Governo, Renzi prende in giro la Cgil: “Ci si rivede il 27 dopo i tre milioni in piazza”Autore: fabrizio salvatori da: controlacrisi.org

Come era prevedibile, l’incontro di palazzo Chigi è stato un buco nell’acqua. Anzi, no: l’ennesima occasione offerta a Renzi per dileggiare i tre leader di Cgil Cisl e Uil apostrofati con un “Ci vediamo il 27 ottobre dopo i tre milioni in piazza”. La Cgil, intanto, conferma il”dissenso su intervento sull’articolo 18 e il demansionamento. “Non possiamo che confermare il giudizio negativo sul modo in cui si propone intervento sul lavoro”, ha detto la leader Camusso, in conferenza stampa a palazzo Chigi dopo l’incontro con il governo, concludendo: “Troviamo tutte le conferme della necessita’ della manifestazione del 25 ottobre e la prosecuzione nel contrasto alle politiche”. La Cgil conferma il “giudizio negativo del modo in cui si sta ponendo l’intervento sul lavoro” e conferma “la necessita’ della manifestazione del 25 ottobre”.
Secondo Camusso, il presidente del Consiglio ha ripetuto cose “che non determinano un cambiamento della valutazione che la Cgil” sulle scelte fatte e sul jobs act. Si registra solo “una disponibilita’ del premier a discutere del tema della rappresentanza ma per tutto il resto – ha sottolineato – non abbiamo registrato una disponibilita’”. Sulla Rappresentanza, però, ci sono divisioni tra Cisl e Cgil

“La crisi presenta scenari inediti. Serve un soggetto sindacale forte”. Intervista ad Adriano Sgrò (Cgil) Autore: fabio sebastiani da: controlacrisi.org

In questi giorni, il dibattito sindacale è tornato a riaccendersi sia in relazione alle mobilitazioni autunnali, sia per capire se è possibile una interlocuzione nell’area del sindalismo dissidente e antagonista fuori e dentro la Cgil.
Il Coordinamento di Democrazia e Lavoro, area della Cgil che si pone quale obiettivo centrale quello di articolare una discussione sul modo di ricondurre la Cgil dentro un’alveo in cui l’azione sindacale sia unita all’azione politica, crede che una ripresa efficace delle lotte e dell’iniziativa sindacale non sia più rinviabile. Non può essere un autunno uguale agli altri. La crisi presenta scenari del tutto inediti. Alcuni economisti sostengono che si sta uscendo sì dalla crisi, ma senza occupazione. Occorrono politiche economiche vere e un intervento dello Stato nell’economia.

Che bilancio date dell’iniziativa della Cgil?

La Cgil non è riuscita ad incalzare l’esecutivo ed ha finito per gestire ordinariamente problematiche che avrebbero dovuto essere affrontate con una strategia diversa. E’ chiaro che occorre ridare protagonismo alla Cgil e mettere in collegamento la rappresentanza con la politica. La Cgil deve aquisire un ruolo reale, prima ancora di una forte autonomia, perché comunque siamo fuori da ogni possibile influenza verso il Governo. Anche perché, il governo ha un’idea della rappresentanza di stampo prettamente populista.

Che ne pensi del dibattito trasversale tra i diversi soggetti sindacali?

Le trasformazioni possono essere attuate da quei soggetti che in passato hanno svolto un ruolo fondamentale nella trasformazione della società. Principalmente, crediamo che la Cgil debba acquisire questo ruolo. E’ complicato e difficile, perché spesso riusciamo a separare la tratativa immediata dal respiro più generale della fase. Però non dobbiamo rinunciare. Come nel passato, non abbiamo rinunciato ad aderire a quei network che si sono prodotti su alcuni temi come la difesa della Costituzione o per battere il dilagare del precariato. All’orizzonte non ci può essere una demonizzazione della Cgil, però. E’ evidente che se non si dà il via a una ripresa forte della nostra soggettività nello scenario politico tutto diventa più complicato. La situazione può precipitare da un giorno all’altro verso scenari anche inediti. Costruire nei luoghi di lavoro l’azione sindacale di soggetti adeguati al livello di scontro.

Su quali temi?
I temi sono quelli del lavoro, perché ridare centralità al lavoro è il centro della nostra iniziativa così come la tematica delle pensioni. Raccordare per esempio l’iniziativa dei delegati sulle pensioni affinche si possa arrivare a qualcosa di sostanziale, anche perché la legge Fornero non riguarda solo gli esodati. Così come il tema del contratto nazionale. C’è tutto il contratto del pubblico impiego che si sta traducendo nella spending rewiev e nei tagli ai servizi. Il contratto e le pensioni devono assumere un valore di battaglia generale. E poi, in tempi di crisi sostenere che l’orario si possa ridurre non è una follia come sembra. Occorrerà raccordare queste lotte con universitari, studenti, centri sociali, disoccupati: soggettività che vogliono riemergere, dopo anni di crisi, come soggettività protagoniste.

Congresso Cgil, la Fiom candida capolista Ciro D’Alessio (Fiat Pomigliano) per il direttivo nazionale Autore: fabio sebastiani da: controlacrisi.org

Il rinnovamento della Cgil? Per la Fiom comincia da un nome: Ciro D’Alessio, uno dei 19 operai che furono reintegrati da Fiat a Pomigliano al termine di una lunga battaglia legale che sanci’ il comportamento antisindacale del Lingotto nel sito campano. Sarà lui ad aprire la lista che ha letteralmente spaccato la maggioranza, nota burocraticamente come la lista Landini-Nicolosi-Moccia. Un nome, quindi, che appartiene ad una precisa storia, quella antisilndacale e anticontrattuale di Fiat-Marchionne.

Una lista di “rottura”, sicuramente “di cambiamento”, come la definisce lo stesso leader della Fiom, Maurizio Landini, all’ottavo posto nell’elenco, che prevede il 41% di donne, il 24% di giovani sotto i 35 anni ed il 35% di delegati di fabbrica. La lista si affiancherà nel fronte dell’opposizione a quella di Cremaschi, che aveva già dato vita al documento “Il sindacato è un’altra cosa”.”E’ stata una scelta precisa, per dimostrare che noi il rinnovamento lo stiamo facendo”, spiega. Una lista “che ha come obiettivo e singnificato quello di tenere aperta una discussione interna alla Cgil”, aggiunge. D’altra parte, il fatto che il congresso, nato unitario finisca con il sancire una spaccatura dice proprio questo: “che una discussione non c’e’ stata”. Ed attendere la convocazione, tra due anni, di una Conferenza di programma per affrontare nodi e temi che dividono il sindacato e’ “anacronistico”. Sono tempi veloci, questi, infatti, quasi di corsa. “Non abbiamo tutto questo tempo per decidere come cambiare”, aggiunge.

Insomma, l’attacco di Landini, forte ora di un documento congressuale di opposizione, è a tutto tondo. Le norme di vita della Cgil “si configurano come una parodia dell’esercizio della democrazia”. “Democrazia, unita’ sindacale, rappresentanza e confederalita’ vanno oggi riscritte. E’ nel vuoto di questa discussione il fallimento di questo congresso. La confederalita’ – si legge nel documento che riprende un concetto espresso dal leader della Cgil, Susanna Camusso, nei confronti del governo – non si sostanzia nella torsione autoritaria delle forme di vita interna dell’Organizzazione, ma esiste se e’ capace di esprimere, a partire dagli interessi del lavoro dipendente, un progetto generale di cambiamento della societa’ e dell’Europa”.

Secondo il documento Landini-Nicolosi-Moccia, la Cgil deve essere “democratica e trasparente” dandosi anche in codice etico. “La Cgil sceglie la totale trasparenza con la pubblicazione on line di tutti gli introiti e di ogni spesa ordinaria e straordinaria- si legge nel testo che sara’ votato nel pomeriggio- pubblica tutte le tabelle retributive a partire dal segretario generale e predispone una anagrafe delle dichiarazioni dei redditi di tutti i dirigenti e funzionari”. Per la minoranza interna poi serve un codice etico con strumenti di “monitoraggio e controllo”.

Nel documento si afferma che il congresso della Cgil e’ stato “un’altra occasione mancata per svolgere un vero confronto democratico, con il coinvolgimento reale degli iscritti sulla crisi del sindacato, su come riorganizzare la rappresentanza sociale, su quali scelte rivendicative e contrattuali mettere in campo”. E si chiede, quindi, “una Cgil democratica”, che “sceglie la totale trasparenza”, che “si da’ un Codice etico”.

Si ribadisce “la contrarieta’”, nel merito e nel metodo, al Testo unico sulla rappresentanza e che “la democrazia e’ un diritto dei lavoratori e delle lavoratrici da affermare per legge”. Un “insieme di ragioni” per cui “non e’ possibile una conclusione unitaria della mozione ‘Il lavoro decide il futuro'”, prima firmataria Camusso. “Il congresso – prosegue – ha cambiato natura per una scelta precisa da parte della segretaria generale”; e’ stato “stravolto, perche’ il confronto auspicato nella premessa della mozione si e’ concluso prima ancora di cominciare”.