Ilaria Alpi e la Cia: cose di Cosa Nostra e cosa loro da: antimafia duemila

alpi hrovatin c-raffaele-ciriellodi Luigi Grimaldi – 14 giugno 2015

In relazione all’importante articolo di Manlio Dinucci pubblicato sul Manifesto del 9 giugno (La scottante verità di Ilaria Alpi), molto ripreso e dibattuto in rete, in cui sono citato come consulente della docu-fiction di Rai 3 “Ilaria Alpi L’Ultimo Viaggio“, vorrei esprimere la mia opinione.

Un esercizio molto di moda nel nostro paese, a cominciare dal “lavoro” di Carlo Taormina, in relazione al caso Alpi Hrovatin, è quello della destrutturazione del lavoro di ricerca e analisi di chi cerca la verità, senza pretendere di possederla. In inglese “debunkers”, specialità tipica di coloro che accusano di dietrologia e complottismo chi mette in discussione le affermazioni di noti bugiardi. Ognuno è libero di avere le proprie opinioni e di criticare, ma anziché baloccarsi a discettare su ciò che non è il “caso” in questione (esercizio troppo facile in assenza di argomentazioni fattuali) ci si dovrebbe esercitare su ciò che è stato e che è il caso Alpi Hrovatin. Ci si  esponga insomma se si vuole intervernire. Per me la questione di fondo è e rimane il ruolo della Cia nella vicenda Alpi. Più di qualcuno, certamente in buona fede, ma in modo miope, continua a sostenere che un coinvolgimento della Cia nel delitto di Mogadiscio sarebbe un comodo schermo per le responsabilità italiane. Non è così. Ritengo sia un distinguo inconsistente . E’ chiaro che nulla di quanto è accaduto in Somalia, traffici di armi e rifiuti, ma non solo, sarebbe stato possibile senza un attivo coinvolgimento dei servizi italiani e della politica. Ma dov’è il confine tra intelligence italiana e USA? Non c’è! Perché la Somalia era “Cosa Nostra”, fin dai tempi delle colonie dell’impero…. Notizia ben chiara anche alla CIA che al momento di attivare la propria cellula a Mogadiscio( nell’agosto del 1993) affianca al capo stazione un particolare agente: non uno che parli il somalo o l’arabo, ma Gianpaolo Spinelli: perché di origini italiane, perché parla italiano e perché da anni è l’agente di collegamento tra la CIA e il Sismi a Roma (lo ritroveremo nel caso Abu Omar a Milano e nello scandalo sullo spionaggio Pirelli-Telecom-Sismi al fianco di Mancini e Tavaroli). Dov’è quindi la contraddizione??? Dov’è il problema? Se la Somalia era “Cosa Nostra”, nel senso dell’Italia, i nostri servizi (o una fazione all’interno di questi) sono da sempre “cosa loro”, nel senso dell’intelligence USA. E allora tutto si spiega: mi riferisco in particolare agli ostacoli giudiziari all’accertamento della verità, come il caso Gelle o i molti depistaggi a cui in questi anni abbiamo assistito e che hanno dimostrato una intensità, una continuità e un livello mai visti se non per casi come Ustica, la strage di Bologna, il Moby Prince. Sin dal primo giorno dopo il delitto (chi conosce “le carte” lo sa) si è depistato per accreditare la tesi della rapina e escludere il delitto su commissione, che invece prevede dei moventi: e chi compie questo gioco di prestigio? Unosom, la cellulla dei Servizi di informazione di Unosom. E chi è Unosom? Unosom è “cosa loro”, la finta uniforme degli USA per le cosiddette operazioni di ingerenza umanitaria a suon di carri armati e di missili.Un coinvolgimento mosso da “necessità nazionali” o maturate in ambito Nato? Ci sono indizi sufficienti e documentabili oltre ogni incertezza per affermare che il duplice delitto di Mogadiscio sia stato, per dirlacon le parole di Luciana Alpi, la mamma di Ilaria, concordato.Concordato in più sedi e a più livelli, all’interno di uno scacchiere internazionale ben definito e circostanziato che appare abbastanza evidente analizzando il contesto storico in cui matura. La contemporaneità della guerra nella ex Yugoslavia in primo luogo, il lavorio per predisporre l’ingresso di paesi dell’ex blocco comunista nella Nato (come Polonia e Lettonia), i rapporti, che definire contraddittori è davvero poca cosa, tra blocco occidentale e paesi musulmani (leggi Afganistan e Yemen), sono elementi che costantemente emergono se si analizza con lucidità la vicenda nel suo complesso, guardando l’orizzonte senza limitarsi a far la guardia al recinto dell’orto. La verità sul caso Alpi fa ancora paura dopo 21 anni e quanto si è messo in campo per impedire che venisse alla luce, ivi comprese le inutili conclusioni della commissione presieduta con disinvoltura da Carlo Taormina e sostenute dalla maggioranza di centro destra (anche se a dire il vero la “sinistra” non ha brillato), la dice lunga sul livello delle responsabilità che ancora devono essere coperte. Le prove ci sono. Il quadro è chiaro. Il disegno leggibile: basterebbe che ognuno facesse la sua parte fino in fondo.

Foto originale © Raffaele Ciriello

Vincenzo Agostino: “il prezzo della ragione di Stato” da: antimafia duemila

agostino-vincenzo-ytdi Lorenzo Baldo – 21 marzo 2015
Alla giornata della Memoria di Libera il grido del padre dell’agente Nino Agostino
Dal palco di Bologna don Ciotti grida che il nostro è un Paese “di stragi in gran parte impunite” e che ci sono ancora “troppe ombre, troppe zone oscure, trattative inconfessabili”. Il fondatore di Libera ricorda con forza le parole pronunciate ieri sera da Vincenzo Agostino, padre dell’agente Nino Agostino, ucciso il 5 agosto 1989 assieme a sua moglie Ida Castelluccio, incinta di pochi mesi: “il prezzo della ragione di Stato non può essere il nostro bisogno di verità e di giustizia. Ci deve essere la verità!”. Vincenzo è molto provato nel fisico, sua moglie Augusta è sempre al suo fianco. Ma ci sono anche i suoi figli e i suoi nipoti a dargli forza. La sua è una corsa contro il tempo per avere verità e giustizia. “Tutti noi familiari delle vittime di mafia non vogliamo più pacche sulle spalle da chi ci governa – afferma con determinazione il padre di Nino Agostino –. Vogliamo risposte, vogliamo fatti concreti, non vogliamo più promesse non mantenute. Io esigo verità e giustizia! Non ne posso più di tutti questi politici corrotti, devono andarsene a casa! Il presente e il futuro della gioventù deve essere libero, non deve essere più condizionato da questi malviventi! A mio avviso dopo due legislature ogni parlamentare dovrebbe tornare a fare quello che faceva prima”. “So benissimo che ci sono persone in vita che sanno dell’omicidio di mio figlio e di mia nuora ma non vogliono parlare – afferma con profonda convinzione –. Ma perché questi individui non si fanno un esame di coscienza? Ma forse non ce l’hanno e continuano a dire di non sapere nulla. E comunque io gli chiedo ugualmente di dire la verità perché altrimenti saranno sempre incatenati l’uno con l’altro. Vorrei tanto che, una volta individuati questi personaggi, ci fosse una legge che togliesse loro ogni proprietà…”. Per Agostino la parola Stato “deve significare espressamente verità e giustizia”. “Per quale motivo quelle che don Ciotti ha definito ‘trattative inconfessabili’ devono durare tutti questi anni nel nome di una ‘ragione di Stato’? Io non l’accetto! Io voglio i nomi e i cognomi di chi ha fatto questa trattativa! Non accetto che Nicola Mancino dica di non ricordare di aver incontrato Paolo Borsellino il giorno del suo insediamento al Ministero dell’Interno! Ma a chi lo vuol far credere? Qui tutti fanno finta di non ricordare!”.

Vincenzo Agostino si ferma un attimo, prende fiato: “per rendere giustizia a Nino e a Ida bisogna che parlino coloro che sanno, che si ricordino di quello che aveva lasciato scritto mio figlio, devono venire fuori le ‘mele marce’ che c’erano in quegli anni. Ma la ricerca della verità non vale solo per me. Oggi qui siamo più di mille familiari di tutte le vittime, con tante storie, ognuna diversa dalle altre, il 90% di queste persone non sa la verità sulla morte dei propri cari. Questo non è uno Stato degno di questo nome! Siamo al livello dei desaparecidos sudamericani dove i colpevoli restano tutti impuniti”. “Sono d’accordo con don Ciotti che bisogna stare vicino al pm Nino Di Matteo, che è il più esposto di tutti, e a quei magistrati che continuano a cercare la verità – aggiunge con forza –. Non voglio più funerali! Non voglio altri cortei o fiaccolate! Non dobbiamo  permettere più che questo accada! Vogliamo uno Stato ‘giusto’ e non uno Stato ‘ad personam’. Vogliamo che la legge sia davvero uguale per tutti”. Proprio questa mattina Margherita Asta, figlia di Barbara Rizzo Asta e sorella di Salvatore e Giuseppe, unica sopravvissuta alla strage di Pizzolungo, ha chiesto che, i familiari delle vittime di mafia in primis, siano aiutati nella ricerca della verità facendo in modo che sia consentito loro l’accesso a tutte le fonti attraverso una vera propria desecretazione degli atti finora occultati. “Sono completamente d’accordo con Margherita – afferma Vincenzo Agostino –. Tutti noi dobbiamo poter aver accesso agli atti, anche a quelli più delicati, che possono contribuire al raggiungimento della verità. Mi domando, però, perché su tanti di quegli atti non è stato possibile accedere in questi anni: penso alla strage di Ustica, all’omicidio di Pietro Scaglione e a tanti altri omicidi e stragi. Ma chi è stato a uccidere Scaglione, la mafia?! E a Falcone e a Borsellino chi li ha uccisi, la mafia?! E potrei continuare chiedendo chi ha ucciso i giudici Costa e Chinnici… ma la domanda è un’altra: chi è la mafia? Cos’è la mafia? A partire da Portella della Ginestra si è sempre data la colpa alla mafia per determinati omicidi e stragi… ma chi sono questi mafiosi? E chi sono questi uomini che hanno trattato con questa mafia? Ormai questo è uno Stato-mafia e se non fosse stato per il figlio di Vito Ciancimino non saremmo nemmeno arrivati ad un processo sulla trattativa…”. Riflettendo sulla possibilità che dallo Stato possa finalmente giungere tutta la verità Vincenzo Agostino si dice “confuso”. “Non so quali nemici si nascondono dentro lo Stato e impediscono di far emergere la verità… 26 anni fa mi dissero che per avere le risposte sull’omicidio di mio figlio e di mia nuora dovevo guardare all’interno… all’interno delle istituzioni, intendo dire… ed oggi ne sono ancora più convinto”.

La missione di Renzi a Bruxelles? Fregare ancora una volta gli italiani. Italia sotto tutela come la Grecia Autore: fabio sebastiani da:controlacrisi.org

ll 30 agosto il premier Renzi dovrà correre a Bruxelles per tentare di rendere l’Europa “più flessibile”. Politicamente si tratta di una panzana bella e buona, vista la situazione dei conti. La verità è che, al di là delle forme, siamo politicamente sotto tutela della Troika, esattamente come hanno imposto alla Grecia. Sui giornali si legge di trattative segrete tra il governo italiano e Bruxelles per flessibilizzare i parametri in cambio di “riforme’. La verità è che le trattative segrete servono appunto a sostanziare la “tutela”. Il resto sono gli incensamenti dei giornali pro-Renzi.

Del resto, è inutile nasconderselo, i margini per una trattativa non ci sono più. Il bilancio dello Stato sta raschiando il fondo del barile. Tra poche settimane, come sottolineano gli esperti, anche lo spread smetterà di ridursi. Senza contare che la deflazione fa molta paura. Se il segno dell’aumento dei prezzi diventa negativo i debiti si incrementano dalla sera alla mattina, a partire da quello pubblico. Il baratro è alle porte. La situazione economica corre seri rischi di avvitamento. Renzi continua a fare il “grullino”.

Sarebbe bene che Parlamento e cittadini sapessero di cosa si sta parlando. Ma capiamo che per un Governo non eletto dai cittadini questo è un particolare di poco conto. Le normative approvate in Europa grazie ai voti dei partiti della austerità danno a Bruxelles grandi poteri di intervento non bilanciati da un potere di indirizzo e di controllo dei parlamenti a partire da quello europeo. “E questo senza che venga aperta una procedura di tutela formale. Non si tratta solo di prescrizioni sulle cifre ma di indicazioni di merito che prevedono tagli al pubblico, ai salari e alle pensioni, privatizzazioni e vendite di patrimoni”, scrive sul suo blog Roberto Musacchio, che è stato parlamentare europeo per il Prc. “Si possono concretizzare con i memorandum quando c’e la richiesta di “aiuto” o con indicazioni prescrittive e una sorta di auto memorandum”,continua. Quello che non cambia e’ il senso sociale degli interventi.

La furbata di Renzi sarà quella di far diventare lo “Sblocca Italia” un vero e proprio fardello, pesantissimo, l’ennesimo, che saranno gli italiani a dover portare. Non a caso il Consiglio dei ministri che dovrà sottoscrivere i provvedimenti è convocate il giorno prima dell’appuntamento di Renzi a Bruxelles. Il classico “uno-due” estivo che ci farà risvegliare il 31 agosto oberati di altri gravami, più poveri e con meno servizi sociali. Vogliamo scommettere che Renzi, tanto per citare una delle questioni che stanno nella partita, tornerà con l’”editto” di chiusura delle acciaierie di Terni firmato direttamente da Merkel?

Altro vertice “informale” per il 13 settembre. E questo perché entro il 20 settembre il governo dovra’ rivedere le stime sull’andamento dell’economia con l’aggiornamento del documento di economia e finanza, con una nuova indicazione sul Pil (dal +0,8% si dovrebbe passare al massimo a +0,3% nelle ipotesi piu’ ottimistiche) e sul rapporto con il deficit che dovrebbe salire al 2,8-2,9%, comunque sotto il vincolo Ue del 3%. Ma in ballo c’e’ in primo luogo la necessita’ di evitare una procedura d’infrazione per il mancato rispetto dei parametri previsti dal Fiscal compact per il progressivo approdo al pareggio di bilancio. In base a quelle regole, il nostro Paese, vista l’entita’ del suo debito pubblico, dovrebbe registrare un miglioramento annuale dei saldi pari ad almeno lo 0,5%. La “trattativa segreta” dovrebbe dimezzare questa percentuale facendo risparmiare almeno 5 miliardi. L’Europa chiede per questo un prezzo altissimo perché sarebbe una vera e propria deroga. Merkel non si farà certo infinocchiare dalle baggianate sulla flessione nella crescita del Pil tedesco. I margini per trattare non ci sono più. E quindi il passaggio sotto tutela della Troika sarà “de facto”. Non a caso il ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan in un’intervista alla Bbc, dopo aver sottolineato che nel 2014 la crescita del nostro Paese sara’ “molto inferiore” allo 0,8% previsto invoca l’intervento della Bce.