Salvini al Cara di Mineo: il Carroccio in salsa siciliana. “Basta solidarietà a spese degli italiani” da: il sette e mezzo

. Il Sette e Mezzo SALVINI AL CARA DI MINEO: IL CARROCCIO IN SALSA SICILIANA. “BASTA SOLIDARIETÀ A SPESE DEGLI ITALIANI” – Il segretario della Lega Nord Matteo Salvini è sbarcato nuovamente in Sicilia lunedì 16 marzo e ha scelto ancora una volta un luogo simbolo per lanciare dall’isola il suo progetto politico: il Cara di Mineo, il più grande centro per richiedenti asilo d’Europa, 4.000 migranti stipati in una struttura che può contenerne 1.800. Salvini è già stato al Cara il 12 luglio dell’anno scorso ma ci ritorna in un momento in cui il centro menenino è al centro di roventi polemiche dopo l’arresto, i primi di dicembre, del superconsulente Luca Odevaine, coinvolto nell’inchiesta Mafia Capitale, che ha gettato più di un’ombra sulla gestione del villaggio della solidarietà, come è stato ribattezzato il vecchio Residence degli aranci, 403 villette dismesse dai militari statunitensi nel 2011. Sotto accusa anche gli appalti, l’ultimo triennale da 98 milioni di euro, che l’Autorità anticorruzione guidata da Raffaele Cantone ha bollato come illegittimo. Sulla questione il leader della Lega punta il dito su Alfano e Renzi, chiedendo le dimissioni di entrambi: «Renzi e Alfano si dovrebbero dimettere: o vanno in Parlamento a spiegare date e soldi. Più che il ministro degli Interni, che è il burattino, il premier, che sull’immigrazione non spende mai una parola. Dovrebbero spiegare come vengono spesi i soldi». «O Renzi smentisce le indagini, smentisce l’illegittimità degli appalti – ha aggiunto il leader del Carroccio – o si dimette lui, perché di Alfano e dei suoi amici mi interessa poco. È Renzi che deve rispondere personalmente di questa cosa». Ph. Il Sette e Mezzo CON SALVINI GLI EX LOMBARDIANI – Un ottimo trampolino per Salvini che per promuovere il suo progetto ambizioso di legittimarsi come leader di tutto il centrodestra, sfodera tutto il suo armamentario propagandistico sull’immigrazione. Ad accompagnarlo Angelo Attaguile, figlio d’arte del senatore DC Gioacchino, e concittadino di Raffaele Lombardo, l’ex potentissimo presidente della regione, condannato in primo grado a sei anni e otto mesi per concorso esterno. Con Lombardo Attaguile ha fatto tutto il suo percorso politico sino ad approdare nell’ultima legislatura, dopo i guai giudiziari del suo patron, alla Lega Nord, alla quale ha consentito, con la sua adesione, di formare un gruppo autonomo alla Camera. Attaguile guida oggi il movimento “Noi con Salvini”, con la Lega Nord spera di allargare la sua base elettorale e sfondare al Sud. Neanche la pioggia ferma Salvini. A suo agio, circondato da giornalisti, sostenitori, non tantissimi, per lo più imprenditori agricoli delle zone limitrofe , il leader del Carroccio ha superato i cancelli del mega centro. Una visita durata poco più di un ora con al suo fianco l’ormai inseparabile Attaguile. «Centro per Immigrati di Mineo: colazione, pranzo e cena garantiti anche oggi a 3.200 persone immigrati. Gente in giro in bicicletta, a comprare vestiti e ascoltare musica. E voi, non starete mica lavorando..??», posta in diretta Salvini. Provocando, come è solito, e prontamente rilanciando i suoi slogan sui social dal tablet da cui non si separa mai. La campagna elettorale si fa sul territorio ma anche nelle piazze mediatiche Facebook e Twitter in cui Salvini è onnipresente. Ph. Il Sette e Mezzo LA GIOIA DI CHI VA VIA, LA RABBIA DI CHI RESTA – Nella confusione incrociamo una decina di migranti in festa. Dopo più di un anno hanno ricevuto il sospirato permesso di soggiorno e stanno partendo per Roma. Tutta la loro vita in trolley, nei loro occhi la speranza di chi ce l’ha fatta. Non facciamo nemmeno in tempo a prendere la videocamera che non ci sono più. Hanno una fretta matta di scappare dal residence a 5 stelle. Perché mai se hanno colazione, pranzo e cena gratis e tutti comfort? Un mistero a cui forse nemmeno Salvini saprebbe rispondere. E se da una parte c’è chi gioisce per aver ottenuto i documenti necessari per lasciare il campo, così lo chiamano, dall’altra c’è chi racconta un Cara diverso da quello visitato da Salvini. O.O. 35 anni, nigeriano, ci parla di un campo sovraffollato, pieno di problemi. E se come lui, dopo un’attesa snervante di quasi un anno e mezzo, ricevi la negativa sei arrabbiato. Perché, a dispetto di quello che dice Salvini, nel Cara villaggio della solidarietà non vuole restare nessuno. LA TRINACRIA SUL CARROCCIO – Il leader del Carroccio non perde l’opportunità di trovare consensi utilizzando frasi ad effetto: «Gli immigrati che scappano dalla povertà, dalla guerra vera, sono i miei fratelli e vanno accolti – ha detto al suo arrivo – la maggioranza di extracomunitari, però, che arriva come immigrato clandestino, va riportata a casa sua: la solidarietà a spese degli italiani è finita. I razzisti sono quelli che usano i 4 mila migranti del Cara di Mineo per fare i soldi». Sulla Sicilia e sui siciliani la sua idea non cambia, mentre c’è chi è disposto, tra i siciliani, a perdonarlo in cambio di promesse che difficilmente verranno mantenute. «Sei l’ultima nostra speranza – dichiarano dei sostenitori». A protestare una decina di militanti del NCD che esibiscono mutande verdi e cartelli con cui ricordano a Salvini che il Cara è il frutto delle scelte di Maroni. Loro sono contro la chiusura del Cara. E si capisce. Il loro leader siciliano, Giuseppe Castiglione, del Cara menenino è stato soggetto attuatore lasciando poi la presidenza del Consorzio dei comuni che amministra il centro al sindaco di Mineo Anna Aloisi, sempre del NCD. Entrambi sarebbero destinatari, secondo voci insistenti, di avvisi di garanzia circa gli appalti che riguardano proprio il Residence degli Aranci. Ma hanno dichiarato di non saperne nulla. «Non è normale che la Sicilia, – ha concluso Salvini – che ha un tasso di disoccupazione altissimo, faccia arricchire qualcuno con il business dell’immigrazione. Questo centro va chiuso domani mattina». Poi Salvini sale in macchina per continuare il suo tour nella Sicilia terrona. Come sono lontani i tempi in cui da Pontida le camicie verdi tifavano «Forza Etna!». – See more at: http://www.ilsettemezzomagazine.it/salvini-al-cara-di-mineo-il-carroccio-in-salsa-siciliana-basta-solidarieta-a-spese-degli-italiani/#sthash.E89Oyufj.dpuf

Matteo Salvini «marcia» su Roma con Casa Pound, no dei movimenti da: il manifesto

Roma. Cresce l’opposizione al raduno di Lega e Cp previsto il 28

Matteo Salvini

L’aula I di Let­tere gio­vedì era gre­mita. Cen­ti­naia di per­sone, arri­vate den­tro la città uni­ver­si­ta­ria per un’assemblea che fin dal suo lan­cio sui social e sui siti di movi­mento, aveva avuto la capa­cità di destare l’attenzione di tutta la varie­gata galas­sia della sinistra.

La mani­fe­sta­zione indetta dalla Lega Nord (con la com­pli­cità poli­tica di Casa­Pound) per il 28 feb­braio ha risve­gliato un uni­ta­rio rifiuto da parte dell’associazionismo e sin­da­cati di base, stu­denti e col­let­tivi, movi­menti per il diritto all’abitare e cen­tri sociali – una miscel­la­nea che si è messa alla prova in un dibat­tito franco, aperto a dif­fe­renza di appun­ta­menti pas­sati, non si è impo­sto come arte­fatta discus­sione, ma ha evi­den­ziato anche le diverse sen­si­bi­lità di chi è intervenuto.

Scon­tata la con­ver­genza su una chia­mata anti­fa­sci­sta, si riba­diva come il pro­blema Sal­vini fosse altro: accre­di­tarsi come lea­der dell’opposizione a Renzi e il ten­ta­tivo di infil­trarsi nelle peri­fe­rie, par­lando al ven­tre molle del paese con una reto­rica xeno­foba che ha dimo­strato di essere un lin­guag­gio cono­sciuto nei quar­tieri romani. Si riba­diva, soprat­tutto, la neces­sità di costruire un fronte col­let­tivo che fosse in grado di sma­sche­rare la Lega di Sal­vini per ciò che effet­ti­va­mente è, ovvero il par­tito che pro­mosse la pre­ca­riz­za­zione del lavoro con l’approvazione (nel 2003, sotto l’egida Ber­lu­sconi) della Legge Biagi; la forza poli­tica che oggi sbraita con­tro l’euro in salsa sovra­ni­sta ma che anni fa, sem­pre eter­na­mente al governo, votò l’integrazione mone­ta­ria pro­mossa dall’Ue; la for­ma­zione delle ronde armate, dei respin­gi­menti e delle legi­sla­zioni omi­cide sulle poli­ti­che di fron­tiera, delle tan­genti di Bel­sito a Sal­vini e degli scan­dali finan­ziari di Formigoni.

Il pas­sag­gio che si è fatto a La Sapienza, tut­ta­via, non può di per sé essere suf­fi­ciente. La volontà dei pro­mo­tori, espressa in un breve comu­ni­cato su quanto emerso ieri, è quella di man­te­nere alta e vigile l’attenzione dell’opinione pub­blica fino al giorno in cui Sal­vini radu­nerà le sue forze a Piazza del Popolo. Sul comu­ni­cato si parla di «un per­corso uni­ta­rio» che mira ad allar­gare la par­te­ci­pa­zione «attra­verso una mobi­li­ta­zione per­ma­nente da oggi al 28, che attra­ver­serà i quar­tieri e che ci augu­riamo vali­cherà i con­fini della nostra città per con­te­stare Sal­vini a Roma e ovun­que, come suc­cesso ieri all’Aquila, oggi a Teramo e come acca­drà nei pros­simi giorni a Palermo».

Lo sforzo più grande, in attesa del pros­simo mee­ting cit­ta­dino pre­vi­sto per mer­co­ledì 18 (sem­pre all’università), sarà quello di par­to­rire una pro­po­sta di mobi­li­ta­zione che si curi delle tante sen­si­bi­lità in campo. Le parole d’ordine della par­te­ci­pa­zione e della deter­mi­na­zione non sono anti­te­ti­che, ma si muo­vono insieme in un ingra­nag­gio oliato dalla legit­ti­mità che un cre­scente con­senso alla cam­pa­gna può con­fe­rire alla mobi­li­ta­zione del 28 feb­braio. C’è biso­gno, insomma, di matu­rità; biso­gna guar­dare la luna e non il dito delle beghe tra addetti ai lavori, resti­tuendo cre­di­bi­lità e forza alle maglie lar­ghe dei movi­menti anche attra­verso la dispo­ni­bi­lità a met­tersi in discus­sione in una dina­mica costi­tuente e collettiva.

Pensioni, mercoledì il verdetto della Corte costituzionale sul referendum anti-Fornero | Autore: fabrizio salvatori da: controlacrisi.org

Mercoledì prossimo la Corte costituzionale, riunita in camera di consiglio, dovrà decidere sull’ammissibilità del referendum sulla legge Fornero. Si tratta del quesito promosso dalla Lega Nord sull’abrogazione della riforma delle pensioni introdotta dal governo Monti. Se arriverà il via libera dei giudici costituzionali, il voto si potrebbe tenere in primavera, come spera il leader della Lega Matteo Salvini. La legge del 1970 prevede infatti che il referendum vada indetto con decreto entro 60 giorni dall’ordinanza che lo ammette; e che si debba tenere in una domenica compresa tra il 50/o e il 70/o giorno dall’emanazione del decreto stesso.
La legge Fornero ha tra l’altro esteso a tutti i lavoratori il sistema del calcolo contributivo, ha accelerato l’equiparazione dell’età della pensione delle donne a quella degli uomini, portandola a 66 anni dal 2018, e ha introdotto una stretta sulle pensioni di anzianità. A favore del referendum – che ha come primo firmatario Roberto Calderoli- la Lega ha raccolto 550mila firme. Qualche mese fa il leader della Cgil Susanna Camusso aveva garantito l’appoggio del suo sindacato nel caso di un semaforo verde da parte della Consulta. E un sostegno è stato assicurato anche dall’Ugl. Non lo ha dato invece la Cisl, che pure giudica la riforma “la peggiore della storia del Paese”, ma insiste nel chiedere l’intervento di governo e parlamen

Noleggia un clandestino: lo scandalo e l’antirazzismo dei migranti da: cordinamento migranti bologna

 

Siamo di fronte all’ennesimo «scandalo» sull’immigrazione. Un candidato della Lega Nord in Emilia Romagna ha prodotto infatti un video in cui spiega come poter lucrare sui richiedenti asilo.

Li chiama clandestini perché, come spesso accade a certe persone, non sanno di cosa parlano. Voleva far ridere, ma non ride nessuno. Ciò di cui parla il simpatico leghista è la possibilità di ospitare richiedenti asilo presso famiglie, una misura proposta dal governo italiano e già adottata a Torino. Secondo questa idea, i 30 € giornalieri pro-capite che oggi finiscono nelle tasche delle associazioni e cooperative che gestiscono l’accoglienza andrebbero direttamente alle famiglie ospitanti. Alimentando la nota guerra tra poveri, leghisti e fascisti di ogni sorta si accorgono solo in questi momenti di ciò che non va: e così c’è chi, dopo aver governato per anni e tagliato ogni sussidio, dice che 30 € sono di più di quanto una famiglia riceve per l’assistenza ai disabili. Dopo aver avallato ogni tipo di cementificazione, oggi c’è chi dice che quei soldi dovrebbero andare agli alluvionati o ai terremotati. L’elenco potrebbe continuare, ma non è interessante. È invece interessante constatare come le sparate di leghisti e fascisti siano sempre un’occasione che altri sanno cogliere per fare la parte degli antirazzisti: basta una condanna, basta gridare allo scandalo. Noi pensiamo però che lo scandalo non sia in queste sparate, ma nella quotidiana condizione in cui i migranti sono costretti dalle leggi e dallo sfruttamento sul lavoro. Su una cosa, infatti, il candidato leghista si sbaglia di grosso: non è vero che poter lucrare sui migranti prima era riservato ai soli scafisti. Non solo il business dell’emergenza e della cosiddetta accoglienza è ormai chiaro a tutti. Lucrare sui migranti è anche la normale quotidianità per un sistema economico e sociale che costruisce giuridicamente una separazione formale per poter meglio ricattare e sfruttare una parte della popolazione. Lo è per uno Stato che chiede ai migranti di pagare per ogni documento, che non risponde alle regole che esso stesso impone, che preleva tasse e non restituisce i contributi versati.

Se tutti sono pronti a censurare leghisti e fascisti, però, non tutti sono pronti a cambiare queste leggi, a combattere lo sfruttamento, a prendere senza tatticismi la parte dei migranti. In Emilia Romagna il sistema delle cooperative che nella logistica ha istituzionalizzato il caporalato è cresciuto nel silenzio e nella complicità di partiti e sindacati sempre pronti a condannare a parole le sparate di un leghista o di un fascista. Sempre in Emilia Romagna esistono due CIE e alle parole favorevoli alla chiusura non è mai seguito un atto concreto, tanto che quello di Bologna è stato «superato» solo per motivi strutturali. Nei luoghi di lavoro lo sfruttamento non è diverso se fuori si pratica la volgarità leghista o il politicamente corretto di chi preferisce un razzismo più soft nei toni, ma durissimo nella vita reale degli uomini e delle donne che vivono in questo paese. Nelle Questure e nelle Prefetture non cambia l’uso arbitrario della discrezionalità amministrativa, se il sindaco vieta i negozi di kebab oppure invece parla di accoglienza. Il ricatto del permesso di soggiorno non cambia se qualche decina di fascisti alza la voce o se invece è un normale sabato di shopping. Gridare allo scandalo ottiene, anche quando non sia questo l’obiettivo, l’effetto contrario di far tornare nel buio la normalità del razzismo istituzionale, negando le divisioni che questo produce. Non è un caso che a gridarlo siano quasi sempre degli italiani. È infatti nella vita quotidiana che i migranti lottano e praticano il loro antirazzismo, contro lo sfruttamento e le leggi che lo sostengono come la Bossi-Fini. Questa lotta a volte è visibile, a volte avviene molto lontano dalle sparate dei leghisti e dei fascisti.

Le occasioni per rovesciare questa situazione però ci sono: stare dalla parte dei migranti, sostenere i loro scioperi, come quello che hanno praticato lo scorso 16 Ottobre nella logistica che ancora una volta ha bloccato molti magazzini in tutta Italia, e le loro prese di parola, come quella praticheranno domenica prossima, il 26 ottobre, a Modena nell’assemblea per discutere delle pratiche della Questura e Prefettura modenesi, contro la gestione politica dei permessi di soggiorno.

http://coordinamentomigranti.org/