Caso E-Servizi: se a indagare è il parente dell’avvocato di Dell’Utri da: antimafia duemila

SICILIA-E-SERVIZI-PH-GAIA-ANDERSONdi Aaron Pettinari – 19 aprile 2014

La questione è nota. La Corte dei conti ha contestato al governatore siciliano Rosario Crocetta, all’ex pm Antonio Ingroia e a sei assessori un danno erariale di 2,2 milioni di euro. In particolare il sostituto procuratore Gianluca Albo contesta l’assunzione di oltre 70 dipendenti ex Sisev eseguite dalla società Sicilia e-servizi, che in Ingroia ha il suo amministratore unico. Secondo il magistrato contabile, che ha presentato un documento di una trentina di pagine, il reclutamento sarebbe da considerare illegittimo perché portato a termine senza avere prima valutato il fabbisogno del personale. Inoltre, sempre stando all’accusa, a occuparsi delle attività informatiche avrebbe dovuto essere del personale della Regione. Immediato è stato il commento di Ingroia che ha detto: “Mi verrebbe da sorridere a vedermi recapitare un avviso di garanzia per presunto danno erariale. Comunque me lo aspettavo: l’avviso era stato già preannunciato a mezzo stampa. Inoltre, non è la prima volta che, pur di non dirmi grazie, le regole del senso comune vengono rovesciate”.

“Se non avessimo adottato la procedura che oggi ci viene contestata – ha aggiunto l’ex pm – il blackout informatico sarebbe stato inevitabile, con conseguente rischio per servizi pubblici essenziali. Penso al 118 o i servizi ospedalieri. Ed è incontestabile che solo così il danno erariale, sociale ed alla salute, incalcolabile (altro che 2 milioni di euro!), si poteva scongiurare. E’ vero che quello che abbiamo fatto ha consentito ed ancor più consentirà di risparmiare denaro pubblico dopo anni di allegra gestione, su cui, stranamente, finora nessuno ha osato indagare. Da anni mafiosi e amici dei mafiosi provano a mettermi sul banco degli accusati, ma l’evidenza è sotto gli occhi di tutti”.
ingroia-crocetta-c-ansaLeggendo i fatti l’attacco all’ex procuratore aggiunto di Palermo appare davvero evidente e strumentale. Appena arrivato alla Sicilia@servizi compito di Ingroia è stato quello di venire a capo di una delle tante società a partecipazione pubblica che ingoiano milioni di euro. Fare luce, ripulirla e alla fine proporre se chiuderla o tenerla in vita. In particolare ha messo in evidenza che la società era partecipata al 49% da un socio privato il quale beccava tutti i quattrini gestendo utto l’apparato informatico della Regione con i server domiciliati in Valle d’Aosta. E quando l’ex pm palermitano ha deciso di liquidare questo “speciale partner”, questi ha smobilitato lasciando a casa tutti i 76 dipendenti. La scelta di assumerli con un contratto a termine era anche un modo per mettere alla prova gli stessi, fare selezione in base alle capacità e poi confermare soltanto i più meritevoli. E così è stato e lo scorso marzo per 16 di 76 lavoratori che sono stati licenziati. Tra questi vi era anche Marilena Bontate, figlia del boss Stefano, assassinato nel 1981.
Ma è un’altra la coincidenza che fa venire qualche dubbio sull’effettiva serenità da parte della Corte dei Conti nel coinvolgimento di Ingroia. Il sostituto procuratore Albo è infatti parente di Enzo Trantino (nipote della moglie ndr), ex Presidente della commissione Telekom Serbia, nonché avvocato di Marcello Dell’Utri, che proprio all’epoca dello scandalo nominò Albo come consulente.

Foto in alto © Gaia Anderson

Foto a destra © Ansa

“Escluso perché faccio paura” da: lasiciliaweb

Ingroia da possibile assessore del Crocetta bis ad amministratore unico di Sicilia e-Servizi: “Evidentemente spaventa la mia storia di magistrato che non guarda in faccia nessuno. Presto scoperchierò varie anomalie”

PALERMO – Appena nominato, amministratore unico di Sicilia e-Servizi, la società per l’informatizzazione controllata dalla Regione siciliana, Antonio Ingroia si è tolto qualche sasso. C’era anche lui tra i candidati alla poltrona di assessore nella nuova giunta del governatore Rosario Crocetta. “Se si fosse concretizzata avrei preso in considerazione la proposta, sebbene con un ruolo di assessore tecnico istituzionale perché l’attuale maggioranza è un po’ lontana dal mio movimento. Ma evidentemente fa paura la mia storia di magistrato che non guarda in faccia nessuno, compresi i potenti. Perché dove metto piede volente o nolente la magistratura fa indagini. E’ accaduto in Sicilia e-Servizi e presto succederà a Trapani dove sono commissario della Provincia e ho scoperto alcune anomalie”.

Ingroia è stato nominato amministratore unico dall’assemblea dei soci riunita questo pomeriggio, che ha approvato la proposta di chiusura della procedura di liquidazione avanzata proprio da Ingroia nel ruolo di commissario. “Sulla base del capitolato d’appalto firmato con Sicilia e-Servizi quando il capitale era pubblico-privato – ha spiegato -, la Regione pagava dai 25 ai 50 milioni di euro per i beni e i servizi informatici forniti dalla società, mentre in base a uno studio appena effettuato d’ora in avanti la Regione avrà una spesa di 12 milioni di euro all’anno. Nulla di illegale. Certo, quel capitolato era stato scritto per fare arricchire i privati”.

L’ex pm ha un mandato di tre anni. In conferenza stampa nella sede della società ha anche reso noto l’esposto che ha presentato alla Procura di Palermo e alla Procura della Corte conti indagando, in qualità di ex commissario liquidatore, sulle spese della società di informatizzazione in passato a gestione pubblica e privata (mentre solo da qualche giorno il capitale sociale è interamente detenuto dalla Regione siciliana). Nell’esposto una consulenza legale con una richiesta di 3,5 milioni di euro da parte di un avvocato, che non sarebbe supportata da alcun contratto o incarico scritto, e altre prebende per un ulteriore milione di euro