro; e per primi i giuristi che finora stavano alla custodia della correttezza dei nostri istituti, da qualche settimana evitano di prendere posizione. E così la stampa: apparentemente, tutti – partiti e media – sembrano convinti che il Senato vada abolito, nessuno ha ricordato le ragioni per cui la Costituente del 1948 lo ha voluto proprio come Camera di seconda lettura, non per gusto di ripetere, ma rafforzarne le scelte. Non è che gli Italiani siano stati messi davanti allo stesso scenario per decidere se fosse ancora giustificato oppure no; la democrazia riammodernata appare elastica, a volte rigidissima, a volte facile da eludere, ma con questo sistema non si sa più né che cosa è legale nella sostanza e nella forma, né che cosa non lo è. Riformare questo o quel pezzo della Costituzione è diventato più semplice che far votare una legge.

È nel pieno di questo baillame che l’Italia si vanta di piegare le rigidità dei bilanci europei stabilite dai trattati. Ieri veniva elogiata la flessibilità di Angela Merkel, convinta perfino ad accettare come ministro degli esteri d’Europa la signora Mogherini di cui non abbiamo modo di conoscere l’esperienza né le gesta: manifestamente, si spartiscono i posti in Europa in un mercato nel quale ognuno porta i suoi e non ci sono criteri di visibilità o di giudizio accessibili a tutti. La distanza fra gli incarichi dell’Unione e la gente che dovrebbe votarla non può che allargarsi offrendo spazio ai populismi che sembrano spaventare tutte le forze politiche, salvo le multicolori facce dell’estrema destra. La preoccupazione dei primi giorni è durata non più di una settimana.