Scuola, lunedì sciopero nazionale dei lavoratori delle pulizie Autore: fabrizio salvatorida: controlacrisi.org

Inizia il nuovo anno scolastico ma la confusione regna ancora sovrana per gli ex-Lsu ATA, visto che non è decollato il piano “scuole belle”, fortemente pubblicizzato nell’ambito degli interventi del Governo nel mondo della scuola. Si continua invece a operare in condizioni di forte disagio a causa dei ritardi nell’attuazione del piano delle manutenzioni e dei tagli ai servizi di pulizia. E così i lavoratori delle pulizie, variamente collecati in coop oppure ripescati dalle liste degli ex lavoratori socialmente utili, scendono di nuovo in sciopero. La loro lotta,che dura da anni, è tesa a scongiurare il licenziamento e la riduzione dell’orario.

“Con lo sciopero nazionale indetto dall’USB il primo giorno di scuola – si legge in una nota firmata da Carmela Bonvino, dell’Esecutivo nazionale Usb Lavoro Privato –  che coinvolgerà tutti i lavoratori da inizio a fine turno, e con le manifestazioni che si terranno nelle varie regioni, esigiamo il pieno rispetto degli impegni assunti dalle controparti per il mantenimento dei livelli occupazionali e reddituali; il rispetto dei diritti e un intervento legislativo volto a ottenere la vera stabilizzazione del personale ex-Lsu scuola oggi impegnato in ditte appaltatrici, attraverso l’assunzione negli organici Ata con la reinternalizzazione del servizio e dei lavoratori, in modo da per ridare serenità al mondo della scuola e ai lavoratori.”Il piano per gli interventi di piccola manutenzione, decoro e ripristino funzionale, che doveva interessare 7.801 plessi scolastici nel corso del 2014, vede coinvolti come manutentori anche gli 11.000 ex LSU e gli altrettanti addetti alle pulizie da anni impegnati nelle scuole: lavoratori per la maggior parte sopra i 50 anni di età e per 2/3 donne, costretti a doversi “riqualificare” da pulitori ad “abbellitori” con corsi di formazione fatti in fretta e furia.

“Gli Accordi siglati, a cominciare dal cosiddetto piano industriale varato a marzo 2014 da MIUR, Ministero del Lavoro, aziende appaltatrici Consip e sindacati firmatari, fino ad ora hanno portato soprattutto altra amarezza e rabbia per gli ex-Lsu”, osserva ancora Bonvino.

“Nonostante gli annunci e le promesse dei soliti ‘incantatori di serpenti’, ad oggi gli addetti alle pulizie purtroppo hanno visto solo aumentare l’incertezza del loro futuro. Non sono stati pienamente mantenuti i livelli occupazionali e di reddito – denuncia Bonvino – anzi, i lavoratori sono stati costretti a lavorare nel caos organizzativo e a subire ricatti assurdi e illegittimi, costretti a periodi prolungati e spesso ancora non retribuiti di cassa in deroga e ferie forzate e di nuovo a riduzioni orarie forzate e non retribuite, malgrado il fiume di risorse pubbliche investite nel sistema degli appalti Consip nelle scuole”.

“Purtroppo la realtà conferma il timore che quell’accordo del marzo scorso fosse utile solo alla propaganda politica di Renzi in vista delle elezioni Europee, ma non certo a risolvere le problematiche della vertenza degli ex-Lsu o a soddisfare le esigenze delle stesse scuole – evidenzia la dirigente USB – e con l’avvio dell’anno scolastico il disagio rischia di diventare drammatico e insostenibile, visto che in alcune regioni molti dirigenti scolastici non stanno nemmeno rinnovando i contratti”.

L’odissea dei lavoratori socialmente utili nelle scuole: a fine febbraio stop alle pulize Autore: redazione da: controlacrisi.org

Il 28 febbraio circa 24.000 lavoratori socialmente utili impegnati da 20 anni nella pulizie della scuola corrono il rischio di essere licenziati o di vedersi decurtati del 50 % un salario che attualmente e’ al massimo di 900 euro al mese.
La denuncia arriva dal presidente della commissione Lavoro della Camera, Cesare Damiano che sottolinea come in questo modo circa quattromila siti scolastici si vedrebbero privati di un servizio essenziale per garantire la pulizia delle scuole e le attivita’ integrative che si svolgono nel pomeriggio.
“La rilevanza di tale delicata vicenda rende necessario che tale vertenza venga gestita direttamente dalla Presidenza del Consiglio. Servono urgentemente circa 70 milioni per coprire la proroga dei servizi fino a giugno ed impegnare anche le Regioni a concorrere alla risoluzione del problema”, prosegue rivolgendosi al premier.”Facciamo appello al presidente del Consiglio, Enrico Letta, affinche’ assuma questa vertenza come una delle priorita’ del governo: sono in discussione il destino di migliaia di lavoratori e la qualita’ del diritto all’istruzione”, conclude.