‘Donna Sapiens’ e la cultura ebraica da: nd noidonne

‘Donna Sapiens’ e la cultura ebraica

Sira Fatucci, dell’UCEI, all’indomani dell’evento “Donna Sapiens”, ci parla della figura femminile nella cultura ebraica: tra modernità e tradizione.

inserito da Marta Mariani

“La donna ha sempre avuto un ruolo fondamentale nella famiglia e anche nella società ebraica. A seguito degli eventi storici che hanno costretto gli ebrei a sparpagliarsi in tutto il mondo occidentale, questi hanno convissuto con le culture dei Paesi entro cui si sono insediati, mediando i costumi e dando a loro volta il loro contributo di esperienza e diversità. Tutto ciò ha provocato un intenso scambio, che ha significato un arricchimento culturale per entrambi i gruppi: sia per gli ebrei, sia per le popolazioni con cui si sono trovati a convivere. Un esempio: le donne ebree in Italia hanno imparato a cucinare all’italiana, e a loro volta hanno portato in Italia ricette come il caciucco, o il carciofo alla giudìa, piatti apprezzati da molti – Sira Fatucci dell’UCEI (Unione delle Comunità Ebraiche Italiane) ci parla della figura femminile nella cultura ebraica in occasione dell’evento ‘Donna Sapiens” -. Talvolta, il rigoroso dettame religioso è portatore di regole e abitudini lontane dalla percezione di modernità che si ha in società come quella italiana. Si devono però considerare le enormi differenze sostanziali, e non solo di sfumature, che esistono all’interno del mondo ebraico. Parlando della donna ebrea si può pensare alle donne religiose che, una volta sposate, indossano la parrucca per non mostrare i capelli, o a quelle descritte da Singer nei suoi romanzi, ma anche a figure laiche come quella del Nobel Rita Levi Montalcini o della partigiana Rita Rosani – solo per restare in ambito italiano. Figure di donne agli antipodi e che pure hanno una matrice comune importante. Gli esempi a cui accenno sembrerebbero dimostrare che spesso la diversità è un arricchimento, non una diminuzione. Nel variegato e sfaccettato panorama ebraico mondiale esistono diversi tipi di ebraismo. Nel mondo ebraico ortodosso non sono ammesse donne rabbino, che invece vengono riconosciute nel mondo ebraico conservativo e in quello riformato come punti di riferimento per l’intera comunità. L’ebraismo italiano si riconosce nell’ortodossia e quindi non ci sono rabbini donna, anche se in particolare negli ultimi anni stanno nascendo piccoli gruppi di ebrei riformati in diverse città italiane”.

Come mai è stata scelta proprio  Ferrara come città capofila dell’evento?
Ferrara è un esempio di città che ospitava una nutrita comunità ebraica prima degli sconvolgimenti della Shoah, una bella città simbolo di un ebraismo colto e raffinato, sicuramente adatto ad accogliere la Giornata della Cultura. Basti pensare alla prosa di Bassani, con il suo capolavoro il Giardino dei Finzi Contini, una prosa inscindibile dall’immagine della città che fa da sfondo e da accompagnamento alle vicende della famiglia.

L’intento principale della Giornata Ebraica, appena conclusa, che ha visto l’organizzazione di grandi e piccoli eventi locali in tutta Europa voleva sfatare i pregiudizi sul mondo ebraico. In che modo?
Io credo che uno dei pochi ma efficaci rimedi contro il razzismo e l’intolleranza – in qualsiasi forma essi si manifestino – sia la conoscenza vera e profonda dell’altro. Per combattere l’antisemitismo, una forma radicata di intolleranza purtroppo ancora presente anche in diverse frange della popolazione europea e quindi anche italiana, questa Giornata dedicata alla conoscenza dell’altro potrebbe essere una buona occasione per sfatare qualche pregiudizio. Una ghiotta occasione da cogliere al volo per imparare a conoscere gli “altri”, in questo caso gli ebrei, e la loro cultura attraverso eventi, manifestazioni stimolanti, interessanti e piacevoli.

In che modo sta cambiando il rapporto tra donne e uomini nel contesto ebraico, con la progressiva emancipazione femminile?
La modernità della donna ebrea consiste oggi – a mio avviso – nel conoscere e ritrovarsi e fare propria (rinnovandola e adattandola alla vita moderna) la sapienza e la tradizione tramandata nel corso dei secoli. La madre ebrea che segue la tradizione spera che le proprie figlie diventino come Sara, Rebecca, Rachele e Lea, le matriarche bibliche del popolo ebraico. Per dirla con il filosofo Levinas, “le parole di queste donne, con i loro atti, i loro gesti, i loro passi dischiudono le dimensioni e il senso dell’umano.”
Molti sono i racconti che le riguardano, e talvolta anche i loro silenzi sono eloquenti. Sapienza, sensibilità, senso pratico e saggezza sono alcune doti che contraddistinguono la donna nella cultura ebraica.

Guido Ceronetti, giornalista e studioso di ebraismo, a commento e chiosa del Cantico dei Cantici scrive: “Solo quelli che hanno amato la Sapienza come una donna, e una donna (sublime cortesia, inaudito conoscere) come la Sapienza, hanno ricavato dal Cantico dei Cantici tutta la possibile luce”. Quali pensieri le suscita questo frammento letterario?
Mi viene subito da pensare alla “Eshet Chayl”, la donna di valore celebrata nei Proverbi, anche essi parte del canone biblico ebraico, come il Cantico dei Cantici. “Una donna di valore, chi potrà trovarla? Superiore a quello delle perle è il suo valore. Il cuore del marito può fidare in lei, e dovizie non verranno a mancargli.” Naturalmente bisogna contestualizzare il brano ed attualizzarlo con le dovute cautele. E’ proprio questo, comunque, il brano che viene intonato nelle case degli ebrei osservanti tutti i venerdì sera, quando viene celebrato il sabato: lo shabbat ebraico.

Marta Mariani