Rappresentanza, il Forum diritti/lavoro convoca una assemblea a Roma per boicottare l’accordo Autore: fabrizio salvatori da: controlacrisi.org

 

Un’assemblea nazionale per opporsi al Testo unico sulla Rappresentanza. L’ha organizzata il Forum diritti/lavoro per il 5 febbraio (Roma, 15.30 Centro Congressi Cavour, in via Cavour 50) invitando “tutti i lavoratori, le forze politiche e sociali, i giuristi e costituzionalisti, con cui lanciare su tutto il territorio il massimo numero di “azioni di contrasto”.
Un aperto boicottaggio che ha già allo studio anche due iniziative parallele di contrasto giudiziario dell’accordo sia da parte del sindacalismo conflittuale ancora rimasto in Cgil, e che si riconosce nella mozione congressuale “Il sindacato è un’altra cosa”, sia dall’USB.Forum diritti/lavoro ritiene che il Testo unico sulla rappresentanza conferma tutto il peggio degli accordi interconfederali del 28 giugno 2011 e del 31 maggio 2013: la possibilità per gli accordi aziendali di derogare i minimi previsti dal contratto nazionale e di introdurre sanzioni contro chi vuole scioperare, oltre alla rinuncia alla generalizzazione delle elezioni sui posti di lavoro per la nomina degli Rsu; l’ estensione della possibilità di introdurre norme di divieto a “iniziative di contrasto” sindacali anche nei contratti nazionali”. “Ma ciò che è ancora peggio – prosegue – è che l’accordo del 10 gennaio impone ad ogni organizzazione che voglia avere la benché minima possibilità di fare sindacato sui posti di lavoro (concorrere alle elezioni delle Rsu ed avere le trattenute sindacali dei lavoratori), di accettare le medesime regole e sottomettersi alle stesse sanzioni, che per di più manomettono esplicitamente la recente sentenza della Corte Costituzionale, reintroducendo il necessario requisito della firma del contratto per accedere ai diritti previsti dall’art. 19 dello statuto, dichiarato anticostituzionale dalla Corte solo sei mesi fa”.
“Confindustria e Cgil – conclude la nota del Forum – fanno così partire – scommettendo sulla complicità di Inps e Cnel – il grande cantiere della definitiva normalizzazione sociale: dentro il sindacato diviene definitivamente uno strumento tra i tanti con cui trasmettere il comando di impresa per i sempre meno lavoratori che un regolare posto di lavoro ancora lo hanno; fuori la disperazione sociale viene rimessa, se va bene, agli enti caritatevoli e se va male alle forze di pubblica sicurezza”.

Vite spinte ai margini del tritatutto della crisi Fonte: il manifesto | Autore: isabella borghese

 

Morire di non lavoro, di Elena Marisol Brandolini (ediesse, euro 10,00 pagine 152). “E’ un libro denuncia sulla condizione in cui sono costretti a vivere i cittadini – spiega la giornalista – con un focus su Italia e Spagna. Io sono fortunata perché il mio lavoro mi consente di raccontare storie di persone e così di denunciarle e consegnarle all’attenzione pubblica”. A partire dunque dalla sua professione la Brandolini, grazie anche ai protagonisti della crisi che sta mettendo in ginocchio numerosi cittadini, costretti ormai da diversi anni a ricorrere a vere strategie di sopravvivenza, in questo libro affronta la crisi economica mettendo l’accento sull’austerità, il non lavoro, i suicidi, gli sfratti e dunque la mancanza di politiche adeguate, doverose e utili, invece, per risollevare le condizioni di chi oggi non ce la fa più.

Il quadro e il ragionamento che emerge da questa pubblicazione è molto chiaro, nonché drammatico. L’Italia e la Spagna sono tra le nazioni in cui la crisi ha portato alla luce due grandi e gravi drammi: da una parte parliamo della mancanza di lavoro che ha causato la non volontà da parte di chi lo perde di cercare altro impiego, dall’altra prevalgono la rabbia e la disperazione che questa condizione ha creato, fino a determinare la tragica realtà del suicidio, prima come risposta individuale poi, addirittura, collettiva.
Nel primo caso oggi in Italia, dati recenti rilevati dall’Istat nel secondo trimestre 2013, parlano di “1,3 milioni di persone scoraggiate, quelle che non si sono dunque attivate nella ricerca di un altro lavoro pensando di non poter trovare alcun impiego”. Un dato che comincia a presentare con forza la sua drammaticità e che porta ad affrontare anche il tema del suicidio come reazione di chi non riesce a reagire alla perdita del lavoro, che in una sorta di reazione a catena poi causa la perdita della casa, e presenta anche la mancanza di servizi sociali che invece dovrebbero intervenire per supportare chi versa in situazioni di evidente disagio.

In Catalogna, secondo quanto racconta la giornalista, il suicidio è forse più rilevante. “Ad acuire il numero di suicidi – spiega – è stato il problema degli sfratti. In Catalogna – continua l’autrice – del suicidio se ne è iniziato a parlare con il problema degli sfratti. All’inizio infatti era argomento sui cui si taceva, perché tra il governo e aziende trasporti sembrava esserci un accordo. Era la volontà di non far emergere il problema, e anche quello di non permettere di far accrescere l’emulazione”. In Italia la realtà è differente perché rispetto alla Spagna ha meno residenti che promuovono piattaforme, grazie alle quali a prevalere è la capacità di lotta così come vere strategie di associazionismo. La società civile resta un elemento di grande forza. Ma nello stivale a essere colpito è il ceto medio, quello che oggi non c’è più. E, se parliamo di suicidio, non possiamo non citare imprenditori della piccola e media impresa i più incapaci a reagire alla crisi.

Un ragionamento importante quello che si può trarre da Morire di non lavoro: la necessità di politiche di reddito alla cittadinanza. Prestare attenzione sul tema dei suicidi. “Perché chi perde il lavoro – spiega la Brandolini – non è clinicamente un malato mentale spinto al suicidio dalla malattia mentale, ma è spesso una persona che si trova senza vie di uscita e sceglie il suicidio come soluzione razionale”.

Boldrini contestata a Civitanova Marche. Mentre la Fornero provoca

«Faceva meglio a non venire». Con questa frase la sorella di Romeo ha accolto l’arrivo della Boldrini ( Presidente della Camera ) ai funerali delle tre vittime suicidate per problemi economci a Civitanova Marche. Un atto di rabbia degna, quello dei parenti che dovrebbe far scendere in piazza tutto questo paese per chiedere la fine dell’austerity.   Ma a far scalpore in questo contesto sono le frasi della Ministra Fornero:  “Sono profondamente addolorata per questo fatto tremendo. E per la solitudine che devono aver vissuto queste tre persone. Evidentemente hanno sentito troppo forte il peso della crisi che stiamo vivendo. Adesso, dobbiamo onorare la loro memoria lavorando in modo costruttivo, tanto più che ci sono piccoli segnali di ripresa”. “Oggi – ha aggiunto la ministra in carica Fornero – chi punta il dito contro di me e il governo che rappresento, accusandomi di eccessiva rigidità, se non avessi fatto quello che ho fatto, per esempio l’innalzamento dell’età per la pensione, mi avrebbe attaccato per inefficienza”.

La vergogna della povertà…Fonte: il manifesto | Autore: Mauto Di Vito

Ex operaio lui, poi esodato, con la pensione minima la moglie. Li trova il fratello di lei che per il dolore si getta in mare. Nel biglietto di addio la disperazione per una vita che si era fermata: «Scusaci per quello che abbiamo fatto»

Avevano addirittura lasciato un biglietto sulla macchina della vicina di casa. Andarsene senza disturbare troppo, un po’ come avevano vissuto. Romeo Dionisi, 63 anni, e Anna Maria Sopranzi, di cinque anni più anziana, si sono impiccati nella notte tra giovedì e venerdì negli scantinati del palazzo in cui vivevano, in via Calatafimi, a Civitanova Marche. A trovarli è stata una condomina, intorno alle 8 del mattino: passava di lì e ha notato la porta del fondaco aperta.

Il primo ad arrivare è Giuseppe, il fratello di lei. Ma non ha retto, qualcosa dentro di lui si è rotto definitivamente. «Dov’è finito?», si chiede il capannello di gente che si è formato davanti al garage, tutti schierati dietro le macchine dei carabinieri che cercano di sottrarre agli occhi della città la più crudele apparizione della crisi.

Passano pochi minuti e il 118 riceve una chiamata da un pescatore: «C’è un corpo in acqua». È lui, è Giuseppe. Provano a rianimarlo, ma i suoi polmoni sono pieni d’acqua e il suo cuore si è fermato da troppo tempo. Tre cadaveri in una mattinata, un conto tremendo da pagare agli anni peggiori della Repubblica. Entrati in scena con il boom economico, passati indenni tra scale mobili e licenziamenti selvaggi, i Dionisi si sono arresi alla macelleria sociale degli anni zero.

Dietro la parola crisi, oltre lo spread e i tentativi di fare un governo, c’è la disperazione autentica di una coppia senza via d’uscita. Lui era un operaio edile, dipendente di una ditta napoletana fallita a settembre e da allora senza stipendio. Un esodato, come si dice oggi, senza lavoro, troppo lontano dalla pensione e irrimediabilmente «troppo vecchio» perché qualcuno si convinca a dargli un posto qualunque. Lei portava a casa quello che poteva, la sua pensione da ex artigiana. Poche centinaia di euro che, ultimamente, non bastavano più nemmeno per pagare l’affitto. Niente figli per loro due, dietro di sé lasciano solo un ricordo sbiadito: «Una coppia normalissima – dicono i vicini -, sapevamo che avevano problemi economici, ma da queste parti, sa, siamo in molti ad averne». Il riflesso della crisi sul primo week-end primaverile della costa marchigiana, il sole batte sui caseggiati anonimi e riesce a renderli ancora più brutti del solito. Puliti e sciatti come solo le cose di provincia sanno essere, le parabole che spuntano come fiori dai balconi perché «senza la televisione manco prende».

Nel biglietto di addio tutta la disperazione per una vita che si era fermata: «Scusaci per quello che abbiamo fatto» e un numero di telefono, quello della sorella di Anna Maria, per avvertirla che, in un modo o nell’altro, per la famiglia Dionisi, la crisi è finita.
Nel palazzo della tragedia vive anche Ivo Costamagna, il presidente del consiglio comunale, che proprio ultimamente aveva invitato la coppia a recarsi in Comune, per parlare con i servizi sociali.

«Hanno preferito sparire piuttosto che chiedere aiuto – dice ai cronisti il sindaco di Civitanova, Tommaso Claudio Corvatta -, è un dramma sul quale dobbiamo interrogarci tutti e che richiede, lo dico esponendomi in prima persona, di produrre il massimo sforzo per cercare di risolvere il disagio economico che sta caratterizzando questo difficile momento storico». A fargli eco anche il governatore Gian Mario Spacca, con quella parola, «responsabilità», che affiora dalle labbra, è l’ultima moda delle dichiarazioni: «Di fronte a vicende simili, che purtroppo si ripetono in tutto il Paese, non possiamo non sentirci tutti chiamati alla responsabilità. Anche in regioni come la nostra, dove pure resta la solidarietà familiare e di vicinato, una forza di comunità e la vicinanza delle istituzioni locali, non si debba ancora tornare a piangere la morte di chi h a perso la speranza e il futuro».

Cinquecento euro al mese, ecco con quanto Romeo e Anna Maria riuscivano a sopravvivere, l’uomo non arrivava a versare i contributi previdenziali della sua partita Iva e le banche bussavano alle porte con insistenza sempre maggiore per due mutui parecchio indietro con le rate, ma lui «non voleva niente da nessuno, si vergognava pure di chiedere un euro».

Catania 25 e 26 gennaio tre iniziative per non dimenticare: 25 gennaio giornata della memoria : proiezione del film “la zona grigia” e “Mai Più la memoria illumina il futuro” e il 26 inniziativa “Immagina che il lavoro”

Cattura2

Cattura

150773_10200448810011019_627103023_n