La Lega della terra costola di Forza nuova Il “dialogo” con gli enti locali, gli uomini, i programmi e le amministrative di maggio Redazione – Osservatorio democratico – 09/05/2014

Roberto Fiore, segretario di Forza Nuova, così si esprimeva il 23 settembre 2013 a Legnago in provincia di Verona: «In Italia moltissimi sono tornati a coltivare il proprio orto, hanno preso dallo zio o dal nonno quello che aveva e se lo stanno iniziando a gestire. C’è una vera e propria rivoluzione in atto». Visto che «l’Italia va verso il baratro», affermava, «l’unica possibilità è il ritorno alla terra». Però ci vuole «una forza politica che spinge questa rivoluzione». Questa forza, aggiungeva Fiore, è la Lega della Terra, a cui prevedeva uno «sviluppo importante».
Nei mesi seguenti la Lega della terra, nata da una costola di Forza Nuova, ha fiancheggiato il movimento “9 dicembre”, che aveva in programma di «fermare l’Italia», insieme ai Forconi e ai Comitati Agricoli di Danilo Calvani (quello che voleva cacciare Presidente della Repubblica e Parlamento e dare «tutto il potere ai militari»). Daniele Spairani, già coordinatore di Forza nuova della Provincia di Pavia e presidente della Lega stessa, nell’occasione dichiarava orgogliosamente che «nessuno tra coloro che scenderà in strada il 9 dicembre, ha le idee così chiare come le nostre per il rilancio e la valorizzazione dell’agricoltura italiana». E citava a dimostrazione di ciò il proprio Piano Agricolo Nazionale, che a suo dire era l’unico progetto organico esistente nel nostro paese.
Il movimento “9 dicembre” in effetti è andato come è andato, ma la Lega della Terra ha sviluppato la sua attività. Nel marzo del 2014 si è costituita come Federazione nell’ambito del Sicel (Sindacato italiano – confederazione europea del lavoro), con presidente il già citato Daniele Spairani. Il Sicel è un sindacato che si autodefinisce «rivoluzionario ma soprattutto libero», che «si riserva di utilizzare tutti i mezzi di lotta sindacale (convenzionali e non) per il raggiungimento dei propri obbiettivi e per tutelare tutti i lavoratori». Al suo vertice, come segretario, Dario Miccheli. Sulle sue pagine di Facebook costui si scaglia contro l’immigrazione portatrice dell’ebola e ospita appelli per ricostruire un movimento «di opposizione di stampo nazional-popolare, identitario, tradizionale e sociale che rialzi la bandiera della Destra politica». Una proposta «che sia tra la gente e con la gente, andando a prendere posto nella politica sindacale che oramai la triplice e la Ugl hanno abbandonato. Una nuova unione politico-sindacale solo di destra, solo sociale». Ma il Sicel firma anche insieme alla Lega della Terra una specie di manifesto in cui si preconizza il «Ritorno al Borgo»: un luogo in cui si possa ricreare «un tessuto sociale, che va dal mondo degli artigiani a quello dei laureati in materie applicabili alla agromensia e a quello zoologico». Una «opportunità per tutti quelli che vogliano aprire attività commerciali che diventeranno necessarie per i nuovi insediati, come il barbiere, il macellaio, ecc.». Insomma, «tutte le arti e i mestieri». Secondo la più “autentica” e “organica” tradizione italiana. E a valorizzare tutto ciò che è “italiano” si dedica in effetti la Lega della Terra. Lo fa con un linguaggio, dei toni e delle immagini che vogliono essere tanto tranquillizzanti quanto suggestive, anche per occultare la propria origine. In questa veste “schiettamente e sanamente rurale” si dà un gran daffare a intavolare rapporti con gli enti locali, un po’ in tutta la penisola, proponendo tra l’altro un marchio d’origine dei prodotti locali agricoli (DeCo), perché, come afferma Nicola Gozzoli, vicepresidente e fondatore della Lega, «la rinascita economica parte dai Comuni». Così a Maser (Treviso) discute dei propri programmi con il Comune e a San Nicandro Garganico (Foggia) partecipa a un incontro con gli esponenti del locale Partito Democratico presso la sede del partito stesso. Per allacciare queste relazioni si presenta con una “Lettera aperta” «a tutte quelle amministrazioni che credono fermamente nell’agricoltura e al fatto che essa possa rappresentare lo strumento più idoneo ad affrontare la crisi e a superarla». Non per nulla, afferma, è stata «premiata nel 2013 come associazione agricola dell’anno» per i suoi meriti nella tutela del Made in Italy.
Con questa faccia “rispettabile” sta anche partecipando alla campagna elettorale delle amministrative del prossimo maggio. A Piadena (CR) Annamaria Panzeri, candidata a sindaco per Forza Nuova, prendendo posizione sul piano di rilancio agricolo, ha proposto non a caso l’attuazione del marchio di origine comunale dei prodotti studiato dalla Lega della Terra. Il che suona come una vera e propria sfida, visto che Piadena è la sede della Lega di Cultura fondata e animata per tanti anni da Mario Lodi. A Pavia, Mauro Manfrinato, candidato sindaco con la lista Ricostruire Pavia, dal canto suo, posta Bella Ciao dei Modena City Ramblers e subito sotto aggiunge: «Beh, che male c’è se ho letto il Mein Kampf?». Nel suo programma la riapertura delle case chiuse e l’introduzione della moneta pavese. Nella sua squadra compare anche il presidente della Lega della Terra, Daniele Spairani, che in un suo post spiega che «il Fascismo fu grande perché rappresentò la novità e la rottura degli schemi, proiettandosi cioè verso il futuro», prendendosela con l’antifascismo che «continua ad imperversare impunemente nel tessuto sociale, rendendolo insano e caotico». Tifa per lui Nicola Gozzoli, vicepresidente dell’associazione stessa. A Gemona del Friuli, invece, si presenta come candidato sindaco tale Dino Cargnelutti, col sostegno di Terra Domani, gruppo civico nato in seno alla Lega della Terra. In effetti il suo programma amministrativo ricalca esplicitamente quello della Lega della Terra, per uno sviluppo economico sostenibile, la filiera corta per i produttori locali e l’approvazione del progetto De.Co. Dino Cargnelutti ha militato in Forza Nuova e ne La Destra, ma non disdegna di dichiarare anche affinità di pensiero con la Lega Nord. Nella sua squadra figura Dario Calligaro che della Lega della Terra è responsabile della comunicazione. A sostenere la sua campagna elettorale a Gemona nei giorni scorsi si è anche presentato Gabriele Leccisi, vicesegretario del Movimento Sociale Fiamma Tricolore, figlio di un padre orgogliosamente rivendicato, Domenico Leccisi, repubblichino, colui che nel 1946 trafugò la salma di Mussolini dal cimitero di Musocco a Milano.
A questo punto, le “sane tradizioni” della Lega della Terra sono chiare. Resta da osservare che il suo nome non è altro che la traduzione letterale di Landbund, il partito agrario tedesco che appoggiò l’ascesa di Adolf Hitler, ma anche ricordare che le immagini idilliache della campagna che sfornano sui suoi siti sono le stesse che illustravano il mito della ruralità nel nazismo, incentrata sul legame fra Suolo e Sangue, Blut und blund, secondo l’ecologia ariana e razzista teorizzata da Walther Darré.
È bene che lo tengano presente tutti coloro che, nelle amministrazioni locali, anche democratiche, si prestano a dialogare con loro sul “ritorno alla terra” e sulla “rinascita del borgo”.