Jobs act, parte dall’Emilia Romagna l’offensiva della Fiom Autore: fabrizio salvatori da: controlacrisi.org

 

Dopo l’assemblea nazionale di Cervia, parte dall’Emilia-Romagna la mobilitazione lanciata dalla Fiom-Cgil per “contrastare il Jobs act e con esso- sintetizza il segretario regionale Bruno Papignani, in conferenza stampa- tutte le politiche del Governo su fisco, pensioni e legalita’, che di fatto hanno sposato le posizioni di Confindustria”.

L’Emilia-Romagna è la prima grande regione in cui la Fiom ha riunito l’attivo di tutti i direttivi territoriali: l’appuntamento, che si sarebbe dovuto svolgere un mese fa ma fu rinviato causa neve, e’ per venerdi’ a Modena. E’ prevista la partecipazione di 800 delegati con gli interventi, oltre a quello di Papignani, del segretario nazionale Maurizio Landini e del segretario regionale della Cgil, Vincenzo Colla. “Spingeremo perche’ si vada verso la decisione di effettuare un referendum per l’abolizione del Jobs act”, spiega Papignani: non basta una semplice “riduzione del danno” di fronte ad una “legge cosi’della usta, che mette in grande difficolta’ i lavoratori”. Il percorso verso il referendum, cosi’, “deve  diventare terreno di battaglia politica e di mobilitazione”, aggiunge il leader delle tute blu.

Alla Cgil la Fiom chiedera’ di condividere il pacchetto di quattro ore di sciopero, da qui a fine marzo, deciso a Cervia (le tute blu cominceranno ad incrociare le braccia in questi giorni, usando le ore anche per fare le assemblee nelle fabbriche). Fin qui l’azione politica. La  Fiom, pero’, conferma di voler mettere i bastoni tra le ruote alla riforma del lavoro targata Renzi anche sul piano prettamente sindacale. “Cercheremo di rendere inagibile e  applicabile il Jobs act” in tutte le occasioni di contrattazione che si apriranno, spiega Papignani annunciando il ‘sabotaggio’ dellalegge: dalla gestione degli esuberi ai cambi di appalto.

E lo stesso concetto vale anche per i casi, positivi, di stabilizzazione: la Fiom, infatti, davanti a prospettive di questo genere agira’ per evitare che le assunzioni avvengano sulla base del nuovo contratto a tutele crescenti, agendo ad esempio sui regolamenti aziendali. Altro tema su cui i metalmeccanici terranno gli occhi aperti sono gli scorpori di ramo d’azienda, spesso “usati per riassumere gli stessi lavoratori” gia’ impiegati da un’azienda, afferma il segretario della Fiom di Bologna, Alberto Monti: il sindacato, in queste circostanze, pretendera’ che i lavoratori mantengano “gli stessi diritti, lo stesso inquadramento, lo stesso salario e l’articolo 18 com’era prima”.

Contestualmente, nelle situazioni di crisi la Fiom spingera’ per l’uso dei contratti di solidarieta’ e “per il ripristino della cassa integrazione per cessata attivita’- spiega Papignani- almeno nei casi di procedure concorsuali”. Sullo sfondo, infine, c’e’ ovviamente la manifestazione annunciata da Landini per il 28 marzo a Roma, come lancio della “coalizione sociale” da opporre al Governo. Anche sui singoli territori, afferma Monti, la Fiom lavorera’ per “coinvolgere tutte le associazioni che ci vorranno stare, con le proprie specificita’, magari creando un gruppo di lavoro che diventi una sorta di associazione delle associazioni”.

Jobs act, il governo ha fretta. Fiom: «Siamo pronti a tutto» Fonte: il manifesto | Autore: Massimo Franchi

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Alla domanda «Che fare?» con­tro il Jobs act i sin­da­cati si pre­sen­tano oggi in par­la­mento divisi peg­gio dei rivo­lu­zio­nari russi ad ini­zio nove­cento. L’audizione sui primi due decreti del Jobs act sarà al Senato — alla Camera è stata rin­viata per le riu­nioni dei gruppi sull’elezione del pre­si­dente — inau­gu­rerà quelle delle parti sociali sul nuovo con­tratto a tutele cre­scenti che rot­tama l’articolo 18 per i nuovi assunti e sulla scia­rada di nuovi ammor­tiz­za­tori in carenza di fondi.

Cgil, Cisl e Uil sono uniti solo nella richie­sta di eli­mi­nare l’allargamento ai con­tratti col­let­tivi — vero colpo di mano del con­si­glio dei mini­stri della vigi­lia di natale — delle nuove norme sui licen­zia­menti che ren­de­ranno pos­si­bile per le imprese non rispet­tare volon­ta­ria­mente i cri­teri pre­vi­sti per sta­bi­lire chi licen­ziare e chi no — par­tendo dai cari­chi fami­liari — in caso di crisi, potendo disfarsi di chi vogliono al solo prezzo di un inden­nizzo comun­que assai leg­gero — due men­si­lità per anno di anzia­nità con un minimo di 4 e un mas­simo di 24.

Per il resto le divi­sioni sono forti. Se la Cgil — che que­sta mat­tina sarà pre­sente con Susanna Camusso — rigetta com­ple­ta­mente la ratio del prov­ve­di­mento — e oggi riu­nirà la sua con­sulta giu­ri­dica per fare il punto sui ricorsi pos­si­bili in Ita­lia (codice civile, Costi­tu­zione) e in Europa (Carta dei diritti fon­da­men­tali) — la Uil invece pun­tava ad un docu­mento comune che ambisse «alla ridu­zione del danno, unica logica pos­si­bile con­tro il governo — spiega il segre­ta­rio con­fe­de­rale Guglielmo Loy — pun­tando a stral­ciare i licen­zia­menti col­let­tivi e i lavo­ra­tori degli appalti, rimet­tere san­zioni con­ser­va­tive per i licen­zia­menti disci­pli­nari e innal­zare gli inden­nizzi per evi­tare che siano più bassi degli sgravi fiscali pre­vi­sti nella Sta­bi­lità», che è invece sal­tato per le troppe diver­sità con le altre sigle. Per la Cisl, che non ha ade­rito allo scio­pero gene­rale del 12 dicem­bre e che sarà rap­pre­sen­tata da quel Gigi Pet­teni tra i più stre­nui fau­tori della linea soft con Renzi, a parte i licen­zia­menti col­let­tivi, il Jobs act ha molte parti posi­tive per­ché «il con­tratto a tutele cre­scenti è meglio della pre­ca­rietà attuale e tutto sta appunto a quanto que­sto con­tratto assor­birà delle altre tipo­lo­gie pre­ca­rie ora esistenti».

Posi­zione oppo­sta è quella della Fiom, che ieri si è riu­nita — a Corso Ita­lia — per un semi­na­rio allar­gato ai segre­tari ter­ri­to­riali per pre­pa­rare la cam­pa­gna di pri­ma­vera. L’idea di appli­care l’odiato arti­colo 8 di Sac­coni — che pre­vede come gli accordi azien­dali pos­sano dero­gare alle leggi — per attu­tire gli effetti del Jobs act è solo una delle frecce all’arco di Lan­dini, che con­ti­nua a ripe­tere di «non esclu­dere nulla», di «essere pronto a tutto» e pre­para l’attivo nazio­nale dei dele­gati per fine febbraio.

Come noto, le camere hanno 30 giorni — sca­denza il 12 feb­braio — per espri­mere un parere con­sul­tivo al governo, che poi deci­derà se tenerlo in con­si­de­ra­zione o meno. Ieri le audi­zioni sono par­tite con il sot­to­se­gre­ta­rio Teresa Bel­la­nova che ha riba­dito la richie­sta di fare in fretta: «Entro la pros­sima set­ti­mana». Ma il pre­si­dente della com­mis­sione lavoro della Camera Cesare Damiano pone una con­di­zione: «Faremo il pos­si­bile, ma si va spe­diti quando si tro­vano solu­zioni». Lasciando inten­dere che un die­tro­front del governo sui licen­zia­menti col­let­tivi potrebbe essere il com­pro­messo giu­sto. «Noi invece pre­sen­te­remo un testo alter­na­tivo che punti alla ricon­qui­sta dei diritti, ora sem­pli­ce­mente mone­tiz­zati», attacca Gior­gio Airaudo.

Bel­la­nova ha poi preso un impe­gno assai gra­voso per il governo Renzi: «Gli altri decreti (sem­pli­fi­ca­zione con­tratti, ammor­tiz­za­tori) saranno pre­sen­tati entro fine feb­braio (nel con­si­glio dei mini­stri del 20, ndr)». Per quello sull’agenzia unica ser­virà invece atten­dere le riforme costi­tu­zio­nali: ancora non è chiaro se la com­pe­tenza sulla for­ma­zione pro­fes­sio­nale rimarrà alle regioni, men­tre per quello sulla con­ci­lia­zione dei tempi di vita e tutela mater­nità ser­virà più tempo per­ché «lo vogliamo fare in modo con­di­viso», dichiara Bel­la­nova, ammet­tendo dun­que che i primi due decreti sono stati fatti in fretta, senza ascol­tare nes­suno. Nem­meno la mino­ranza dem.

La prima vittima del Jobs act? L’Isfol. La denuncia di Usb: “A casa 252 ricercatori” Autore: fabrizio salvatori da: controlacrisi.org

Il Jobs Act ancora deve essere approvato definitivamente e già arrivano i primi frutti avvelenati. E colpiscono l’istituto di ricerca Isfol, “unico soggetto, pubblico nazionale deputato a svolgere il monitoraggio e la valutazione delle politiche sul lavoro, la formazione e l’inclusione sociale”. E’ una settimana che i lavoratori dell’Isfol, organizzati dall’Usb, stanno protestando con sit-in e iniziative varie. Oggi pomerggio, addirittura, nella sede del Pd. Grazie al Jobs Act e all’istituzione dell’agenzia unica per il lavoro, verranno mandati a casa 252 ricercatori precari, che dopo il 31 dicembre 2014 non saranno più rinnovati. Usb spiega come il Jobs act preveda la nascita di un’agenzia nazionale per l’occupazione, attraverso la fusione di Italia Lavoro e Isfol, creando così sovrapposizione di ruoli, funzioni e competenze tra una SpA e un Ente Pubblico di Ricerca.
“La cosa più grave è che esistono tutte le condizioni, tecniche e finanziare, per prorogare i contratti di lavoro e quindi assicurare le funzioni di accompagnamento, consulenza strategica, monitoraggio e valutazione delle politiche del lavoro, sociali e formative svolte da questo Istituto”, prosegue il sindacato di base che avanza il dubbio che, colpendo l’Isfol “il Governo si sottrae a una valutazione imparziale del suo operato da parte di un ente terzo, nonostante l’impegno assunto con l’Europa proprio per il monitoraggio sulle
riforme del mercato del lavoro”