Mercoledì 23 aprile 2014 – ore 17.00- Biblioteche Riunite “Civica” e “A. Ursino Recupero-Giornata Mondiale del Libro

Mercoledì 23 aprile 2014 – ore 17.00

Giornata Mondiale del Libro
(UNESCO)
Rassegna “Maggio dei Libri 2014”
(Centro per il Libro e la Lettura)
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Biblioteche Riunite “Civica” e “A. Ursino Recupero”
Tel. 095.316883 – email: biblct@virgilio.it
(via Biblioteca N° 13 – Catania)

Presentazione del libro:

DOPO IL DILUVIO
Sommario dell’Italia contemporanea

A cura di Salvatore Silvano Nigro (Sellerio Editore)

con:
– Antonio Di Grado
– Massimo Maugeri
– Salvatore Silvano Nigro

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Il ritratto del nostro Paese affidato a trenta scrittori italiani, fra gli altri: Moravia, Piovene, Carlo Levi, Soldati, Savinio, Ungaretti, Noventa, Palazzeschi, Emilio Cecchi, Zavattini, Bernari, Bigiaretti. Ognuno di loro venne incaricato di redigere una voce – città, chiesa, borghesia, teatro, musica, paesaggio, contadini etc. – e di svilupparla a suo piacimento dal punto di vista letterario. Ne venne fuori un autentico sommario, una testimonianza dell’Italia dell’immediato dopoguerra scritta ancora a caldo, sotto l’impressione dell’orrore del conflitto mondiale e la coscienza della ritrovata libertà.

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L’Italia dopo il diluvio Una radiografia del Paese fatta da 31 letterati nel 1947: ma sembra scritta oggi

Un «sommario dell’Italia contemporanea», intitolato Dopo il diluvio e pubblicato nel 1947 da Garzanti, viene riproposto ora da Sellerio, a cura di Salvatore Silvano Nigro, che ne ricostruisce la travagliata vicenda editoriale. Il libro raccoglie ben 31 voci scritte da altrettanti letterati, da Palazzeschi a Savinio, passando per nomi oggi pressoché dimenticati. Il proposito era, secondo il suo curatore originario Dino Terra, quello di disegnare «i tratti, la fisionomia, le qualità di una nazione smarrita» dopo il diluvio fascista: un documento radiografico del Paese all’indomani della guerra. C’è di tutto: la città, il mare, lo Stato, il linguaggio, i partiti, le autonomie regionali, gli operai, il teatro… Non sempre l’obiettivo è centrato. Alcuni argomenti vengono presi sottogamba e trattati in modo troppo vago e astratto, non all’altezza del compito assegnato (Soldati sulla libertà, Bontempelli sulla musica, Zavattini sul cinema…). Quel che colpisce è che molte delle lacune che si avvertivano allora sono rimaste tali quasi settant?anni dopo. E quanti auspici si potrebbero sottoscrivere con la stessa convinzione. Vedi, per esempio, alla voce «Città», autore Carlo Levi: «Un piano regolatore è insieme un’opera di critica storica, di previsione politica, di creazione sociale e di critica artistica. Partendo dai bisogni attuali e regolandoli, si pone un’ipoteca sull’avvenire». L’avvenire delle città «regolate» deve ancora realizzarsi. O vedi alla voce «Regioni», dove il vecchio saggista e narratore Bonaventura Tecchi (che era stato compagno di prigionia di Gadda nella Grande Guerra) si poneva domande su cui ancora ci interroghiamo: «Quali rapporti delle regioni con lo Stato centrale…?». Arrivando poi a ipotizzare che le Province si trasformassero in un «consorzio provinciale dei Comuni», senza nascondere il timore eterno di «una nuova rete di uffici e di burocrati, di permessi e di divieti». Ma il più lucido è Alberto Moravia, che ebbe il compito di compilare la voce «Borghesia» e ne fece una diagnosi impietosa, definendola «al tempo stesso superficiale e tetra», così come superficiale e tetro era stato il costume morale del Ventennio. Diversamente da quel che era in altri Paesi e da ciò che fu in Italia dal Trecento fin verso il Settecento (il Decameron «è il libro fondamentale per comprendere questa borghesia»), la borghesia attuale aveva, per Moravia, «una rozza e volgare maniera di intendere il fatto etico», una «edonistica e vegetativa indifferenza» per la società. In Italia, diceva Moravia, «le professioni prevalgono sulla società», cioè l’interesse privato sul senso della collettività. Per questo, secondo lui, la borghesia aveva davanti due vie per il futuro: l’una era la via della libertà, «libertà dal proprio interesse» che si ottiene con una «paziente educazione politica»; l’altra era il ritorno al fascismo (intendendosi per fascismo non necessariamente dittatura o parate in camicia nera). Insomma, nonostante gli anni trascorsi, sembra che il diluvio sia appena finito. ©

(Paolo Stefano – Corriere della sera)

Tsipras, il realista dell’impossibile. Il libro di Russo Spena e Pucciarelli Autore: alba vastano

Lo scorso 11 aprile al Ccp (centro culturale popolare) del terzo municipio a Roma è stato presentato il libro “Tsipras chi?”, di Giacomo Russo Spena e Matteo Pucciarelli. Presentazione e dibattito introdotti da Roberto Villani, segretario del circolo Prc. Oltre a Giacomo, presente anche Fabio Amato, candidato alle europee per la lista “l’altra Europa con Tsipras”. Un movimento, che nonostante l’oscuramento mediatico, ha raggiunto l’obiettivo. Oltre 200 mila italiani con la loro adesione al progetto contro l’austerità imposta dalla Troika, hanno portato la lista alle elezioni europee che, com’é noto, avverranno il 25 maggio.

L’obiettivo del libro è di far conoscere Alexis, il greco, che “Der Spiegel” ha definito il nemico numero uno dell’Europa, all’elettorato italiano. Durante la raccolta di firme e parlando di Tsipras con la gente, la risposta ottenuta é quasi un coro generale :Tsipras? Chi é?. Non c’ è nulla da fare. Il motivo é che solo il potere mediatico della tv o della rete favorisce il diffondersi delle notizie. E l’anziano, sia pur di sinistra, non avvezzo a strumenti digitali, ma che assorbe come oro colato tutto ciò che trasuda dai talk sow politici alla Santoro resta privo di informazioni sul sorgere dell’alternativa anticapitalista europea.

Al coro popolare “Tsipras, chi é?”, Giacomo e Matteo hanno risposto con “Tsipras chi?”, a intendere …Ecco chi é. Il libro ripercorre l’iter politico di Tsipras e di Syriza, il partito greco che convoglia le varie aree neo e post-comuniste e rappresenta un trampolino di rilancio per la sinistra europea fortemente in crisi. Alexis ne é leader, il leader di una coalizione internazionale formata dalle forze della sinistra anticapitalista del Gue che sfida le politiche d’austerità dell’Ue. Politiche che in Italia si traducono nella svendita delle attività produttive, nel taglio allo stato sociale(spending review), nella devastazione dei diritti ai lavoratori (Job act). “Matteo e Giacomo nel loro libro- così scrive nella prefazione Valeria Parrella scrittrice- compiono un’opera meritoria: quella di raccogliere voci e testimonianze di un momento della storia d’Europa che potrebbe rivelarsi, già in un prossimo futuro, come un momento cardine, quello in cui i popoli si riappropriano della parola, sottraendola a chi per loro la nomina:burocrati e banchieri”.

“Vis a a vis” l’intervista con Alexis dei due autori, con la quale si apre il libro. E’ nello “sgarrupato” quartiere di Eleftherias, al centro di Atene che avviene l’incontro con il “Greco della nuova Europa”. Al settimo piano di un palazzo di proprietà del partito. Un edificio anni settanta. Un ufficio di appena venti metri quadri. Sulle pareti due manifesti che rimandano a Salvador Allende e le riforme sociali in Cile. Tante le domande di Giacomo e Matteo. La determinante? “Quale sarà la sua prima mossa da eventuale primo ministro alle previste prossime elezioni in Grecia? Chiederò ai nostri partner della Ue di rinegoziare il programma di austerity e l’intero pacchetto di politiche europee per fronteggiare la crisi e per rimettere in moto il nostro popolo e le forze produttive. Solo così potremo ricostruire e rilanciare la crescita del nostro paese. E si avvicendano poi i capitoli del libro.

Quattro, ma corposi. Vi é tutta la storia di Syriza dentro e dell’ascesa di Tsipras, citato dagli autori come “il realista dell’impossibile Dall’esplosione di “Alba dorata”(citata come effetto collaterale) all’altra lotta e il movimento che diventa partito. E si conclude con una postfazione. È l’appuntamento con la storia che si realizza tramite un dialogo tra Tsipras, Slavoj Zizek (fislosofo) e Costas Douzinas (intellettuale). Il riferimento è l’affermazione del nuovo partito. È il mese di giugno 2012 e Syriza a molti fa paura. Non é più un raggruppamento minore. La storia che segue da subito dopo vede i consensi salire vertiginosamente e per pochissimo non sarà il primo partito greco. Tsipras in quell’occasione afferma: “Se noi oggi, stiamo combattendo per la nostra sopravvivenza, lo facciamo anche per le generazioni a venire, lo facciamo anche a nome degli altri popoli europei. È una battaglia per difendere l’Europa dalla manipolazione dei mercati”.